TEMISTIO. — Oratore e filosofo del IV sec. d. C. (ca. 520-90). Figlio di genitori paffagoni, e n. probabilmente a Costantinopoli, molto rinomato per l'eloquenza e l'insegnamento, ebbe il favore degli imperatori e importanti cariche. Assecendo la restaurazione del paganesimo tentata da Giuliano; tuttavia mantenne nei confronti del cristianesimo una certa moderazione, per cui fu stimato anche da cristiani insigni, come Gregorio Nazianzeno, che lo chiama βασιλεύς τῶν λόγων (Ep., 139 sg.).
Di lui restano 33 discorsi (uno dei 34 attribuitigli è apocrifo), in cui tratta temi di filosofia popolare, e inoltre Parafrasi di vari scritti di Aristotele (Analytica post., Physica, De anima, De caelo, Metaphys.). Perduti i commenti agli Analytica pr., ai Topica e alle Categoriae.
T. non è pensatore originale, ma piuttosto esegeta. È prevalentemente aristotelico (di Aristotele afferma ὄν προϋταξάμψα βίου τε καὶ τῆς σοφίας): ma con influssi platonici, pitagorici e stoici. Per T., come in genere per i platonici dell'età imperiale, la filosofia ha fine essenzialmente etico-religioso. Egli ritiene innata l'idea della Divinità; mentre invece non è dato conoscere la natura di Dio, ed è quindi inevitabile la varietà delle religioni e dei culti e delle sette filosofiche. T. intese assumere così una posizione «irenica» di fronte al grande contrasto, che agitava il suo secolo, fra il cristianesimo e la vecchia religione prossima al dissolvimento.
Raffaello Del Re
TEMISTIO. - Diacono di Alessandria, detto pure Calonimo, vissuto nel sec. VII.
Appartenne alla setta monofisita dei severiani e dopo la morte di Severo sostenne che Gesù ignorava, come uomo, varie cose, e specialmente il giorno del giudizio universale (Mc. 13, 32), agnoeti (v.). Scrisse un'apologia contro Severo, confutata dal monaco Teodoro. Tra gli altri suoi scritti è da notare quello contro la dottrina della risurrezione di Giovanni Filopono. Tutti sono andati perduti; ne danno l'elenco Fozio (Bibliotheca, 23 e 108) e Massimo il Confessore (PG 91, 172).