Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Arte Particolari

LOGGIA

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LOGGIA - L. dell'abside del duomo di Piacenza (metà del sec. XII).
LOGGIA - L. dell'abside del duomo di Piacenza (metà del sec. XII).

LOGGIA. - Galleria aperta nei piani superiori degli edifici, quasi sempre con archi, raramente con architrave. Nell'architettura delle chiese appare come uno sviluppo del motivo preromanico della serie di nicchie o degli archi pensili, dovuto alla necessità costruttiva di alleggerire la muratura, e insieme all'intento estetico di dar movimento alle superfici.

Se ne trovano i primi esempi nel sec. XI, nel tiburro della cappella di S. Aquilino presso S. Lorenzo a Milano e nell'abside di S. Sofia di Padova, dove sono usati archi su piedritti; poi, alleggerita per l'uso di colonnine, è frequentissima nell'architettura lombarda del sec. XII, nelle absidi (S. Giacomo e S. Fedele a Como; S. Maria Maggiore a Bergamo) e nelle facciate, dove segue gli spioventi del tetto (S. Michele in Ciel d'oro di Pavia) o segna una cesura orizzontale (duomo di Cremona). Le maestranze lombarde ne diffondono l'uso nell'Italia settentrionale (abside del duomo di Murano) e centrale, dove nelle cattedrali di Modena, Piacenza e Ferrara le l. sono un motivo dominante che recinge tutto l'edificio; divengono tipiche dell'architettura pisana, che le usa frequentemente in più ordini nelle facciate (duomo e S. Paolo a Ripa d'Arno a Pisa; S. Michele in Foro a Lucca; S. Paolo a Pistoia, ecc.). Vengono adottate anche oltre Alpe, particolarmente in Renania (S. Castoro a Coblenza; cattedrali di Spira, di Magonza e di Bonn). Nel corso del Duecento sono usate anche nei campanili, per il solo coronamento (duomo di Cremona), o in più ordini (torre di Pisa; duomo di Pistoia); ma sempre più raro se ne fa l'uso con l'affermarsi delle forme gotiche, e se ne possono citare pochi esempi nelle facciate (Santo di Padova), nelle absidi (duomo di Trento), nei tiburi (abbazia di Chiaravalle); per i tiburi tornano però ad essere largamente usate nel tardo Quattrocento lombardo (certosa di Pavia; duomo di Bergamo; S. Maria delle Grazie a Cremona) anche dallo stesso Bramante (S. Maria delle Grazie a Milano).

Non motivate da ragioni ornamentali o statiche, ma dovute a necessità religiose sono le l. della benedizione che sovrastano l'ingresso delle principali basiliche romane, e sono vaste abbastanza da accogliere il Pontefice con il suo seguito. Al ricordo del primo giubileo è legata la l. che era presso la basilica di S. Giovanni in Laterano, voluta in quell'occasione da Bonifacio VIII; questa, e quella che probabilmente già esisteva in S. Pietro, furono rifatte con la ricostruzione delle due basiliche. Il solenne motivo architettonico venne ripetuto anche in chiese annesse ai maggiori palazzi cardinalizi, non solo nel Rinascimento (SS. Apostoli, S. Marco), ma fin nel Seicento (S. Maria in Via Lata). Grandioso esempio settecentesco è quello di S. Maria Maggiore (1748), in cui l'ariosità della l. viene accentuata dalle gravi masse dei palazzi laterali; recentissima quella di S. Maria degli Angeli di Assisi.

A necessità pratiche di disimpegno degli ambienti rispondono le l. dei chiostri (v.), analogamente a quelle usate nell'architettura civile per i cortili, di cui è superfluo citare gli innumerevoli esempi di tutti i tempi. Nelle facciate dei palazzi le l. appaiono già nel Duecento, come a Roma nell'antico palazzo senatorio e specialmente a Venezia, dove divengono motivo dominante: espressioni tipiche il Palazzo ducale, la Libreria del Sansovino e la l. del barocco Palazzo Rezzonico. Tanto nei cortili che nelle facciate le l. furono arricchite da decorazione pittorica, già in uso nel Quattrocento (Palazzo dei Cavalieri di Rodi a Roma), e che ha il suo esempio più famoso nelle l. di Raffaello. Nel tardo Cinquecento e più nei secoli successivi la l. esterna dei palazzi risponde spesso allo scopo di belvedere (Palazzi Farnese, Borghese, Falconieri, ecc.).

Si dà il nome di l. anche ad alcuni edifici aperti da arcate a pianterreno, quasi sempre destinati ad uso pubblico o per rappresentanza (l. dei Lanzi a Firenze; degli Osii a Milano; del Palazzo del Comune a Brescia; del Capitano a Vicenza), o, eccezionalmente, a scopo assistenziale (l. del Bigallo a Firenze, dove si raccoglievano i bambini abbandonati), o, assai più spesso, per scambi commerciali (l. dei Mercanti a Siena, ad Ancona, a Bologna), o per mercato (l. del Porcellino a Firenze). - Vedi tav. C.

In alto: LOGGIA DEL CONSIGLIO. Opera di Fra Giocondo (1476-93) - Verona. In basso: LOGGIA DELLA BASILICA DI S. MARCO. Su disegno di L. B. Alberti (ca. 1455) - Roma.
Tav. C In alto: LOGGIA DEL CONSIGLIO. Opera di Fra Giocondo (1476-93) - Verona. In basso: LOGGIA DELLA BASILICA DI S. MARCO. Su disegno di L. B. Alberti (ca. 1455) - Roma.(fot. Gob. fot. nec.)
Bibliografia
BIBL.: G. T. Rivoira, Le origini dell'architettura lombarda, I-II, Roma 1901-1907, passim: Venturi, VIII-XI, passim: P. Toesca, Storia dell'arte italiana. Il medioevo, Torino 1927, passim.

Mario Zocca

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1472–1473.

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Zocca, Mario. “Loggia.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1472–1473. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/loggia.

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Zocca, Mario. “Loggia.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1472–1473. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/loggia.

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