STRUMENTI MUSICALI. - I. NELL'ANTICO TESTAMENTO. Presso gli Ebrei la musica era esercitata principalmente in manifestazioni religiose dalla classe sacerdotale nel Tempio e fuori di esso e rivestiva quindi un carattere eminentemente sacro. Degli s. m. da loro usati non si hanno indicazioni esatte né circa la conformazione, né circa la terminologia precisa di ciascuno; riferimenti preziosi sono offerti dalla civiltà egiziana, assira e fenicia, cui Israele si ispirò per i suoi tipi strumentali.
Tra gli s. a corda la Bibbia cita più spesso il nébhel o grande arpa, probabilmente di origine fenicia, a 12 corde, che secondo lo storico Giuseppe Flavio si suonava con le dita; il kinnôr o arpa di grandezza minore, di minor potenza sonora e di ambito più basso, a dieci corde, che si suonava con il plettro e che sembra avesse forma affine alla greca kithara: era questo lo s. prediletto da David per accompagnare il canto dei suoi salmi e le sue danze intorno all'Arca Santa. Più numerosi sono gli s. a fiat; tra essi lo ôphôr, fatto con corno di montone, che, dato lo scarso numero di suoni di cui poteva disporre (tonica, quinta e ottava), non veniva usato per melodie, ma per segnali: ôl'unicò rimasto in uso ancor oggi nella Sinagoga per il servizio religioso che festeggia il nuovo anno; la maghribah era una siringa dal suono assai potente; la hasôrâh era una tromba d'argento, lunga, suonata dai sacerdoti (Salomone ne riunì 120 per la festa della Deca-cazione del Tempio; due hasôrâh sono raffigurate in un bassorilievo interno dell'arco di Tito), il hâlîl era uno s. a fiat ad anca doppia della famiglia degli oboi, lo 'âghâb un flauto pastorale: si usava nel primo Tempio ed è citato solo nel salmo 150. Dei molti s. a percussione sono di gran lunga i più importanti quelli richiesti dal rito delle danze sacre, che erano parte integrante della liturgia israelita: anzitutto il tôph, specie di tamburello con cui la profetessa Maria si accompagnava cantando il cantico di Mosè (Ex. 15, 20) e che la figlia di Iephte univa alla danza (Iude. 11, 34); altri s. del genere sono i cimbalì o piattini di bronzo selsêlim, suonati dai Leviti e di cui i mê-siltajim o castagnette possono ritenersi una variante; gli sâlîsîm (triangoli), usati come il tôph, specialmente dalle donne per accompagnarsi nella danza; i mêna'an'im o sistri, di cui tanti esempi si trovano nei musei. Dei campanelli (pa'dmônim) di derivazione egiziana, che il gran sacerdote portava attaccati all'orlo della veste, non si può dire che avessero una funzione musicale, ma piuttosto che rientrassero nel complesso di attributi che accompa-gnava la suprema dignità sacerdotale.
Particolarmente interessante è la riunione degli s. m. ebraici nella orchestra stabile del Tempio: il numero minimo di 12 suonatori (il 12 era un numero sacro, a cui faceva riscontro il numero, identico, di cantori, come le 12 tribù di Israele, le 12 corde della grande arpa nébel ecc.) era formato da 2 nébel (che potevano giungere fino a 6), 9 kinnôr (che potevano essere aumentati illimitatamente), 2 hâlîl (che potevano arrivare al numero di 12 e intervenvano solo in determinate festività), un paio di cimbalì, cioè una coppia di piattini. Questo nucleo base veniva notevolmente ampliato in occasione di speciali celebrazioni, sino a centinaia e talvolta migliaia di esecutori. Di queste esecuzioni di masse ci dà notizia in specie lo storico ebreo Giuseppe Flavio nelle sue Antichità giu-daiche, che, con la Mišnâh (ca. 220 d. C.), costituiscono le più importanti fonti a questo riguardo.
