FLAGELLANTI

FLAGELLANTI. — La Regola di s. Benedetto contempla il caso di dover ricorrere alla flagellazione per punire monaci riottosi e colpevoli (Reg., capp. 2, 28, 30). Fra le pratiche ascetiche di mortificazione prese piene anche quella della flagellazione volontaria quale penitenza dei propri peccati. Nel sec. XI s. Pier Damiani e s. Domenico Loricato suo discepolo difesero quest'usanza nei monasteri e ne

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fecero propagatori. Ad imitazione dei monaci anche i laici abbracciarono una tal pratica, specie in occasione di pubbliche calamità, per stornare l'ira divina. Manifestazioni però collettive pubbliche di tal sorte di penitenza si conoscono la prima volta soltanto nel sec. XIII e particolarmente quando nel 1260, Ranieri Fasani, eremita, prese a chiamare a penitenza i cittadini di Perugia; vestito di sacco, cinto di fune e con una disciplina di corregge in mano, con la predicazione e l'esempio mosse il popolo a disciplinarsi pubblicamente formando una numerosa Compagnia, detta dei Disciplinati di Cristo, che ben presto dalla città si estese nelle campagne e nelle regioni circonvicine.

Nell'ott. processioni di disciplinati condotte dal Fasani si incontrano a Imola; di lì il movimento si estende a Bologna, nel nov. a Modena, Reggio, Parma, Pincena, Tortona e discende a Genova. Il 30 nov. Asquino, decano di Aquileia, giungeva a Cividale nel Friuli con i penitenzi ignudi che si flagellavano ed in venti giorni si fecero numerosi in tutto il Friuli, e mentre gli uomini facevano questo in pubblico di giorno, altrettanto facevano di notte le donne nelle loro case, oppure raccogliendosi al crepuscolo nelle chiese. Il movimento, attraverso la Francia e l'Austria, raggiunse la Germania e perfino la Polonia; esso si ripeté qua lì più volte in quel secolo provocando da per tutto miglioramenti di costumi, pacificazione negli animi, ritorno di esuli, restituzione del mal toto. La conseguenza stabile che se ne ebbe successivamente fu la fondazione in molte regioni d'Italia di confraternite numerose note sotto i nomi di F., Battuti, Disciplinati, Frustati, i cui membri, laici nella massima parte, si radunavano per praticare secondo i loro particolari statuti la disciplina nelle loro chiese o cappelle, cantare le loro laudi ed attendere ad esercizi di pietà ben definiti ed opere di carità; elemosine in favore dei poveri, con speciale riguardo ai

verggnosti, visite periodiche ad infermi carcerati, accompagnato e suffragio ai defunti; ed in questi uffici dovevano profondere lasciti e rendite di beni loro affidati dalla pietà dei fedeli e specialmente dei confratelli. Si può ben asserire che sotto questo aspetto tali confraternite furono un tramite importantissimo della beneficenza nei secc. XIII-XV. Speciale importanza obbero gli ospedali fondati e diretti da esse nelle città d'Italia; alcuni dei quali sussistono ancora e portano nel loro stemma le discipline. A Roma sorse nel 1267 la Confraternita detta poi del Gonfalone, la quale ebbe confraternite della stessa denominazione ad essa aggregata in diverse parti d'Italia anche assai lontane. Non meno celebre della precedente fu la Compagnia dei Disciplinati del S.mo Salvatore, eretta presso il Laterano, che divenne anch'essa arciconfraternita ed ebbe in Roma la cura di alcuni ospedali riuniti poi in uno al Laterano stesso.

Alla cura dei Disciplinati fu affidato a Siena il celebre Ospedale di S. Maria della Scala. Molte volte queste compagnie erano sotto la protezione e la guida dei maggiori Ordini mendicanti; e questo fatto assai probabilmente servì a tenerle lontane da infiltrazioni eretiche. Infatti se sul loro sorgere poterono avere influito elementi gioiocchiniti, e se qualche manifestazione di fanatismo (che non deve essere giudicato con criteri moderni) si riscontra specialmente agli inizi, tutto ciò va tenuto ben distinto da quanto si poté notare specialmente all'estero e che mosse Clemente VI il 20 ott. 1349 (all'indomani della grande pestilenza) alla condanna dei F. Movimenti analoghi a quello del 1260 si ebbero nel 1334 per opera del b. PERGAMO (v.), che dall'Italia settentrionale giunse sino a Roma, e poi nel 1390 per opera dei Bianchi (v.) la cui attività benefica si riallaccia a quella dell'età precedente, ampliandola e risollevandola in molti luoghi. Nell'Europa settentrionale il movimento si rinnova nell'età seguente non senza infissi eretici.

Bibl.: J. Boileau, Historia Flagellantium, Parigi 1700; L. A. Muratori, Antiquitates Italicae medii aevi, VI, Milano 1742, diss. LXXV; H. Haupt, Geisselung, bierliche u. Geisterbruder-schaffen, in Realeerrycl. für prot. Theol. u. Kirche, VI, pp. 432-444; G. M. Monti, Le confraternite medievali dell'alta medica Italia, I, Venezia 1927, p. 197 sqq.

FOLKLORE. — Nella tradizione popolare di alcune regioni d'Italia, specialmente in quelle meridionali come Calabria e Sicilia, sopravvivono ancora, in talune località, le antiche compagnie dei Dattuti o Battenti (nel dialetto locale a Vattenti), o almeno rimane l'uso, tra i fedeli animati di più caldo fervore religioso, di battersi con fruste (discipline) o con canne, o altri analoghi mezzi di tormento. L'uso è specialmente connesso con le processioni della Settimana Santa, durante le quali i "Vattenti" procedono vestiti dello speciale "sacco" bianco, che presenta aperture alle spalle o alla schiena.

Bibl.: P. Toschi, Dal dramma liturgico alla rappresentazione sacra, Firenze 1940.