TELESE (CERRETO SANNITA), DIOCESI DI

TELESE (CERRETO SANNITA), DIOCESI di. Città e diocesi in provincia di Benevento, con una superficie di oltre 414 kmq.; ha una popolazione di 59.200 ab., quasi tutti cattolici, distribuiti in 24 parrocchie servite da 66 sacerdoti diocesani e 6 regolari; ha un seminario minore, 3 comunità religiose maschili e 16 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 419). La sede vescovile è in Cerreto Sannita.

Il primo vescovo telesino, Florenzio, fu accertato da G. Rossi (v. BIBLICA) nel 465; l'origine della diocesi risale quindi sicuramente almeno alla metà del sec. V. Anche il successore Agnello è tra i sottoscrittori del S. nodo romano del 487. Oltre questi due nomi però non si conoscono altri che ricordino la sannita Telesia, la città decaduta dopo l'occupazione romana, poi danneggiata dai Goti e successivamente sede di un gastaldato longobardo. La menzione generalmente accettata di un vescovo Menna non è più sostenibile, perché il diploma

attribuito a Gregorio Magno è ritenuto falso (Jaffé-Wattenbach, n. 1366). Il silenzio di tutte le fonti nei secoli seguenti è certo l'eco dolorosa dei tragici avvenimenti che sconvolsero la città. Prima i Saraceni (847), poi un terremoto rasero al suolo la città; poco dopo nuove incursioni piratische la devastarono ripetutamente. Per quattro secoli quasi nulla si sa della sua Chiesa. Finalmente nel sec. IX da G. Rossi viene registrato un Palerio, quindi due anonimi nel 969 e nel 1061 e infine un Arnaldo nel 1068. Unica notizia sicura è quella del Sinodo romano del 969 in cui Giovanni XIII elevò la metropolitana Benevento, assegnandole tra le suffragane anche T., come tuttora. S'ignora lo stato della città in quel tempo e fin dove si estendesse il territorio della diocesi. Nel 1193 il normanno Tancredi espugnò la città e l'incendiò, ma rapida fu la rinascita e ben presto T. divenne di dominio regio. Anche la serie dei presuli non presenta lacune di rilievo.

Pietro nel 1179 intervenne al III Concilio generale Lateranense; Luciano, segnalato per la prima volta dal Mazzacane (v. BIBLICA., p. 143), viene attestato nel 1214 in una pergamena dell'Archivio Storico per le Prov. Napoli. R. o Rao è noto nel 1240 insieme al successore Salerno (1286). Alla sua morte il Capitolo avrebbe eletto il proprio primicerio F. Pellegrini, ma tale elezione non risulta confermata dal Papa; si hanno invece al suo posto i nomi di Aczo (1290) e quindi un Riso o Giovanni Ariasio nel 1326. Nel 1349, al tempo del vescovo franciscano Domenico, un altro e più violento terremoto distruse T. Da allora la città si spopolò e i vescovi tesero sempre più a trasferirsi nella vicina Cerreto (la sanità Cominio Cerito), in posizione salubre, ricca e fiorente di traffici. Cerreto darà a T. un vescovo suo cittadino, Biagio Caropipe (1515-24). L'unico presule da ricordare nei due secoli seguenti è Angelo Massarelli da S. Severino, segretario di Paolo IV e dei predecessori, poi segretario del Concilio Tridentino, del quale scrisse la cronaca gli atti. Dal 1571 T. dà ormai solo il nome alla diocesi, perché i vescovi ottengono da quell'anno di dimorare sempre a Cerreto. Si ricordano in questo tempo: Annibale Cattaneo (o Cotugno), patrizio napoletano sepolto nella chiesa della S.ma Trinità a Cerreto (1577-83); Giovanni F. Leo d'Ivrea (1608-13) noto giureconsulto e protonotario, e Pietro Paolo de Rustici (1637-43), parente di Urbano VIII. Sotto il presule G. B. De Lellis (1684-93) anche Cerreto venne rasta al suolo il 5 giugno 1688; ma lo sforzo dei cittadini e soprattutto l'interessamento del vescovo crearono una nuova città, che tuttora sembra il volto e il carattere dell'epoca.

Nel 1820 Pio VII con bolla Adorandi Servatoris unit T. ad Alife, con residenza vescovile a Cerreto. In seguito Pio IX con la bolla Conpertum nobis del 6 luglio 1852 separò di nuovo le diocesi, mettendo fine ad una lunga ed aspra contesa di priorità; la diocesi telesina veniva ad assumere nel tempo stesso anche la denominazione seu Cerretana e a comprendere 15 paesi vicini con relative pertinenze.

Monumenti. - Dell'antica Telesia stanno venendo alla luce solo avanzi di epoca romana; nessun vestigio dei suoi edifici sacri antichi che, come a Cerreto, sono andati distrutti dagli uomini e dai movimenti sismici del terreno. Il Seminario, l'episcopio e la cattedrale di Cerreto appartengono alla ricostruzione generale della fine del sec. XVII. Quest'ultima, consacrata nel 1740, è un grande edificio a croce latina con tre navate divise da pilastri. Santuari frequentati, nelle immediate vicinanze della città, sono la chiesa di S. Maria delle Grazie e quella di S. Anna.

Nella diocesi, a Cusano Mutri, la chiesa di S. Nicola conserva un bel portale di Ferrante da Cerreto (1537) ora al fonte battesimale del 1444; in sacrestia è un reliquiario argenteo trecentesco con una spina della corona di Cristo donata da un crociato. Nell'antica chiesa dei SS. Pietro e Paolo, rifatta nel 1626, oltre all'altare maggiore sta una costruzione lignea sovraccarica di ornati, che D. De Luca (1661) intagliò per iconostasi. Nelle adiacenze, la chiesa di S. Croce o del Calvario (1688) ha una Flagellazione di Luca Giordano o della sua scuola; la piccola chiesa di S. Maria del Castagneto una bella Madonna lignea bizantina.

Bibl.: Ughelli, VIII, pp. 367-74; X. p. 345; F. Pacelli, Mem. st. della città di T., Cerreto Sanità 1775; G. Rossi, Catal. de' ves. di T., Napoli 1827; Moroni, LXXIII, pp. 265-70; P. B. Gams, Series episc., Ratisbona 1872, p. 931; V. MAZZA, NICOLA, Cerreto Sanità, Cerreto Sanità 1911, pp. 138-44 e 201, n. 2; Lanzoni, I, p. 379; M. Inguanez - L. Mattei Cerasoli-P. Sella, Rationes decimarum, Campania (Studi e testi, 97), Città del Vaticano 1948, pp. 157-65; Cottineau, II, col. 3130. Pasquale Testini.