LOMBARDIA. -
I. GEOGRAFIA
Come regione naturale la L. abbraccia il territorio delimitato dalla cresta della zona centrale delle Alpi e dal corso delPo fra Ticino e Mincio; ma i confini politici (con la Svizzera) e amministrativi, mentre ne escludono la parte settentrionale alpina (Canton Ticino, svizzero), vi includono lembi oltre il Ticino (Lomellina), il Po (Oltrepò pavese, Gonzaga e Sermide) e il Mincio (Goito ed Ostiglia). Solo nella Valtellina la L. raggiunge lo spartiacque alpino, che oltrepassa con la piccola (307 kmq.) sporgenza della Val Livigno. È una delle più ampie, e la più popolosa, fra le regioni italiane, e come densità di abitanti non è superata se non dalla Campania e dalla Liguria, notevolmente meno estese.
La Bassa L., corrispondente alla parte centrale della pianura padano-veneta, si mantiene quasi dovunque al di sotto dei 200 m. e si divide a sua volta in alta e bassa pianura. Quest'ultima beneficia delle risorgive, spiccianti al contatto con l'alta pianura: agricoltura e allevamento (prati irrigui) vi hanno consentito la più elevata produttività raggiunta in Italia. L'alta pianura, formata da depositi alluvionali grossolani e permeabili (brughiere o groane), preferisce le colture industriali (gelso, lino) e la


La L. è la regione italiana che presenta il più elevato sviluppo di industrie: in queste è impegnato il 47,5% della sua popolazione attiva (contro il 28,6% nell'agricoltura, che tuttavia ne rappresenta una delle basi economiche). Tutti i rami d'industria vi sono in fiore, ma in primo luogo il tessile (con le cotonerie alla testa), cui seguono, in ordine di importanza, il siderurgico, il metallico, il meccanico, il chimico, l'alimentare (latticini), ecc. La zona di più intensa concentrazione industriale corrisponde alle province di Milano, Varese e Como, con assoluta prevalenza della prima. Anche per il commercio la L. è alla testa delle regioni italiane: ca. 1/5
degli addetti a questa attività in Italia sono concentrati in L.
La popolazione è assai inegualmente distribuita, come appar chiaro dagli estremi della sua densità. Quasi tutti i principali centri urbani della L. sorgono nella zona di
| Provincie e capoluoghi (popolazione del 1949 in 1000 ab.) | Numero dei comuni | Super- ficie | Popolazione | ||
|---|---|---|---|---|---|
| Censimento 1936 | Valutazione 1° Gennaio 1949 | ||||
| assoluta | densità a kmq. | ||||
| Bergamo (107) | 235 | 2.759 | 605.810 | 650 | 236 |
| Brescia (151) | 192 | 4.749 | 744.571 | 819 | 172 |
| Como (76) | 217 | 2.067 | 501.752 | 524 | 254 |
| Cremona (72) | 112 | 1.756 | 369.515 | 368 | 210 |
| Mantova (58) | 70 | 2.339 | 407.977 | 407 | 174 |
| Milano (1287) | 245 | 2.759 | 2.175.400 | 2389 | 866 |
| Pavia (67) | 186 | 2.966 | 492.303 | 490 | 165 |
| Sondrio (14) | 73 | 3.208 | 142.919 | 141 | 44 |
| Varese (59) | 119 | 1.119 | 396.232 | 443 | 370 |
| L. | 1449 | 23.722 | 5.836.479 | 6231 | 262 |
pianura o al margine di essa. Tolto Sondrio, tutti i capoluoghi di provincia (oltre Monza e Busto Arsizio) superano i 50 mila ab. Due di essi (senza contare Milano, che ha ormai sorpassato il milione) contano oggi fra le città con più di 100 mila ab. (Brescia e Bergamo).
