TANSILLO, LUIGI. - N. di famiglia nolana, e probabilmente a Nola e non a Venosa, nel 1510, m. a Teano il 10 dic. 1568. Poeta, cortigiano e soldato, resta una delle figure più notevoli e più amabili della nostra storia letteraria fra gli anni dell'Ariosto e quelli del Tasso. La sua fedeltà agli Spagnuoli nella persona prima di d. Pietro, vicerè di Napoli, poi del figlio di lui d. Garzia, fu sentimento sincero, e non è possibile fargliene colpa.
Poeta soltanto volgare, e senza il gusto della prosa, ha però l'occhio ai generi letterari, ai quali confronta, sui quali qualche volta regola un nativo fervore popolare. Ne vennero fuori le sue varie stanze. Nelle 1831 del Ven-deminiatore (scritto fra il 1532 e il 1534) un motivo schiet-tamente popolare scosso s'incontra non solo con reminiscenze di canti carnalisicaleschi, ma anche con il latino del tempo; nelle 173 della Clorida (1547), le Metamorfosi di Ovidio, sia pure attraverso un poemetto di Bernardino Marti-rano, aiutano a glorificare il giardino della villa di d. Pietro di Toledo e riconducono l'ispirazione nel giro della poesia idillico-mitolgico-encomiastica. Del resto anche l'ecloga