LOTZE, RUDOLF HERMANN

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LOTZE, RUDOLF HERMANN. - Filosofo, n. il 23 maggio 1817 a Bautzen, m. il 10 luglio 1881 a Berlino. Studiò medicina e filosofia all'Università di Lipsia e vi conseguì la docenza per le scienze mediche (1839) e per la filosofia (1840). Dal 1844-81 tenne la cattedra di filosofia dell'Università di Gottinga. Nel 1881 passò a Berlino.

Per la sua formazione il L. era legato da una parte alla filosofia idealistica, dall'altra all'indirizzo delle scienze positive del suo tempo. La conciliazione fra queste due tendenze divenne il motivo dominante del suo pensiero. Fondamentalmente egli riprende la soluzione del Leibniz (v.). Le leggi meccaniche sono universalmente valide e sufficienti anche per la spiegazione empirologica della vita organica; esse si pongono però ulteriormente come mezzo e strumento per la realizzazione del bene. A principio di ognuno dei grandi periodi della storia dell'universo, Dio pone condizioni iniziali che sono i punti di partenza della realizzazione di un piano divino. La materia inoltre è soltanto la forma di apparenza spaziotemporale di una realtà spirituale, consistente in una moltitudine di no monadiformi, il cui carattere sostanziale rimane tuttavia per il L., incerto.

Più che nelle idee strutturali del suo sistema l'originalità del L. si palesa nella trattazione di alcuni particolari. Nella sua Medizinische Psychologie, oder Physiologie der Seele (Lipsia 1852) egli cerca di chiarire i rapporti fra anima e corpo per via di una descrizione e interpretazione dei dati empirici, inclusi quelli della psicopatologia. È con questa opera che egli divenne uno dei precursori della moderna psicologia sperimentale. Nella sua Logik (ivi 1843) egli sviluppò il concetto di Geltung (valore), caratterizzando con esso la forma di esistenza delle significazioni e contenuti del pensiero. Con ciò egli creò un elemento costruttivo di prima importanza ai filosofi del neokantismo delle scuole di Marburgo (H. Cohen, P. Natorp) e di Heidelberg (W. Windelband, H. Rickert). Un influsso ancora maggiore ebbe l'introduzione del concetto di «valore» nella speculazione filosofica. Secondo il L. l'uomo possiede nella facoltà di sentire e di discernere i valori un mezzo di rivelazione dell'essere altrettanto potente che i primi principi dell'ontologia e della logica. L. tentò di fatto di appoggiare il suo tesimo e finalismo su considerazioni assiologiche. Con le sue concezioni di validità e di valore L. esercitò un considerevole influsso sulla filosofia posteriore. I suoi discepoli più notevoli furono Gust. Teichmüller, Julius Bergmann.

Altre opere principali: Mikrokosmos, 3 voll. (Lipsia 1856-64; trad. it., Pavia 1911-14); Gesch. der Ästhetik in Deutschland (Monaco 1868, Lipsia 1913); System der Philosophie, I, Logik (ivi 1874); II, Metaphysik (ivi 1879; trad. franc. di Duval, Parigi 1883).

BIBL.: E. V. Hartmann, L. Philosophie, Lipsia 1888; L. Ambrosi, L. e la sua filosofia, Roma 1912; M. Wentscher, H. L. Heidelberg 1913; O. Kraus, Die Grundlagen der Werttheorie, in Jahrbuch d. Philos., 2 (1914), pp. 1-48; J. W. Schmidt-Japing, L. Religionsphilosophie in ihrer Entwicklung, Göttingen 1925. Beda Thum