TELEOLOGIA

TELEOLOGIA. - Da téloç, fine, e lóyçoç, discorso, indica scienza dei fini. Il termine risale a Ch. Wolff (Philosophia rationalis sive logica, § 85), ed è riferito da Kant a una scienza che si proponga la considerazione e interpretazione della natura secondo rapporti di finalità (Kritik d. Urteilkraft, parte 2ª, § 61 sgg.).

Con significato concreto, t. è, nell'uso odierno, sinonimo di finalità, e teleologico è un fatto, un avvenimento, che si presenti ordinato a conseguire o a realizzare uno scopo; teleologica è anche, di conseguenza, ogni concezione che considera il mondo ordinato finalisticamente, con relazioni di mezzi a fini.

Il problema sul significato teleologico della realtà del divenire della natura è risolto in dipendenza dalle diverse concezioni metafisiche della realtà stessa. DEMOCRAZIA (v.) ogni finalità è esclusa dal significato casuale dell'universo e dei suoi fenomeni. Dove invece a fondamento dell'essere e della natura è posto un Principio razionale (già Anassagora, Socrate, Platone, Aristotele, il cristianesimo e tutte le filosofie della trascendenza) è anche posta la ragione di un ordinamento teleologico della realtà e della storia (v. INABILITÀ). Va però notato che la t. non si oppone per sé al determinismo e meccanismo della natura: leggi fisiche e leggili biologiche, possono intendersi al contrario come strumento della realizzazione immanente della finalità nella natura corporea. È appunto dalla determinazione ad agire in un senso per realizzare costantemente un bene (determinazione manifesta nel macrocosmo e oggi, dopo le scoperte della scienza moderna, con vistosa fenomenologia nel microcosmo fisico-biologico) che s. Tommaso infisere la finalità nella natura, e quindi l'esistenza di un Ordinatore intelligente: «videmus quod aliqua quae cognitione carent, scilicet corpora naturalia, operantur propter finem. Quod apparet ex hoc quod semper aut frequentius eodem modo operantur ut consequuntur id quod est optimum. Ea autem quae non habent cognitionem, non tendunt ad finem nisi directa ab aliquo cognoscente et intelligente... Est ergo aliquid intelligens, a quo omnes res naturales ordinantur ad finem, et hoc dicimus Deum» (Sum. Theol., 1ª, q. 2, a. 3). Ma occorre riconoscere che una t. della natura non è necessariamente connessa con la concezione teistica, ed è possibile intendere in altro modo la finalità anche in senso immanentistico (idealismo; cf. Hegel, Vorlesungen über die Philos. d. Gesch., Introd., I, n. 4, 12, trad. it., Firenze 1941, p. 9, 16, V. anche p. 60 sgg.).

Ogni t. è esclusa nel panteismo spinoziano: «ostendam naturam nullum sibi finem praefixum habere, et omnes causas finales nihil nisi humana esse fingmenta» (Ethica, I, prop. 36, ed. G. Gentile, Bari 1933, p. 42). Per Kant la realtà delle cause finali nella natura non può essere provata dall'esperienza; «tuttavia il giudizio teleologico è applicato a ragione, almeno problematicamente, all'investigazione della natura; ma soltanto per sottoporla a principi di osservazione ed investigazione mediante l'analogia con la causalità dei fini, e senza lusinga di poterla spiegare» (op. cit., § 61, ed. cit., p. 218). Il giudizio teleologico, fondato su un principio puramente «regolatore» e non «costitutivo» della derivazione causale dei fenomeni della natura, non vale quindi, secondo Kant, per una deduzione teologica: «Perciò nella t., in quanto si riferisce alla fisica, si parla giustamente della saggezza, dell'economia, della preveggenza, della beneficienza della natura, senza però farne un essere ragionevole (il che sarebbe assurdo), ma anche senza ardire di mettere al disopra di essa un altro essere intelligente, come artefice, perché ciò sarebbe temerario» (ibid., § 68, p. 244).

Con altra accezione, riferita dal Lalande (op. cit., in bibl., p. 1086), t. può anche indicare la scienza dei fini (individuali, sociali) dell'azione umana.

BIBL.: per indicazioni generali: A. Lalande, Vocab. techn. et crit. de la philos., 5ª ed., Parigi 1947, op. 1085-86; P. Janet, Les causes finales, ivi 1870; P. Celesia, La t., concetto e valore, Roma 1923; id., Biologia e finalismo, ivi 1924; id., Saggi di filosof. finalistica, 2 voll., ivi 1925-27; per Kant, Kritik d. Urteilkraft, tutta la parte 2ª, ed. cit., pp. 217-360; V. FINALITÀ, FINALISMO. Ugo Vitigno

NELLA BIOLOGIA. - I fenomeni biologici offrono gli esempi più numerosi e concreti di t. e molte teorie teleologiche si basano sugli esempi forniti dalla biologia.

