ASCESI

ASCESI. - Sforzo metodico di reprimere le tenenze inferiori della natura per realizzare progressivamente la perfezione spirituale.

SOMMARIO: I. Natura. - II. Mezzi. - III. Forme. - IV. Analogie. - V. Deviazioni ascetiche.

I. NATURA

Il termine, ignoto alla classica lingua italiana (manca, p. es., nel grande dizionario del Tommaseo), che usa piuttosto ascetismo, è oggi ammesso nel linguaggio filosofico-morale, nel senso di lavoro prolungato e austero per il raggiungimento della virtù.

"Ασκησίες, da άσκηω (nel Nuovo Testamento solo in Act. 24, 16), presso i Greci significava l'esercizio fisico, l'allenamento ginnico e atletico (Platone, Tucidide, Senofonte), indi lo sforzo intellettuale e morale per raggiungere la sapienza e la virtù (gli stessi, Isocrate, Demostene, sofisti, cinici, stoici), infine la pratica religiosa (già Isocrate, ma principalmente Filone). In queste due ultime accezioni unite e fusa, il termine diviene familiare alla spiritualità cristiana, a partire da Clemente Alessandrino che gli dà senso generico (vita di fervente pietà: ἀσκησίες γνωστικὴ «vita del cristiano perfetto») e da Origene che si attiene al senso ristretto (continenza), più comune presso i Padri greci.

L'a. cristiana è una pratica di vita derivante dalla fede o adesione a Cristo; è l'esercizio attivo di sforzi metodici e progressivi diretti all'acquisto delle virtù nella sequela e imitazione di Cristo. Implica un metodo o disciplina nel complesso e diuturno lavoro, quasi un'arte di aspro allenamento, e ha come fine il perfezionamento intimo in conformità al divino Modello. Ciò quadra con la concezione morale cristiana, che suppone un aspetto detto «negativo» (ardua lotta per la liberazione dal peccato e il superamento di se stessi) e un elemento «positivo» (perfezione). In senso stretto l'a. si limita all'aspetto negativo, come «combattimento spirituale» (v.), ma gli autori cattolici intendono

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(fel. Alinari)
AsCENSIONE - Particolare del musaico della cattedrale di Monreale (1174-82)

di solito «a. » in senso più largo, e, pure applicando principalmente il termine alle pratiche repressive rivolte alla purificazione (e riparazione), vi includono inoltre l’itinerario dell’ascensione verso Dio. Per i gradi della vita ascetica, V. PERFEZIONE CRISTIANA; VIE, TRE.

I caratteri specifici dell’a. cristiana possono ridursi a quattro: 1) Deriva, come da prima sorgente, da Dio quale causa della grazia, e a Dio si riferisce come all’ultimo fine perfettivo di tutta l’attività umana; ciò la distingue da ogni a. a carattere stoico o pelagiano o comunque tendente a misurare con criterio umano la perfezione morale. 2) Si attua mediante l’azione volontaria, personale, vitale, intesa a sviluppare tutto il meglio e il nobile che è nell’uomo; ciò la distingue dalle altre religioni antiche, a carattere superstizioso, magico, esterno. 3) È impregnata di Cristo, il cui influsso santificante, efficiente ed esemplare, la modella intrinsecamente; ciò le conferisce un aspetto inconfondibile, ne spiega la vitalità incoercibile, giustifica l’apparente paradosso della sete della sofferenza. 4) Riconosce nell’autorità della Chiesa cattolica la sua primaria e infallibile norma direttiva.

