AEZIO

AeZIO. - Eretico del tv sec. Nacque, secondo alcuni, ad Antiochia e, secondo altri, nelle sue vicinanze, da famiglia assai modesta. Educato da maestri ariani, dovette procurarsi con il lavoro i mezzi di sussistenza e di studio: fu calderao, domestico, orefice e medico. Mentre, facendo l'orefice, procurava a se stesso da vivere, facendo il medico aiutava gratuitamente i poveri. Conobbe in seguito i peripatetici, frequenti le loro scuole, studiò ad Antiochia con Paolino e Leonzio, ad Anazarbo con Atanasio, a Tarso con Antonio. Trascurando le scienze sacre, la cui ignoranza gli viene aspramente rimproverata da Socrate (Hist. excels., II, 35: PG 67, 300), coltivò soprattutto la dialettica, nella quale divenne espertissimo. Era sua supprema soddisfazione provocare i suoi avversari e poi ridurli al silenzio con stringenti e sottilissime argomentazioni. S. Epifanio afferma che egli espose la sua dottrina in 300 serrati sillogismi e ne riferisce 47.

Leonzio, vescovo d'Antiochia, lo ordinò diacono con l'incarico di insegnare in pubblico. Ma le idee arditissime di A. il quale insegnava che «il Figlio non è simile al Padre, né identico al Padre, sotto l'aspetto della divinità» (Epifanio, Haeres. 76, n. 2: PG 42, 517), donde si deduceva che era di un'altra sostanza (ἐτέρας οὐσίας «eterni-siani») e tratto, in quanto creato, dal nulla (ἐξ οὐς ὄντων «esecuzioni»), scandalizzarono il popolo. Destituito dal suo ufficio, egli riparò presso l'ariano Giorgio, vescovo intruso di Alessandria, finché, nel 358, Eudossio, successore di Leonzio, lo richiamò ad Antiochia. Ma le sue dottrine eccessivamente temerarie spiacquero agli ariani stessi che nel II Concilio di Sirmio lo condannarono e lo fecero esiliare a Pepuzza nella Frigia. Nel 359 A. partecipò al Sinodo di Seleucia, dove gli acciaiani gli si misero nettamente contro. L'anno seguente fu deposto dal suo grado diaconale e confinato prima a Mopsuestia nella Cilicia e poi ad Amblada nella Pisidia. Nel 361, sotto Giuliano l'Apostata, fu consacrato vescovo senza sede. Morì a Costantinopoli tra il 366 e il 370.

Da A. vennero chiamati aeziani gli aderenti all'anonimismo rigido e all'arianesimo più radicale. Essi furono noti anche eunomiani, da Eunomio, discepolo di A. e vescovo di Cizico.

Bibl.: G. Wurm, Dissert. de rebus gestis Aetii, Bonn 1844; G. Bardy, L'héritage littéraire d'Aétius, in Revue d'hist. ecclés., 28 (1928), pp. 809-27; A. Fliche-V. MARTINO G, Storia della Chiesa, vers. ital., III, Torino [1940], pp. 156-57; X. M. Le Bachelet, S. V. in D'ThC, I, coll. 516-17.