È ben difficile infatti concepire i fenomeni vitali come guidati dal caso e dalla probabilità, poiché la vita in se stessa richiede una tale complessività di condizioni materiali, per riferirci solo a queste, che possono essere considerate le condizioni meno probabili che si possano manifestare in natura e che, se per caso si manifestassero una volta, non avrebbero certamente il modo di essere mantenute, se guidate da queste leggi. La vita invece si conserva e i fenomeni biologici si dimostrano rivolti a questo fine: la conservazione della vita, di questo assai improbabile evento. La conservazione della vita si attua con la conservazione delle specie animali e vegetali, che la rappresentano, con un incessante susseguirsi di generazioni. Così in ogni individuo, ad ogni generazione, lo sviluppo embrionale, organologico, sessuale, ecc. sono rivolti ad un fine: la riproduzione, per la conservazione della specie.

Ma d'altra parte, considerando i fenomeni biologici con un criterio finalistico assoluto, si verrebbe alla conclusione che i vari atti della attività biologica non solo

non sono dominati dal caso, ma anzi, diretti da una forza interna che li dirige verso un fine determinato, da una entelechia: un atto biologico non sarebbe conseguenza di condizioni determinanti, causali, ma si attuerebbe sviluppando un principio preordinato e rivolto ad un fine preciso. Gli esempi di fenomeni biologici che si rendono comprensibili solo accettando un principio di finalità sono innumerevoli e basti qui ricordare lo sviluppo di organi embrionali, anche assai complicati, che ancora non funzionano ma che sono costruiti per una funzione futura; la stessa struttura degli organi differenziati che è perfettamente adatta alla funzione specifica; i numerosissimi fenomeni di adattamento preordinato o preadattamento; i fenomeni di convergenza; gli adattamenti tra organismi diversi e soprattutto tra animali e piante per una vita in comune; le strutture coaptanti (cerniere, articolazioni); la struttura degli organi di coaptazione sessuale; la struttura degli organi di ancoraggio (semi di piante, parassiti, ecc.). Infine la finalità si manifesta nei procedimenti psico-fisiologici. Moltissimi biologi in base a questi fatti hanno accettato il principio di t. che è la base di ogni concezione vitalistica (Hertwig, Celesia, Driesch, Cuenot, Russel, Durken, Rignano, Bertalanffy, ecc.).

Molti fatti, tuttavia, hanno dimostrato come nei fenomeni biologici si possono verificare, tal quale come nella materia inerte, delle condizioni che rispettano il principio di causa. Soprattutto nello studio dello sviluppo embrionale, nello studio degli adattamenti, ecc.; la validità della causalità appare evidente. Fu merito di Roux (1885) di dimostrare il valore della causa in molti aspetti dello sviluppo iniziando una nuova branca della embriologia, la meccanica dello sviluppo. Così in altri fenomeni biologici, come nell'eredità dei caratteri basata su una distribuzione, secondo le leggi del caso (leggi probabilistiche), dei fattori contenuti nei gamberi dei genitori, è visibile un comportamento secondo leggi del mondo inerte. Questi dati di fatto, inconfutabili, di fenomeni causali e statistici negli organismi viventi, hanno fatto supporre anche a biologi di grande valore, sotto l'influenza di idee materialiste e meccanistiche, che anche i fenomeni che rivelano in modo più evidente una finalità, sono una pura illusione dovuta ad una interpretazione antropomorfica della natura, ma che si debbono interpretare con le stesse leggi della fisica e della chimica del mondo inanimato. Rabaud, G. Dumas, J. Needham, E. Gognehim, J. Loeb, F. Christmann, K. Sopper, per citare solo alcuni, sono rappresentati di questa corrente. Ma questo modo di vedere porta alla conseguenza che tutti i fenomeni biologici e la vita stessa dell'uomo sono il risultato del caso e quindi senza uno scopo.

