Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Musica

STRUMENTI MUSICALI

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STRUMENTI MUSICALI. - I. NELL'ANTICO TESTAMENTO. Presso gli Ebrei la musica era esercitata principalmente in manifestazioni religiose dalla classe sacerdotale nel Tempio e fuori di esso e rivestiva quindi un carattere eminentemente sacro. Degli s. m. da loro usati non si hanno indicazioni esatte né circa la conformazione, né circa la terminologia precisa di ciascuno; riferimenti preziosi sono offerti dalla civiltà egiziana, assira e fenicia, cui Israele si ispirò per i suoi tipi strumentali.

Tra gli s. a corda la Bibbia cita più spesso il nébhel o grande arpa, probabilmente di origine fenicia, a 12 corde, che secondo lo storico Giuseppe Flavio si suonava con le dita; il hinnār o arpa di grandezza minore, di minor potenza sonora e di ambito più basso, a dieci corde, che si suonava con il plettro e che sembra avesse forma affine alla greca kithara: era questo lo s. prediletto da David per accompagnare il canto dei suoi salmi e le sue danze intorno all'Arca Santa. Più numerosi sono gli s. a fiato; tra essi lo šōphār, fatto con corno di montone, che, dato lo scarso numero di suoni di cui poteva disporre (tonica, quinta e ottava), non veniva usato per melodie, ma per segnali: è l'unico rimasto in uso ancor oggi nella Sinagoga per il servizio religioso che festeggia il nuovo anno; la maghrēphāh era una siringa dal suono assai potente; la bavāsrah era una tromba d'argento, lunga, suonata dai sacerdoti (Salomone ne riunì 120 per la festa della Dedicazione del Tempio; due bāyāsrah sono raffigurate in un bassorilievo interno dell'arco di Tito), il hāllī era uno s. a fiato ad ancia doppia della famiglia degli oboi, lo 'ighābh un flauto pastorale: si usava nel primo Tempio ed è citato solo nel salmo 150. Dei molti s. a percussione sono di gran lunga i più importanti quelli richiesti dal rito delle danze sacre, che erano parte integrante della liturgia israelita: anzitutto il tōph, specie di tamburello con cui la profetessa Maria si accompagnava cantando il cantico di Mosè (Ex. 15, 20) e che la figlia di Iephe univa alla danza (Iud. 11, 34); altri s. del genere sono i cimbali o piattini di bronzo ṣelsēlim, suonati dai Leviti e di cui i mēsiltajim o castagnette possono ritenersi una variante; gli sālīlim (triangoli), usati come il tōph, specialmente dalle donne per accompagnarsi nella danza; i mēnā'an'im o sistri, di cui tanti esempi si trovano nei musei. Dei campanelli (pa'āmānim) di derivazione egiziana, che il gran sacerdote portava attaccati all'orlo della veste, non si può dire che avessero una funzione musicale, ma piuttosto che rientrassero nel complesso di attributi che accompagnava la suprema dignità sacerdotale.

Particolarmente interessante è la riunione degli s. m. ebraici nella orchestra stabile del Tempio: il numero minimo di 12 suonatori (il 12 era un numero sacro, a cui faceva riscontro il numero, identico, di cantori, come le 12 tribù di Israele, le 12 corde della grande arpa nébhel ecc.) era formato da 2 nébhel (che potevano giungere fino a 6), 9 hinnār (che potevano essere aumentati illimitatamente), 2 hāllī (che potevano arrivare al numero di 12 e intervenivano solo in determinate festività), un paio di cimbali, cioè una coppia di piattini. Questo nucleo base veniva notevolmente ampliato in occasione di speciali celebrazioni, sino a centinaia e talvolta migliaia di esecutori. Di queste esecuzioni di masse ci dà notizia in specie lo storico ebreo Giuseppe Flavio nelle sue Antichità giudaiche, che, con la Miṣnāh (ca. 220 d. C.), costituiscono le più importanti fonti a questo riguardo.

II. NELLA CHIESA DEI PRIMI SECOLI

Gli strumenti non solo non trovano posto nell'uso ufficiale, ma vengono severamente proibiti da tutti i Padri, che vedono in essi segni di paganesimo. Il mondo romano aveva ereditato dal greco i tipi principali di s., rappresentati dalla kithara e dalla lira, per gli s. a corda, e dalle varie famiglie degli auoli, per i fiati. Alcuni Padri spiegano l'abbondanza degli s. tra gli ebrei come speciale elargizione di Dio alla debolezza del loro spirito e s. Giovanni Crisostomo comprende in tale concetto anche comunità cristiane da poco convertite dall'idolatria, il che conferma l'uso non ufficiale degli strumenti, quali il timpano e il salterio, anche tra i primi cristiani. Clemente Alessandrino tollera la Iyra e la kithara, perché usate dal re David, ma non ne ammette l'uso che nelle agapi.

