FESTE RELIGIOSE POPOLARI. - Non già all'infuori della Chiesa, ma accanto ad essa ed insieme ad essa il popolo ha creato e conservato delle interessanti manifestazioni che si accompagnano al culto ufficiale e lo integrano con note di colore, con testimonianze di fede accesa, con offerte umili e significative, con canti ed altre espressioni di forte sentimento religioso. E se in talune forme di festività popolare è dato scorgere qualche traccia di cerimonie e usanze pre-cristiane, è anche vero che la Chiesa ha sempre vigilato su queste manifestazioni popolari, cercando di regolarle in modo che non contrastino con le norme liturgiche.
Sono state tentate varie classificazioni di queste f. r. p.: alcuni studiosi (ad es., il canonico F. Polese) han preso come base i motivi che le determinano (feste su tema liturgico o leggendario, su fondo miracolosa, feste stagionali, feste d'indole extra-liturgica, processionali, espiatori, ecc.); altri (A. Van Gennes) le hanno collegate e interpretate come cerimonie periodiche cicliche, connesse con lavori agricoli e formatesi nel campo etnografico fin dall'antichità (cielo dei dodici giorni comprendente le feste da Natale all'Epifania, di Carnevale-Quaresima, di Pasqua, di Maggio, di s. Giovanni e s. Pietro, ecc.). Ma tali classificazioni risultano più o meno artificiose: tuttavia una divisione pratica può essere fatta in due grandi categorie: 1) feste calendariati che accompagnano le più solenni forme del culto lungo il corso dell'anno; 2) feste patronali che soddisfano particolari esigenze locali.
Nella grande varietà delle espressioni della religiosità popolare durante le feste, è tuttavia possibile mettere in rilievo le forme ed espressioni comuni più importanti, a alcuni degli aspetti più tipici.
La partecipazione delle classi popolari si rivela già nella preparazione della festa, nella gara con cui le famiglie, le confraternite, i rioni alleati sono le varie forme di ornamentazione e di espressione festosa. Spesso l'organizzazione della festa è assunta da persone qualificate e responsabili, i « festioli », che provvedono con questue, con gare di aggiudicazione del diritto di portare la statua del santo o altre sacre immagini durante la processione. Talora questo diritto è ereditario di alcune famiglie. Tipica della fase preparatoria è anche l'usanza delle novene, suonate e cantate da pifferari o da ciechi cantastorie, agli angoli delle strade o davanti alle case dei devoti che « prendono la novena » offrendo un obolo.
Si devono all'elemento popolare le accese manifestazioni di gioia che han luogo il giorno della festa, con grida, conti, danze, giuochi, corse, palli che croano una atmosfera di lieto fervore. Caratteristiche anche alcune intense espressioni di sentimento religioso e mistico con invocazioni di grazia, e preghiere, e pianti e voci commosse, specie al passaggio dell'immagine sacra o all'avverarsi del miracolo, come per la festa di s. Gennaro a Napoli, o per quella di s. Nicola a Bari, ecc. In alcuni luoghi come, ad es., a Matera (Lucania), alla fine della festa la macchina trionfale della Madonna della Bruna viene assalita e ridotta in pezzi, che la folla si contende e conserva poi come amuleti. Nelle processioni propiziatori contro la siccità, in alcuni paesi del Mezzogiorno,
si chiede al santo la grazia con invocazioni violente, o se ne tuffa la statua in un corso d'acqua o in una fonte. In molte regioni d'Italia centro-meridionale e in Sicilia il simulacro sacro o il santo principale è seguito o attorniato dal corteo di statue di santi minori (detti « santoni »). Per la festa di s. Domenico di Cocullo (Abouazo) la statua del Santo esce in processione avvolta da serpenti e seguita dai fedeli che portano serpi avvolte attorno al corpo o le lanciano contro il simulacro stesso.
Di particolare interesse per la loro grandiosità spettacolare sono i carri sacri, le macchine processionali e i cortei di statue gigantesche. I carri sacri si possono dividere (secondo R. Corso) in due gruppi: votivi e scenici, per grazie o favori ricevuti; gli altri si riportano a rappresentazioni sacre che solevano farsi a ricordo di avvenimenti miracolosi o leggendari. Sono da annoverarsi, tra i primi, i ceri di Gubbio, i candelieri di Sassari e di Nulvi, i gigli di Nola; tra i secondi la macchina di s. Rosa a Viterbo e di s. Rossini a Palermo, i dodici misteri di Campobasso per la festa del Corpus Domini, la bara della Madonna della Lettera in Messina, e le macchine processionali a forma di barche o di navi, rievocanti l'approdo o l'apparizione miracolosa di un santo, come a Nola per s. Paolino, a Mazara (Sicilia) per s. Vito, a Potenza per s. Gerardo e così via.
