TELESFORO di COSENZA. - Scrittore enigmatico, il quale nella letteratura pseudo-profetica, che pretese rifarsi all'autorità di Gioacchino da Fiore, ha un posto notevole per il suo De statu Ecclesiae et de tribulationibus futuris scritto tra il 1356 e il 1365. Abbreviata e meglio ordinata da un tal Fra' Rusticano (il quale compose la lettera dedicatoria ad Antonio Adorno, doge di Genova, 3 sett. 1386), fu stampata nel 1516 a Venezia.
Il libro si presenta, fin dall'inizio, come lavoro di T. di C. «prete e romito, dotto e santo», che visse «nei pressi di Tebe città (loro terra detta Luzzi)», come si esprime D. Martire. T. avrebbe «ripilogato i libri di Cirillo, di Gioacchino, le istorie scritte dall'arcivescovo Luca di Cosenza ed altri». Inoltre, avrebbe scritto un altro libro di storie e la vita del beato Gioacchino, e sarebbe morto a Luzzi, probabilmente nel celebre monastero della Sambucina. In realtà, il De statu Eccl. è un florilegio; «la profezia rispecchia una tendenza nazionalista a proposito dell'estinzione dello scisma cominciato dopo l'elezione di Urbano VI» (P. Paschini). E. Donckel, seguito da P. Paschini, rivendica la storicità delle notizie su riferite circa la persona di T.: «Non si tratta di uno pseudonimo, bensì di un eremita francescano, forse della congregazione di Clareno, che sembra passasse poi ai Gerolamini approvati da Gregorio XI nel 1373». F. Foberti, invece, energicamente riafferma la tesi già prevalente (F. Kampers, H. Grundmann, I. Pastor), che T. sia uno pseudonimo: «Il titolo del libro riecheggia il Tractatus de ultimis tribulationibus della precedente pseudoletteratura gioacchimita».