LOGICA. - È la scienza della struttura e dei processi del pensiero in rapporto alla loro validità funzionale.
I. TERMINOLOGIA
Il termine l. (da λόγος, concetto, ragione, originariamente aggettivo: λογική ἐπιστήμη, τέχνη, ἀρετή) è dovuto probabilmente ai commentatori di Aristotele: «... a peripateticis haec ratio diligens disserendi logice vocatur» (Boeth., In Top. Ciceronis, I: PL 64, 1045 A). In Aristotele invece i due trattati principali di l. eran detti, dal loro contenuto (l'analisi della struttura e degli elementi del raziocinio) Ἀναλυτικά (cf. A. Trendelenburg, Elementa logicae aristoteleae, p. 47 sgg.). Ma già Aristotele aveva parlato di προτάσεις λογικαί, distinte dalle ἠθικαί e φυσικαί (Top., I, 13, 105 b 20). Il termine è in uso presso gli stoici: «Tripartitam esse dicunt philosophiae rationem: aliam quippe physicen, ethicen aliam, tertiam logicen...» (τὸ δὲ λογικόν: Diog. Laert., VIII, 39 sgg.); è, quindi, comune da Cicerone: «Iam in altera philosophiae parte, quae est quaerendi et disserendi, quae logice dicitur...» (De finibus, I, 7).II. NATURA E PROBLEMI DELLA L
Il pensiero umano si esplica per momenti e processi molteplici in funzione della natura del soggetto in cui si pone e dei diversi contenuti del reale. La sua immanente tendenza finalistica, nel doppio significato, biologico e teorico, lo determina fondamentalmente verso un'oggettività e verità immediata. Ma in un ordine più alto di conoscenza (scienza e filosofia) il pensiero non è garantito nella sua validità senza un più rigoroso controllo e una più accurata tecnica di esercizio. La l. si presenta, teoricamente e storicamente, come un'analisi sistematica dei processi del pensiero per coglierne in sede riflessa la struttura, le leggi, la funzionalità, e valere come mezzo di un suo valido impiego nei campi più ardui del sapere. Oggetto della l. è quindi, come esattamente definisce s. Tommaso, l'attività razionale, intendendo ragione nel significato più ampio, come potere di concettualizzazione, asserzione, inferenza: «Haec est ars logica, id est rationalis scientia. Quae non solum rationalis est ex hoc quod est secundum rationem..., sed etiam ex hoc quod est circa ipsum actum rationis sicut circa propriam materiam» (In Anad. post., I, lect. 1°, ca. initium). Ma l'attività razionale è oggetto della l. non dal punto di vista di una determinazione delle cause e condizioni ontologiche del pensiero (metafisica), né delle qualificazioni contingenti che esso assume come atto del soggetto empirico (psicologia descrittiva) e nemmeno del suo significato e valore come espressione dell'essere (gnoseologia). La l. si qualifica e si specifica nell'ambito della ricerca filosofica (anche se tale specificazione non fu del tutto esplicita all'inizio e in seguito fu di nuovo oscurata e superata in vari indirizzi della filosofia moderna) come scienza dell'attività razionale nella sua struttura e validità interna. Più che l'attività pensante in quanto tale la l. assume ad oggetto il prodotto di questa attività, il pensiero, i suoi momenti, le sue formulazioni; ne considera i caratteri, le relazioni, le condizioni e le norme di legittimità e validità per una sua adeguazione alle strutture del reale, nei vari piani in cui questo è dato alla conoscenza umana. Di conseguenza la l. presenta anzitutto un significato teorico e solo secondariamente assume carattere normativo in quanto, per le generali condizioni che definisce alla validità funzionale del pensiero, tende a garantirne un uso accurato, corretto, vigile di se stesso nella valutazione della realtà, dei fatti, deiprincipi. È in questo senso che può trovare una giustificazione la qualifica, un tempo comune, della l. come arte: «ars quaedam... directiva ipsius actus rationis: per quam scilicet homo in ipso actu rationis ordinate et faciliter et sine errore procedat» (ibid.; cf. Sum. Theol., 1a-2ae, q. 57, a. 3 ad 3).
