CRISTINA, santa. - Il suo nome ricorre nel Martirologio geronimiano al 24 luglio, con la designazione topografica: « in civitate Tyro », ripetuta in non poche redazioni della Passio latina e nel Martirologio di Rabano Mauro. D'altra parte gli scavi eseguiti a Bolsena nel 1880-81, nell'antico cimitero di S. Cristina, hanno assicurato che ivi, nel sec. IV, era venerato il sepolcro di una martire omonima (v. BOLSENA). Tale venerazione non dovette essere sconosciuta ad Adone (sec. IX) che nel suo Martirologio credette
conciliare ambedue le tradizioni, di Tiro e di Bolsena, col localizzare Tiro presso il lago di Bolsena: Eodem die (24 luglio) apud Italiam in Tyro, quae est circa lacum Vulsinium, natale s. Christinae virginis in lacum Vulsinium iactatae. L'ingenua soluzione adoniana, frutto d'ignoranza topografica, non risolse la questione.
Sono due le martiri di nome C., una venerata a Tiro nella Fenicia e l'altra a Bolsena in Italia, oppure è una sola? La scoperta fatta da L. Cammelli nel 1911 del papiro di Ossirinco, databile al sec. V, con un breve frammento della Passio greca non ha portato più luce di quella, per cui si può ritenere la Passio latina traduzione della greca.
Varie considerazioni, ma principalmente i resti monumentali rinvenuti a Bolsena, indussero G. B. De Rossi a ritenere una sola C. martirizzata e venerata in Bolsena fin dal sec. IV., ma nata a Tiro nella Fenicia. Non è il caso di pensare ad una traslazione del corpo della martire da Tiro a Bolsena, come proposero i Bollandisti, ma anche l'opinione del De Rossi sull'origine orientale di C. non è molto convincente. P. Paschini la crede nata in Italia e probabilmente a Bolsena, mentre la Passio sarebbe stata scritta in Egitto durante il sec. V, quando già il culto di C. aveva varcato i confini della patria. Non è impossibile che l'agiografo egiziano nel suo lavoro abbia avuto sottocchi la narrazione di Eusebio (De martyribus Palaestinae, 6) sulla vergine Teodosia di Tiro, martire dell'ultima persecuzione, ma non è da escludersi che la notizia della nascita di C. in Tiro sia parto della fantasia dell'autore. È giusto notare la grande somiglianza della Passio di C. con quella di s. BARBARI (v.). Dopo il sec. XI alcune redazioni della Passio latina pongono la nascita, il martirio e il sepolcro di C. in Bolsena, come pure gli autori delle Translationes del suo corpo in Belgio ed in Vestfalia suppongono le sacre reliquie asportate da Bolsena. L'ipotesi più attendibile è che C. sia nata e martirizzata in Bolsena dove ancora se ne conserva il sepolcro.
C. compare nel musaico parietale di S. Apollinare Nuovo in Ravenna tra le martiri Sabina (romana) e Anatolia e Vittoria (della Sabina), che l'arcivescovo Agnello fece eseguire nel sec. VI. A Bolsena il suo culto dovette, probabilmente, soppiantare i solennissimi ludi anfiteatrali che fino al sec. IV, ogni anno, venivano celebrati in Bolsena con il concorso delle popolazioni della Toscana e dell'Umbria. I così detti « misteri », figurazioni animate del martirio di C., in uso durante la processione nel giorno della festa della martire (24 luglio), sono un ricordo di quelle istituzioni idolatriche.
S. C. NEL FOLKLORE. - Il popolo partecipa al culto di s. C. specialmente con la rappresentazione dei « misteri » che ha luogo in Bolsena il 24 luglio. Consistono in quadri plastici, cioè in scene mute rappresentate da personaggi viventi (giovinette, giovani e uomini del luogo) i quali si offrono in solenne immobilità all'occhio degli spettatori. I « misteri » si rappresentano su appositi palchi, distribuiti in diversi punti della cittadina, e davanti a ciascuno di essi si ferma la processione che trasporta l'immagine della Santa dalla sua chiesa a quella del Salvatore. Ogni palco è velato da una tenda, che vien tirata quando vi sosta davanti la processione, in modo da offrire per alcuni minuti la visione della scena. Vengono così rappresentati i principali episodi della passio della Santa: s. C. ondeggiante nel lago, tormentata dalla « ruota massima », chiusa in carcere, messa ad ardere in una caldaia, flagellata, dispregnante gli idoli, avvolta dai serpenti, ecc. Specialmente questo « mistero » rappresentato con vivezza realistica in quanto la fanciulla che raffigura la Santa ha effettivamente il collo e le braccia avvolti da numerosi e grossi serpenti, desta nella massa degli spettatori un'impressione profonda.

(fot. Carboni)