SWEDENBORG (SVENDBERG), EMANUEL. - Teosofo protestante e fondatore della setta degli «sve- denborgiani» o «Chiesa della nuova Gerusalemme», n. a Stoccolma il 29 genn. 1688, m. a Londra il 29 marzo 1772. Figlio di un vescovo luterano, già rettore dell'Università di Uppsala, fu dominato fin dall'infanzia dalla fede della realtà soprannaturale, che si tradusse presto in una ipertensione psichica.
Studiò in patria filosofia e scienze, si perfezionò a Londra, in Olanda, Francia, Germania. A Londra l'aspirazione teosofica naturalistica si combinò con l'entusiasmo per la meccanica. Nel 1716 tornato in patria fu nominato assessore al Collegio reale delle miniere, ufficio che tenne per 30 anni. In una prima fase lo S. mostrò tendenze in prevalenza filosofico-naturalistiche e scrisse: Principia rerum naturalium (1734); Oeconomia regni animalis (1720-41); Clavis hieroglyphica naturalium et spiritualium (1748), dove professa un evoluzionismo
emantistico, detto dall’autore «dottrina delle serie e dei
gradi», sotto l’influsso del naturalismo rinascimentale,
soprattutto di Paracelso; poi un esemplarismo nelle forme
dell’essere tra sfera divina, intellettuale e fisica, illustrato
con un sistema di corrispondenze, d’influsso neoplatonico
e cabalistico, con particolare applicazione ai rapporti
tra anima e corpo, in polemica con i filosofi cartesiani:
Regnum animale (1744-45). In questi ultimi scritti inter-
feriscono però interessi più propriamente teologico-mi-
stici del tutto propri dello S. Secondo il «diario dei sogni»
che cominciò a stendere dal 1743, lo S. parte da una
presunta «visione» di Gesù Cristo, avuta a Londra dopo
la Pasqua del 1744; e palesa il nuovo orientamento nel
l’opera De cultu et amore Dei (1744), elaborazione mistica
della Genesi, in cui l’interpretazione allegorica predomina:
il processo della creazione, come più tardi quello della
Redenzione, è presentato come il dispiegamento di ten-
denze psichiche, di dualismi psicologici, di mediazioni, e
a tale qualità sono ridotti in traduzione simbolica gli
angeli buoni, gli angeli malvagi, Cristo. Una seconda
«visione» del 1746 iniziò una serie di allucinazioni sempre
più frequenti portando un cambiamento radicale nella
sua vita: lasciato il posto di assessore alle miniere, si
ritirò in solitudine a Horngata, dove trascorse in disciplina
ascetica il resto della vita, senza però rinunciare a viaggi
in Inghilterra e in Olanda.
Intensificò lo sforzo, anche con procedimenti psico-
fisici («respirazione interna») per entrare in contatto con
gli esseri sovrasensibili, trarne luce sul senso recondito
delle S. Scritture, a cui si applicò con sempre maggiore
intensità. La sua esegesi biblica sta difatti sotto l’in-
flusso di Filone e di Origene: cercando il duplice signi-
ficato «spirituale» (cioè psico-cosmologico) e «celeste»
(ossia psico-teologico). Su tale esegesi (in realtà sule
sue visioni della vita futura) è fondato il suo sistema teo-
sofico, elaborato in stretta connessione con l’idea d’una
nuova comunità ecclesiastica sul tipo pietista; ed è esposto
nelle opere Arcana coelestia (Londra 1747-48), inter-
pretazione allegorica del I e II libro del Pentateuco sulla
base della teoria neoplatonica delle corrispondenze; nel
De coelo et inferno (ivi 1748) e in forma più sistematica
nel Vera christiana religio (Amsterdam 1771), ritenuto
testo ufficiale della chiesa da lui fondata. Lo S. nega il
dogma trinitario e considera sabilianamente Cristo come
l’unico Dio venuto sulla terra in corpo apparente. Re-
spinge pure il dogma della Redenzione, la dottrina luter-
ana della giustificazione e la predestinazione nel senso
tradizionale, come inconciliabile con il principio che
l’uomo deve attuare il bene morale con il suo sforzo
personale. Conserva i sacramenti del Battesimo e della
Cena, il primo come avviamento alla rinascita, il secondo
(che interpreta alla calvinista) come mezzo per entrare in
cielo. Accanto allo stato di gloria in cielo e a quello di
pena eterna nell’inferno, S. ammette una condizione inter-
media di purificazione; nega però la risurrezione della carne.
La Chiesa ufficiale luterana svedese condannò i suoi
principi sia per il loro contenuto sia per la pretesa di fon-
dare le affermazioni sulla Bibbia, interpretata arbitraria-
riamente e con riferimento a illuminazioni personali.
Nonostante questa condanna e la contestazione ironica
che ne fecero i filosofi più autorevoli del tempo (p. es.,
Kant contro lo S. scrisse l’opera Sogni di un visionario
[1766]), gli scritti del S. si diffusero rapidamente per il
loro fascino esoterico, per l’alimento che davano verso
la fine del ’700 alla propensione romantica per il sovra-
sensibile compenetrante il mondo visibile: essi inoltre
erano sulla linea della mistica naturalistica nordico-te-
desca di un Böhme, sempre suggestiva. Così si spiega
l’influsso che essi ebbero anche su Goethe e Herder; si
spiega pure come dovunque si siano presentati spiri-
stismo, occultismo, teosofia, la combinazione personale
delle dottrine naturalistiche con motivi cristiani offerta
dal S., abbia trovato risonanza. La Chiesa dello S. che
pretende costituire il regno millenario dei santi, di cui
parla l’Apocalisse (cap. 21) denominandosi «la nuova
Gerusalemme», conta tuttora centinaia di comunità, ed
è attiva nella propaganda avventistica e millenaristica
in Svizzera, Germania (Württemberg), Inghilterra, Sve-
zia, Stati Uniti d’America, anche se conta solo 20.000
aderenti.