LOMBARDIA

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LOMBARDIA - S. Imerio distribuisce le elemosine. Rilievo di G. A. Amadeo (1447-1522) - Cremona, Cattedrale.
LOMBARDIA - S. Imerio distribuisce le elemosine. Rilievo di G. A. Amadeo (1447-1522) - Cremona, Cattedrale.

scarsi oggetti dell'epoca preromana ritrovati in terra lombarda, con le loro forme primordiali, le ornamentazioni grossolane, appartengono piuttosto alla storia del costume che a quella dell'arte. La civiltà artistica della Roma imperiale ha lasciato monumenti importanti a Milano nelle Colonne di S. Lorenzo, a Brescia nei resti del tempio di Vespasiano, a Sirmione nei ruderi d'una grande villa, e in numerosi musei pavimentali, e in statue e in bronzi, fra i quali è famosa la Vittoria di Brescia.

Il retaggio dell'arte romana, specie nelle forme architettoniche austere e negli aspetti figurativi idealistici del tardo Impero, rimase vivo per tutto il Medioevo, anche se talvolta fu commisso o precariamente sopraffatto da elementi importati dall'Oriente e dalle invasioni barbariche. Bastino, a provarlo, l'architettura solenne della basilica di S. Lorenzo in Milano (sec. V-VI) strettamente collegata a quelle di Ravenna, ed i musei paleocristiani dell'annessa cappella di S. Aquilino. E così a Brescia, la massiccia chiesa di S. Salvatore (sec. VIII) denuncia nella sua salda struttura la funzione dell'arte tardo-romana con elementi longobardi; più evidenti questi ultimi, nelle decorazioni scolpite in uno stile che si allontanano dalle figurazioni naturalistiche per aderire ad un mondo di fantasia, talvolta astratto, come indicano d'altronde i resti delle sculture nei musei di Pavia, di Como, di Brescia ancora, di Milano. Un monumento eccezionalmente importante dell'epoca paleocristiana è la cappelletta di Castel-sperio (Varese) con i suoi affreschi, rinvenuti pochi anni fa.

Nell'architettura dei secoli dall'VIII all'XI, che vede nascere in L. costruzioni assai interessanti, i Maestri Comacini, oriundi dalla regione del lago di Como, ebbero un ruolo notevolissimo. A quest'epoca appartengono S. Pietro in Civitavec, S. Pietro d'Agliate, S. Vincenzo in Galliano; Milano, le parti più antiche di S. Eustorgio, S. Babila, S. Celso, nonché le absidi di S. Ambrogio e S. Vincenzo in Prato. I segni dello stile di questo periodo, tendente a raggiungere larghi effetti decorativi, appaiono tanto nelle sculture, che sono di carattere quasi sempre ornamentale, quanto nelle suppellettili sacre, come negli avori e negli argenti dei tesori nelle chiese di Monza, Brescia, Milano. Monumento unico di rutilante bellezza è l'antependio argenteo, gemmato e smaltato, opera di Vuolvino (sec. IX), che si conserva nella basilica di S. Ambrogio a Milano, ed in cui gli elementi bizantini si sposano a quelli dell'arte oltremontana.

Nell'epoca romanica (sec. XI-sec. XIII) tutte le arti, dall'architettura alla pittura, prendono una più solenne grandiosità, un più marcato senso plastico, e ritornano più decisamente alla tradizione romana. Capostipite e modello per l'architettura religiosa lombarda in questo periodo è la basilica di S. Ambrogio, con la solenne volta della sua navata centrale, con il suo pranzo armonioso. Su questo esempio si modellano, con varianti e modifiche nell'evoluzione del tempo, le chiese di S. Michele, di S. Teodoro, di S. Pietro in Ciel d'oro a Pavia; mentre le chiese di S. Fedele e di S. Abbondio in Como costituiscono soluzioni da essa indipendenti ed altrettanto geniali, come del resto appaiono anche nelle fabbriche civili di quel tempo, dal Palazzo della Ragione in Milano, ai Broleti di Brescia, di Monza, di Como. Ma particolarmente nella scultura l'arte romanica lombarda assume, con un rinnovato senso plastico e monumentale, aspetti notevoli: così nel ciborio di S. Ambrogio a Milano, in quello della chiesa di S. Pietro in Civitavec, nella facciata di S. Michele in Pavia, e in molti altri edifici. Tali tendenze si manifestano, del resto, anche nelle opere pittoriche, come nell'importante ciclo d'affreschi di S. Vincenzo in Galliano (ca. 1007), nelle pitture parietali di Civitavec, in quelle della Torre d'Ampietro a Milano, e nella decorazione absidale in musei di S. Ambrogio, a Milano ancora, per citare le principali.

