LOCKE, JOHN. - Filosofo, n. il 29 ag. 1632 a Wrington (Bristol) da famiglia puritana, m. il 28 ott. 1704 a Oates (Essex). Fece i suoi studi nel Collegio di Westminster a Oxford, e si dedicò, poi, a quelli di medicina; ma non li terminò, né ebbe mai il titolo dottorale. Intanto collaborò assiduamente alle opere di R. Boyle e di Th. Sydenham, e anche in seguito si occupò sempre con grande attenzione di lavori degli scienziati, fisici e fisiologi del tempo. Con una ardita operazione chirurgica parve salvare la vita a lord Anthony Ashley, che fu, poco dopo, conte di Shaftesbury. Divenuto questi cancelliere, volle il L. come suo segretario. Così egli fece pratica anche della vita politica. Queste diverse direzioni della sua coltura si unificavano nella sua intelligenza meditativa, e in un memorabile convegno di amici, nell'inverno 1670-71, nel corso di una discussione sui principi
160 H. Schrode, in Jahrbuch 1923, p. 69;
Lochner, Stephan - S. Orsola e le sue vergini. Miniatura del ms. 70, f. 193 di Darmstadt.
della morale e della religione, gli balenò l'idea della necessità di una «indagine pregiudiziale sui poteri e gli oggetti dell'intelligenza umana»; di qui l'origine dell'opera sua principale, l'Essay concerning human understanding (1690). Ne uscirono, lui vivente, quattro edizioni, più una in francese, con la traduzione di P. Coste, fatta sotto la sua guida personale. Hanno particolare interesse filosofico anche il trattatello intitolato Conduct of the understanding e la lunga polemica contenuta nelle Letters to E. Stillingfleet, vescovo di Worcester, le quali chiariscono ed elaborano i punti fondamentali dell'Essay. Anche i due scritti critici dal titolo The theory of vision in God by Malebranche giovano alla comprensione della sua dottrina. Da una serie di lettere scritte verso il 1684-85 al suo amico E. Clarke, che gli aveva chiesto consigli sull'educazione dei figli, venne fuori, nel 1693, il volume Some thoughts concerning education, che ebbe una fortuna grandissima, si che se ne fecero subito varie edizioni: è, infatti, uno dei capolavori della pedagogia moderna. Nello stesso anno dell'Essay (1690) uscirono i Two treatises on government, dei quali il secondo è il più importante ed è divulgato ancor oggi: esso contiene la giustificazione teorica del nuovo regime, e pone le basi della dottrina politica liberale. Notevoli sono anche gli scritti, pubblicati fra il 1692 e il 1693, su questioni puramente economiche, sulla moneta, sull'interesse del denaro, sulla finanza e il commercio.
Non minore risonanza ebbero fra i contemporanei gli scritti riguardanti la questione religiosa e i rapporti delle Chiese con lo Stato: uscì nel 1695 il saggio The reasonableness of Christianity, seguito, en- ch'esso, da una lunga polemica; e fra il 1685 e il 1704 scrisse le quattro Letters for toleration, delle quali la prima anonima, in latino, uscita nel 1689,
che precedano l'esperienza. L'anima viene al mondo come una tabula rasa: tutto quel che acquista, l'acquista per mezzo dell'esperienza. L. non nega che l'anima abbia innata la facoltà di disposizione al conoscere in generale: vuole, soltanto, che non se ne anticipi, come con l'innalismo, il risultato. Il. I. è soltanto negativo, e serve d'introduzione al. I. II, dove si esamina positivamente l'origine delle idee. Questa origine viene riportata a due fonti soltanto: alla sensazione e alla riflessione; con la prima, L. intende quel che si dice oggi propriamente percezione, che dà l'esistenza delle cose al di fuori di noi; con la seconda, oltre la capacità di prendere a oggetto di esame i dati della prima (ch'è il significato oggi più comune), egli intende la coscienza degli atti o operazioni dello spirito (percepire, ricordare, confrontare, giudicare, desiderare, volere, ecc.). E pertanto chiama anche quelle due fonti, l'una «senso esterno», l'altra «senso interno» (distinzione conservata da Kant: ma per L. senso e intelletto, o meglio intelligenza, non sono due facoltà distinte).