II. STORIA CIVILE E RELIGIOSA
Il nome L. (medievale « Longobardia »), introdotto dai Bizantini per indicare, in contrapposto con Romania, i territori occupati dal sec. VI dai Longobardi, dopo l'888 fu applicato alla Marca carolingia d'Italia; sotto i Visconti furono dette L. anche le Valli Ticinesi e la Valtellina; i territori di Bergamo, di Brescia e di Mantova vennero aggregati più tardi alla L.; ma già sotto i duchi vasti territori al di là del Po e verso l'Appennino fecero parte della L., che ora comprende nell'oltrepò solo la provincia di Pavia. Nell'antichità essa corrisponde alla parte orientale della Transpadana (XI Reg. Augustea) e, dall'Oglio al Mincio, alla parte occidentale della Venetia (X reg. Augustea), mentre la provincia di Pavia era Liguria, circoscrizione, questa, che sotto Diocleziano comprese anche quasi tutta la L. attuale.La L. ora è divisa nelle 9 provincie di Milano, Varese, Como, Sondrio, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona e Pavia; tra le diocesi 9 esistevano già nel 1300, e cioè Milano, Lodi, Como, Bergamo, Brescia, Mantova, Cremona, Pavia e Bobbio; Bobbio fu poi abolita (v. BOBBIO).
Le tradizioni, tardive, in gran parte leggendarie, dicono che a Milano lo stesso apostolo Barnaba avrebbe introdotto il cristianesimo; a Pavia s. Ermacora, vescovo di Aquileia, avrebbe inviato i ss. Siro ed Evenzio ad evangelizzare. In realtà risulta, soprattutto dai cataloghi dei vescovi, che a Milano la diocesi sarebbe stata istituita ca. il 200, a Brescia ca. il 300, a Pavia alla metà del sec. IV o poco prima; a Bergamo, a Lodi, a Como alla metà del IV, e più tardi a Cremona. I primi vescovi sarebbero: a Milano Anatolia, a Brescia Clato, a Bergamo Namo, a Pavia Siro, a Como Felice, a Lodi Bassiano. Il cristianesimo pertanto entrò in L. come istituzione organizzata non prima dell'inizio del sec. III, e vi si affermò nella totalità del territorio solo nella 2ª metà del sec. IV; l'iscrizione cristiana datata più antica finora nota è milanese, del 244 (CIL, V, 6181). Incerta, in parte leggendaria, e fondamentalmente tardiva è anche la tradizione dei martiri nella regione lombarda, che vorrebbe riportarli all'età neroniana, mentre è da attribuire al sec. III. I nomi dei martiri principali saranno ricordati sotto i singoli nomi dei luoghi; altrettanto sarà fatto per i vescovi più illustri delle singole diocesi, ma due nomi non possono qui essere dimenticati, perché ebbero, soprattutto il primo, larga risonanza lombarda, anzi italiana: s. Ambrogio (374-97), che estese la provincia ecclesiastica fino al distretto oggi svizzero di Coira, e s. Carlo Borromeo (1560-84), il principale artefice della « Controriforma » lombarda.
Le vicende preistoriche e storiche della L. sono quanto mai complesse e varie: improbabile la presenza dell'uomo nel paleolitico; caratteristiche invece le abitazioni umane nel neolitico; quelle, ad es., del basso cremonese (Vhò, Cella Dati) e poi del mantovano e del bresciano; importante l'età eneolitica con le palafitte del lago di Varese e poi le terremare fra Adda e Mincio, poi l'età del bronzo (Cascina Ranza, Albarate). Celebre per

Contesa, occupata e angariata dai barbari o dai loro antagonisti Eruli, Goti, Bizantini e infine Longobardi, la L. fu spesso in preda al saccheggio e nelle sue pianure campo di battaglia ai diversi contendenti. Abbandonata talvolta dalle altre autorità, trovò unico presidio ed aiuto, anche per la tutela della vita civile, nei suoi vescovi, che divennero spesso attori e talvolta vittime di ogni ordine nuovo. Così, mentre nel 560 il vescovo milanese Onorato si vede costretto a trasferirsi a Genova, in Pavia, nuova sede in odio a Milano del governo longobardo, a poco a poco si colma, con la convivenza, la distanza fra vincitori e vinti, ma rinascono sotto altra forma i contrasti nella lotta fra cattolici ed ariani.
Nel 645 la Chiesa ambrosiana recupera il vescovo e rinunciando a movimenti scismatici, che l'avevano allontanata da Roma, si fa paladina della conversione dei Longobardi al cattolicesimo contro Pavia, roccaforte dell'arianesimo. La regina Teodolinda, che ebbe la sua residenza prediletta a Monza, contribuì alla vittoria del cattolicesimo, finché al sopravvenire dei Franchi di Carlomagno, invocati dalla Chiesa di Roma, l'ultimo re longobardo, Desiderio, si arrende (774) in Pavia al vincitore.