III. NEL MEDIOEVO

Per quanto riguarda gli s. m. adoperati nella Chiesa dopo i primi secoli e nel primo medioevo non è facile dare dei riferimenti completi ed esatti. Di una nutrita pratica strumentale ci dà notizia Walafrido Strabone, il quale parla in particolare della abbazia di Reichenau, nella cui scuola, apertasi nell'824, si impartiva una educazione comprendente la teoria e la pratica del canto, come pure l'arte di suonare svariati s.: organo, arpa, flauto, tromba, trombone, cornetto, cetra triangolare, lira a tre corde. Anche nel Monastero di s. Gallo i figli dei nobili ricevevano da Tutilone un completo insegnamento strumentale: « in omnium genere fidium et fistularum », come scrive Ekkehard in De casibus monasterii Sancti Galli. In altre cronache ed in molti trattati medievali gli s. ricevevano un posto ed una documentazione sempre più notevoli, adeguandosi anche al crescente sviluppo delle musiche per danza. Nei monasteri femminili del sec. x si era anche diffuso l'organistrum, specie di viola azionata da una ruota sotto le corde anziché dall'arco e che, per essere strumento quasi meccanico e non artistico, fu detta « viola da orbo »: in Italia veniva chiamato comunemente « ghironda », in Francia « vielle (à roue) » ed in Inghilterra « hurdy-gurdy ». Aveva 4-6 corde (2 delle quali a suono fisso, tipo bordone, e le altre spostabili a mezzo di bottoni) e, nei suoi modelli più grandi, veniva suonata da due persone. Dopo il mille, con il sorgere delle prime forme polifoniche, si instaura anche il sistema di accompagnare il canto con alcuni s. che dovevano servire di rinforzo e di sostituzione delle parti vocali ma non si può dire con precisione quali e quanti s. fossero usati, p. es., nella Cantoria di Notre Dame di Parigi che pure è una delle più conosciute. In occasione di una gran festa in una chiesa di Gand nel 1389, l'uso di trombe, claroni e strumenti d'ogni sorta ci è testimoniato da Jean Froissart (1338-c. 1410). Con l'ars nova gli strumenti che partecipano alle sacre funzioni si fanno più numerosi e più intimamente connessi con il carattere stesso delle composizioni: dell'intervento di organi, e trombe si trovano tracce, ad es., nelle voci inferiori della Messa di Machaut, che hanno un carattere strumentale, e nei codici trentini, opere in cui intervalli irregolari, figurazioni troppo abbondantemente melismatiche e spezzettamenti inusitati delle parole sotto le note lasciano scorgere i resti di esecuzioni strumentali.

S. a percussione nel medioevo (timpani, crotali, tamburelli, campanelli, piatti di bronzo ecc.) sono propri dei jongleurs ed in genere delle musiche profane, specialmente di danza. Uno dei più antichi s. a corda è l'arpa, che risale al « nébhel » ebraico e, in Europa, alla « cithara Anglica » o arpa irlandese. L'arpa fu assai usata nelle chiese di Francia e di Spagna: qui in particolare se ne conservò l'uso fino ai tempi piuttosto recenti nella Cattedrale di Pamplona. Altri s. a corda sono la lira, il salterio, la cetra, il liuto, il cistro, la chitarra; virginale, spinetta e clavicembalo sono a pizzico, mentre il clavicordo (antenato del pianoforte) è a percussione. Fra questi ultimi, tutti a tastiera, il virginale è quello che veniva più largamente usato nei monasteri femminili. Sorse nel sec. xv e prese uno sviluppo particolare nel 1600; aveva forma rettangolare e suono assai dolce. Tipico strumento ad arco usato fin dal medioevo nei monasteri femminili e diffuso prevalentemente nel sec. xvii è la « tromba marina » di forma allungata, cassa esagonale e aperta al di sotto, fornita di manico e alta più di una persona. Aveva una o al massimo due corde e si suonava con l'arco, tenendola appoggiata ad una spalla. Era detta trompette marine in Francia e Trumscheitt e Nonnengeige (giga delle monache) in Germania.

Un tipo rudimentale ed antichissimo di s. a fiato è la greca « siringa » o flauto di Pan, a cui si aggiungono i vari flauti, diritti e traversi, i flagioletti, l'ocarina e l'organo; clarinetti e sassofoni poi sono ad ancia (lamella flessibile che, situata presso il bocchino, apre e chiude il tubo contenente l'aria) semplice, mentre al tipo dell'ancia doppia appartengono gli oboi, i fagotti, i controfagotti, le cornamuse, l'harmonium, il regale, la fisarmonica. Negli s. a bocchino si trovano le varie specie di corni semplici, il cornetto, l'oficleide, il corno a tiro, il corno a pistoni; la tromba semplice, la tromba a chiavi, la tromba a tiro, il trombone a pistoni, la tromba a pistoni.