La struttura fondamentale dell'attività teoretica della ragione presenta tre forme essenziali: il concetto come espressione categorica dell'essere o generalizzazione degli aspetti comuni della realtà empirica; il giudizio come appercezione e affermazione di contenuti noetici nei loro caratteri essenziali o esistenziali; l'inferenza come processo e dialettica del pensiero da una posizione a un'altra, da principi a conclusioni, da fatti a principi. Del concetto la l. determina le proprietà e le condizioni concernenti il suo valore noetico in generale: chiarezza, distinzione, definizione, positività, negatività, universalità; propone la classificazione dei concetti e stabilisce inoltre le loro possibili relazioni: convenienza, opposizione, contraddizione. Del giudizio definisce le forme e le modalità, i rapporti di equivalenza, inclusione e opposizione dei soggetti e predicati, quindi le condizioni formali della mutua implicazione o esclusione dei giudizi. Dell'inferenza la l. stabilisce le condizioni di validità, determinando le deduzione (v.), chiarendo il significato logico del processo da particolare e particolare (analogia) o dal particolare all'universale (induzione). Essa definisce inoltre i limiti di probabilità che vanno o possono andar congiunti ai processi razionali, e ricerca le cause e le ragioni, prevalentemente formali, dell'errore nelle sintesi concettuali, nella formulazione dei giudizi, nei processi d'inferenza (sofistica). Con ulteriori elaborazioni la l. determina le attività più complesse del sapere, in particolare i metodi della ricerca scientifica. Essa definisce l'impianto e lo svolgimento del pensiero teorico nelle scienze filosofiche, chiarisce i vari momenti del processo sperimentale induttivo (osservazione, ipotesi, verifica, legge), la particolare tecnica inventiva nella più alta ricerca matematico-fisica, le condizioni che deve porre in atto il pensiero per costruire nei vari ordini di conoscenza la verità e la certezza.
La l. non ha quindi, per la sua stessa natura, una funzione specificamente e immediatamente inventiva in nessun campo particolare del sapere. L'invenzione e il progresso della verità si compiono per le forze intrinseche del pensiero (l. naturalis) che nessuna conoscenza riflessa delle sue leggi (l. docens) e nessuna, sia pur valida, disciplina intellettuale (l. utens) varrebbero a supplire. I rimproveri antichi e recenti mossi alla l. quando si tenda a vedere in essa uno strumento e quasi una macchina produttrice del pensiero sono giustificati. In merito valgono le parole di s. Tommaso: «Logica non continetur sub philosophia speculativa quasi principalis pars, sed quasi quidam reductum ad eam, prout ministrat speculationi sua instrumenta...» (In Boeth. De Trinit., lect. 2a, q. 1, a. 1 ad 2).
Una concezione adeguata della l. non può isolarla a un puro studio formale del pensiero. Innanzitutto perché non è possibile il pensiero come pura forma. Il pensiero infatti non si pone, in qualsiasi suo momento, e quindi nelle stesse essenziali articolazioni della sua dialettica, se non come affermazione di un contenuto, per quanto astratto e universale. Quelle stesse che son dette pure leggi del pensiero, p. es., la non-contraddizione (che regge tutta la l. deduttiva-sillogistica), appartengono al contenuto del pensiero ossia all'essere, come le più universali formulazioni della sua positività e verità (cf. s. Tommaso, In Met., lect. 11a, ed. Cathala, n. 1898). A maggior ragione la l. non può essere puramente formale quando passa alla determinazione dei procedimenti scientifici: questi infatti non sono analizzabili senza un continuo riferimento all'oggetto, in cui solo assumono consistenza e concretezza.