Famosi sono i « genis de cortege » del Belgio, grandi statue processionali che rappresentano Sansone, il pastore David, il Diavolo Magnone, l'Uomo Selvaggio ecc., con il seguito di animali rari e fantastici; nella processione di Nivelles compaiono il pesce, il lincorno, il dronedario, il dragone, nonché « cheval Bayard » (cavalcato dal « quatre fils Aymon »), « cheval-godet », ecc. I giganti processionali sono conosciuti anche in Italia: basti ricordare i due Giganti di Mistretti che escono per la festa della Madonna (8 sett.) e quelli di Messina, portati Corpus Domini (v.).
Ma la più ampia partecipazione popolare alle feste religiose si ha nelle vere e proprie rappresentazioni sacre che qua e là continuano a sopravvivere in varie forme, dalle semplici processioni drammatiche, cesanti gruppi statuari, o animate da personaggi sacri o simbolici fino ai drammi e alle tragedie ispirate alla vita di Cristo: celebre è la passione di Oberammergau, ma un po' dovunque, e anche in Italia, manifestazioni analoghe sono numerose e interessanti, dalla Passione di Sordevolo (Piemonte) e quella di Sezze (Lazio), alla « Lotta dell'angelo e del diavolo » di molti paesi dell'Irpinia, alla « Pighiana » (cioè la cattura di Cristo) di Gagliano e altre località della Calabria, al « Viaggio dei Re Magi » che si recita nelle campagne di Taranto per l'Epifania. In tutte queste forme di teatro sacro i personaggi sono, di regola, rappresentati da popolari. Come integrazione di gran parte delle f. r. p., sono da considerarsi gli adornamenti come fiori e fronde, che talvolta danno luogo a manifestazioni di alto valore artistico, come l'inflorata di Genzano (Roma) per la festa del Corpus Domini. Commissimo è l'uso di cospargere di fiori le strade ove passa la processione, o di gettare fiori dalle finestre sulla statua del santo e sulle schiere processionanti. Un elemento pittoresco di notevole valore è dato anche dall'uso di adobbare con tappeti, coperte, drappi, damaschi i balconi e i davanzali delle finestre. Famosi sono a Bologna gli addobbi per le domeniche successive al Corpus Domini: festoni d'erbe e di fiori e zendali multicolori allacciano le case prospicienti d'ogni contrada, mentre le finestre e le porte si adornano di tappeti e drappi e broccati preziosi.
Altre elemento integrativo di iniziativa popolare è costituito dalle luminarie, dall'uso di fiaccole nelle processioni notturne, e dai grandi fuochi e falò che si accendono per alcune feste come per s. Antonio abate, per l'Ascensione e soprattutto per s. Giovanni Battista. Quest'ultima usanza si richiama ad antichissimi riti agrari che sopravvivono, in clima cristiano, specialmente nelle solennità connesse con i grandi lavori dei campi.
Per notizie particolari relative alle principali feste, del Natale, della Pasqua, ecc., V. alle relative voci.
D. Provenzal, Usanze e feste del popolo italiano, Bologna 1912;
A. A. Bernardy, I nostri «geants de cortège», in Pollaure, 6 (1931),
pp. 49-54; V. Trojani di Nerfa, Sagra feste e riti, Roma 1932;
R. Corso, I carri sacri in Italia, in Folklore italiano, 10 (1935),
pp. 129-47; P. Guiger, Deutsches Volkssum in Sitte und Brauch,
Berlino-Lipsis 1936; A. M. Wright e T. E. Lones, British calendar
cuttings, 1: Mocable festivals, Londra 1936; II: Fixed festivals,
ivi 1938; R. Battaglia, Religiosità popolare italiana: nota prelimi-
nare, in Lares, 3 (1937), pp. 18-26; A. Van Gennem, Manuel
de folclore français contemporain, Parigi dal 1938 in corso di
pubblicazione (specialmente il vol. I, 1 (1943)); G. C. Pola
Palleni-Villafalletto, Associazioni giovanili e feste antiche, 4 voll.,
Torino 1939-47; R. Corso, I popoli dell'Europa: usi e cattumi,
Napoli 1948. Paolo Tocchi