IV. NEL RINASCIMENTO

Nel sec. XV gli strumenti continuavano ad accoppiarsi al canto, anche nella musica sacra. Il mottetto di Dufay Nuper rosarum flores, eseguito nel 1436 per l'inaugurazione di s. Maria del Fiore a Firenze, sarebbe stato, secondo il Van den Borren, rinforzato da tromboni e da altri strumenti a fiato. Continua così, parallelamente con lo stile a cappella, il fiorire di quella pratica strumentale che sfocerà nella ricca e multicolore tavolozza orchestrale che durante il '500 si dispiegherà in modo particolare nella cappella di s. Marco a Venezia, dove, in aggiunta alle voci, ai 2 cori e ai 2 organi, si trovano cornetti, trombe, tromboni, fagotti, violini e viole: sono le opere di Andrea e Giovanni Gabrieli che aprono la via al genere del concerto spirituale che trova la sua espressione nel termine « concertato » proprio del 1° Barocco.

V. ETÀ BAROCCA

Anche a Roma, nel 1611, si ha testimonianza di liuti, tiorbe, strumenti ad arco e simili, usati generalmente nelle chiese. Il culmine della sovrabbondanza strumentale fu raggiunto in pieno Barocco (v. Messa di O. Benevoli, Salisburgo 1628, a 54 parti reali, 16 voci e 38 strumenti). Nel secolo seguente ebbe però inizio una corrente di riforme purificatrici che, dal movimento ceciliano capeggiato da Ett, Eiblinger, Greit, ecc. doveva poi condurre alla promulgazione del motu proprio da parte del beato Pio X (1903), con il quale la musica sacra fu riportata alla sua dignità, e fu permesso in chiesa solo il suono dell'organo e tollerata in via eccezionale una sobria scelta di strumenti a corda e a fiato. - Vedi tav. CI.

In alto a sinistra: STRUMENTI MUSICALI ANTICHI. Da sinistra a destra: naulo, salterio, timpano, cetra, campanella, tromboni, tuba, pennula, chorus. Miniatura del Salterio-Innario con glosse dell'abate Odberto di St-Bertin (999) - Boulogne-sur-Mer, Bibl. municipale 20, f. 2°. In alto a destra: CAPPEL
Tav. CI In alto a sinistra: STRUMENTI MUSICALI ANTICHI. Da sinistra a destra: naulo, salterio, timpano, cetra, campanella, tromboni, tuba, pennula, chorus. Miniatura del Salterio-Innario con glosse dell'abate Odberto di St-Bertin (999) - Boulogne-sur-Mer, Bibl. municipale 20, f. 2°. In alto a destra: CAPPELLA MUSICALE: cantori e suonatori con cromorni e tromboni. Incisione su rame di Th. Galle (1537-1612) dall'Encomium Musices, Anversa, per i tipi di J. Stradanus (ca. 1580) - Parigi, Biblioteca nazionale. In basso a sinistra: ANGELI MUSICANTI. In alto da sinistra a destra: salterio, tromba marina, liuto, tromba, oboe basso; in basso da sinistra a destra: tromba dritta, tromba ricurva, organo portatile, arpa, fidula. Dipinto di Hans Memling (ca. 1490) - Anversa, Kl. Museum. In basso a destra: ALLEGORIA DELLA MUSICA. In alto: trombe a 5; in basso da sinistra a destra: viola-liuto, arpa, flauti a becco, viola da braccio. Affresco del Pinturicchio nell'Appartamento Borgia (1492-95) - Palazzo Apostolico Vaticano.(da V. Leroquais, Les peautiers mss. latins des bbl. publ. de France, Macon 1940-41, tav. 15) · (per cortesia della dott. L. Cercelli) · (fol. Alinari)
Bibliografia13 opere
BIBL.: v. MUSICA, II. Oltre alla bibl. alla musica. I, vedi: V. Mahillon, Catalogue descriptif et analytique du Musée instrumental du Conservatoire de Bruxelles, 3 voll., Gand 1895-1912. J. Weiss, Die musikal. Instrum. in den hl. Schriften des Alten Testam., Graz 1895; C. Sachs, Reallexikon der Musikinstrumente, Berlino 1913; W. Heinitz, Instrumentenkunde, Potsdam 1929; C. Sachs, Geist und Werden der Musikinstrum., Berlino 1929; T. Gérold, Les Pères de l'Église et la musique, Strasburgo 1931; A. Schaeffner, Origine des instrum. de musique, Parigi 1936; C. Sachs, The hist. of musical instrum., Nuova York 1940; N. Bessaraboff, Ancient European musical instruments, Boston 1941; F. W. Galpin, A textbook of European musical instruments; their origin, history, characters, Londra 1946; R. Staquet, Les instruments de musique à l'église, in Musica sacra (Malines), 47 (1948), pp. 13-18, 39-43; A. Idelsohn, Jewish, music in its historical development, Nuova York 1948; P. Gradenwitz, The music of Israel, ivi 1949.

Luisa Cervelli

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Di Luisa Cervelli

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1425–1429.

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Cervelli, Luisa. “Strumenti Musicali.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1425–1429. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/strumenti-musicali.

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Cervelli, Luisa. “Strumenti Musicali.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1425–1429. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/strumenti-musicali.

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