Di conseguenza, se va, giustamente, rifiutata la concezione idealistica che risolve la l. nella metafisica, intendendola come scienza dell'attività del pensiero in quanto principio o atto assoluto, è tuttavia da tener ferma la
connessione intrinseca della l. con la metafisica stessa. Appunto perché ogni legge oggettiva del pensiero (e sia pure del pensiero «pensato») è legge del contenuto, essa si apre per se stessa, ove se ne intenda e se ne ricerchi una convalidazione risolutiva, in una concezione del significato dell'oggetto, e pertanto in una metafisica. La ricerca sull'essenza, finalità, azione, dialettica ontologica dello spirito nella natura e nel mondo, se non rientra quindi, formalmente, nella l. in quanto la validità interna del pensiero è descrivibile e si regge per se stessa, è tuttavia nelle intrinseche esigenze della l. stessa, in quanto nessun processo del pensiero è pienamente chiarito se non in una determinazione del concetto di verità e dell'essere. Ciò vale innanzitutto per i primi principi, condizione di ogni logicità: il loro significato originario è infatti metalogico, non determinabile se non dal punto di vista metafisico. Per la stessa ragione, e cioè per il significato oggettivo inerente alle qualificazioni e condizioni di validità dei processi razionali, è altrettanto manifesta l'impossibilità di risolvere la l. nella psicologia (W. Wundt, Th. Lipp, Chr. Sigwart, B. Erdmann, E. Goblot, ecc.). La validità dei rapporti logici concernenti l'oggetto del pensiero (in quanto tale, ossia il «pensato», detto dagli scolastici «ens rationis» e «secunda intentio»: cf. s. Tommaso, In Met., IV, lect. 4a, ed. cit., n. 574) è oltre le leggi che reggono l'attività psicologica del pensare. La psicologia è fatto, storia, la l. è valore, universalità. Il pensiero presenta, in quanto tale, un'emergenza di significato che è la validità universale della sua forma in funzione del valore assoluto dell'essere. Se non può, nel suo divenire storico, sottrarsi all'incidenza di tutte le determinazioni psicologiche del soggetto empirico (volontà, sentimento, interesse, ecc.: e di questo deve tener conto una l. che intenda adeguarsi alla concretezza del pensiero), lo trascende tuttavia come universalità e necessità. Le leggi propriamente logiche si pongono su questo piano: immanenti al pensiero qualificano la sua natura come rapporto trascendentale all'essere. La risoluzione della l. nella psicologia (già negata da Kant: Kritik d. r. Vernunft, Transcend. Logik., § 1, e cui hanno reagito, dopo O. Külpe e E. Husserl, validi pensatori moderni insieme con tutto l'indirizzo logico-matematico) positivismo (v.), più ingiustificata dei postulati generali del sistema, per la immediata autoconsistenza, nel loro ordine, dei valori logici in confronto delle formulazioni metafisiche.
III. CENNI STORICI
Il problema logico, non considerandone qui le prime espressioni nel pensiero indiano (Νχάγοι), è già presente, nel suo momento di inserzione e continuazione con la metafisica, agli inizi della filosofia greca. Come s'è rilevato altrove (v. conoscenza) sembra che a fondamento della concezione parmenidea dell'unità e immobilità dell'essere ci sia l'istanza logica del rapporto identità-contraddizione che il concetto dell'essere non essere fa valere nel pensiero umano. Nel suo valore normativo-strumentale la l. ebbe alcune formulazioni parziali (teoria della prova e della confutazione) in Protagora (cf. Diog. Laert., IX, 51 sgg.: fra le opere di Protagora sono ricordati Ἀντίλογιῶν δύο, ibid., 55). L'arte della disputa e della prova fu inoltre accolta dai sofisti anche in senso deteriore come argomentazione verbale-formalistica tendente alla dimostrazione dell'assurdo (cf. Aristotele, De soph. elench., IX e passim). Tale tendenza ebbe ulteriori sviluppi nell'eristica (v.). In Socrate va rilevato il significato logico del metodo induttivo come via alla definizione (concetto) e alla scienza. In Platone il valore ontologico dell'idea (v.) conferisce anche al problema logico significato metafisico. La dialettica indica il rapporto reciproco di identità e alterità delle idee (Soph., 253 d sgg.). Tale rapporto non è d'ordine puramente astratto-formale ma esprime il nesso reale-finalistico delle idee e insieme i momenti della determinazione del reale, ossia i gradi subordinati della loro partecipazione (μετέξις) all'immutabile consistenza dell'essere ideale. bene (v.) come vertice e centro della realtà (Resp., 508 b