Convivono così per un secolo in L. Longobardi, Franchi e Romani fino all'888, quando la L., staccata dall'Impero carolingio, dà nome alla Marca orientale, suddividendosi nei « comitati » di Milano, Pavia, Seprio, Bergamo, Lodi, Cremona, Mantova, cui si aggiungono Piacenza, Parma, Reggio e Modena. Nel sec. IX si svolge la lotta tra i vescovi lombardi e la feudalità laica, che a poco a poco è sopraffatta dai primi, sicché i vescovi, e segnatamente il metropolita milanese, diventano i perso-
naggi politici più importanti della regione: è il tempo di Ansperto e dei re Ottoni di Germania, che qui si appoggiano al clero per vincere l'opposizione dei signori feudali, e allora si inizia la nuova lotta del popolo contro i vescovi feudatari: nel 933 Milano si ribella al vescovo Landolfo; poco dopo Cremona al vescovo Olderico. Si prepara il sorgere del Comune, talora favorito, talora avversato dall'autorità vescovile.
Durante i secc. XI-XII l'evoluzione dal regime feudale al comunale in L. è compiuta e i vescovi partecipano al compromesso generale col risultato di abbandonare ormai il dominio temporale, fonte di disordini, di soprusi e talvolta di immoralità; tali soprusi danno origine al moto ereticale dei Patarini, che attecchisce soprattutto a Milano e contribuisce e deprimere l'autorità vescovile.
Seguono le lotte dei Comuni lombardi fra loro: Milano contro Lodi e Como; Pavia contro Tortona; Cremona contro Crema; Bergamo contro Brescia. Milano riesce a coordinare con la forza intorno a sé le attività di una schiera sempre più larga di città vicine, finché Federico Barbarossa, intervenendo per interessi suoi in L., crede utile di provocare i rancori delle città minori contro la città dominante; ne viene nel 1162 la distruzione di Milano, con la collaborazione di Pavia, di Como e di Lodi.
Ma la Lega lombarda rinsalda di nuovo i legami dei Comuni contro l'Impero e a Legnano (1176) il Barbarossa è sconfitto. Con la pace di Costanza si ritorna ad un accordo fra le parti, vescovi compresi, ma poi all'interno dei Comuni si accentuano le fazioni in lotta fra loro (tra l'altro dei valdesi contro i cattolici, questi ultimi sostenuti dagli Umiliati), finché a Cortenova (1237) i Comuni sono battuti da Federico II: è il tempo delle lotte fra guelfi e ghibellini, onde a Bergamo combattono i Colleoni e i Suardo, a Pavia i Beccaria e i Langosco, a Como i Rusca e i Vittani, a Lodi i Vignati e i Vistarini, a Milano i Visconti e i Torriani. Frattanto il comune di Milano aumenta per concessioni imperiali, territori e privilegi, rispettando altrove in L. i grandi feudi ecclesiastici, finché nel 1294 Matteo Visconti ottiene dall'Imperatore la nomina a vicario imperiale per la L., essendo a lui soggette Milano, Como, Bergamo, Lodi, Cremona, Piacenza, Pavia e inoltre Novara, Tortona, Vercelli ed Alessandria. Nasce così il ducato di Milano, cioè la signoria lombarda, che dà unità alla regione e prepara un grande Stato nel centro della valle del Po, tendendo verso Genova e verso Bologna. Poi il ducato è spezzato nel particolarismo cittadinesco, cui sembra opporsi per breve tempo Francesco

(fot. Enit)
All'inizio del sec. XVIII Vienna si sostituisce alla Spagna in L., sicché da allora questa regione (pur rientrando nel più generale movimento del riformismo illuminato italiano) è legata agli interessi austriaci fino al 1796, quando l'esercito francese entra in L. inaugurando un periodo di predominio francese; si crea così la Repubblica Cisalpina, Valtellina compresa, e poi la Repubblica Italiana (1802) e quindi (1805) il Regno Italico, fino al ritorno degli Austriaci, dopo il Congresso di Vienna (1815). È il periodo in cui, nei contrasti con l'Austria, si maturano in L. i primi fermenti rivoluzionari con la Giovane Italia (1821); nel 1848 con le cinque giornate di Milano e le dieci giornate di Brescia la rivoluzione esplode, ricacciando al Mincio gli Austriaci; il voto dei lombardi fu allora per l'annessione al Regno di Sardegna, ma l'armistizio di Salasco riportò gli Austriaci nella regione. Riprenderanno allora le congiure, culminate nell'insurrezione del 1853, fino alla guerra del 1859 e alla creazione del Regno d'Italia, di cui la L. entrò allora a far parte; dopo di che la regione lombarda fu una delle più attive e benemerite dello Stato italiano.
