GIOVANNI di SALISBURY. - Scolastico medicele, figura complessa di filosofo, storico e umanista, in Salisbury ca. il 1110-20, m. a Chartres il 1180. Fu educato in Francia (1136-48) e vi ebbe maestri, fra altri, Abelardo e Gilberto Porretano. Ritornato in Inghilterra divenne, dietro raccomandazione di S. Bernardo di Chiaravalle, primo segretario di Teobaldo arcivescovo di Canterbury, poi del successore S. Tommaso Becket. Impiegato in ambasceire presso la S. Sede, e, perché ritenuto di sentimenti troppo papali, malvisto da re Enrico II, fu, in seguito all'uccisione di S. Tommaso, costretto a stabilirsi in Francia, dove occupò il vescovato di Chartres (1176, fino alla morte).
G. di S. occupa un posto di rilievo nella storia del pensiero filosofico e politico del sec. XII. Formato inoltre sui classici latini e particolarmente su Cicerone, le sue opere, in prosa e in versi, presentano una rara dignità e proprietà di stile. Scrisse: Enthélicus seu de dogmate philosophorum (in versi: PL 109, 965 sgg.); Polyætius sive de nugis curialium et vestigis philosophorum (ed. C. J. Webb, 2 voll., Oxford 1909, e PL 109); Metalogicon, contenente un trattato completo di logica (ed. Webb, Oxford 1929 e PL 109); Lettere (in J. A. Giles, Johannis Salisberiensis opera omnia, 5 voll., Oxford 1848, I e II: PL 109); Historia pontificalis (MGH, Scriptores, XX: solo un frammento); Vita Anselmi Cantuariensis (PL 109, 1903-24); Carmen de membris conspirantibus (dubbo); J. A. Giles, op. cit., V).
Della questione degli universali G. di S. narra le vicende al suo tempo, rilevando che in essa «laborans mundus iam senuit» e «plus temporis consumptum est quam in adquirendo et regendo orbis imperio consumpserit Caesarea domus» (Polyc., VII, 12: ed. cit., II, p. 141). G. di S. aderisce a un realismo moderato. In logica la sua ammirazione va ad Aristotele, che faceva allora l'ingresso nel mondo latino con la «logica nuova»: ingresso che egli difese con tanta passione nel I. IV del Metalogicon contro il retrogrado Cornificius (nome ideale o reale?) e contro i suoi seguaci «Boetio fere solo contenti» (ibid., IV, 27). Anche la psicologia di G. di S., pur di ispirazione agostiniana, si incammina verso le posizioni aristoteliche, e fa derivare la conoscenza razionale dai dati sensibili, attraverso i tre gradi d'astrazione fisica, matematica, metafisica.
Ma dove G. di S. occupa un posto unico nella storia del pensiero del sec. XII è a proposito di dottrine politiche, svolte nel Polyætius, scritto, come spiega C. Schaarschmidt interpretando il titolo, «in usum civitates regentium» (cf. A. J. Carlyle, A history of mediaeval political theory, III, Londra 1940, p. 102). Egli vuole il principe colto perché «ex illiteratus est quasi asinus coronatus» (IV, 6); la sua potestà viene da Dio («omnis potestas a Domino Deo est», IV, 2; ed. cit., I, p. 236), e nel mondo cristiano, attraverso l'autorità della Chiesa («hunc ergo gladium de manu Ecclesiae accipit Princeps»). Ma se il principe si volge in tiranno e cioè in danno del popolo, la sua autorità cessa, ed è giusto ed onorevole toglierlo di mezzo, anche con l'omicidio. «Hoc tamen cavendum docent historiae, ne quis illius moliatur interitum cui fidei et sacramenti religione tenetur adstrictus... Sed nec veneni, licet videam ab infidelibus usurpatam, ullo unquam iure indultam lego licentiam» (VIII, 20). Nella Entheticus G. di S. aveva cantato: «libera philosophi vita est et libera lingua: est libertatis auctor utrique Deus» (PL 109, 1003). Forse la libera lingua del libero filosofo non si impose qui tutti i limiti del caso.
Amato Masnovo
GIOVANNI da San Facondo o Giovanni di San Paolo.