GIULIANO lo SPEDALIERE, santo. - Non si può fissare né la data né il luogo della sua nascita; i suoi dati biografici sono puramente leggendari e la leggenda si presenta dal sec. XII in poi in molteplici redazioni.
Lo si fa nascere in Francia (Le Mans, Anjou), in Belgio (Ath), ca. la metà del sec. VII, oppure in Italia (Napoli). Avrebbe ucciso i suoi genitori in seguito a un tragico errore: conosciuto il suo crimine sarebbe venuto a Roma per farsi assolvere e avrebbe costruito sui fiume Gardon nella Provenza o nella località detta Isola sulle rive del fiume Potenza, nei pressi di Macerata, un ospedale per i pelleggini. Il culto da privato passò qua e là in libri liturgici in epoca molto tarda, come nel *Messale di Aquileia* del 1519 (al 29 genn.). Anche le date della sua festa sono varie: 13 genn., 12 febbr., 31 marzo, 31 ag. La chiesa nazionale belga in Roma gli è dedicata.

la sua festa sono varie: 13 genn., 12 febbr., 31 marzo, 31 ag. La chiesa nazionale belga in Roma gli è dedicata.
La leggenda di G. ha esercitato pure un notevole influsso nell’arte: tra le tante opere si ricordano le vetrate di Chartres del sec. XIII, il trittico del sec. XV, conservato a Burgos; gli affreschi della cattedrale di Trento del sec. XIV e del Palazzo comunale di Assisi (inizio sec. XV); il gruppo in legno del sec. XV della cappella di S. G. a Boussoit-sur-Haine nel Belgio.
FOLKLORE. - La ‘leggenda popolare di S. G. sarebbe sorta nel medioevo, probabilmente in territorio francese o belga, ed ha vivamente colpito la fantasia dei volghi. Lo invocano coloro che si accingono a un viaggio, per evitare cattivi incontri e assicurarsi un buon albergo. Oltre che dei viandanti è protettore degli albergatori e delle città di Gand e di Macerata. Già nel *Decamerone* (II giornata, 11 novella) è ricordato il *Paternoster* di S. G., che tuttora si conserva nella tradizione orale di varie regioni d’Italia. S. G. ha ispirato poemetti popolari, che seguono il racconto quale è dato dalla *Leggenda aurea*; uno di essi, abruzzese, in 171 vv., fu pubblicato dal *Percopo*: un altro, in una trentina di ottave, è conservato in incunaboli della Casanatese (n. 1764), dell’Universitaria di Bologna (n. 21) e della Marciana di Venezia (Misc. 1945, 14) e si continuò a stampare in rozzi libretti popolari fino al sec. XVIII. I principali episodi della leggenda sono sinteticamente narrati in una «orazione» popolare in endecasillabi epici, diffusa dalla Calabria alla Romagna. Il Flaubert ha ripreso il tema svolgendo letterariamente in uno dei suoi *Trois contes* (Parigi 1886).