Lo spirito religioso cattolico è ancora largamente vivo in tutta la L. e specialmente a Bergamo e in tutta la regione bergamasca. Tale larga diffusione di spirito religioso ha tutta una lunga storia, che risale ad episodi di lotte religiose, di epidemie, di guerre e di pericoli e si manifesta col sorgere e col fiorire di quasi 150 santuari soprattutto dedicati alla Vergine, che sono caratteristici specie nella plaga collinosa e montagnosa della regione.
Si ricordano, rimandando anche alle varie località, tra quelli che hanno tradizioni più antiche: S. Maria del Sacro Monte di Varese, che risale all'età ambrosiana e fu celebre soprattutto al tempo della lotta antiariana; S. Maria dell'Aiuto, a Mantova, venerata fin dal sec. VIII; S. Pietro presso Civate, ai piedi dei Corni di Canzo, santuario fondato per un voto dell'ultimo re longobardo, Desiderio (m. nel 774); S. Maria delle Grazie di Brescia, con una immagine venerata del Natale, e la Madonna di Campione sul lago di Lugano sono del sec. XIII; san-

(fot. Crimella)
S. Maria della Croce a Crema, la B. Vergine dei a Saronno, il santuario di S. Girolamo Miani a Vercurago (Lecco), intitolato dal fondatore dei Somaschi, e ancora sono dell'inizio del sec. XVI la Madonna di Tirano, la B. Vergine dell'Aiuto di Busto Arsizio, quello della Madonna delle Lagrime di Treviglio, sorto in ricordo della salvezza ottenuta nel 1522 dalle minacce del maresciallo Lautrec, S. Maria delle Grazie a Milano, e il santuario dell'Addolorata di Rho; del sec. XVII sono la Madonna della S. Casa di Treviso (Valtellina), la Madonna del Bosco presso Merate, la B. Vergine di Lezzeno sopra Bellano, S. Maria delle Grazie presso Mantova. Un certo numero di questi santuari sono sui monti: la Madonna del Ghisallo presso Asso in Valassina, S. Maria della Cornabusa presso Cepino in Valle Imaga, ricavato in parte in una grotta; la Madonna della Seriola sul Montisola in mezzo al lago d'Iseo e il santuario dell'Alpe di S. Colombano, presso Bormio, quasi a 2500 metri sul livello del mare.
III. REGIONE CONCILIARE
La regione ecclesiastica conciliare lombarda si estende dentro i confini della provincia ecclesiastica milanese e non dappertutto coincide con i confini della regione amministrativa civile. Essa raggruppa attorno alla sede metropolitana di Milano i vescovati suffraganci di Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia.Caratteristica dell'arcidiocesi di Milano è la persistenza attuale del cosiddetto rito ambrosiano che, riordinato da S. Carlo Borromeo, rivela la sua pretta marca latina, pur distinguendosi dal rito romano in peculiarità rilevanti. Fanno eccezione i distretti di Monza, Trezzo d'Adda e Ghignolo Po, e i paesi di Civate, Varenna e Sesto Calende. Viceversa il rito ambrosiano è pure seguito da alcuni paesi della diocesi di Bergamo, nella Valle Cannobina della diocesi di Novara e in alcune località svizzere nei pressi del lago di Lugano.
Le conferenze episcopali della regione lombarda sono convocate e presiedute ogni anno dall'arcivescovo di Milano o in sua vece dal vescovo più degno e più anziano della regione (S. Congregazione dei Vescovi e Regolari, 24 ag. 1889; S. Congregazione Concistoriale, 15 febbr. 1919 e 22 marzo 1919; S. Congregazione del Concilio, 21 giugno 1932), il quale, coadiuvato dal segretario delle conferenze, ne coordina il lavoro e ne rimette le deliberazioni alla S. Congregazione del Concilio, per la necessaria approvazione e le eventuali osservazioni.
Poiché tutta la regione forma una sola provincia ecclesiastica, il decreto del 15 febbr. 1919 la esime dall'obbligo di tenervi il concilio plenario regionale: perciò essa segue le norme comuni del can. 283 e sgg. quanto alla convocazione e alla presidenza del concilio provinciale.