Vasta fu insomma la fioritura dell'arte romanica in L., ed agli esempi citati s'avranno ancora da aggiungere altri, come la Rotonda di S. Lorenzo ed il Palazzo Bonacolsi in Mantova, come il Duomo con il Torrazzo di (fot. Orlandini)

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Lombardia - S. Dorotea. Miniatura di scuola Lombarda (sec. XV) dall'Officium B. Mariae Virginis - Modena, Biblioteca Estense, ms. a. R. 7. 3., c. 244.

ed il Battistero a Cremona, come S. Eustorgio a Milano: architetture solenni e severe, spesso fiammeggianti di bel laterizio.

Nel Trecento il rigoglioso sviluppo continua, ma agli elementi romanici si aggiungono, e poi si sovrappongono, quelli gotici, quasi sempre, peraltro, temperati da un senso di misura e d'equilibrio classico. Soltanto nel duomo di Milano, iniziato nel 1386, l'architettura gotica trova una sua espressione di sapore nordico: e ne resta anche l'unico esempio in Italia, originale e mirabile. Altrove l'armonioso equilibrio della tradizione romanica prevale sugli elementi gotici, come nel duomo di Monza, edificato da Matteo da Campione sulla fine del Trecento, in cui s'avverte l'influsso toscano. Una ripresa, infatti, di contatti artistici con la Toscana si effettua in quell'epoca. E la scultura lombarda, dominata da Balduccio da Pisa, che crea, tra l'altro, la mirabile arca di S. Pietro-Martire nella Chiesa di S. Eustorgio in Milano s'impono anche sull'arte dei Maestri Campionesi fiorente in L.

Ma soprattutto fu di gran momento il soggiorno di Giotto a Milano, il quale lavorò nel Palazzo Ducale nell'ultimo periodo di sua vita (affreschi purtroppo perduti), ed indirizzò il gusto verso la nuova pittura toscana. Suoi seguaci lavorano in L., creandone una nuova scuola; e Giovanni da Milano n'è la personalità più spiccata. Sono-frutto di questo indirizzo pittorico i bei cicli di Viboldone, di Vertemate, di Mocchirolo, di S. Maria in Solaro, nei quali s'avverte tuttavia quello spirito del gusto «lombardo», cortese ed arieggiante al nord, che sul finire del Trecento fu noto nella miniatura come ouvrage de Lombardie. Giovanni de Grassi, pittore e scultore, rappresenta sullo scorcio del sec. XIV l'artista che meglio-impersona il «naturalismo gotico lombardo» e la corrente del «gotico internazionale».

Il gusto gotico perdurò in L. anche per buona parte del Quattrocento. Ci furono momenti in cui esso dominò il campo dell'arte, specialmente con la costruzione imponente del duomo di Milano, che continuava nelle sue linee ascensionali, i suoi archi rampanti, le sue ogive, le sue sottilissime guglie. A Como sorgeva la facciata del Duomo, d'uno strano gotico fiorito. A Milano stessa, ancora poco dopo la metà del secolo, si costruiva in «gotico», come la navata di S. Maria delle Grazie, S. Pietro in Gessate ecc. F. presso Pavia sorgeva la Certosa, gotica nelle sue linee principali.

Fu subito dopo le metà del secolo che il Rinascimento s'infiltrò in L.: Michelangelo costruì a Milano il Palazzo Mediceo e la cappella Portinari, il Filarete l'Ospedale maggiore ordinato da Francesco Sforza; Leon Battista Alberti formò i modelli per il tempio di S. Sebastiano e per la basilica di S. Andrea a Mantova. Ma soprattutto fu l'attività del Bramante che decise il mutamento del gusto dal gotico al rinascimentale. Le sue opere a Milano in S. Maria della Grazie, a Pavia nel Duomo, a Vigevano nel Castello, ad Abbiategrasso nella facciata di S. Maria, costituiscono le pietre miliari del nuovo stile architettonico: in cui non v'è peraltro una mera trasposizione toscana bensì un accorto adattamento alla tradizione lombarda. Guiniforte Solari, che edificò nelle sue linee sostanziali la certosa di Pavia; Giovanni Antonio Amadeo, cui si deve la Cappella Colleoni a Bergamo; Giovanni Battaggio che costruisce l'Incoronata di Lodi e S. Maria della Croce in

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Crema; Cristoforo Solari che erige il transetto del duomo di Como; Giangiacomo Dolcebuono che fabbrica il monastero maggiore e trasforma l'interno di S. Maria presso S. Celso, sono i maggiori rappresentanti del nuovo stile architettonico ricco e pittoresco.

