TANUCCI, BERNARDO. - Uomo di Stato, n. 4. Stia (Arezzo) il 20 febbr. 1698, m. presso Napoli il 29 apr. 1783. Professore di diritto a Pisa, seguì Carlo di Borbone nel Regno di Napoli ed ivi fu se-gretario di Stato di Grazia e Giustizia e, successiva-mente, degli Esteri e di Casa Reale.
Molto curò l'amministrazione della giustizia per mezzo della Giunta dei Tribunali e tentò di migliorare anche il funzionamento delle Corti baronali (1738). Si propose di dotare il Regno di un codice organico di leggi, ma l'in-ziativa fallì per intrighi di corte. Promosse la riforma della università, con l'abolire cattedre di discipline ormai ritenute inutili ed istituirne sette di nuove.
Per quanto il T., contrariamente ai principi ed alle tendenze dominanti, si sia dimostrato piuttosto scettico nei confronti degli effetti delle riforme, tuttavia i suoi tentativi, vòlti ad evitare abusi e rafforzare il potere regio, rappresentarono per il Regno un innegabile e notevole progresso. Si preoccupò specialmente della limitazione del potere ecclesiastico, ma la sua azione non era guidata da irreligiosità, bensì dalle sue concezioni politiche che talvolta resero estremamente difficili i rapporti tra Chiesa e Stato. Malgrado nel 1741 fosse stato stipulato con Roma un Concordato, cui aveva molto contribuito il T. stesso, nel 1746 si ebbero i primi dissidi, provocati dal tentativo di introdurre nel paese l'Inquisizione.
Ma la lotta a fondo fu iniziata dopo la partenza di Carlo di Borbone, chiamato al trono di Spagna: nel Regno di Napoli restava il figlio minore Ferdinando. Il T. estese allora (1759) il suo potere e fu preposto alla segre- teria dell'ecclesiastico Carlo De Marco, sua creatura, che ne condivideva le idee. Carlo III, però, che pur durante la reggenza continuò ad interessarsi degli affari del Regno, fu sempre restio ad una eccessiva ostilità contro la Curia, come lo era stato durante la sua permanenza a Napoli, e si limitò ad assumere un atteggiamento platonicamente favo-revole. Nel 1759 fu posta la questione relativa alle chiese di regio patronato, una tra le più importanti controversie con il governo pontificio. I due poteri, laico ed ecclesia-stico, si disputavano il diritto di giudicare sulla apparte-nenza dei benefici di tali chiese. Con due leggi, del 1759 e 1762, il T. decise che in questi casi il giudizio spettava ai tribunali laici. Con altra legge (1762) fu stabilito l'ob-bligo per gli ecclesiastici beneficiari di distribuire agli indigenti la terza parte delle loro rendite ed il fisco vigilò a mezzo di laici sull'esecuzione della legge stessa.
Nel 1763 il T. ebbe la direzione di tutta la politica del Regno. Fu solida e con gli altri Stati borbonici nella lotta contro i Gesuiti, che culminò nella loro espulsione dal paese. Egli mantenne la sua autorità anche dopo che il Sovrano ebbe raggiunto la maggiore età; fu costretto a lasciare il governo nel 1776, per il diverso orientamento politico della moglie di Ferdinando, l'arciducessa austriaca Maria Carolina. Al T. si deve l'inizio degli scavi di Pompei ed Ercolano; fu a capo dell'Accademia Ercolanense, istituita nel 1758.