AGNOETI. - Setta che si collega al monofisismo severiano, così denominata perché attribuisce all'anima umana del Verbo incarnato l'ignoranza (ἀγνόις in greco) di certe cose, e in particolare del giorno dell'ultimo giudizio. Capo degli a. Temistio (v.), discepolo di Severo di Antiochia. Poco dopo la morte di questo (538), verso il 540, sotto Teodoro (535-67), patriarca monofisita di Alessandria, Temistio cominciò a divulgare la sua dottrina. Avendolo Teodoro respinto come eretico, Temistio si separò da lui e divenne maestro di una setta a parte che si chiamò degli a. o dei temistiani, in opposizione a quella dei teodosiani, che raccolse la maggioranza dei monofisiti severiani.
Molto tempo prima di Temistio, vari Padri ortodossi che combattevano l'arianesimo avevano positivamente insegnato, o parvero aver insegnato, che Gesù Cristo, in quanto uomo, aveva ignorato diverse cose, e particolarmente il giorno del Giudizio. Preoccupati di difendere la divinità del Verbo contro gli ariani, e non avendo approfondito sufficientemente la natura dell'unione ipostatica per conoscerne tutte le conseguenze, essi avevano attribuito all'umanità del Salvatore l'ignoranza del giorno del Giudizio che gli ariani volevano attribuire al Verbo. Tale opinione non poteva più essere accettata dopo un secolo di discussioni e di speculazioni sull'unione ipostatica e, se mai, non poteva sorridere che ai nestoriani; e in questa categoria i polemisti cattolici e monofisiti classificarono i temistiani. Teodoro di Mopuestia e Nestorio erano stati a. prima ancora di Temistio; e Leporio (v.), che si era rifugiato ad Ippona ai tempi di s. Agostino, ed aveva sconfessato più tardi il proprio errore (PL 31, 1229).
Vi fu sempre qualche a. durante il corso dei secoli e ve n'è perfino nella nostra epoca. Quantunque alcuni Padri, come s. Sofronio di Gerusalemme e s. Giovanni Damasceno, abbiano tacciato di eresia l'agnoetismo, esso deve essere considerato piuttosto un errore, dato il senso stretto in cui oggi si prende il nome di eresia. Ciò si deduce da un decreto del Santo Ufficio del 7 giugno 1918, provocato dalle tendenze agnoetiste di certi teologi contemporanei. Tale decreto afferma che non si possono insegnare con sicurezza le due proposizioni seguenti: 1) Non si può ritenere come certa la dottrina che dichiara che l'anima di Gesù Cristo non ha nulla ignorato, ma ha conosciuto nel Verbo, fin dal principio, il passato, il presente e l'avvenire, vale a dire tutto ciò che Dio conosce con la scienza di visione; 2) L'opinione di certi autori recenti sulla scienza limitata di Gesù Cristo ha tanto diritto di essere accettata nelle scuole cattoliche quanto la dottrina degli antichi sulla sua scienza universale.