BOLSENA

BOLSENA. - Antica sede vescovile del Lazio, in provincia di Viterbo, lungo la via Cassia, a nord-est del lago omonimo. Conserva ancor oggi l'aspetto caratteristico di cittadina medievale, dominata dal Castello delle quattro torri (sec. XII). Gli Etruschi la chiama-

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BOLSENA - Facciata della chiesa di S. Cristina (1490).
(fot. Alinari)
rono Velsina o Velsuna, i Romani Volsinius tradotto in Volseno, Bolseno e finalmente B. Fu sede di una delle dodici lucumonie etrusche e sostenne varie guerre con i Romani, finché nel 490 di Roma fu espugnata e distrutta dal console M. Fulvio Flacco, ma per la sua posizione non tardò a risorgere con un palazzo pretorio, un teatro, le terme e ville fabbricate dai Romani. Città libera e confederata fino ad Augusto, poi municipio romano fino alla caduta dell'Impero, fu devastata dalle invasioni barbariche fino a perdere ogni importanza sotto il dominio longobardo. Compresa nella donazione di Carlo Magno alla S. Sede fece parte dello Stato pontificio, ma subì successivamente le signorie dei De Vico, dei conti della Cervara, dei Monaldeschi, ecc.

Nel 1880-81 a B. furono praticati scavi nell'antico cimitero cristiano di S. Cristina, dal quale vennero alla luce molte iscrizioni (CIL, XI, 2, nn. 2834-2900) alcune con data consolare e di queste la più antica è del 37, (n. 2845). Con esse fu trovata una lastra di marmo (n. 2777) opistografa che nel medioevo era stata adoperata per chiudere un sarcofago dentro il quale, nell'epoca suddetta, sarebbero state collocate le reliquie di una s. Cristina (v.). I dati archeologici tendono a dimostrare che in B., nel sec. IV, vi era un santuario con una tomba di martire, attorno al quale si sviluppò un'importante necropoli cristiana. Tale necropoli consta di una galleria principale e varie secondarie che da essa si diramano a destra e a sinistra, con loculi ampi scavati senza regolarità, chiusi con tegole su cui sono iscrizioni dipinte in rosso, ma non mancano di quelle graffite, mentre di iscrizioni su marmo è stato trovato, fino ad ora, un solo esempio. La galleria principale misura m. 7 di altezza per 1,50-2,00 di larghezza, con 9 e anche 11 ordini di loculi. Un tale complesso monumentale pone l'origine del cristianesimo in B. nel sec. IV e la tomba di una martire venerata la riporta almeno all'ultima grande persecuzione diocleziana.

Nel sec. XI a fianco del santuario di S. Cristina venne costruita la chiesa romanica a tre navate, che nel 1490 il

card. Giovanni de' Medici (poi Leone X) fece abbellire di un'elegante facciata.

B. è conosciuta principalmente per il miracolo eucaristico avvenuto nel 1263, noto sotto il nome di «Miracolo di Bolsena». Un sacerdote tedesco che andava pellegrino a Roma, celebrando sull'altare della martire Cristina e tenuto dal dubbio sulla transustanziazione del pane e del vino, all'atto di spezzare l'Ostia Santa, vide uscire il sangue che bagnò il corporale. La veneranda reliquia fu portata in Orvieto dove era il pontefice Urbano IV che si determinò ad istituire la festa del «Corpus Domini» e gli Orvietani per celebrare un tanto prodigio iniziarono ben presto i lavori del loro meraviglioso duomo (v. ORVIETO).

Anche senza tenere alcun conto dei tentativi degli scrittori locali per riportare l'origine della sede vescovile di B. all'evo apostolico, dobbiamo ben dire che ne sappiamo assai poco. Tra i vescovi convenuti al Sinodo romano del 313 vi è anche un Evandro «ab Ursino» che L. Duchesne dubita se debba leggersi «Vulsinio», o non piuttosto «Urbino» ed il Lanzoni, anche propendendo per «Vulsinio», pone Evandro come dubbio per ambedue le sedi.

Lo stesso si deve dire per Gaudenzio la cui sottoscrizione al Sinodo romano del 465 è riportata dai codici come episcopus veconensis ed interpretata da alcuni vulsinensis, da altri veronensis, che però, con maggiore probabilità, deve leggersi vettonensis (v. BETTONA). Il primo vescovo di storicità indiscussa è Secondino cui Gelasio I (492-96) indirizzò una lettera (A. Thiel, Epp. Rom. Pont. genuine et quae ad eos scriptae sunt a s. Hilario usque ad Pelagium II, I, Braunsberg 1867, p. 492). Conosciamo ancora Gaudenzio intervenuto al Sinodo romano del 499 e Candido a quello del 595; non ha invece solido fondamento l'esistenza di un Agnello per il 680 e di un Claudio contemporaneo di s. Gregorio Magno. La sede vescovile di B. dovette scomparire con il decadere della città all'epoca longobarda, ed il suo territorio fa parte della diocesi di Orvieto.

BIBL.: A. Adami, Storia di Volsavo antica metropoli della Toscana e del Patrimonio, Roma 1734-37; Cappelletti, V, pp. 537-547; G. B. De Rossi, Il sepolcro della martire Cristina in B., in Bull. di arch. crist., 3ª serie, a. 5 (1880), pp. 109-43; E. Stevenson, in Accad. dei Lincei, Notizie degli scavi, 1880, pp. 263-283; V. Cozza, Memorie storiche della città di B., Roma 1887; L. Duchesne, Histoire ancienne de l'Église, II, Parigi 1910, p. 110; Lanzoni, pp. 537-43; G. Dotarelli, Storia di B., Orvieto 1928; F. Bonnard, s. V. in DHG, IX, coll. 679-80.

Benedetto Pesci

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“BOLSENA.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 1047. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/bolsena.