Il tribunale regionale con competenza matrimoniale ha sede in Milano ed è tribunale di primo grado per le diocesi lombarde sopra enumerate, di secondo grado o di appello per i tribunali regionali di Torino e di Venezia (motu proprio: Qua Cura, 8 dic. 1938; Normae della S. Congreg. dei Sacramenti, 10 luglio 1940). Tribunale di appello per la regione lombarda è il Tribunale regionale ligure.
IV. ARTE
Gli albori dell'arte in L. coincidono con l'avvento della civiltà romana in questa regione (gli
Il retaggio dell'arte romana, specie nelle forme architettoniche austere e negli aspetti figurativi idealistici del tardo Impero, rimase vivo per tutto il Medioevo, anche se talvolta fu commisto o precariamente sopraffatto da elementi importati dall'Oriente e dalle invasioni barbariche. Bastino, a provarlo, l'architettura solenne della basilica di S. Lorenzo in Milano (sec. v-vi) strettamente collegata a quelle di Ravenna, ed i musaici paleocristiani dell'annessa cappella di S. Aquilino. E così a Brescia, la massiccia chiesa di S. Salvatore (sec. viii) denuncia nella sua salda struttura la funzione dell'arte tardo-romana con elementi longobardi; più evidenti questi ultimi, nelle decorazioni scolpite in uno stile che si è allontanato dalle figurazioni naturalistiche per aderire ad un mondo di fantasia, talvolta astratto, come indicano d'altronde i resti delle sculture nei musei di Pavia, di Como, di Brescia ancora, di Milano. Un monumento eccezionalmente importante dell'epoca paleocristiana è la cappelletta di Castelseprio (Varese) con i suoi affreschi, rinvenuti pochi anni fa.
Nell'architettura dei secoli dall'VIII all'XI, che vede nascere in L. costruzioni assai interessanti, i Maestri Comacini, oriundi dalla regione del lago di Como, ebbero un ruolo notevolissimo. A quest'epoca appartengono S. Pietro in Civate, S. Pietro d'Agliate, S. Vincenzo in Galliano; Milano, le parti più antiche di S. Eustorgio, S. Babila, S. Celso, nonché le absidi di S. Ambrogio e S. Vincenzo in Prato. I segni dello stile di questo periodo, tendente a raggiungere larghi effetti decorativi, appaiono tanto nelle sculture, che sono di carattere quasi sempre ornamentale, quanto nelle suppellettili sacre, come negli avori e negli argenti dei tesori nelle chiese di Monza, Brescia, Milano. Monumento unico di rutilante bellezza è l'antependio argenteo, gemmato e smaltato, opera di Vuolvinio (sec. IX), che si conserva nella basilica di S. Ambrogio a Milano, ed in cui gli elementi bizantini si sposano a quelli dell'arte oltremontana.
Nell'epoca romanica (sec. XI-sec. xiii) tutte le arti, dall'architettura alla pittura, prendono una più solenne grandiosità, un più marcato senso plastico, e ritornano più decisamente alla tradizione romana. Capostipite e modello per l'architettura religiosa lombarda in questo periodo è la basilica di S. Ambrogio, con la solenne volta della sua navata centrale, con il suo pronao armonioso. Su questo esempio si modellano, con varianti e modifiche nell'evoluzione del tempo, le chiese di S. Michele, di S. Teodoro, di S. Pietro in Ciel d'oro a Pavia; mentre le chiese di S. Fedele e di S. Abbondio in Como costituiscono soluzioni da essa indipendenti ed altrettanto geniali, come del resto appaiono anche nelle fabbriche civili di quel tempo, dal Palazzo della Ragione in Milano, ai Broletti di Brescia, di Monza, di Como. Ma particolarmente nella scultura l'arte romanica lombarda assume, con un rinnovato senso plastico e monumentale, aspetti notevoli: così nel ciborio di S. Ambrogio a Milano, in quello della chiesa di S. Pietro in Civate, nella facciata di S. Michele in Pavia, e in molti altri edifici. Tali tendenze si manifestano, del resto, anche nelle opere pittoriche, come nell'importante ciclo d'affreschi di S. Vincenzo in Galliano (ca. 1007), nelle pitture parietali di Civate, in quelle della Torre d'Anspeto a Milano, e nella decorazione absidale in musaico di S. Ambrogio, a Milano ancora, per citare le principali.
