SWIFT, JONATHAN

SWIFT, JONATHAN. - Scrittore irlandese, n. a
Dublino il 30 nov. 1667, m. ivi il 19 ott. 1745.

Sebbene avesse ricevuto gli ordini nella Chiesa angli-
cana, egli fu tuttavia avverso a tutte le forme storiche
del cristianesimo. Nel suo poemetto satirico The tale of
a tub sono infatti attaccati violentemente Pietro (la Chiesa
cattolica), Martin (la protestante), Jack (la calvinista). In
The battle of the books egli dà il proprio contributo alla
famosa querelle sulla supremazia degli antichi o dei mo-
dern. Ma il suo capolavoro sono i Gulliver’s Travels
(1727), una satira che per il suo universale pessimismo
sulla sorte degli uomini e la sua amara filosofia sulla fon-
damentale malvagità umana si potrebbe dire leopardiana,
prescindendo dal dono lirico del poeta italiano. Ma per un
capriccio del destino e in virtù della fantasia inventiva del-
l’autore, due dei quattro libri che lo compongono, il Viaggio
al paese dei nani e il Viaggio al paese dei giganti, son di-
ventati un classico dei ragazzi. S. interessa per il singo-
lare acume della sua satira che ne fa il campione degli
illuministi inglesi, per la lucidezza estrema del suo lin-
guaggio, ma respinge per la sua virulenza e ferocia, anche
se non si esaurisce mai nella polemica personale. L’altro
aspetto di questa complessa figura è rappresentato dalle
sue corrispondenze sentimentali con Esther Johnson con-
tenute in Journal to Stella (1710-13) e dal poema Cadenus
and Vanessa (Cadenus sta per Decanus), dedicato a un’altra
donna, scritto nel 1713 e pubblicato dopo la morte di lei,
nel 1723. Questa parte biografica ha destato grande inte-
resse negli studiosi moderni di S. Il grande critico sette-
centesco Samuel Johnson non nascose la sua antipatia
per lo scrittore. S. morì semi-pazzo a Dublino.

Bibl.: L. Stephen, S., Londra 1802; P. Rebora, S., Roma 1927; M. M. Rossi - J. M. Hone, S. the egotist, Londra 1934. Varie traduzioni italiane a opera di G. Prezzolini, A. Valori, C. Formichi, M. M. Rossi. Vasta bibl. in F. W. Bateson, The Cambridge Bibliography of English Literature, II, Cambridge 1940, pp. 581-96.