Alcuni di codesti architetti furono altresì scultori, così l'Amadeo, e dei primissimi: fu il suo uno stile misto di gotico e classico, con molte analogie nordiche nel gusto del profondo intaglio, dal senso «roccioso» dei panneggi. Altri eccellenti scultori annoverò la L. d'allora in Benedetto Briosco, in Cristoforo Solari, nei Mantegazza, nei Rodari. Così nella pittura, ancora legata al «gotico internazionale» per tutta la prima metà del Quattrocento — ne sono esponenti gli Zavattari con la cappella di Teodolinda a Monza, nonché Leonardo da Besozzo e Michelino da Besozzo — il nuovo stile del Rinascimento toscano si fa strada a poco a poco. Masolino da Panicale, per verità ancora tutto intriso di spiriti goticheggianti, opera nella Collegiata e nel battistero di Castiglione Olona, e le sue creazioni, tra le più squisite dell'epoca, formarono l'humus di ulteriori sviluppi. Dall'arte toscana e da quella mantegnesca trasse alimento Vincenzo Foppa da Brescia, con cui si costituisce la scuola pittorica lombarda del Rinascimento. La sua figura dominò per quasi mezzo secolo, sino agli inizi del Cinquecento, seguita dal Butinone, dallo Zenale, dal Civerchio, dal Borgognone. Negli ultimi decenni del Quattrocento si svolge in L. l'opera del Bramante anche quale pittore. Il suo ascendente a Milano ed a Bergamo fu notevolissimo, come si vide specie in Bartolomeo Suardi detto il Bramantino, architetto (Mausoleo Trivulzio, Milano) e pittore squisito, la cui attività si esplica sino ai primi decenni del Cinquecento. Gran peso ha negli sviluppi della pittura lombarda l'arte di Andrea Mantegna, che lavora presso la corte dei Gonzaga a Mantova, dove lascia quel monumento d'imperitura bellezza che è la «Camera degli sposi».

La presenza di Leonardo a Milano segna l'inizio d'una nuova era pittorica. Gli artisti guardarono a lui come ad un nuovo sole, quale egli era, e le sue opere, come la Vergine delle rocce, il Cenacolo, la Sala delle Asse, il monumento equestre allo Sforza, i ritratti, furono altrettante rivelazioni. Una schiera di giovani si raccolse intorno a lui; e tra essi primeggiarono il Boltraffio, il Giampietrino, Andrea Solario, Cesare da Sesto, Cesare Magni, Bernardino Luini raggiunse una dolcezza serena che segnò pagine indimenticabili nella pittura lombarda della prima metà del Cinquecento; e Gaudenzio Ferrari vi aggiunse, a sua volta, altre squisitezze come può vedersi specialmente nella chiesa di Saronno.

In questo periodo sorgono altri artisti, altre scuole: a Brescia operano il Romanino ed il Moretto, il primo formatosi sugli esempi gorgiogenesi a Venezia, il secondo piuttosto cresciuto nella tradizione locale dopo del Foppa, da cui già erano scaturiti il Ferramola e Paolo da Cailina. A Bergamo, la figura di Lorenzo Lotto incanale gli spiriti sulla via della rinnovata pittura veneziana; ed a lui fa seguito Giambattista Moroni, ritrattista eccellente. A Cremona, dopo i Bembo, l'arte del Boccaccino, seguita dalla dinastia dei Campi, domina la situazione pittorica. A Lodi Bernardino e Callisto Piazza s'impongono. A Mantova, centro d'arte importante, lavora Giulio Romano e dà una nuova impronta all'arte dell'affresco nel Palazzo del Te. Nella seconda metà del Cinquecento dilaga il Manierismo e il livello dell'arte scade. Né basta a risollevarla la pittura del Tibaldi, o del Figino, o di altri artisti mediocri. Ma presto, per l'energico impulso dei cardd. Carlo e Federigo Borromeo, la pittura

cbbc nuovi slanci con le opere, tutte improntate all'acceso spirito della Controriforma, di Giulio Cesare Procaccini, del Cerano, del Morazzone, e infine di Daniele Crespi, l'attività dei quali già si addentra nei primi decenni del Seicento.

L'architettura del Cinquecento, dopo l'accennata fioritura che durò fino ai primi decenni di questo secolo, non ha in L. uno spiccato volto proprio. Furono gli architetti immigrati, quali il perugino Galeazzo Alessi, o il bolognese Pellegrino Tibaldi, che diedero l'impronta agli edifici lombardi del tempo, ispirati per lo più alle regole del Vignola. La scultura cbbe invece momenti di alta bellezza prima con Agostino Busti detto il Bambaja, autore del monumento (poi smembrato) di Gastone di Foix, poi con Leone Leoni le cui opere portano in L. il soffio dell'arte michelangiolesca. Annibale Fontana, infine, con le sue forme ridondanti, già è figlio del Barocco.

