TANSILLO, LUIGI

TANSILLO, LUIGI. - N. di famiglia nolana, e probabilmente a Nola e non a Venosa, nel 1510, m. a Teano il 1° dic. 1568. Poeta, cortigiano e soldato, resta una delle figure più notevoli e più amabili della nostra storia letteraria fra gli anni dell'Ariosto e quelli del Tasso. La sua fedeltà agli Spagnuoli nella persona prima di d. Pietro, vicerè di Napoli, poi del figlio di lui d. Garzia, fu sentimento sincero, e non è possibile fargliene colpa.

Poeta soltanto volgare, e senza il gusto della prosa, ha però l'occhio ai generi letterari, si quali confronta, sui quali qualche volta regola un nativo fervore popolaresco. Ne vennero fuori le sue varie stanze. Nelle 183 del Vendemistore (scritto fra il 1532 e il 1534) un motivo schiettamente popolaresco s'incontra non solo con reminiscenze di canti carnascialeschi, ma anche con il latino del tempo; nelle 173 della Clorida (1547), le Metamorfosi di Ovidio, sia pure attraverso un poemetto di Bernardino Martirano, aiutano a glorificare il giardino della villa di d. Pietro di Toledo e riconducono l'ispirazione nel giro della poesia idillico-mitologico-encomiastica. Del resto anche l'ecloga

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TANNOIA, ANTONIO - Ritratto, conservato nella Casa generalizia dei pp. Redentoristi - Roma.
(fot. Enc. Catt.)
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TANUCCI, BERNARDO - Ritratto. Stampa contemporanea.
(da B. T., Lettere a F. Galiani, Bari 1911, tov. davanti al francispizio)
dialogata I due pellegrini (1528), con cui aveva esordito, è una contaminazione di spontaneità e di letteratura e come tale diede da fare, forse più che non meritasse, agli storici della Favola pastorale.

Tutt'altro che irreligioso, il T. non fu ricco d'ispirazione religiosa. Perciò il suo poemetto in ottave Le lacrime di s. Pietro, uscito postumo, e scritto dopo che il Vendemistore era stato incluso nell'Indice, è una povera cosa; dovette però una certa fortuna e voga (fu tosto tradotto in spagnolo) a quella del nuovo genere letterario a cui apparteneva. Perché il poema religioso in volgare comincia con esso. Non molto di più si può dire dei suoi due poemi didascalici in volgare: la Balia e il Podere. Non sono gran che; ma nel genere della poesia didascalica, tanto spesso arido in Italia e fuori, si distinguono per una certa vivacità di sentimento. Sono scritti in capitoli. Ma non per queste opere il T. occupa il suo posto d'onore fra l'Ariosto e il Tasso. Alla sua fama, se non proprio alla sua gloria, bastano alcuni pochi dei molti versi lirici che scrisse, specie quelli nei quali un sentimento della natura malinconico e ardente, una sensualità tutta avvivata dalla fiamma dello spirito fanno pensare talora ai grandi romantici. E allora balena anche in lui il sublime della religione e della patria.

BIBL.: F. Flamini, L'Eloge e i Poemetti di L. T., Napoli 1893; G. Vallese, L'apoteosi di Reuchlin di Erasmo da Rotterdam, ivi 1949, p. 28 (per la derivazione dai Colloqui di Erasmo); G. Toffanin, Il Cinquecento, 4ª ed., Milano 1950, pp. 347-52.

#### TANTRISMO: V. INDUISMO.

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“TANSILLO, LUIGI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1049. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/tansillo-luigi.