CÀTARI

CÀTARI. - Il nome c. di derivazione greca (καθαφός, puro), servì ad indicare fin dall'antichità cristiana alcune sètte eretici, ma nell'uso corrente ormai quel termine designa una particolare forma di eresia medievale, e soltanto in tale senso qui viene considerato.
Landolfo Seniore, ca. il 1100, chiama «cathari» gli avversari del matrimonio ecclesiastico e stabilisce nel rigetto del matrimonio un punto di incontro tra gli eretici di Monforte e i seguaci della patria; nella seconda metà del sec. XII venne impiegato il nome di c., per indicare alcuni eretici (Eberto di Schonau, Sermones contra catharos) e da quel momento l'uso si impose rapidamente; è superfluo avvertire che non vi è coincidenza tra c. e patria, anche se si possono facilmente trovare atteggiamenti affini e stabilire incontri e dottrine. Si tratta di due movimenti non coevi ed originati da esigenze diverse, ma accostati da necessità pratiche di lotta. Neppure tra c. e valdosi si possono stabilire parallelismi o trovare filiazioni, anche se in questo caso si tratta di due fenomeni entrambi religiosi e staccati dal ceppo cattolico in circostanze simili; il disaccordo originario rimane, se pur non mancano influenze reciproche.
I centri principali di diffusione dell'eresia dei c. furono tre: la Sciampagna, la Francia meridionale, la Lombardia; ma resterà sempre oscura l'origine di questo fenomeno; né accontentano le spiegazioni date circa i lunghi viaggi percorsi dal pensiero dualistico manicheo o gnostico per arrivare a svilupparsi nei centri ora indicati. Si tratta piuttosto di effettuare locali che soltanto in un secondo tempo hanno stabilito collegamenti tra loro ed hanno cercato in antichi precedenti storici alcune giustificazioni al loro atteggiamento. Risulta tuttavia che dalla seconda metà del sec. XII le Chiese dei c. dell'Occidente sono in rapporto di dipendenza dottrinale e gerarchica coi capi delle diverse ed opposte comunità dualiste dei paesi balcanici o orientali.
Teorie diverse sono state avanzate sulla genesi e sulle caratteristiche dell'eresia medievale; e, lasciando i particolari, si può dire che due sono gli atteggiamenti principali: vi è chi dà la prevalenza all'aspetto teologico-dottrinale, e vi è che accentua invece l'aspetto ascetico-pratico. Gli uni di conseguenza vedono esistere una relazione assai stretta tra i c. medievali e gli antichi manichei e derivazioni dualistiche, gli altri considerano questo apparato come una superstizione di voto e riconoscono come primum movens il desiderio di vita ascetica, di semplicità nel culto, ecc.; da questi ultimi l'opposizione alla Chiesa ufficiale e gerarchica viene messa in piena luce, tanto da arrivare ad affermare che l'eresia rappresenta un nuovo sistema laico di perfezione e di salvezza nella vita cristiana. Nella fase embrionale del fenomeno eretico, che è ormai quasi impossibile seguire la formazione di quel movimento che è religioso e sociale nello stesso tempo. Tuttavia, in base a facili considerazioni di buon senso, si deve constatare che tra quei cristiani dei secc. XI e XII non potevano essere diffuse dottrine filosofiche o far presa argomenti troppo astrusi, quantunque s'avvertono presenti nell'elemento colto, mentre potevano esser compresi ed appassionare i temi della povertà evangelica, dell'azione apostolica e simili. Questo non esclude che alcuni tra gli eretici abbiano sentito la necessità di dare un sostegno al loro atteggiamento e si siano rifatti anzitutto ai testi sacri, trovando già in essi molte dichiarazioni sull'opposizione tra il regno di Dio ed il mondo, sulla malvagità della vita carnale, sul dovere di essere umili, sottomessi, disinteressati; in seguito hanno anche ripreso dottrine dualistiche di vecchia data, ciò che permette ai polemisti cattolici di rovesciare contro di loro le autorevoli confutazioni già mosse a suo tempo da un s. Agostino o da altri padri. Così si formò il cliché tradizionale che interpretò sub specie philosophiae le eresie medievali; né rappresentò un progresso il nuovo criterio sto-

di figure degne di rispetto, seguaci di una rigida morale ed animata da vero sentimento religioso, non si possono non sottolineare le terribili conseguenze derivanti dal tenore di vita auspicato e promosso dai c. La massa dei semplici credentes si poteva abbandonare impunemente ad ogni dissolutezza e violenza, per la speranza del consolamento sul salificio in extremis; la distruzione della famiglia e la disgregazione della società erano i frutti ineluttabili di quelle premesse, e non vi è dubbio che una larga diffusione di quell'eresia avrebbe messo in pericolo tutta la civiltà cristiana europea. Ciò può servire a spiegare in parte la violenza della reazione cattolica, quando si avvertì tutta la gravità della minaccia.
