TEOSOFIA

TEOSOFIA. - Da Θεός «Dio» e σοφία «sapienza», è la cognizione di Dio, e in genere delle cose divine, ottenuta non tanto per un processo di scorsivo dell'intelletto quanto per l'ardore del sentimento religioso che anela a una mistica unione con la divinità e a una più profonda penetrazione della

sua cessenza. teologia (v.), che è dimostrazione razionale sulle basi di una rivelazione di Dio, in quanto la cognizione di Dio nella t. avviene in maniera intuitiva attraverso fantasia e sentimento. I suoi prodotti mentali, anche se ricchi di idee, sono più immagini che concetti. gnosi (v.), neoplatonismo (v.) e nei tempi moderni le speculazioni di G. Böhme (v.) e E. Swedenborg (v.).

Con il sec. XIX, grazie allo sviluppo dell'indiainistica (filosofia delle Upanisad, elementi dei sistemi Sankhya e Yoga, buddhismo mahayanico) e delle scienze fisiche e naturali, la t. ha preso una fisionomia più obiettiva e un paludamento scientifico senza perdere tuttavia il suo carattere fondamentale di intuizione fantastica del reale.

I suoi canoni fondamentali furono fissati da Elena Blavatski (v.), occultista russa (n. a Jekaterinoslav il 31 luglio 1831, m. a Londra l'8 maggio 1891) la quale dopo un soggiorno nell'India fondò nel 1875 a Nuova York, insieme con il colonnello H. S. Olcott, che ne fu il vero organizzatore. La Società teosofica con il trinucleo sposo (1) formare il nucleo della Fratellanza Universale dell'umanità senza distinzione di razza, credenza, sesso, casta o colore; 2) incoraggiare lo studio comparato delle religioni, della filosofia e delle scienze; 3) investigare le leggi inesplicate della natura e i poteri latenti dell'uomo. Le successe nella direzione della Società teosofica Annie Besant (n. a Londra il 19 ott. 1847, m. a Adyar il 20 sett. 1933), che ne valorizzò le conseguenze nel piano etico. La sede attuale della Società teosofica è a Adyar (Madras) dove, a testimoniare la visione universalistica della t., fu nel 1925 posta la prima pietra di 4 santuari dedicati alle religioni di Zarathustra, cristiana, islamica e ebraica, in aggiunta a quelle dell'induismo e del buddhismo, che la t. considera come altrettanti veicoli attraverso i quali il pensiero teosofico è giunto fino ad oggi. Circa le vicende della Società teosofica V. Besant Annie.

Nella sua costituzione attuale, datale dalla Blavatski, la t. pur dichiarandosi adagmatica finisce con essere un sistema completo (per quanto respinga ogni costruzione dogmatica e consideri la «verità» come un premio da conseguire) di filosofia dalla gnoseologia, alla cosmologia, all'etica. L'ammestramento intorno a questi massimi problemi del pensiero e della vita essa afferma di averlo ricevuto dai Maestri (Mahatma) la cui catena s'inizia in un'epoca anteriore a quella dell'umanità attuale, e le cui dottrine dall'India si sono diffuse in Egitto, Caldea, Persia, formando la base di tutte le religioni, senza identificarsi con nessuna.

La provenienza della dottrina teosofica dall'ininterrotta catena dei Maestri distingue la t. dallo spiritismo, che invece riceve i suoi lumi dalla consultazione dei morti, in genere illustri, attraverso la prestazione di medium che ne rivelano i responsi servendosi di un abbastanza uniforme bagaglio di manifestazioni: tavoli parlanti o semoventi, apparizioni, materializzazioni, apporti vari e che pertanto è meno organica e più fruttuante come quella che dipende in fondo dalla cultura e dalla preparazione dei medium mentre la t. possiede un corpo di dottrina bello e formato, cui il teosofo aderisce, con un vero e proprio atto di fede, perché non c'è studio né intuizione individuale che possa dimostrare la visione teosofica delle origini cosmiche, verificarne la continuità ininterrotta della catena dei Maestri nelle aree anteriori all'apparizione dell'uomo sulla terra.

