LOGIA. - Termine greco (λόγια) che indicava normalmente nella letteratura profana «detti, oracoli divini» (Erodoto, VIII, 60, 3; Tucidide, II, 8, 2); così nei Settanta, presso Filone e i Padri apostolici. Nel Nuovo Testamento indica le rivelazioni fatte da Dio a Mosè (Act. 7, 38), le rivelazioni contenute nel Vecchio Testamento, specialmente i vaticini messianici (Rom. 3, 2), la Rivelazione cristiana (Hebr. 5, 12), i detti dei carismatici (Rom. 12, 6 sgg.; I Cor. 12, 8 sgg.; I Pt. 4, 11). S. Policarpo (7, 1) chiama «l. del Signore» i detti di Gesù.
S. Papia scrisse un'opera in 5 libri intitolata Interpretazioni dei l. del Signore (λογίαν κυριακῶν ἐξεγέσεις), in cui commenta non solo i detti, ma anche i fatti di Gesù. Nei frammenti conservati da Eusebio siamo informati che Marco (v.) non volle fare una «coordinazione dei l. del Signore» (σύνταξιν τῶν κυριακῶν λογίων); «Matteo invece, in lingua ebraica coordinò l. (τὰ λόγια συνετάξατο; qualche codice ha συνεγράφατο); ciascuno poi li interpretò com'era capace» (Eusebio, Hist. eccl., III, 39; F. X. Funk, Patres Ap., I, Paderborn 1905, p. 358; PG 20, 300). Da queste parole di Papia molti acattolici, seguendo Schleiermacher (1817), hanno concluso che Matteo (v.) non scrisse tutto il nostro primo Vangelo, ma solo una raccolta di detti (λόγια) del Signore, che servì poi di fonte (in tedesco Quelle, abbreviazione Q), unita a Marco (o a un Protomarco) per la composizione dei Vangeli sinottici (v. SINOTTICI, VANGELI).
Dal confronto citato fra le espressioni di Papia riguardanti Marco e Matteo si può semplicemente dedurre che Marco, nel Vangelo giunto a noi, non ha coordinato i discorsi del Signore, mentre Matteo, nel Vangelo che conosciamo, li coordinò. Altri rispondono che per Papia il termine λόγια significa detti e fatti: questo può risultare sia dai frammenti della sua opera, sia dal fatto che nello stesso contesto, parlando di Marco, si dice che questi non scrisse «con ordine le cose dette o fatte dal Signore» (τὰ ὑπὸ τοῦ Κυρίου ἢ λεχθέντα ἢ πραχθέντα).
Gli inglesi B. P. Grenfell e A. S. Hunt chiamarono λόγια Ἰησοῦ parecchi detti attribuiti a Gesù con la formula «dice Gesù» (λέγει Ἰησοῦς), trovati in due papiri di Ossirino pubblicati nel 1897 e nel 1904. Si tratta di estratti dai Vangeli canonici ed apocrifi raccolti a scopo liturgico o catechistico; altri li chiamano agrapha (v. AGRAPHON).