Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Filosofia Filosofi

TELESIO, BERNARDINO

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Noto anche come: latino: Bernardinus Telesius

TELESIO, BERNARDINO. - Filosofo, n. a Cosenza nel 1509, m. ivi nel 1588. Nel 1518 fu a Milano con lo zio Antonio, dal quale apprese il latino e il greco. Nel 1521 o nel 1523 seguì lo zio al Ginnasio romano. Poco dopo passò a Padova, dove formò la sua cultura filosofica, iscrivendosi alla Facoltà delle arti e dedicandosi alla physica, alla medicina e alla filosofia.

All'Università, in medicina dominava Galeno, in filosofia l'aristotelismo alessandrista, particolarmente intento ai problemi della concreta natura sensibile, ma inceppato dall'apriorismo della tradizione aristotelica. Nel 1535 conseguì la laurea; ma rimase insoddisfatto: « non contentus Aristotelis doctrina; ... quem et ipse... multos annos colui », per l'astratto razionalismo aprioristico del filosofo, che non teneva conto del senso, fonte prima del sapere (Prooemium al De rerum natura del 1565). Si raccolse allora nella meditazione in un monastero (forse alla Grancia di Seminara), ove rimase, sembra, dal 1536 al 1544-45; passò poi a Napoli (1544-52), dove elaborò la sua filosofia, in un ambiente fervido di aristotelismo averroista. Nel 1553 sposò Diana Sersale, vedova con due figli, che morì nel 1561, lasciandogli altri quattro figli. Inesperto di amministrazione, si immerse in debiti, dai quali non riuscì più a liberarsi. Dal 1561 visse tra Roma, Napoli e Cosenza. Nel 1562 si recò a Brescia per discutere la sua filosofia con Vincenzo Maggio, aristotelico famoso, il quale nulla trovò a ridire né sui principi, né sulla logica del sistema. Godette la benevolenza dei papi Clemente VIII, Paolo III, Paolo IV, Pio IV, il quale ultimo gli offerse l'arcivescovato di Cosenza, che egli declinò a favore del fratello Tommaso. Nel 1565 uscirono a Roma i primi due libri del De rerum natura, ristampati nel 1570 a Napoli con qualche variante formale. Nel medesimo anno seguirono ivi tre opuscoli: De his, quae in aere finut, et de terrae motibus; De colorum generatione; De mari. La sua filosofia si diffondeva: nel 1573 il Martelli pubblicò a Firenze la traduzione dei due libri del De rerum natura e di due opuscoli; Gregorio XIII (1572-85) lo invitò a Roma a spiegare la sua filosofia; un uguale invito gli venne da Napoli; ma vero e proprio insegnamento non tenne mai, accontentandosi di conversazioni. In quegli anni, oltre all'attività polemica e alla composizione di opuscoli, preparò l'edizione completa del De rerum natura, pubblicata a Napoli nel 1686.

Animo buono e sincero credente, non scorse contrasti tra la sua filosofia e il cristianesimo; altri li videro e nel 1593 furono posti all'Indice, « donec expurgentur », il De rerum natura, il De Somo e il Quod animal universum ab unica animae substantia gubernatur (oggi espunti).

Quanti finora hanno studiato la natura, vi hanno prodigato immense fatiche con miseri risultati; come è provato dal pelago di contraddizioni delle indagini in contrasto tra loro e con la realtà. Ciò perché i filosofi pretesero « mundi huius principia ratione inquirere; ... nos, humanae sapientiae amatores cultoresque », seguiremo « sensum... et naturam aliud praeterea nihil », salvo sempre il primato assoluto della fede: se vi contraddicesse, « abnegandus omnino et ipse etiam est sensus » (Prooemium all'ed. del 1586). Il senso è la fonte prima e radicale della conoscenza, la quale consiste sostanzialmente in un contatto. La sensazione è un moto cosciente dello spirito-calore: perciò tutti gli esseri sentono. Il senso è percezione immediata di un oggetto attualmente presente, generata dal moto meccanico. L'intelletto è inferenza, da un aspetto noto del percepito, di un aspetto attualmente non sentito, ma già colto in precedenti esperienze: esso è fondato ontologicamente sul presupposto della continuità permanente degli esseri e psicologicamente sulla memoria sensitiva; l'intelletto è dunque semplice memoria sensitiva. I principi universali non sono che generalizzazioni di sensazioni, sempre bisognosi di conferma sperimentale (l. VIII). Il senso mostra che il fuoco e i cieli sono fatti di calore, il quale è bianco, illumina, riscalda e causa il moto; la terra è fatta di freddo, immobile e antitetico al calore; entrambi sono sensibili e senzienti. Le due nature agenti, caldo e freddo, essendo incorporee, esigono un sostrato comune cui inerire, la nera materia passiva. Si hanno così i tre principi universali fisicometafisici della realtà (ll. I, II), operanti nello spazio vuoto e nel flusso del tempo. La terra sferica è posta immobile al centro dell'universo; i singoli movimenti spaziali che vi si riscontrano sono causati dal calore dei cieli semoventisi, perché costituiti di calore. La varietà immensa dei singoli esseri naturali risulta dal meccanico incontro di quantità variabili di caldo e di freddo nella materia, sotto l'alta guida della Provvidenza che tutto coordina in un mirabile ordine finalistico (ll. III, IV).

