A Roma esordì come autore di opere teatrali; nel
1803 a Parigi ottenne grandi successi con la Vestale (1807) e con il Fernando Cortes (1809); nel 1810-12 fu direttore d'orchestra del Teatro d'opera italiano. Nel 1820 direttore dell'Opera di Berlino, dove fece rappresentare con successo altre sue opere e da dove nel 1841 ripartì amareggiato da contrarietà e invidie. Dopo alcuni anni di soggiorno a Parigi, nel 1850 si ritirò nella natia Majolati.
Oltre la carriera di compositore teatrale è notevole la sua attività in favore della riforma della musica sacra, di cui è importante testimonianza il Rapporto intorno alla riforma della musica di Chiesa scritto nel genn. 1839 al Primicerio della Congr. di S. Cecilia. In esso lo S. si dimostra sdegnato e scandalizzato per aver trovato, dopo lunga assenza dall'Italia, introdotta quivi nelle chiese la musica da teatro, con quanto in esso si contiene di lascivo e di impuro; propone anzitutto di far emendare i musicisti in mala fede legandoli con un giuramento di fedeltà alla rettitudine e alla santità del comporre musica espressamente per il tempio, senza copiare e plagiarare spartiti di melodrammi; proponga poi l'eruzione in Roma di una Biblioteca o Stabilimento di musica ecclesiastica, capace di fornire copie calcografiche delle musiche approvate dalla apposita Commissione; dichiara infine, necessaria ed urgente l'istituzione dovunque di scuole di canto per i giovanetti, simili a quelle ideate da s. Gregorio Magno.
La benemerenza di S. fu di eccezionale portata, poiché egli, compositore di sole opere teatrali, fu il primo che sentì e propugnò l'urgenza di una riforma della musica sacra e le sue proposte concrete, presentate a Gregorio XVI, che lo insignì per esse del titolo di conte di S. Andrea, saranno fra i più importanti precedenti storici del motu proprio del b. Pio X (1903).