Molti altri fatti sembrano limitare il principio t. negli organismi: così alcuni tropismi che portano ad una distruzione, come la fiamma che attirando gli insetti li uccide; così i molti atti ritenuti inutili della vita (visita di insetti in fiori che si autoimpollinano, mimetismi che non proteggono dai nemici specifici, aspetti terrificanti che certi animali assumono per difesa, ma che non destano alcun terrore nei loro nemici); così le iperrigenerazioni che invece di ristabilire un equilibrio aggravano assai di più lo squilibrio provocato dalla amputazione, le eteromorfosi, ovvero la riparazione di una amputazione con un organo abnorme, le distelie con i casi di ipertelia, ovvero di sviluppo esagerato di organi, come le difese di elefanti estinti, i canini della tigre quaternaria della California (Smilodon), i gigantismi, con i casi di atelia o di produzione di organi inutili; così le mostruosità, etc. Tuttavia nel giudizio di questi esempi che sono presi dai meccanicisti contro il principio di t. non bisogna dimenticare che quella stessa valutazione antropomorfica, se vale per una critica in un giudizio di t., altrettanto vale nel giudizio antifinalista.

Lo studio della biologia porta pertanto a questa conclusione: che la finalità di molti fenomeni biologici e della vita stessa si manifesta anche con un procedimento causale. Non è questo un controsenso (se è nella natura delle cose) ed è necessario conciliare i due aspetti. Ciò non deve far meraviglia se si tieni conto che il substrato su cui palpita la vita è materia e che quindi come tale è soggetta anche alle leggi della fisica e della chimica. Ma la materia vivente è una assai peculiare materia ed è in quell'aggettivo che sta tutta l'enorme differenza tra questa materia e quella del mondo inanimato; per cui, se da un lato obbedisce alle leggi di questo mondo inanimato, dall'altro si oppone ad esse, così che il meno probabile domina il più probabile e il principio di entropia si trova capovolto (Fantappiè, 1942; Schroedinger, 1943).

Ancora oggi i biologi e i filosofi sono divisi in due campi: il materialista ed il vitalista; ma la realtà sta sempre nella concordanza delle antitesi. Così in biologia si trovano fenomeni diretti dal principio di causalità, quali quelli deterministici e indeterministici (statistici; questi ultimi per il Bernoulli sono pure diretti da questo principio), e fenomeni in cui la t. è palese a salvaguardia di una concezione ottimistica del mondo, contro il concetto della sua inutilità, e a difesa della espressione più elevata dei fenomeni vitali quale è il libero arbitrio o la libertà del volere.

BIBL.: E. Rignano, Finalismo e vita, Bologna 1920; E. Rabaud, Adaptation et évolution, Parigi 1922; P. Celesia, La t., concetto e valore, Roma 1923; H. Driesch, Philosophie des Organischen, Lipsia 1928; J. Needham, The sceptical biologist, Londra 1929; L. V. Bertalanffy, Kritische theorie der Farmildung, Berlino 1929; S. Russel, The interpretation of development and heredity, Oxford 1930; K. Sapper, Die Hauptaufgabe der theoretische Biologie, Bologna 1934; F. Enriques, Causalità e determinismo nella filosofia e nella storia della scienza, trad. it., Roma 1941; L. Cuenot, Invention et finalité en biologie, Parigi 1941; L. Fantappiè, Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico, Roma 1944; J. Needham, Ordine e vita, trad. it., Torino 1945; E. Schrödinger, Che cosa è la vita?, trad. it., Firenze 1947; Lecompte de Noüy, L'aventure dello spirito, trad. it., Torino 1948; E. S. Russel, The directiveness of organic activities, trad. it., Bologna 1949.

TELEPATIA (τῆμα = lontano e τάφος = sofferenza; ciò che è subito da qualcuno). - chiaroveggenza (v.) indiretta in cui il rapporto conoscitivo si svolge tra due o più esseri intelligenti (tra = mente e = trasmissione del pensiero =).

Dagli studi svolti attualmente con metodo scientifico, in particolare nella Duke University di Durham, la t. appare fenomeno realmente esistente, legato a una particolare sensibilità presente in tutti gli uomini, in forma più o meno latente ed educabile (effetto ESP = extra sensory perception).

I casi di l. lettura del pensiero di cui si fa esibizione negli spettacoli di varietà, spesso, più che a vera t., sono in rapporto a trucco o a particolari abilità del divinatore nell'uso sfruttare i piccoli segni indicativi involontari di chi lo guida (impercettibili contrazioni muscolari della mano, modificazioni del respiro, ecc.).

Per il giudizio morale, V. TELESTESIA.

BIBL.: W. Mackenzie, Metaphisica moderna, Roma 1923, pp. 172 sgg.; E. Servadio, s. V. ENOCH. Ital., XXXIII, pp. 436-437; H. Price, A caccia degli spiriti, Milano 1937, pp. 257-329; H. Thurston, La Chiesa e lo spiritismo, 1937, pp. 187-222.

Giuseppe de Ninno