Gli elementi della visione cosmica propri della t. sono i seguenti: 1) prima dell'esistenza delle cose esiste l'Uno, inconcepibile, al di là dei limiti della personalità; 2) da questo Uno (nella terminologia esoterica «supercoscienza») è, per suo desiderio, derivato il produttore del mondo (nella stessa terminologia «contro di coscienza») che nelle varie religioni è chiamato Ishvara, Logos, Dio. Questo produttore ha una personalità non unica ma triplice, è una triade (trimurti), in quanto esercita le tre funzioni: Essere (Mahadeva), Amore (Vishnu), Intelli

genza (Brahma) mediante le quali l'Università può raggiungere la sua perfetta completezza.

Le regioni del cosmo sono distribuite secondo sette piani che procedendo dal più basso al più alto sono: 1) piano fisico o della materia nelle sue varie forme; 2) piano astrale (stellare) del sentimento e delle emozioni; 3) piano mentale o del pensiero; 4) piano buddhico o della beatitudine; 5) piano rinvenzione o dell'esistenza pura; 6) piano paranirvancio, oltre il Nirvana; 7) piano mahaparanirvancio, maggiore del paranirvancio: dei quali ultimi due non è possibile far parola perché sono oltre la comprensione umana.

La differenza che si riscontra tra gli elementi o atomi di questi sette piani è dovuta alla maggiore o minore intensità delle vibrazioni che li investono, non da diversità di sostanza la quale è in essi costante. Non conviene dimenticare che la vibrazione, manifestazione di vita, è il fattore essenziale dell'evoluzione la quale è a sua volta necessaria postulato della t.; tutta la gerarchia degli atomi, da quelli del piano fisico a quelli delle idee-arche-tipiche si fonda su un diverso dosaggio di onde vibratorie.

L'Intelligenza (Brahma) è quella che ha disposto i sette piani con i relativi sottopiani; l'Amore (Vishnu) ne fa evolvere le forme; e l'Essere (Mahadeva) foglia la monade umana che ha come suo carattere fondamentale l'autocoscienza e può percorrere tutti i sette piani del cosmo che sono tra loro comunicanti e permettono alla monade umana di giungere fino alla visione suprema.

Ma per giungere a questa visione non basta una sola vita; si richiede una serie di vite ciascuna delle quali condizionata dalle azioni compiute durante la vita antecedente (legge del Karma: V. KARMAN). reincarnazione (v.) è dogma fondamentale della t.

Soltanto attraverso un non precisabile lasso di tempo è possibile alla monade umana passare dall'iniziale animabilità a raggiungere la coscienza della sua identità con quell'Uno da cui l'Università procede. Perché è tesi fondamentale della t. che tutte le anime sono scintille dell'Anima universale; che la vita del mondo è una manifestazione della vita di Dio; che l'uomo ha dentro di sé la natura di Dio; che il proposito fondamentale di ciascuno è di rendere libero il divino che ha in sé. Si tratta pertanto di un panteismo a fondo materialistico nuovo solo in quanto fa appello alla scienza per giustificare, grazie al concetto di evoluzione, la presunta catena dell'insegnamento dei «Maestri».

Il vocabolo t. è adoperato dal Rosmini nel senso complessivo di dottrina dell'ente: essa abbraccia quindi l'ontologia (v.), la cosmologia (v.), teologia naturale (v.) e da questo punto di vista si può considerare come la dottrina dell'Essere supremo, studiata nella sua totalità. I 5 volumi che portano questo titolo (Teosofia, Torino 1859-74) sono incompleti e trattano soltanto dell'ontologia (v. ROSMINI).

Bibl.: H. P. Blavatsky, Isis unveiled, New York 1877; id., The secret doctrine, Londra 1888 (trad. II. Milano); A. Besant, The path of discipleship, ivi 1896 (trad. II. Roma 1900); id., The ancient Wisdom, ivi 1897 (trad. II. Milano 1930); L. De Grandmaison, Le lotus bleu, Parigi 1910; G. Busnelli, Manuale di T., 4 voll., 2a ed., Roma 1909-15; R. Guenon, Le thésophisme, Parigi 1921; Th. Mainage, Les principes de la théosophie, ivi 1921; K. Leese, Moderne theosophie, 2a ed., Berlino 1921; Th. Desterman, A Dictionary of theosophy, Londra 1927; A. B. Kahn, Theosophy, Nuova York 1930; L. De Grandmaison, La Théos. et l'Anthropomorphisme, Parigi 1939; C. Martindale, Theosophy, Londra 1939.