TELESIO, BERNARDINO - Frontespizio del <em>De Natura iuxta propria principia</em>, Roma, per i tipi di A. Blado, 1565 - Esemplare della Biblioteca nazionale - Roma.
TELESIO, BERNARDINO - Frontespizio del De Natura iuxta propria principia, Roma, per i tipi di A. Blado, 1565 - Esemplare della Biblioteca nazionale - Roma.(fot. Enc. Catt.)

I viventi sono meccanismi finalisticamente operanti, composti di materia e spirito-calore: il principio vitale è semplice calore corporeo, come è dimostrato dalla nutrizione, dal meccanismo del movimento e da quello conoscitivo, dalla morte. Tale calore materiale è atto a spiegare tutte le funzioni conoscitive del senso e della ragione: « substantiam quae sentit in homine, ratiocinari et animalia reliqua ratiocinationis non prorsus expertia esse » (VIII, 14). Ciò non infirma l'esplicita ammissione di un'altra anima propria all'uomo: « nihil propterea negantes aliam a spiritu e semine educto... substantiam homini inesse et vere eam divinam et ab ipso infusam Deo » (VIII, 8). Lo provano alcuni indizi: l'uomo non si accontenta delle cose terrene; è sempre inquieto; apprezza i valori morali, anteponendoli ai beni materiali; le sperequazioni tra meriti e premi, tra colpe e pene nella vita presente esigono il ristabilimento della giustizia in una vita futura. La fede accerta l'esistenza di un'anima spirituale e immortale (V, 2). Analoga è la dimostrazione di Dio. Viene negato ogni valore alla via motus aristotelica, perché il movimento è causato da calore: cielo e animali si automovono, come si automove tutto ciò che è caldo (IV,

TELEVISIONE - Il Pontefice Pio XII riceve nella sala del concistoro i tecnici della t. francese e assiste per la prima volta a un esperimento di trasmissione (1950).
TELEVISIONE - Il Pontefice Pio XII riceve nella sala del concistoro i tecnici della t. francese e assiste per la prima volta a un esperimento di trasmissione (1950).(fol. Felici)

18 sgg.; V, 18-19). L'ordine universale e il finalismo evidente nei viventi provano l'esistenza di un Dio sapiente, provvidente e creatore dell'universo nel tempo. Soprattutto « sacrosantae Ecclesiae vox audienda est »; nella fede « pio homini acquiescendum omnino est » (IV, 19; I, 10; IX, 7). Un moto moderato causato dal calore conserva e potenzia l'uomo, dandogli gioia; un moto eccessivo tende a distruggerlo, recandogli dolore. La gioia è il bene, il dolore è il male: nasce così la morale, il cui fine ultimo è l'autoconservazione dell'essere: è bene tutto ciò che la favorisce, male tutto ciò che vi contrasta. Questa morale naturale è coordinabile a quella cristiana, la quale promette una conservazione e una gioia eterna (I. IX).

Il telesianismo ebbe subito oppositori decisi (J. A. Marta, F. Patrizi, ecc.) e seguaci entusiasti (F. Martelli, S. Quattromani, A. Persio, T. Campanella, G. Bruno, F. Bacone e gli empiristi). Esso conclude l'aristotelismo del Rinascimento e inizia l'empirismo moderno. T. è un filosofo che si dibatte tra l'esigenza razionale della metafisica e il fascino della scienza empirica, nella vana illusione di raccogliere entrambe in un unico sapere con i suoi principi fisico-metafisici. A salvare una convinta adesione alle credenze tradizionali in Dio e nell'anima spirituale soccorre un fideismo irrazionale, che farà scuola.

Bibliografia21 opere
BIBL.: edizioni: De rerum natura, a cura di V. Spampanato, I, Modena 1910; II, Genova 1913; III, Rome 1923; Varii de naturalibus rebus libelli, ed. A. Persio, Venezia 1590; altri frammenti in F. Fiorentino, B. T., ossia studi storici sull'idea della natura nel Risorgimento ital., I, Firenze 1872; II, ivi 1874, appendice. Studi: La philosophia di B. T., ristretta..., a cura di S. Quattromani, Napoli 1589; rist., Bari 1914; F. Scaglione, La filos. di B. T., in Atti dell'Acc. Coventina, 2 (1842), pp. 15-115; F. Fiorentino, op. cit.; F. Bartelli, Note biografiche (B. T. e Galeazzo ai Tarsio), Cosenza 1906; E. Troilo, B. T., Modena 1910; 2ª ed., Roma 1924; G. Gentile, B. T., Bari 1911; 2ª ed., ivi 1923 (con bibl.); E. Zavattari, La visione della vita nel Rinascimento e B. T., Torino 1923; N. Abbagnano, B. T. e la filos. del Rinascimento, Milano 1941; id., T., ivi 1941; G. Soleri, T., Brescia 1944; id., La metafisica di B. T., in Riv. di filosofia neosc., 34 (1942), pp. 338-56; id., Le dottrine teologiche di B. T., ibid., 38 (1946), pp. 323-37; id., Le dottrine antropologiche di B. T., ibid., 41 (1949), pp. 320-41.

Giacomo Soleri

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1873–1875.

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Soleri, Giacomo. “Telesio, bernardino.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1873–1875. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/telesio-bernardino.

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Soleri, Giacomo. “Telesio, bernardino.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1873–1875. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/telesio-bernardino.

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