STRUMENTI SCRITTORI - Srili e teca
rinvenuti negli scavi di Minturno.
trofagotti, le cornamuse, l'harmonium, il regale, la fisarmonica. Negli s. a bocchino si trovano le varie specie di corni semplici, il cornetto, l'oficleide, il corno a tiro, il corno a pistoni; la tromba semplice, la tromba a chiavi, la tromba a tiro, il trombone a pistoni, la tromba a pistoni.
IV. NEL RINASCIMENTO
Nel sec. XV gli strumenti continuavano ad accoppiarsi al canto, anche nella musica sacra. Il mottetto di Dufay Nuper rosarum flores, eseguito nel 1436 per l'inaugurazione di s. Maria del Fiore a Firenze, sarebbe stato, secondo il Van den Borren, rinforzato da tromboni e da altri strumenti a fiato. Continua così, parallelamente con lo stile a cappella, il fiorire di quella pratica strumentale che sfocerà nella ricca e multicolore tavolozza orchestrale che durante il '500 si dispiegherà in modo particolare nella cappella di s. Marco a Venezia, dove, in aggiunta alle voci, ai 2 cori e ai 2 organi, si trovano cornetti, trombe, tromboni, fagotti, violini e viole: sono le opere di Andrea e Giovanni Gabrieli che aprono la via al genere del concerto spirituale che trova la sua espressione nel termine « concertato » proprio del 1° Barocco.V. ETÀ BAROCCA
Anche a Roma, nel 1611, si ha testimonianza di liuti, tiorbe, strumenti ad arco e simili, usati generalmente nelle chiese. Il culmine della sovrabbondanza strumentale fu raggiunto in pieno Barocco (v. MESSA. Benevoli, Salisburgo 1628, a 54 parti reali, 16 voci e 38 strumenti). Nel secolo seguente ebbe però inizio una corrente di riforme purificatrici che, dal movimento ceciliano capeggiato da Ett, Eiblinger, Greit, ecc. doveva poi condurre alla promulgazione del motu proprio da parte del beato Pio X (1903), con il quale la musica sacra fu riportata alla sua dignità, e fu permesso in chiesa solo il suono dell'organo e tollerata in via eccezionale una sobria scelta di strumenti a corda e a fiato. - Vedi tav. CI.trofagotti, le cornamuse, l'harmonium, il regale, la fisarmonica. Negli s. a bocchino si trovano le varie specie di corni semplici, il cornetto, l'oficleide, il corno a tiro, il corno a pistoni; la tromba semplice, la tromba a chiavi, la tromba a tiro, il trombone a pistoni, la tromba a pistoni.
IV. NEL RINASCIMENTO
Nel sec. XV gli strumenti continuavano ad accoppiarsi al canto, anche nella musica sacra. Il mottetto di Dufay Nuper rosarum flores, eseguito nel 1436 per l'inaugurazione di s. Maria del Fiore a Firenze, sarebbelette cerate dallo stile (breve asta di forma cilindrica appuntita ad un'estremità e smussata a spatola all'estremità opposta: prima di ferro, poi di bronzo, osso, avorio, ecc.). Per le scritture a inchiostro si passò invece dal calamo alla penna.
Il calamo fu costituito da un'asta di canna, temperata in punta e tagliata da una fessura. Sembra che abbia avuto origine in Oriente, ma il suo uso fu larghissimo nel mondo greco-romano e fino ai primi anni del medioevo. Reperti archeologici hanno messo in luce che gli antichi usavano anche penne metalliche, ma modellate sul tipo del calamo. L'adozione della penna di volatile (soprattutto di oca), che presentava il vantaggio di una maggiore elasticità, si fa risalire intorno al IV sec. d. C., ed ebbe durata lunghissima. Fu soppiantata soltanto dopo l'introduzione del pennino metallico, applicato a un'asticella di legno, fabbricato a Birmingham nel 1826 dall'inglese Perry.
L'inchiostro utilizzato nell'antichità era fabbricato con nerofumo o carbone misto ad acqua e gomma; gli ingredienti metallici (solfato di ferro) cominciarono ad essere usati solo più tardi (si hanno in proposito molte ricette medievali). Fu usato eccezionalmente anche inchiostro rosso, ma quasi solo per titoli e iniziali di capitoli; l'oro e l'argento su fondo purpureo si incontrano da principio in codici bizantini, ma figurano dal V sec. anche in testi latini; solo a medioevo avanzato si incontrano sporadicamente, per le iniziali, inchiostri azzurri e verdi.
Il materiale per scrivere era conservato dallo scriba nella cosiddetta theca libraria o calamarium (da cui impropriamente il nostro « calamaio »), unitamente a un coltello (scalprum) che serviva a temperare la canna, il recipiente dell'inchiostro (atramentarium-scriptorium), la pomice per levigare la pergamena, la spugna per eventuali cancellature e il punteruolo per la rigatura a secco delle pagine.