Non è possibile seguire qui nei particolari le vicende di tutti i gruppi dei c. disseminati in Europa; l'esame delle loro dottrine ci dovrebbe documentare la genesi del loro vario insegnamento dualistico. Basti dire, a proposito del catarsismo extraitaliano, che quello orientale si confonde piuttosto con il bogomilismo e ad esso si rinvia; sarsa tracce s'incontrano in Inghilterra ed in Spagna, maggiori sulle rive del Reno dove il fiero Corrado di Magdeburgo giunse a repressioni severe. Invece fu molto diffuso sia nella Francia settentrionale sia in quella meridionale; per quest'ultima si veda la storia degli albigesi (v.) ben nota per tante ragioni. Nel nord il maggior centro era il castello di Montwimer (Montaimé, diocesi di Châlons-sur-Marne), dal quale l'eresia si irradiava nelle Fiandre, in Piccardia ed in Borgogna; ma il supplizio di ca. 200 abitanti di quel centro avvenuto nel 1239 segnò la fine del movimento in tutta la regione.
Il primo segno di presenza di c. in Italia si ha verso il 1030 con la cattura degli eretici del castello di Monforte presso Alba, esaminati dall'arcivescovo di Milano Ariberto; dalle notizie delle cronache risulta che essi avevano una buona organizzazione, largo sviluppo ed un complesso sistema dottrinale basato sui soliti principi. In seguito le vicende della riforma gregoriana e della lotta delle investiture e i susseguenti contrasti tra imperatori svevi e pontefici misero in ombra, nelle fonti, le notizie sugli eretici; nel 1184 il papa Lucio III nell'incontro a Verona con Federico Barbarossa emanò la costituzione Ad abolendam, diretta ad una organica opera di repressione troppo a lungo procrastinata a causa delle difficoltà politiche; in questo documento vengono pure enumerate parzialmente le varie correnti eretici, ma il primo posto è dato al catarsismo, segno indubbio della vastità e portata di quel fenomeno. Tralasciando tutti quegli episodi che possono interessare piuttosto la storia generale per i loro riflessi sociali e politici, si ricorderà soltanto che se Milano rimase sempre il centro, i c. fiorivano anche a Verona, Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Cremona, Rimini, Orvieto, Viterbo; né mancano prove di esistenza anche in Calabria, in Puglia e nelle isole. Un podestà di Orvieto, Pietro Parenzo, fu ucciso dagli eretici il 21 maggio 1199; anche predicatori ed inquisitori furono assassinati.
In seno al catarsismo italiano si individuano tre stette o ordini divisi tra loro da contrasti dottrinali (altra cosa sono le chiese catare intese come organizzazioni gerarchiche, con a capo un vescovo, assistito da un filius maior e da un filius minor: R. Sacconi ne enumerava 16 in tutto il mondo cataro): albanesi (v.) o dualisti estremisti; CONCORREZZESI (v.) detti anche garati dal nome del loro capo Garato, bagnolesi (v.) o caloiani dal loro vescovo Caloiano, che erano, gli uni e gli altri, dualisti mitigati ma divergevano perché gli uni ammettevano la realtà materiale del corpo di Cristo, gli altri erano pure docetisti; in più gli uni erano traducianti, gli altri ritenevano che le anime fossero state create da Dio tutte in una volta prima della formazione del mondo ed avessero già peccato in cielo.

BIBL.: Fonti: le fonti relative al catarsismo si possono distinguere in narrative e documentarie da un lato, che sono per lo più coevo o poco posteriori, ed in esposizioni dottrinali e confessionali di erorii: escluso qualche dettaglio, meritano fede, perché riportano spesso esposizioni di eretici e verbali di processi e concordano nella descrizione dei caratteri del movimento. Gli scritti dei c. dovettero esser numerosi e di vario tipo (trattati, schedulare o opuscoli di propaganda, rituali, ecc.; oltre alle traduzioni della Bibbia fatte a loro uso e consumo), ma sono andati quasi tutti perduti; ci restano un rituale in lingua romanza, pubblicato prima da E. Cunitz, Ein Katharisches Rituale (Beiträge zu den theologischen Wissenschaften, 4), Iena 1852, e in seguito da L. Clédat, Le Nouveau Testament traduit au XIIIe siècle en langue provençale, suivi d'un Rituel cathare, Parigi 1887; un trattato neo-manicheo Liber de duobus principiis, con un Compendium ad instructionem rudium, composto intorno al 1239 e proveniente dall'ambiente