sgg.) esprime forse il senso più profondo e assoluto della dialettica ontologica di Platone. Con Aristotele la l. riceve la sua sistemazione scientifica essenziale. Gli ele-menti preesistenti sono elaborati, eccezionalmente arricchiti e portati a una sintesi ancor oggi valida, sebbene incompleta. Intento della l. aristotelica era di analizzare i procedimenti del pensiero scientifico. Poiché scienza è visione del particolare nell'universale, la l. sillogismo (v.) come processo dimostrativo (ἀπόδειξις) per cui si chiarisce la derivazione del particolare dall'universale. I sei trattati aristotelici di l. (riunti poi sotto il titolo di Organon) svolgono la classificazione dei concetti generali e delle relazioni di predicabilità (Κατεγορίας); le proposizioni e i loro rapporti secondo la qualità, quantità, modalità, opposizione (Περὶ ἐξαιρείας); la natura, la forma, le leggi e le figure del sillogismo (Ἀναλυτικὰ πρότερα); la dimostrazione (Ἀναλυτικὰ δάτερα); le fonti dell'argomentazione probabile o dialettica (Τοπικά); l'argomentazione sofistica (Περὶ σοφιστικῶν ἐκτήρων). Vanno aggiunti riferimenti parziali sparsi e in particolare la contraddizione (v.) in Met., IV, 3 sgg. Il significato della l. aristotelica è nella chiara definizione delle forme del pensiero deduttivo: essa è pertanto costruita sostanzialmente sui rapporti di identità-coerenza-inclusione fra le idee e le determinazioni categoriali del reale. Per il senso ch'ebbe vivo della effettiva condizione del conoscere umano, Aristotele non mancò di sottolineare la funzione indispensabile dell'induzione e della conoscenza sensibile, come via all'universale e alla scienza: «scienza non è possibile per via dell'universale senza induzione, né per via dell'induzione senza il senso» (Anal. post., I, 18, 8 i 2; cf. ibid., II, 19, 100 a 3 sgg.; Eth. nic., VI, 12, 1143 b 5 sgg.). In ciò Aristotele condanna in anticipo il puro formalismo poi invalso nella l. Tuttavia nella stessa concezione della scienza come riduzione del particolare all'universale era anche immanente il limite della l. aristotelica. L'essere infatti, nella sua effettuale realtà fenomenica, non si esplica sulla sola base del rapporto identità-coerenza conceptuale ma coinvolge altre molteplici relazioni essenziali alla sua struttura: finalità, causalità, efficienza, mensurabilità, numero, probabilità. La l. aristotelica non si svolse, né poteva, allora, svolgersi in questa direzione, unica valida per una feconda scienza della natura. La cristallizzazione, per secoli, nella sua prima, pur mirabile formulazione (Aristotele ebbe chiara coscienza della originalità della sua costruzione: De soph. elench., 34, 183 b 16 sgg.) precluse più tardi alla l. aristotelica ogni utile impiego nelle scienze sperimentali.
Integrata in alcuni punti particolari (proposizione e sillogismo ipotetico disgiuntivo: Eudemo, Teofrasto; quarta figura del sillogismo: Galeno; relazioni tra le proposizioni e sillogismo condizionale: stoici; mentre lo scetticismo già ne contestava il valore euristico-inventivo: Sesto Empirico, Pyrrh. hypoth., II, 14); commentata da Alessandro d'Afrodisia, Temistio, Davide armeno, Filopono, Giamblico, in specie da Porfirio (Βλασιονὴ εἰς τὰς Ἀριστοτέλους κατεγορίας) la l. aristotelica passò alla scolastica, nelle parziali traduzioni e opere di Boezio, Marciano Capella, Vittorino prima, poi nella conoscenza integrale dell'Organon in versioni dall'arabo, quindi nel testo. Il pensiero medievale chiari ed elaborò i vari argomenti dell'Organon, determinò più distintamente il concetto di l., e, principalmente, svolse in UNIVERSALISTI (v.), in cui lo stesso Benedetto Croce riconosce un non lieve avanzamento del problema logico (L., 6ª ed., Bari 1942, p. 336). Vanno ricordate fra le trattazioni logiche della scolastica: il Liber sex principiorum di Gilberto Porretano (sulle ultime sei categorie di Aristotele), Giovanni di Salisbury (v.); la Natale (v.), già attribuita a s. Tommaso; i commenti di Alberto Magno e di s. Tommaso (questi al Perihermeneias, parziale, e agli Analitici post.); le Quaestiones super praedicamenta di Scoto e le Summulae logicales di Pietro Ispano (Giovanni XXI) che espongono in sintesi tutta la l. aristotelica e dove compaiono per la prima volta i versi mnemonici indicanti i modi del sillogismo. Le ulteriori elaborazioni scolastiche del sec. xiv-xv sono caratterizzate dalla piena caduta nel formalismo verbale-astrattistico (tipico esempio l'Ars magna del Lullo), Occam (v.)