L’a. è necessaria alla vita morale. L’uomo avverte in sé una lotta tra il senso e lo spirito, specialmente nella forza che trascina quello fuori o contro la direzione di questo. «Lo spirito è pronto, ma la carne è inferma» (Mt. 26, 41). Tale dualismo, quantunque connaturale alla costituzione primigenia dell’uomo, è di peccato originale (v.), che ha spogliato la volontà della padronanza totale sulla parte sensibile. L’opposizione poi viene aggravata dal peccato attuale e più ancora dall’abitudine prava o vizio che ne deriva. Onde la virtù vera e duratura, che è rettitudine morale soprannaturale progressiva, non è per l’uomo un bene spontaneo, ma è frutto di reazione e di conquista. S. Paolo descrive drammaticamente la guerra sempre riaccendente tra la carne e lo spirito, concupiscenza (v.), lo sforzo imposto al cristiano per ristabilire l’equilibrio turbato, spogliandosi con dolore di quanto appartiene alla «carne di peccato» e rivestendosi dell’uomo nuovo modellato su Cristo (Rom. 7, 14-24; 13, 12-14; Col. 3, 5-8). Onde il cristiano dev’essere pronto alla lotta come un soldato armato di tutto punto (Eph. 6, 10-18), come l’atleta, abituato ai duri esercizi, che percuote il nemico (se stesso) a sangue (I Cor. 9, 24-27) ed è tutto teso al traguardo (Phil. 3, 12-14).

È indispensabile alla vita morale lo sforzo continuo di rinunzia (v.) a se stessi per raggiungere la somiglianza con Dio. Tale è l’esplicito comando divino. Il lato pratico della dottrina rivelata coincide con l’obbligo della purificazione morale attuante nella vita, che non si limita all’indispensabile richiesto per la moralità dell’azione, ma tende a sviluppare il massimo di energia per raggiungere la somma altezza morale (Mt. 5, 48).

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Ascensione - Affresco di Giotto, nella cappella degli Scrovegni - Padova.

di solito «a.» in senso più largo, e, pure applicando principalmente il termine alle pratiche repressive rivolte alla purificazione (e riparazione), vi includono inoltre l'itinerario dell'ascensione verso Dio. Per i gradi de

Nel Vecchio Testamento, oltre numerose prescrizioni circa l’astinenza da determinate carni e parti di animali, abluzioni e purificazioni (v. RITUALISTI), sono imposti digiuni pubblici (Lev. 23, 27-33; Num. 29, 7-12) e praticati digiuni d’iniziativa privata, specialmente nelle pubbliche calamità (Giuditta, Esther). Lo spirito penitenziale veniva manifestato col vestirsi di sacco e di cilicio, coll’aspergersi il capo di cenere; nazireato (v.), era lodata l’Recabiti (v.); carattere ascetico presentato anche le «scuole dei profeti» in una comune vita devota. Le pratiche di mortificazione si prefiggevano maggior purezza interiore, come attestato la loro relazione alla santità di Dio (Deut. 14, 1; Joel 2, 12-13) e i richiami dei profeti (Is. 58, 1-9).

Gesù impone l’a. come «via stretta» conducente il suo seguace, carico della sua croce (Mt. 16, 25), al Padre Celeste, che gratuitamente ci rigenera comunica con la vita divina, e con cui dobbiamo essere in incessante relazione di dipendenza, ma più ancora di filiale pietà (v.) carità (v.) soprannaturale. L’amore per Gesù, forza essenzialmente assimilatrice, spinge poi il cristiano a riprodurre in sé Cristo paziente. Infine l’a. cristiana si impone per il suo valore sociale, per l’influsso benefico che ne deriva a tutta la famiglia dei credenti (v. CORPO MISTICO).

Caratteristica dell’a. evangelica è l’abnegazione (v.), nell’ilare accettazione della sofferenza purificatrice, preferendo Cristo alle persone più care (Mt. 10, 37; Lc. 9, 23; 14, 26), sacrificando se stesso e le proprie membra e la stessa vita per Lui, fra le continue persecuzioni che attendono i suoi seguaci (Mt. 10, 16; 36, 3; Mc. 8, 35). Occorre quindi continua vigilanza (Lc. 12, 35 sgg.), sia per i pericoli interiori (la carne) sia per gli esteriori (il mondo).

