TAVOLA ROTONDA

TAVOLA ROTONDA. - Simbolo della perfetta eguaglianza di diritti e doveri dei cavalieri che si radunavano nella leggendaria corte bretone di re Artù e, per estensione, denominazione del ciclo di romanzi e poemi fioriti sulle loro avventure.

Non si trova alcun cenno della famosa t. r. nell'Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth (1135), ma solo nella traduzione che a pochi lustri di distanza ne fece, in ottonari francesi, il cronista anglo-normanno Robert Wace (Roman de Brut): il cenno fu poi ampliato verso il 1200 dal traduttore inglese di Wace, Layamon, con un'immaginosa descrizione delle lotte per la precedenza alla mensa arturiana e dello scaltro espediente di un falegname di Cornovaglia, offertosi di costruire una t. capace di più di 1600 posti uguali in dignità.

La materia dei poemi cavallereschi bretoni, per quanto trovi il suo ambiente naturale nei paesi di cultura celtica, fu elaborata artisticamente nei centri della civiltà franco-normanna e gradualmente collegata con la t. r. (anche se vi era originariamente affatto estranea, com'è il caso della leggenda di Tristano e Isotta), fino a Troyes (v.) un organico svolgimento psicologico ed etico dell'ideale cortese e cavalleresco, sublimato infine con Perceval le Gallois ou le Conte du Graal entro un fortunato simbolismo religioso. La materia di quest'ultimo incompiuto poema venne ripresa largamente dal tedesco Wolfram von Eschembach (1170-1225 ca.) e da altri francesi ignoti e noti: Vaucher de Denain, Manessier, Robert de Boron, Gerbert de Montreuil. Con la leggenda del S. Graal, contenente il sangue di Gesù raccolto da Giuseppe d'Arimatea, si prestò alla polemica eretica contro l'autorità pontificia, sulla scorta di un materiale leggendario di origine assai composita.

BIBL.: J. D. Cruce, The evolution of the arthurian romance
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“TAVOLA ROTONDA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 1092. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/tavola-rotonda.