la contestazione del valore realistico dei concetti, e quindi del processo sillogistico che di quelli s'avvaleva, preannunzia il movimento di reazione contro la l. scolastica (già espressosi prima, in base a postulati d'altro genere, nell'indirizzo antiaristotelico delle correnti mistiche: scuola di S. Vittore, s. Pier Damiani). Vi contribuisce il nuovo concetto, che viene elaborandosi, della scienza come sapere sperimentale. Valla, Agricola, Erasmo, BRUGNATO (v.) sono concordi nella condanna della l. tradizionale. Pietro Ramo (De la Ramée) nell'opera Institutum dialecticarum libri tres (Parigi 1553) sostiene la sterilità della l. aristotelica, senza tuttavia riuscire ad alcuna valida innovazione. Bacone, pur non negando il valore formale-dimostrativo del sillogismo, afferma l'inutilità per la scienza della l. tradizionale: «Logica quae nunc habetur inutilis est ad inventionem scientiarum» (Novum Organum, I, af. 11). Il suo richiamo all'induzione non va tuttavia esente da limiti in quanto vi è ignorato il valore dell'ipotesi e la funzione delle matematiche nello studio della natura, intuita invece e applicata da Galileo. Anche per Cartesio la l. delle scuole «guasta piuttosto che perfezionare la mente» in quanto non serve che ad esporre quello che già si sa e, peggio, insegna la maniera «di parlare senza discernimento di cose che non si conoscono» (Princ. philos., pref., ed. C. Adam-P. Tannery, IX, parte 2ª, p. 13, lin. 25 sgg.; cf. Discours de la méthode, parte 2ª, ed cit., VI, p. 17, lin. 15 sgg.). La vera l. deve invece «dirigere la ragione a scoprire ciò che si ignora». Tuttavia la L. di Port-Royal (Logique ou l'art de penser, 1662) d'ispirazione cartesiana, si conserva sostanzialmente aristotelica. Leibniz (cui si deve il primo tentativo di l. matematica) afferma non doversi disprezzare le regole della l. tradizionale (Die philosophische Schriften, ed. C. J. Gerhardt, IV, Berlino 1882 p. 425-26); il suo valore è riconosciuto anche dal Wolff che definisce la l.: «scientia dirigendi facultatem conoscitivam in cognoscenda veritate» (Philos. rationalis sive logica, Discursus praelim., § 61, prolegom., § 1). Invece l'empirismo (Locke, Berkeley, Hume) si svolge esclusivamente in senso gnoseologico, recando solo più tardi, con l'opera di J. Stuart Mill (A system of logic rationalistic and inductive, Londra 1843) un diretto contributo al progresso della l., particolarmente induttiva.
Per Kant la l. tradizionale, in quanto «espone e prova soltanto le regole formali del pensiero» è da ritenersi fin da Aristotele perfetta e compiuta (Krit. d. r. Vernunft, pref. alla 2ª ed.). Ma essa, appunto perché concerne soltanto la forma logica del pensiero in generale e non ha rapporto con gli oggetti della conoscenza, «non costituisce quasi altro che il vestibolo delle scienze» (ibid.; cf. parte 2ª, L. trascendentale, intr., § 1). Il nuovo concetto kantiano di scienza come oggettività a priori della mente determina anche il significato della nuova l. trascendentale: essa «è scienza dell'intelletto puro e della conoscenza razionale» in quanto ricerca le forme a priori secondo cui si pensano gli oggetti, e quindi definisce l'origine, la estensione e la validità di tutte le conoscenze a priori. La l. trascendentale (analitica e dialettica: questa appunto come scienza dei limiti della conoscenza razionale) si poneva così come analisi della struttura interna del pensiero presupposta all'oggetto, e insieme come determinazione delle condizioni oggettive a priori della scienza (ibid.; § 11 sgg.), con significato quindi metafisico-gnoseologico.