L’a. evangelica è, dunque, molto esigente. È concepita anzitutto come religiosità interiore, senza la quale non vi è vera preghiera né digiuno né carità di prossimo (Mt. 6, 1-33). Ha per norma ideale la perfezione del Padre Celeste cui ci conformiamo seguendone la volontà (Mt. 5, 48; 7, 21), per norma immediata Cristo, da riprodursi rimanendogli uniti come i rami al trono (Mc. 8, 34; Io. 15, 4-5); beatitudini (v.).

II. MEZZI

L’a. cristiana è totalitaria e unitaria. Opera la purificazione di tutto l’uomo per elevarlo alla somiglianza soprannaturale con Dio: lo spirito è affrancato e insieme elevato, il senso – sigillato nel sensibile – è rettificato e sottomesso allo spirito. Onde può parlarsi di un duplice ascetismo, esteriore e interiore, pur nell’inscindibile nesso per cui si esigono condizioni a vicenda.

L’a. considerata dal lato esterno, mirando da una parte a frenare e moderare la tendenza verso il sensibile, dall’altra a rendere il corpo più docile allo spirito, mortificazione (v.), cui si connettano la modestia, il digiuno, l’astinenza da determinati cibi e bevande, le veglie, le varie macerazioni corporali con arnesi quali discipline, catenelle, cilizi. Contribuiscono supremamente alla purificazione del cuore e all’indipendenza dello spirito: povertà (v.) effettiva e la castità (v. CONSIGLI EVANGELICI). Mezzi diretti alla separazione dal raccoglimento (v.) sono la solitudine e il silenzio, praticati in varia forma e misura.

Cristo non condanna come intrinsecamente perversi i beni terreni, ma impone il totale distacco, sia pure a gradi, a chi vuole seguirlo (Lc. 14, 33), e qualifica le ricchezze ostacoli per il regno dei cieli (Mt. 19, 23-24; Lc. 8, 14). Perciò agli evangelizzatori del Regno di Dio prescrive un tenore di vita molto austero (Mc. 6, 8) e la povertà assoluta.

L’a. tuttavia dev’essere sempre prevalentemente interiore, ed usa mezzi purificativi ed elevati, che si incentrano nell’umiltà e nella preghiera. Essenzialmente cristiana e soprannaturale è l’umiltà (v.), che all’amor proprio (v.) sostituisce la graduale abnegazione fino all’abbandono (v.) in Dio e all’infanzia (v.) spirituale; combatte SERBIA (v.), specie la sete di gloria e di dominio, mentre illumina l’anima sui suoi rapporti di dipendenza da Dio. Ne deriva l’obbedienza (v.), che, correggendo l’illusione di autosufficienza, sottomette la volontà alla volontà di Dio come a norma suprema ed esclusiva.

La preghiera, in meditazione (v.), è il respiro essenziale dell’a. cristiana. Oltre ad aver efficacia impetrativa, raccoglie lo spirito, purifica l’intelligenza dall’ignoranza e l’illumina sulle verità della fede preparandola a trascendere la cognizione naturale contemplazione (v.), col conseguente impulso al distacco del cuore e allo sviluppo energetico della volontà come potenza motrice. Alla meditazione si collega l’ESAMERONE (v.) di coscienza, base dell’introspezione morale necessaria per regolare i rapporti con Dio e determinare il piano di lotta contro il peccato.

III. FORME

Le forme più caratteristiche dell’ascetismo cristiano nei secoli sono: il martirio, la verginità o continenza, il monachismo.