Non si trascuri questa considerazione capitale: che, mentre il punto di partenza del L. è l'atto concreto del conoscere (la percezione oggettiva), egli, poi, analizzando quest'atto, lo risolve in un aggregato o complesso di idee, che hanno un significato, per sé, soltanto soggettivo. Di qui, un continuo interferire fra i due punti di vista, che danno lo spunto, l'uno, a un empirismo critico, inteso a chiarire l'oggetto proprio dell'esperienza conoscitiva; l'altro, a un idealismo soggettivo, che avrà la più immediata applicazione nel Berkeley, e la sua riduzione allo scetticismo con lo Hume. Ma in L. la posizione è diversa, né ha mai dubitato dell'esistenza delle cose fuori di noi.
Segue una vasta analisi delle idee, divise, anzitutto, in semplici e complesse. Le idee semplici sono quelle che si ricevono o da un solo senso, o da più sensi insieme, ovvero riguardano le operazioni fondamentali dello spirito, ovvero si riferiscono a dati, insieme, del senso e della riflessione. Famoso, in questa parte, la distinzione fra le idee di qualità primarie e quelle di qualità secondarie: le une, noi le consideriamo come appartenenti alla realtà delle cose (estensione, solidità, figura, movimento, ecc.); le altre (dolce, amaro, caldo, freddo, ecc.) sono idee che dipendono dalla nostra particolare costituzione corporea. L. dichiara espressamente ch'egli qui segue il modo di vedere della fisica del suo tempo.
Le idee complesse sono distinte in modi, sostanze, relazioni: soltanto le idee complesse di sostanze intendono di riferirsi alla realtà delle cose fuori di noi; le idee di modi e di relazioni sono nostre costruzioni (in generale, per ragioni pratiche), indipendenti dalla considerazione oggettiva delle cose. In questa parte, sono soprattutto da notare: la critica dell'idea di sostanza, come di un quid che sta sotto alle qualità e proprietà delle cose, e di cui L. sembra che vorrebbe far a meno, dichiarandola confusa e oscura, ma di cui in realtà non può liberarsi perché impegna l'esistenza stessa: e non la trattazione delle idee di spazio, di tempo, di causa, di identità (qui è anche quella della personalità umana), e di altre, su cui si eserciterà, poi, anche la critica kantiana, anzi tutta la filosofia moderna, si che spetta al L. il merito di averle segnalate.
Nel. I. III si considera il rapporto delle idee alle parole, con cui si esprimono. Qui le idee, in quanto meri «oggetti mentali», sono tutte generali, e più o meno astratte, in quanto prescindono, più o meno, dalle circostanze di tempo, di luogo e di altro nella realtà singola (l'astrazione qui, non essendovi una facoltà intellettiva diversa da quella del senso, è altra cosa da quella scolastica). L. non è un nominalista nel senso medievale (del flatus vocis), tutt'altro: ché per lui, quel che conta, è l'idea espressa con la parola. Ma dà, tuttavia, tanta importanza alla questione, come se la disparità dei pareri e delle controversie si possa ridurre all'uso diverso che si fa delle parole.
Per conoscere non basta aver idee: bisogna percepire anche il rapporto fra le idee, la loro connessione. Di qui il. IV, non meno importante del. I. II (ch'è il più divulgato). Si può dividere in tre parti. La prima riguarda la conoscenza assolutamente certa, ch'è quando si percepisce il rapporto fra due idee o immediatamente (in-

Locke, John - Ritratto.
1. Merry Santa in Compiere Santo
è stato sul fiume di S. Pietro, dove
si è fatto un'offerta di cibo e di
merce. Questa festa è stata
organizzata da una famiglia
di cittadini che hanno
comprato i prodotti
della nostra città
e hanno fatto
un'offerta di cibo
e di merce.
2. La festa è stata organizzata da una famiglia di cittadini che hanno comprato i prodotti della nostra città e hanno fatto un'offerta di cibo e di merce.
186. La festa è stata organizzata da una famiglia di cittadini
versione di alcune opere; comperò e restaurò a Londra l'antica abbazia di S. Ethelreda, restituendone al culto la chiesa (del sec. XIII) e fondandovi una residenza del suo Ordine.
Fu il primo dei « trattariani» a convertirsi al cattolicesimo e il suo ritorno alla fede cattolica fece profonda impressione sull'amico Newman, che poco dopo ne seguì l'esempio.
Scrisse molti opuscoli di indole popolare; fondò e diresse il Catholic Opinion, finché si fuse con il Tablet; vanno inoltre ricordati: The Communion of the Saints (Londra 1868), The old Religion, or how shall we find primitive Christianity (ivi 1868), Life of A. Rosmini, 2 voll. (ivi 1886; il I già era stato pubblicato da G. S. Mc Walter [ivi 1883]).