della giovane frazione della settimana catara degli albanesi capeggiata da Giovanni da Lugio, seguito da un rituale cataro in lingua latina, entrambi scoperti e pubblicati recentemente da A. Dondaine, Un traité néo-manicheo che du XIIIe siècle. Le Liber de duobus principiis suivi d'un fragment de Rituel cathare, Roma 1939; G. Lacombe, La vie et les oeuvres de Prévostin, Kain 1927 (per la Summa contra haereticos a lui attribuita, cf. id., Prévostin de Crémone, in D'ThC, XII, coll. 166-67); A. Dondaine, Nouvelles sources de l'histoire de l'Italie du néo-manichéisme du moyen âge, in Revue des sciences phil. et théol., 28 (1939), pp. 456-68; M. Esposito, Sur quel-ques écrits concernant les hérésies et les hérésiques au XIIe et XIIIe siècles, in Revue d'histoire ecclés., 36 (1940), pp. 143-62; Ilario di Milano, La Manifestatio heresis catarorum quam fecit Bonacur-tsu secondo il cod. Ottob. lat. 136 della bibl. Vat., in Aevum, 12 (1928), pp. 281-333; id., Fr. Gregorio, O. P., vescovo di Fano, e la Diputatio inter catholicum et paterinum hereticum, ibid., 14 (1940), pp. 8-140 (in realtà l'autore è un laico, di nome Giorgio, cf. A. Dondaine, Le manuel ecc., pp. 174-80); id., La Summa contra haereticos di Giacomo Capelli, O. F. M., e un suo «Qua-remiale» inedito, in Collectanea franc., 10 (1940), pp. 66-82; id., Il Liber supra Stella del piacentino Salvo Burci contro i c. altre correnti eretici, in Aevum, 16 (1942), pp. 272-319; 17 (1943), pp. 90-146; 19 (1945), pp. 282-341; A. Dondaine, Les actes du concile albigeois de St-Félix de Caraman, in Miscell. G. Mercati, V. Città del Vaticano 1946, pp. 324-55; id., Le manuel de l'inquisiteur (1230-1330), in Archivum Fratr. praedi-ctorum, 17 (1947), pp. 85-194; T. Käppeli, Une Somme con- tre les hérésiques de s. Pierre Martyr (S), in Archivum Fratr. praedicatorum, 17 (1947), pp. 295-335; la Summa di R. Sac-coni, che con quella Adversus Catharos et Valdenses (ed. T. A. Ricchini, Roma 1743) di Moneta da Cremona tiene uno dei primi posti in questo genere di letteratura, è stata nuova-mente pubblicata da A. Dondaine, Un traité néo-manichéen, ecc., pp. 64-78.
Tra i lavori più significativi cf. Ch. U. Hahn, Geschichte der Ketzer im Mittelalter, besonders im 11., 12., und 13. Jahr-hundert nach den Quellen, I. Stoccarda 1845, passim; Ch. Schmidt, Histoire et doctrine de la secte des Cathares ou Albigeois, 2 voll., Parigi 1849; F. Tocco, L'eresia nel medioevo, Firenze 1884, pp. 73-134; Ch. Molinier, Rapport sur une mission exécutée en Italie. Étude sur quelques manuscrits de bibliothèques concernant l'inquisition et les croyances hérésiques du XIIe et du XIIIe siècle, in Archives des Missions scientifiques et littéraires, 3e serie, 14 (1888), pp. 133-336; J. Dollinger, Beiträge zur Sektengeschichte des Mittelalters, Monaco 1890; P. Alphandéry, Les idées morales des hérésiodoxes latins au début du XIIIe siècle, Parigi 1903, passim; Ch. Molinier, L'église et la société cathares, in Revue historique, 94 (1907), pp. 225-48; 95 (1907), pp. 1-22, 263-91; id., Un texte de Muratori concernant les sectes cathares, in Annales du Midi, 22 (1910), pp. 180-220; id., L'endura, coutume religieuse des derniers sectaires albigeois, Tolosa 1881; E. Broeck, Le catharisme. Étude sur les doctrines, la vie religieuse et morale, l'activité littéraire et les vicissitudes de la secte cathare avant la croisade, Hoogstraten 1916; G. Volpe, Mouvement religieux et sétisé ereticial nella société medioevale italiana, Firenze 1922, passim; E. Homes, The Albigeusian or Catharist Heresy. A Story and a Study, Londra 1925; J. Guiraud, Histoire de l'Inquisition au moyen âge, I, Parigi 1935; H. Grundmann, Religiöse Bewe-gungen im Mittelalter, Berlino 1935, passim; R. Morgen, Osservazioni critiche su alcune questioni fondamentali riguar-danti le origini e i caratteri delle eresie medioevali, in Archivio de patuta. romana storia patria, 67 (1944), pp. 97-151; Ilario di Milano, L'eresia di Ugo Speroni nella confutazione del maestro Vacario (Studi e Testi, 11), Città del Vaticano 1945, pp. 432-36; e dello stesso autore i vari studi già citati; inoltre Le eresie popolari del secolo XI nell'Europa occidentale, in Studi gregoriani, raccolti da S. B. Borino, II, Roma 1947, pp. 43-89, Paolo Brezzi.