RECABITI. - Clan nomade, derivato dai Cinei o Queniti (I Par. 2, 55), che al sec. IX a. C. ebbe da Ionadab, figlio di Recab, uno statuto speciale di carattere religioso e morale: contro gli eccessi donisiani del balsimo introdotto dalla fenicia Iezabel non bevevano vino, e contro l'insieme del sincretismo idola
trico era loro imposta la vita nomade, lungi dai centri abitati e dall'agricoltura (Ier. 35, 2-11).
Sono stati detti « nazirei » o ad essi avvicinati. Furono tra i fedeli jahwisti che non piegarono il loro ginocchio dinanzi a Baal (cf. I Reg. 19, 18); il loro capo godeva grande stima e influenza: Iehu (8,42 a. C.) lo volle al suo fianco, sul suo stesso cocchio, quando, dopo la strage della dinastia degli Omridi, s'avviava a Samaria per assidersi sul trono d'Israele e attuare la carneficina di tutti i cultori di Baal (ibid. 10, 45). Geremia incontra i R. a Gerusalemme, dove hanno cercato asilo dinanzi all'avanzata dell'esercito di Nabuchodonosor (588 a. C.), e rinfaccia l'esempio della loro fedeltà secolare ai precetti del loro antenato, agli stolti Giudei ribelli alla voce di Dio (Ier. 35, 12-19). Al ritorno dall'esilio, i R. parteciparono alla ricostruzione delle mura di Gerusalemme (Neb. 3, 14).
La scuola sociologica (A. Causse) ricorre a Ier. 35 per fare dei profeti degli agitatori sociali, nostalgici del nomadismo e contrari alla cultura; ma senza alcun fondamento, che Geremia celebra la fedeltà dei R., astraendo da qualsiasi giudizio sulla natura del statuto dato loro da Ionadab, per rimproverare ai Giudei la loro pervicace ribellione ai precetti dati da Dio.