CARNESECCHI, PIETRO. - Eretico, n. a Firenze il 24 dic. 1508, decapitato a Roma il 1° ott. 1567. Figlio di nobile mercante fiorentino, conoscitore delle lettere greche e latine, si cattivò presto la stima dei Medici, specialmente del card. Giulio che, diventato papa Clemente VII, lo volle a Roma come suo segretario e lo provvede di ricchi benefici ecclesiastici. In una commendatizia a Carlo V (27 giugno 1531) lo dice «summa fide et singulari modestia vir, quem cum suis meritis et deditissimo animo in me, tum virtute et nobilitate ita amo ut plus non possem».
Nel 1533, a fianco di Clemente VII, partecipò al convegno di Marsiglia. A Napoli Giulia Gonzaga, ch'egli stimò ed amò, lo fece avvicinare a Juan de Valdés, Bernardino Ochino, Pietro Martire Vermigli ed altri più o meno palesi fautori della riforma in Italia (1536-40). Nel 1541 era a Viterbo, dove, attorno al cardinale inglese Reginaldo Polo, si formava un circolo di «spirituali» che, pur rimanendo nella Chiesa, si avvicinava al luteranesimo quanto alla giustificazione per la sola fede. L'apostasia di Ochino e di Vermigli (1542) mise sull'avviso l'autorità ecclesiastica sul pericolo di quelle correnti. Tuttavia il C., che pure era in relazione con eretici stranieri e nostrani, seppe nascondere il suo animo e fu assolto dall'Inquisizione romana per mancanza di prove (1546). Passò quindi in Francia ospite di Caterina de' Medici, sua protettrice ed amica. Passò a Venezia nel 1552, manifestando sempre più il suo animo favorevole alla riforma. Paolo IV lo citò a Roma (1557), ma il C. si rifiutò di comparire, e fu condannato in contumacia (6 apr. 1558). Alla morte di Paolo IV ricomparve a Roma, fece riesaminare il suo caso e - dicendo, come affermerà più tardi Pio V, «un monte di bugie» - ottenne l'annullamento della precedente condanna (giugno 1560). Restarono però i sospetti e il contegno del C. non era certo tale da eliminarli. Pio V ne fece riprendere il processo. Il C. si trovava allora presso Cosimo de' Medici che, pregato dal Papa, glielo consegnò (luglio 1566). Il processo durò un anno; ed invece di confessare ed aburare, confidando nella protezione di Cosimo e di Caterina de' Medici, il C. si ostinò a giustificarsi, e poiché le prove a suo danno si facevano più evidenti, alla fine il 21 sett. 1567 fu condannato, quindi il 1° ott. 1567 fu decapitato e poi bruciato.