Vasta fu insomma la fioritura dell'arte romanica in L., ed agli esempi citati s'avranno ancora da aggiungere altri, come la Rotonda di S. Lorenzo ed il Palazzo Bonaccolesi in Mantova, come il Duomo con il Torrazzo

(fot. Orlandini)
Nel Trecento il rigoglioso sviluppo continua, ma agli elementi romanici si aggiungono, e poi si sovrappongono, quelli gotici, quasi sempre, peraltro, temperati da un senso di misura e d'equilibrio classico. Soltanto nel duomo di Milano, iniziato nel 1386, l'architettura gotica trova una sua espressione di sapore nordico: e ne resta anche l'unico esempio in Italia, originale e mirabile. Altrove l'armonioso equilibrio della tradizione romanica prevale sugli elementi gotici, come nel duomo di Monza, edificato da Matteo da Campione sulla fine del Trecento, in cui s'avverte l'influsso toscano. Una ripresa, infatti, di contatti artistici con la Toscana si effettua in quell'epoca. E la scultura lombarda, dominata da Balduccio da Pisa, che crea, tra l'altro, la mirabile arca di S. Pietro-Martire nella Chiesa di S. Eustorgio in Milano s'impone anche sull'arte dei Maestri Campionesi fiorente in L.
Ma soprattutto fu di gran momento il soggiorno di Giotto a Milano, il quale lavorò nel Palazzo Ducale nell'ultimo periodo di sua vita (affreschi purtroppo perduti), ed indirizzò il gusto verso la nuova pittura toscana. Suoi seguaci lavorano in L., creandone una nuova scuola; e Giovanni da Milano n'è la personalità più spiccata. Sono frutto di questo indirizzo pittorico i bei cicli di Vibolone, di Vertemate, di Mocchiolo, di S. Maria in Solaro, nei quali s'avverte tuttavia quello spirito del gusto «lombardo», cortese ed arieggiante al nord, che sul finire del Trecento fu noto nella miniatura come ouvrage de Lombardie. Giovannino de Grassi, pittore e scultore, rappresenta sullo scorcio del sec. xiv l'artista che meglio impersona il «naturalismo gotico lombardo» e la corrente del «gotico internazionale».
Il gusto gotico perdurò in L. anche per buona parte del Quattrocento. Ci furono momenti in cui esso dominò il campo dell'arte, specialmente con la costruzione imponente del duomo di Milano, che continuava nelle sue linee ascensionali, i suoi archi rampanti, le sue ogive, le sue sottilissime guglie. A Como sorgeva la facciata del Duomo, d'uno strano gotico fiorito. A Milano stessa, ancora poco dopo la metà del secolo, si costruiva in «gotico», come la navata di S. Maria delle Grazie, S. Pietro in Gessate ecc. E presso Pavia sorgeva la Certosa, gotica nelle sue linee principali.
Fu subito dopo le metà del secolo che il Rinascimento s'infiltrò in L.: Michelozzo costruì a Milano il Palazzo Mediceo e la cappella Portinari, il Filarete l'Ospedale maggiore ordinato da Francesco Sforza; Leon Battista Alberti formò i modelli per il tempio di S. Sebastiano e per la basilica di S. Andrea a Mantova. Ma soprattutto fu l'attività del Bramante che decise il mutamento del gusto dal gotico al rinascimentale. Le sue opere a Milano in S. Maria della Grazie, a Pavia nel Duomo, a Vigevano nel Castello, ad Abbiategrasso nella facciata di S. Maria, costituiscono le pietre miliari del nuovo stile architettonico: in cui non v'è peraltro una mera trasposizione toscana bensì un accorto adattamento alla tradizione lombarda. Guiniforte Solari, che edificò nelle sue linee sostanziali la certosa di Pavia; Giovanni Antonio Amadeo, cui si deve la Cappella Colleoni a Bergamo; Giovanni Battaggio che costruisce l'Incoronata di Lodi e S. Maria della Croce in

(fot. Alinari)