L'idealismo, elevando la ragione a realtà e autonomia assoluta, svolse ulteriormente la l. nel senso di una metafisica del pensiero e delle sue forme e pertanto della realtà e della storia. In Hegel la l. è «scienza dell'Idea pura, cioè dell'Idea nell'elemento astratto del pensiero» (Enz., § 19). Essa quindi concerne le forme dell'Assoluto in quanto puro pensiero. Poiché il pensiero è «la verità unica e la realtà suprema» (Philos. d. Gesch., intr., § 1; trad. II. Calogero-Fatta, Firenze 1941, p. 9), la l. coincide con la metafisica (Enz., § 24). Nella determinazione della dialettica interna dello spirito per cui in assoluta immanenza e autonomia si costruisce la verità su se stessa, la l. descrive pertanto i momenti e le categorie costitutive della realtà. Prime forme della dialettica sono l'essere puro
e il puro nulla: il terzo momento, il divenire, esprime la loro unità dinamica, per cui si attua, nel ritmo della contraddizione e del superamento di ogni aspetto del finito, il processo del reale.
La concezione begeliana è continuata dall'idealismo italiano. In Gentile, identificata la realtà assoluta con l'atto spirituale, la l. concreta e reale è appunto la scienza del pensiero in atto che nella sua libertà è creatività «costruisce l'oggetto come la concretezza del suo proprio essere» (Sistema di l., 1, 3ª ed., Firenze 1940, p. 46). La l. antica prendeva ad oggetto il «logo astratto», il «pensiero pensato», ossia i contenuti del pensiero astratti dalla realtà dell'atto spirituale che li pone (come tale essa era e permane valida, sebbene nel puro ordine dell'astrattezza oggettiva); la l. dell'attualismo invece «è scienza dell'atto inteso come puro conoscere» (ibid., p. 47), non legato nella sua assoluta autonomia creativa agli schemi dei momenti che viene ponendo e risolvendo nel suo divenire. Per Croce la l. è «la scienza del concetto puro e concreto» ossia della forma teorica universale in cui lo spirito conoscitivo «elabora a ogni momento il corso del reale» (L., ed. cit., p. 4). Poiché lo spirito è sviluppo dialettico (storia) immanente al reale, la l. come scienza dell'attività teorica universale abbraccia tutti i problemi e le soluzioni storiche: essa si identifica quindi con la filosofia come storia (ibid., p. 329; cf. A. Rüge-G. Windelband, Enc. delle scienze filos., I, Palermo 1914, p. 195).
La seconda metà del sec. XIX e quello presente hanno visto un rigoglioso rifiorire degli studi logici sia in senso tradizionale o vicino a quello tradizionale (W. Hamilton, F. Überweg, A. Trendelenburg, W. Windelband, ecc.), sia in altre direzioni (B. Bolzano, E. Boutroux, H.-L. Bergson, E. Husserl, neopositivismo cui si deve un approfondimento del rapporto l.-linguaggio, ecc.) che confermano l'infondatezza del giudizio kantiano sull'impossibilità di un progresso nella l. Va ricordata la l. ASIMBOLIA (v.) che perfeziona, con l'esattezza del simbolo, i metodi logici di verifica e di prova e tende a una più accurata espressione del pensiero scientifico. In Italia la l. del potenziamento di A. Pastore si propone la determinazione delle variazioni relative degli enti e del loro reciproco potenziamento, nell'intento di una maggiore adeguazione del pensiero alle complesse strutture relative del reale. È in questo senso che vanno prevalentemente sviluppandosi gli studi logici attuali. Essi sono stati promossi dallo stesso affinamento della ricerca scientifica impostata su procedimenti logici rispondenti alla ricca dialettica discoperta nel divenire fenomenico della natura. Se la nuova concezione (e realizzazione) della scienza ha imposto di andar oltre, in questo campo, la l. tradizionale, è chiaro tuttavia ch'essa non l'ha negata né svalutata. Le leggi del pensiero logico-deduttivo rimangono, per l'ultima ricerca e determinazione del reale (metafisica), che è anche la più essenziale al problema umano, l'itinerario e la norma insostituibile della ragione.
