LOTTO, LORENZO

LOTTO, LORENZO. - Piettore, n. a Venezia (?) nel 1480 ca., m. a Loreto nel sett. 1556. Già nelle opere più giovanili, la sua personalità si rivela nell'acuta ricerca di ogni vibrazione luminosa. Capolavoro di questa prima attività, svolta fra Treviso e le Marche, è il politico di Recanati, del 1508.

Nel 1509 è a Roma, dove l'adesione non convinta ai modi raffaelleschi reca un temporaneo squilibrio alla sua arte (Deposizione di Jesi; Trasfigurazione di Recanati), ma lo porta ad una visione largamente cinquecentesca. A Bergamo (1513-26), passa dalla compostezza

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LOTTO, LORENZO - Vergine in trovo e santi - Ancona, Pinacoteca.
(fot. Anderson)
della pala di S. Bartolomeo (1516) alle audaci fantasie delle pale di S. Bernardino e di S. Spirito (1521), fra le più alte espressioni del suo genio. Di questo periodo si ricordano il Congedo di Cristo dalla Madre a Berlino, lo Sposalizio di s. Caterina della Galleria Carrara a Bergamo, la Sacra conversazione, ora nella Galleria Borghese a Roma, gli affreschi della cappella Suardi a Trescore Balneario e quelli di S. Michele al Pozzo Bianco a Bergamo. Le stesse acutezze cromatiche si rivedono nelle opere dipinte nelle Marche (pala del Museo di Jesi del 1526; Annunciazione, ivi; Annunciazione a Recanati). Nel 1529 l'andata a Venezia segna con la pala del Carmine un accostamento a Tiziano, momentaneo perché subito dopo, tornato nelle Marche, torna ad espressioni di romanticismo nordico nella pala di S. Lucia a Jesi, in cui le predelle mostrano una libertà impressionistica di tocco di una modernità sconcertante. Capolavori di questi anni sono la grande Crocifissione di S. Maria in Telusiano a Montesangiusto (1531), la Sacra conversazione di Vienna, la pala di Cingoli (1539). Il ritorno e la prolungata permanenza nel Veneto (fra Venezia e Treviso) dal 1540 al 1549 segnano un nuovo accostamento a Tiziano (pala di S. Zanipolo, del 1542; S. Girolamo del Prado), da cui però la personalità del L. non appare soverchiata, ma solo frenata nei suoi impeti romantici. Di questo tempo sono pure alcuni dei più belli fra i molti ritratti lotteschi (Milano, Brera). Poco rimane delle moltissime opere che il L. eseguì negli ultimi anni nelle Marche, dov'era stato chiamato nel 1550 a dipingere la grande pala dell'Assunta per S. Francesco di Ancona, ora assai guasta. Nelle ultime, che si trovano nel Palazzo Apostolico di Loreto, dove il più artista nel 1547 si era fatto oblato della S. Casa, le forme sono come consumate nell'atmosfera rarefatta. Questa estrema sensibilità ad ogni vibrazione luminosa è il carattere dominante nei variatissimi aspetti che l'opera del L. assume di volta in volta, riflettendo la varietà delle esperienze della sua nomade vita e il suo spirito romantico.

BIBL.: B. Berenson, L. L., 2ª ed., Londra 1901; Venturi, X, iv, Milano 1929, p. 1 sgg.; R. Pallucchini, La pittura veneziana del Cinquecento, Novara 1944, p. xxvii sgg. (con bibl.); R. Longhi, Cinque secoli di pittura veneziana, Firenze 1946, pp. 17 sgg., 62. Emma Zocca
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“LOTTO, LORENZO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 950. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lotto-lorenzo.