MARTIROLOGIO (v.) costituisce l’ideale eroico dei secc. II e III: il martire, copia di Cristo paziente, appare il perfetto discepolo. D’altronde, tutta la vita cristiana, in lotta contro le passioni e per la saldezza nella fede, è considerata come un’aspirazione e quasi un equivalente al martirio.

verginità (v.) in particolare è quasi equiparata al martirio. Fin dal sec. II, le vergini e i continenti sono un argomento per gli apologisti, e nei sec. III e IV, fiorisce un’ampia letteratura sui pregi e la pratica della verginità, cui si congiungeva l’azione apostolica.

monachismo (v.), sia nella forma anacoretica con cui sorge nella metà del sec. III, sia nella forma cenobitica nella quale si andò evolvendo dal sec. IV, convogliata tutta la corrente ascetica codificata dalla esperienza di santi, REGNO (v.) degli istituti religiosi. Tutti i mezzi ascetici vengono coordinati in ordine alla santificazione morale: dal lavoro manuale alla solitudine e alle macerazioni, dalla preghiera liturgica e contemplativa alla dura vita apostolica. Il fondo comune sono i consigli evangelici abbracciati coi tre voti (obbedienza, castità, povertà), e la vita comune in preghiera e mortificazione.

Alla massa dei fedeli la Chiesa inculca la vita ascetica, imponendo astinenze, digiuni, preghiere. Ma la piena educazione ascetica si compie individualmente, sotto la guida dei confessori e direttori spirituali, mediante pratiche e metodi adattati all’indole, esigenze e capacità di ognuno.

IV. ANALOGIE

Si sono spesso istituiti raffronti e proclamate analogie fra l’a. cristiana e le correnti ascetiche sviluppatesi in seno al paganesimo. Traslacciando le a. estranee ad ogni contatto col cristianesimo (v. BUDDHISMO; INDUISMO; TEOSOFIA), diamo un rapido sguardo a quelle che dalla critica storica «indipendente» sono talora accostate o poste in rapporti di causalità con l’a. cristiana.

Nel paganesimo greco-romano non sono ignote pratiche esteriormente ascetiche: processioni penitenziali,

digiuni, astinenze, abluzioni, qualche esempio di castità (vestali), limitazioni sessuali in ordine al culto. Ma manca l'elemento vitale dell'a.: lo sforzo per un perfezionamento morale intimo.

Nelle religioni «misteriche» si nota un sentimento-lismo mistico convergente verso una certa unione con la divinità; le pratiche ascetiche vi si trovano pertanto accentuate, soprattutto per raggiungere il grado di perfetto «iniziato»; vi sono comuni le abluzioni, i digiuni e le astinenze, l'interdizione temporanea dei piaceri sessuali. Pur non negando il sentimento religioso, involuto in simboli spesso grossolani, notiamo, oltre l'origine naturalistica di questi culti e la dubbia moralità della «visione dei misteri», l'assenza in queste oscure pratiche di un adeguato contenuto ascetico. L'unione alla divinità non è concepita come intima partecipazione e trasformazione in essa, ma piuttosto come un salvacondotto per inoltrarsi nelle paurose regioni dell'oltretomba; le prove o purificazioni ascetiche sono merce condizione affinché l'iniziazione alle cose sacre non dispiaccia alla divinità.

Le diverse filosofie a sfondo morale e religioso offrono qualche cosa di più elevato: da differenti presupposti e per diverse vie cercano un perfezionamento interiore all'uomo e giungono a più alto concetto delle relazioni tra questo e la divinità.

Il pitagorismo, o meglio il neopitagorismo, diffusosi dal sec. I a. C., parte dal presupposto (comune, come la teoria della liberazione e della metempsicosia, all'orfismo) di un dualismo costituzionale dell'uomo: dionisiaco (buono), titanico (malvagio), e cerca la liberazione dell'elemento buono attraverso il superamento di se stessi fino a che si chiuda il ciclo delle esistenze. Come mezzi preconizza: la filosofia, sforzo verso la saggezza liberatrice dall'errore, moderatrice delle passioni e della parte sensitiva che sottomette alla ragione; l'astinenza da diversi alimenti, la rassegnazione nelle prove della vita, l'esame di coscienza e il silenzio, rigidamente imposto nel «noviziato» premesso all'accettazione nella «comunità» pitagorica.