Il Seicento, che s'inizia, come s'è detto, sotto gli auspici della fervente attività controriformistica della Chiesa milanese, vede sorgere numerose fabbriche, in gran parte religiose, per opera soprattutto di due eccellenti architetti lombardi, Fabio Mangone e Pier Maria Richini, autore, quest'ultimo, del monumentale Palazzo di Brera. La scultura aderisce agli scopi magniloquenti dell'architettura, nel suo carattere essenzialmente decorativo: non sorgano personalità spiccate (salvo l'accennato Fontana e pochi altri) e solo è da menzionare la dinastia degli scultori lignei Fantoni, da Rovetta presso Bergamo, operanti dalla metà del '600 alla metà del '700. Tra gli esempi della scultura decorativa milanese del Seicento va ricordata, anche per la stranezza del suo innesto nel corpo gotico, la parte inferiore della facciata del duomo di Milano.

Nemmeno nella pittura si annoverano nel Seicento lombardo artisti preminenti, quando se ne tolga il Merisi, nativo di Caravaggio, educato per qualche tempo a Milano, ma presto trasferitosi a Roma senza lasciare in patria altro segno della propria arte all'infuori del piccolo «cestello» ora alla Pinacoteca Ambrosiana. Accanto ai pittori della Controriforma, capitanati dal Cerano, altri operarono nella capitale lombarda, come i Fiamminghini, il del Cairo, i Nuvoloni: tra questi ultimi eccellente Carlo Francesco Nuvoloni, detto Panfilo, il quale, per la dolcezza della sua pittura, fu anche chiamato il «Guido Lombardo». A Bergamo s'ebbe, con Carlo Ceresa, un ritrattista di polso, degno seguace della tradizione moroniana. Sullo scrocio del Seicento dilaga in L. la pittura «di genere» di paesaggio, di nature morte sotto l'influsso dell'arte fiamminga, spagnola, olandese. Da Genova arriva a Milano Alessandro Magnasco con le sue scene di streghe, di pezzenti, di frati, e offre uno specchio vivo ed impressionante della vita di quel tempo, duramente oppressa dalla dominazione spagnola.

Col Settecento il barocco va gradatamente verso forme più leggere ed accoglienti, si trasforma nel

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(Ivi. Alinori)
Lombardia - Appartamento degli arazzi (sec. xviri) - Mantova, Palazzo Ducale.

rococo. L'architettura si fa più gaia, la vita stessa, i costumi lasciano la pesante austerità secentesca. Sorgono più frequenti le ville, le palazzine, i teatri. Numerosi palazzi in tutta la L. testimoniano del nuovo gusto. A Milano la facciata del Palazzo Litta con i suoi stucchi, Palazzo Archinto (distrutto dai bombardamenti del 1943), Palazzo Dugani, Palazzo Clerici con i loro affreschi del Tiepolo riflettono le nuove idealità artistiche: La scultura è tutta intesa a scopi di squisita decorazione, fioriscono gli stuccatori, gli intagliatori, i pittori decoratori.

Ma nella pittura non ci sono figure salienti, oltre a quella, sopra menzionata, del Lissandrino e, per la pittura di animali e nature morte, del Crivellone; e soltanto con la venuta del Tiepolo, che lavora a Milano in via Ambrogio, affreschi distrutti nel 1943 ed a Bergamo nella cappella Colleoni, ecc., il tono si fa più alto. Accanto a lui si schierano vari artisti lombardi, come il Raggi e Cesare Ligari, discentente, quest'ultimo, da una famiglia di pittori da Sondrio. Altro ottimo pittore di quel tempo è Carlo Carboni da Scaria Intelvi, che lasciò affreschi luminosi in L. ed oltralpe. Nella pittura da cavalletto è da ricordare Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, autore di gustosi quadri «di genere», che opera per lo più a Brescia; Vittore Ghislandi, detto fra' Galgario, ritrattista vigoroso e d'intenso timbro cromatico, che lavora principalmente a Bergamo; e Giuseppe Bazzani, arioso e spigliato pittore di pale d'altare e di quadri «storici», che non si muove da Mantova. A Milano, nella seconda metà del secolo, è operoso l'arcaico Francesco Londonio, con i suoi paesaggi dolciastri, sul gusto olandese.

Il neoclassismo fa presto la sua apparenza a Milano, principalmente con l'architetto Giuseppe Piermarini da Foligno, che costruisce il fronte e riforma l'interno del Palazzo Reale tra il 1770 ed il 1776, e tra il 1776 ed il 1778 edifica il teatro della Scala. Lodovico Pollack continua