V. anche alle voci: CONCETTO; CONTRADDIZIONE; DEDUZIONE; DEFINIZIONE; DIALETTICA; FILOSOFIA; GIUDIZIO; IDEA; IDEALISMO; INDUZIONE; RAZIOCINIO; SILLOGISMO
Storia: K. Franti, Gesch. der Logik in Abendlande, 4 voll., Lipsia 1855-70; rist. 1927; trad. II. del vol. II, parte 1ª: Età medievale (sec. VII-XII) di L. Limentani, Firenze 1937; F. Harms, Gesch. der Logik, Berlino 1881; F. Überweg, System der Logik u. Gesch. der logischen Lehre, 5ª ed., Lipsia 1881; Th. Ziehen, Lehrbuch der Logik auf positivistischer Grundlage, etc., Bonn 1920; M. Losacco, Storia della dialettica, I, Firenze 1922; F. Enriquez, Per la storia della l. Bologna 1923; G. Calogero, I fondamenti della l. aristotelica, Firenze 1927; B. L. Atreya, The elements of indian logic, 2ª ed., Benares 1934; G. Capone-Braga, La vecchia e la nuova l., Roma 1936; I. M. Bochenski, Elementa logicae graecae, Roma 1937; Aristotele, Principi di l., a cura di A. Carlini, 2ª ed., Bari 1940; E. Kapp, Greek foundations of traditional logic, NuovaYork 1942; L. Gabriel, Vom Brahma zur Existenz. Gesch. der Logik u. Philos., Vienna 1948. Indicazioni storiche generali e su singoli autori in Überweg, IV, pp. 666, 679, 682, 704. Ampia bibl. storica recente in G. A. De Bric, Bibli. philosophica 1934-45, I, Bruxelles 1950, pp. 12-14, 29, 66, 187-88, 641 (sulla l. indiana). Opere sistematiche. Fra le principali: B. Condillac, Logique, Parigi 1781; H. Lotze, Logik, Lipsia 1843; A. Rosmini, L. Torino 1854; ed. nazionale, 2 voll., Milano 1942-43; W. Hamilton, Lectures on metaph. and logic, 4 voll., Londra 1859-60; W. S. Jevons, Elementary lessons of logic, ivi 1870, trad. II. di G. Capone-Braga, Padova 1948; A. Trendelenburg, Logische Untersuchungen, 2 voll., 3ª ed., Berlino 1870; ed., Elementa logica aristotelicae, 6ª ed., ivi 1892; E. Husserl, Die logischen Untersuchungen, 2 voll., Halle 1900-1901; 2ª ed. rifatta, ivi 1913-22; H. Joseph, An introduction to logic, 2ª ed., Oxford 1916; W. Wundt, Logik, 5ª ed., 3 voll., Stoccarda 1919-24; F. Bradley, The principles of logic, 2 voll., 2ª ed., Londra 1922; Chr. Sigwart, Logik, 5ª ed., Tubinga 1924; E. Gublot, Traité de logique, 2ª ed., Parigi 1929; J. Dewey, Logic, the theory of inquiry, Nuova-York 1933, trad. II. Torino 1948; A. Pastore, La l. del potenziamento, Napoli 1935; F. Orestano, Nuove vedute logiche, Milano 1939. Fra i neoscolastici: G. Coffey, The science of logic, 2 voll., rist. Londra 1918; T. Pesch, Institutions logicales, 3 voll., Friburgo 1868, 12ª ed. ivi 1919; D. Mercier, Logique, 7ª ed., Lovanio 1922; G. Joyce, Principles of logic, Londra 1926; J. Maritim, Elements de philosophie, II, Petite logique, Parigi 1933; J. Fröbes, Traité de logique, Roma 1940; U. Viglino, L., ivi 1941; J. Dopp, Lexum de logique formelle, Lovanio 1950. Ottimo sempre: Job. a S. Thoma, Cursus philos. thomisticus, Torino 1930. - Fra le opere recenti: H. Lefebure, Logique formelle, Logique dialectique (marxista), Parigi 1947; S. Lupasco, Logique et contradiction, ivi 1947; U. Künzel, Traditionelle und philos. Logik, Amburgo 1948; M. Granel, Logica, Madrid 1949; J. Piaget, Traité de logique, Parigi 1949; M. Prot, Langage et logique, Vers une logique nouvelle, ivi 1949; A. Sesmat, Logique, ivi 1950; V. W. Quine, Foundations of logic, Nuova York 1950; M. Beardsley, Practical logic, ivi 1950. Ugo Viglino