TAVOLETTE CERATE - Quinta facciata di un tritico cerato pompeiano, scritto il 24 giugno del 56 d. C., ritrovato negli scavi del 1873 nella casa del banchiere L. Cecilio Giocondo - Napoli, Museo nazionale.TAVOLETTE CERATE - Disegno della facciata riprodotta nella figura accanto. Il tritico in parola contiene una ricevuta di prestito per «auctio», rilasciata da M. Alleius Carpus al banchiere L. Cecilio Giocondo.
TAVOLETTE CERATE. - Materia scrittoria di uso comune adottata largamente dagli antichi e sporadicamente fin quasi ai giorni nostri: servirono soprattutto per conti, lettere, appunti, esercizi scolastici, e anche per contratti e testamenti. Erano costituite da assicelle di legno o di avorio, a forma rettangolare, orlate ai margini, nel cui incavo si versava cera fusa mista a pece, su cui, una volta raffreddata, si scriveva incidendola con lo stile. Incerate da una o da entrambe le parti, potevano essere semplici o riunite (mediante legatura o anelli metallici), a due, tre, quattro e più tavolette (diptycha, triptycha, polyptycha).
Fra le t. c. lignee conservateci dall'antichità i due nuclei più cospicui sono rappresentati dalle tavolette daciche (trovate in Transilvania, nelle miniere di Verespatak, tra il 1788 e il 1855) e da quelle pompeiane (scoperte nel 1875 nello scavo della casa del banchiere L. Cecilio Giocondo): ma sono molto importanti, sia dal punto di vista paleografico che da quello giuridico, anche quelle di Ercolano, d'Egitto (fra queste una, ora a Ginevra, contenente il testo di Ps. 91: cf. J. Nicole, Textes grecs inédits de la collection papyrologique de Genève, Ginevra 1909, n. 6), di Tunisia. Fra le tavolette eburnee meritano particolare rilievo i dittici consolari, riccamente scolpiti sulle facce esterne, che i consoli e i magistrati donavano agli amici quando entravano in carica; sfruttati per usi liturgici, soprattutto quali copertine di libri sacri nel medioevo e al principio dell'epoca moderna, essi sono giunti fino a noi in numero cospicuo.
Bibliografia11 opereCIL, III, II, pp. 921-60; IV, Supplemento; A. Angelucci, Del materiale e degli strumenti per scrivere usati dagli antichi, Milano 1882, pp.
BIBL.: CIL, III, II, pp. 921-60; IV, Supplemento; A. Angelucci, Del materiale e degli strumenti per scrivere usati dagli antichi, Milano 1882, pp. 20-35; W. Wattenbach, Das Schriftwesen im Mittelalter, 3ª ed., Lipsia 1896, pp. 51-89; C. Paoli, Programma scolastico di paleografia latina e di diplomatica: II, Materia scrittoria e libraria, Firenze 1913, pp. 16-29; V. Federici, Esempi di corsiva antica dal sec. I dell'era moderna al IV, Roma s. 2; W. Schubart, Das Buch bei den Griechen und Römern, Berlino-Lipsia 1921, v. indice; A. Maiuri, Tabulae ceratae Herculancuses, in La parola del passato, 1 (1946), pp. 373-79; G. Pugliese Carratelli, Tabulae Herculan., ibid., pp. 379-85 e 3 (1948), pp. 165-84; H. A. Sander e J. E. Dunlap, Latin papyri in the Universe of Michigan collect., Ann Arbor 1947; Ch. Courtois, L. Leschi, Ch. Perrat, Ch. Saumagne, Tablettes Albertini. Actes privés de l'époque vandale, Parigi [1952].
Frattarolo, Renzo. “Tavolette Cerate.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, col. 1804. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/tavolette-cerate.
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