Nello stoicismo, vertice della perfezione dell'uomo è vivere secondo le esigenze della natura, ragionevole, retta, libera. L'a. stoica mira all'indipendenza personale; consiste soprattutto nel giudicare rettamente le impressioni prodotte dalle cose nell'animo, secondo i rapporti alla ragione morale, e a praticare l'indifferenza imperturbabile (apathieia) per tutti i beni e i malintesi che all'uomo libero, secondo il motto ab-tine et sustine (astienti e sopporta). Per il puro naturalismo etico, per la «apatia» che uccide il sentimento e genera l'individuazione antisociale, l'a. stoica è nel suo spirito opposto alla cristiana, benché molti suoi sapienti consigli circa il disprezzo dei beni mondani, la repressione delle passioni, la costanza di fronte al dolore e alla morte, la lettura meditativa, la solitudine, siano stati accolti dagli scrittori cristiani.

Nobile ideale anima l'a. del neoplatonismo (Platon, Porfirio), che si muove nel solco dello spiritualismo platonico e in conformità alla sua metafisica emanatista. Scopo ne è l'unione con Dio (l'Essere, l'Uno) per mezzo della contemplazione estatica. È sforzo essenzialmente semplificativo: sbarazzarsi della servitù del sensibile e superare il mondo razionale per raggiungere la vetta dell'intuizione intelligibile; onde l'indifferenza o il disprezzo per i piaceri corporei. Ma, oltre che nei presupposti teologici, quest'a. si oppone alla cristiana per l'esclusivismo intellettualistico che la porta a negliere la parte affettiva, e per il carattere di irrealismo pratico, ignaro della fragilità umana.

In genere, nelle concezioni ascetiche AMORE (v.) che scende da Dio all'uomo per risalire dall'uomo a Dio.

terapeuti (v.) ESSERE (v.) con vita comune, comunità di beni, lavoro manuale, preghiera, digiuni prolungati, studio dei libri sacri, celebri, autore silenzio, solitudine, obbedienza.

V. DEVIAZIONI ASCETICHE

Nel corso dei secoli si manifestarono ora per eccesso ora per difetto.

Nei primi secoli, i montanisti (v.) costituirono un movimento rigorista che to'lerava a stento il matrimonio e moltiplicava austeri digiuni. Gnostici e maniche, professando la malvagità intrinseca della materia, rigettavano la legittimità del matrimonio, e imponevano l'universale astinenza dalla carne e dal vino; encratiti (v.) o astinenti. Il Concilio di Gangre (340-43) condannò la falsa a. EUSTAZIANI (v.) e il Concilio Efesino (431) MESSALIANI (v.). I maniche (v.) formarono convenzionale che rinunciavano al possesso dei beni della terra. Nel medioevo lo pseudo-ascetismo manifestò riapparve negli albigesi. I valdesi (v.) e i fratelli apostolici «esigevano la povertà assoluta»; flagellanti (v.) predicavano la cruenta flagellazione pubblica.

Come nemici dell'a. si segnalano nel sec. IV Elvidio, Giovanni, Vigilanzio, attaccando di preferenza la verginità. Più vicini a noi, QUIETISMO (v.) sacrificano l'a. alla pura passività.

Lutero (v.), per la teoria dell'inutilita morale delle opere buone, si dichiararono agli inizi estranei, anzi contrari all'a. Calvino (v.) impose a tutti un'a. quasi monastica. Gradualmente poi l'a. si fece strada presso tutte le «Chiese» protestanti, almeno come necessità pratica (v. BUCHMANISMO; METODISMO; WESLEY, JOHN), fino a tentativi (dal sec. XIX) di vita religiosa in comune, ma senza voti o impegni irrevocabili.

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