II. NELLA CHIESA DEI PRIMI SECOLI
Gli strumenti non solo non trovano posto nell'uso ufficiale, ma vengono severamente proibiti da tutti i Padri, che vedono in essi segni di paganesimo. Il mondo romano aveva ereditato dal greco i tipi principali di s., rappresentati dalla kithara e dalla lira, per gli s. a corda, e dalle varie famiglie degli auloi, per i fatti. Alcuni Padri spiegano l'abbon-danza degli s. tra gli ebrei come speciale elargizione di Dio alla debolezza del loro spirito e s. Giovanni Crisostomo comprende in tale concetto anche comunità cristiane da poco convertite dall'idolatria, il che conferma l'uso non ufficiale degli strumenti, quali il timpano e il salterio, anche tra i primi cristiani. Clemente Alessandrino tollera la lyra e la kithara, perché usate dal re David, ma non ne ammette l'uso che nelle agapi.III. NEI MEDIOEVO
Per quanto riguarda gli s. m. adoperati nella Chiesa dopo i primi secoli e nel primo medioevo non è facile dare dei riferimenti completi ed esatti. Di una nutrita pratica strumentale ci dà notizia Walafrido Strabone, il quale parla in particolare della abbazia di Reichenau, nella cui scuola, apertasi nell'824, si impartiva una educazione comprendente la teoria e la pratica del canto, come pure l'arte di suonare svariati s.: organo, arpa, flauto, tromba, trombone, cornetto, cetra triangolare, lira a tre corde. Anche nel Monastero di s. Gallo i figli dei nobili ricevevano da Tutilone un completo insegnamento strumentale: «in omnium genere fi-dium et fistularum», come scrive Ekkehard in De casibus monasterii Sancti Galli. In altre cronache ed in molti trattati medievali gli s. ricevevano un posto ed una docu-mentazione sempre più notevoli, adeguandosi anche al crescente sviluppo delle musiche per danza. Nei mo-nasteri femminili del sec. x si era anche diffuso l'organi-strum, specie di viola azionata da una ruota sotto le corde anziché dall'arco e che, per essere strumento quasi meccanico e non artistico, fu detto «viola da orbo»: in Ita-lia veniva chiamato comunemente «ghironda», in Francia «vielle» (à roue) ed in Inghilterra «hurdy-gurdy». Aveva 4-6 corde (2 delle quali a suono fisso, tipo bordone, e le altre spostabili a mezzo di bottoni) e, nei suoi modelli più grandi, veniva suonata da due persone. Dopo il mille, con il sorgere delle prime forme polifoniche, si instaura anche il sistema di accompagnare il canto con alcuni s. che dovevano servire di rinforzo e di sostituzione delle parti vocali ma non si può dire con precisione quali e quanti s. fossero usati, p. es., nella Cantoria di Notre Dame di Parigi che pure è una delle più conosciute. In occasione di una gran festa in una chiesa di Gand nel 1389, l'uso di trombe, claroni e strumenti d'ogni sorta ci è testimoniato da Jean Froissart (1338-c. 1410). Con l'ars nova gli strumenti che partecipano alle sacre funzioni si fanno più numerosi e più intimamente connessi con il carattere stesso delle composizioni: dell'intervento di organi, e trombe si trovano tracce, ad es., nelle voci inferiori della Messa di Machaut, che hanno un carattere strumentale, e nei codici trentini, opere in cui intervalli irregolari, figurazioni troppo abbondantemente melismatiche e spez-zettamenti inusitati delle parole sotto le note lasciano scorgere i resti di esecuzioni strumentali.S. a percussione nel medioevo (timpani, crotali, tam-burelli, campanelli, piatti di bronzo ecc.) sono propri dei jongleurs ed in genere delle musiche profane, special-mente di danza. Uno dei più antichi s. a corda è l'arpa, che risale al «nébel» ebraico e, in Europa, alla «chihara Anglica» o arpa irlandese. L'arpa fu assai usata nelle chiese di Francia e di Spagna: qui in particolare se ne conservò l'uso fino ai tempi piuttosto recenti nella Catte-drale di Pamplona. Altri s. a corda sono la lira, il salterio, la cetra, il liuto, il cistro, la chitarra; virginale, spinetta e clavicembalo sono a pizzico, mentre il clavicordo (ante-nato del pianoforte) è a percussione. Fra questi ultimi, tutti a tastiera, il virginale è quello che veniva più larga-mente usato nei monasteri femminili. Sorse nel sec. xv e prese uno sviluppo particolare nel 1600; aveva forma rettangolare e suono assai dolce. Tipico strumento ad arco usato fin dal medioevo nei monasteri femminili e diffuso prevalentemente nel sec. xvii è la «tromba ma-riana» di forma allungata, cassa esagonale e aperta al di sotto, fornita di manico e alta più di una persona. Aveva una o al massimo due corde e si suonava con l'arco, te-nendola appoggiata ad una spalla. Era detta trompette marine in Francia e Trumschmitt e Nonnengeige (giga delle monache) in Germania.
Un tipo rudimentale ed antichissimo di s. a fiato è la greca «siringa» o flauto di Pan. a cui si aggiungono i vari flauti, diritti e traversi, i flagioletti, l'ocarina e l'or-gano; clarinetti e sassofoni poi sono ad ancia (lamella flessibile che, situata presso il bocchino, apre e chiude il tubo contenente l'aria) semplice, mentre al tipo del-l'ancia doppia appartengono gli oboi, i fagotti, i con-
trofagotti, le cornamuse, l'harmonium, il regale, la fisarmonica. Negli s. a bocchino si trovano le varie specie di cornini semplici, il carretto, l'oficelle, il corno a tiro, il corno a pistoni; la tromba semplice, la tromba a chiavi, la tromba a tiro, il trombone a pistoni, la tromba a pistoni.