Alcuni di codesti architetti furono altresì scultori, così l'Amadeo, e dei primissimi: fu il suo uno stile misto di gotico e classico, con molte analogie nordiche nel gusto del profondo intaglio, dal senso «roccioso» dei panneggi. Altri eccellenti scultori annoverò la L. d'allora in Benedetto Briosco, in Cristoforo Solari, nei Mantegazza, nei Rodari. Così nella pittura, ancora legata al «gotico internazionale» per tutta la prima metà del Quattrocento - ne sono esponenti gli Zavattari con la cappella di Teodolinda a Monza, nonché Leonardo da Besozzo e Michelinio da Besozzo - il nuovo stile del Rinascimento toscano si fa strada a poco a poco. Masolino da Panicale, per verità ancora tutto intriso di spiriti goticheggianti, opera nella Collegiata e nel battistero di Castiglione Olona, e le sue creazioni, tra le più squisite dell'epoca, formarono l'humus di ulteriori sviluppi. Dall'arte toscana e da quella mantegnesca trasse alimento Vincenzo Foppa da Brescia, con cui si costituisce la scuola pittorica lombarda del Rinascimento. La sua figura dominò per quasi mezzo secolo, sino agli inizi del Cinquecento, seguita dal Butinone, dallo Zenale, dal Civerchio, dal Borgognone. Negli ultimi decenni del Quattrocento si svolge in L. l'opera del Bramante anche quale pittore. Il suo ascendente a Milano ed a Bergamo fu notevolissimo, come si vide specie in Bartolomeo Suardi detto il Bramantino, architetto (Mausolco Trivulzio, Milano) e pittore squisito, la cui attività si esplica sino ai primi decenni del Cinquecento. Gran peso ha negli sviluppi della pittura lombarda l'arte di Andrea Mantegna, che lavora presso la corte dei Gonzaga a Mantova, dove lascia quel monumento d'imperitura bellezza che è la «Camera degli sposi».
La presenza di Leonardo a Milano segna l'inizio d'una nuova era pittorica. Gli artisti guardarono a lui come ad un nuovo sole, quale egli era, e le sue opere, come la Vergine delle rocce, il Cenacolo, la Sala delle Asse, il monumento equestre allo Sforza, i ritratti, furono altrettante rivelazioni. Una schiera di giovani si raccolse intorno a lui; e tra essi primeggiarono il Boltraffio, il Giampietrino, Andrea Solario, Cesare da Sesto, Cesare Magni. Bernardino Luini raggiunse una dolcezza serena che segnò pagine indimenticabili nella pittura lombarda della prima metà del Cinquecento; e Gaudenzio Ferrari vi aggiunse, a sua volta, altre squisitezze come può vedersi specialmente nella chiesa di Saronno.
In questo periodo sorgono altri artisti, altre scuole: a Brescia operano il Romanino ed il Moretto, il primo formatosi sugli esempi giorgioneschi a Venezia, il secondo piuttosto cresciuto nella tradizione locale dopo del Foppa, da cui già erano scaturiti il Ferramola e Paolo da Cailina. A Bergamo, la figura di Lorenzo Lotto incanala gli spiriti sulla via della rinnovata pittura veneziana; ed a lui fa seguito Giambattista Moroni, ritrattista eccellente. A Cremona, dopo i Bembo, l'arte del Boccaccino, seguita dalla dinastia dei Campi, domina la situazione pittorica. A Lodi Bernardino e Callisto Piazza s'impongono. A Mantova, centro d'arte importante, lavora Giulio Romano e dà una nuova impronta all'arte dell'affresco nel Palazzo del Te. Nella seconda metà del Cinquecento dilaga il Manierismo e il livello dell'arte scade. Né basta a risollevarla la pittura del Tibaldi, o del Figino, o di altri artisti mediocri. Ma presto, per l'energico impulso dei cardd. Carlo e Federigo Borromeo, la pittura
ebbe nuovi slanci con le opere, tutte improntate all'acceso spirito della Controriforma, di Giulio Cesare Procaccini, del Cerano, del Morazzone, e infine di Daniele Crespi, l'attività dei quali già si addentra nei primi decenni del Seicento.
L'architettura del Cinquecento, dopo l'accennata fioritura che durò fino ai primi decenni di questo secolo, non ha in L. uno spiccato volto proprio. Furono gli architetti immigrati, quali il perugino Galeazzo Alessi, o il bolognese Pellegrino Tibaldi, che diedero l'impronta agli edifici lombardi del tempo, ispirati per lo più alle regole del Vignola. La scultura ebbe invece momenti di alta bellezza prima con Agostino Busti detto il Bambaja, autore del monumento (poi smembrato) di Gastone di Foix, poi con Leone Leoni le cui opere portano in L. il soffio dell'arte michelangiolesca. Annibale Fontana, infine, con le sue forme ridondanti, già è figlio del Barocco.
Il Seicento, che s'inizia, come s'è detto, sotto gli auspici della fervente attività controriformistica della Chiesa milanese, vede sorgere numerose fabbriche, in gran parte religiose, per opera soprattutto di due eccellenti architetti lombardi, Fabio Mangone e Pier Maria Richini, autore, quest'ultimo, del monumentale Palazzo di Brera. La scultura aderisce agli scopi magniloquenti dell'architettura, nel suo carattere essenzialmente decorativo: non sorgono personalità spiccate (salvo l'accennato Fontana e pochi altri) e solo è da menzionare la dinastia degli scultori lignei Fantoni, da Rovetta presso Bergamo, operanti dalla metà del '600 alla metà del '700. Tra gli esempi della scultura decorativa milanese del Seicento va ricordata, anche per la stranezza del suo innesto nel corpo gotico, la parte inferiore della facciata del duomo di Milano.
Nemmeno nella pittura si annoverano nel Seicento lombardo artisti preminenti, quando se ne tolga il Merisi, nativo di Caravaggio, educato per qualche tempo a Milano, ma presto trasferitosi a Roma senza lasciare in patria altro segno della propria arte all'infuori del piccolo « cestello » ora alla Pinacoteca Ambrosiana. Accanto ai pittori della Controriforma, capitanati dal Cerano, altri operarono nella capitale lombarda, come i Fiamminghini, il del Cairo, i Nuvoloni: tra questi ultimi eccellente Carlo Francesco Nuvoloni, detto Panfilo, il quale, per la dolcezza della sua pittura, fu anche chiamato il « Guido Lombardo ». A Bergamo s'ebbe, con Carlo Ceresa, un ritrattista di polso, degno seguace della tradizione moroniana. Sullo
scorcio del Seicento dilaga in L. la pittura « di genere » di paesaggio, di nature morte sotto l'influsso dell'arte fiamminga, spagnola, olandese. Da Genova arriva a Milano Alessandro Magnasco con le sue scene di streghe, di pezzenti, di frati, e offre uno specchio vivo ed impressionante della vita di quel tempo, duramente oppressa dalla dominazione spagnola.
Col Settecento il barocco va gradatamente verso forme più leggere ed accoglienti, si trasforma nel
rococò. L'architettura si fa più gaia, la vita stessa, i costumi lasciano la pesante austerità secentesca. Sorgono più frequenti le ville, le palazzine, i teatri. Numerosi palazzi in tutta la L. testimoniano del nuovo gusto. A Milano la facciata del Palazzo Litta con i suoi stucchi, Palazzo Archinto (distrutto dai bombardamenti del 1943), Palazzo Dugani, Palazzo Clerici con i loro affreschi del Tiepolo riflettono le nuove idealità artistiche. La scultura è tutta intesa a scopi di squisita decorazione, fioriscono gli stuccatori, gli intagliatori, i pittori decoratori.
Ma nella pittura non ci sono figure salienti, oltre a quella, sopra menzionata, del Lissandrino e, per la pittura di animali e nature morte, del Crivellone; e soltanto con la venuta del Tiepolo, che lavora a Milano in

Il neoclassicismo fa presto la sua apparenza a Milano, principalmente con l'architetto Giuseppe Piermarini da Foligno, che costruisce il fronte e riforma l'interno del Palazzo Reale tra il 1770 ed il 1776, e tra il 1776 ed il 1778 edifica il teatro della Scala. Lodovico Pollack continua

(fot. Fides)
Il romanticismo è capeggiato, nella pittura, da Francesco Hayez, dapprima, poi da Domenico e Gerolamo Induno a Milano, da Giovanni Carnevali detto il Piccio a Bergamo. Da queste fonti traggono alimento i pittori della scapigliatura lombarda, come Daniele Ranzoni, e Tranquillo Cremona, ai quali si affianca lo scultore preimpressionista Giuseppe Grandi.
Concludono lo sviluppo della pittura ottocentesco lombarda Giovanni Segantini con i suoi seguaci Previati, Grubicy ed altri « divisionisti ». Nell'architettura il romanticismo assume aspetti per lo più deteriori, con fittizie reviviscenze di stili medievali. - Vedi tavv. CI-CIII.