MESSALIANI

MESSALIANI. - Movimento ascetico con tendenze eretiche nato in Siria. In greco i m. sono detti cuchi; ma Timoteo, presbitero di Costantinopoli, conosce per loro ancora le denominazioni di markianisti, entusiasti, coreuti, lampetiani, adelfiani e custaziani (da Eustazio di Sebastè: PG 86, 45 sg.). Si potrebbero ancora aggiungere altri nomi, perché i m. hanno molti rapporti anche con gli audiani ed i timoteanisti (menzionati da Mārūtā di Majferqat). Non si può parlare di una setta vera e propria, trattandosi piuttosto di un movimento ascetico nella Chiesa siriaca con dottrine spirituali erronee.

I m. sono menzionati per la prima volta (dopo i catari e gli audiani) da Efrem il Siro nella omelia 22 contro le eresie (v. ADE. Rücker, Des hl. Ephraem des Syrers Hymnen gegen die Irrlehren [Bibliothek der Kirchenväter, 61], Monaco 1928, p. 81). Il Santo non dà notizie particolari. Più estesa è la relazione di s. Epifanio (Hacc., 80, 3, 2 sg.), ma egli non era bene informato sul problema teologico che riguarda il messalianismo. Dice che i m. sono una folla indisciplinata di asceti di ambedue i sessi, che dormono nelle strade e sulle piazze (ibid., 80, 3, 4) e che chiedono elemosine (loc. cit.), ma d'altra parte parla anche di m. in Mesopotamia che abitano in monasteri (mandrai; ibid., 80, 6, 3). Esistevano dunque asceti vaganti che aderivano alle dottrine dei m. e asceti che avevano la «stabilitas loci». Gli asceti vaganti e la vita comune di asceti di ambedue i sessi non sono una particolarità del messalianismo siriaco. Anche l'abitudine di non tagliarsi i capelli o di non radersi la barba e di portare l'abito di penitenza (sacco; ibid., 80, 6, 5) non caratterizza proprio i m. Più istruttive sono le notizie di Epifanio che dicono che i m. non osservano i digiuni (80, 3, 6; cf. Teodoreto, Hist. eccl., IV, 11, 7) che non lavorano (Epifanio, Hacc., 80, 4, 1) e che, interrogati se siano profeti, Cristo, patriarchi o angeli, affermano di essere tutto questo (ibid., 80, 3, 5). Questi dettagli hanno qualche relazione con la dottrina ascetica e mistica del messalianismo. Le notizie più concrete sulla dottrina dei m. risalgono in ultimo agli atti dei Sinodi di Side (sotto la presidenza di Anfilochio di Iconio) e di Antiochia (sotto Flaviano) e che Fozio aveva letti (Bibl., cod. 52: PG 103, 88 sg.). Le informazioni di Teodoreto (op. cit., IV, 11, e Haeret. fab., IV, 11: PG 83, 429 sg.) di Timoteo presbitero (v. SORA), di Giovanni Damasceno (De haeres.: PG 94, 729 sg.) e di Eutimio Zigabeno (PG 130, 1273 sg.) si basano su questo materiale, fornito dai testi sinodali. Si criticava in questi sinodi un «Asceticon» dei m. che secondo il Dorries si potrebbe ancora ricostruire dalle omelie dello Pseudo Macario o più esattamente di Simeone di Mesopotamia. I punti principali di questa dottrina dei m. sono i seguenti: in ogni uomo che nasce si trova un demone, conseguenza fatale della caduta di Adamo. Il Battesimo non riesce a cacciare via questo demone, perché il Sacramento non taglia le radici dei peccati. Solo la preghiera continuata sotto la presenza sentita dello Spirito Santo può cacciare il demonio e portare l'uomo alla «apatheia» (imperturbabilitas). La dottrina del demonio che nasce con l'uomo è in fondo una dottrina della religione giudaica. Si tratta della inclinazione cattiva (jēzer ha-ra) che nasce con ogni uomo, e che è la concupiscenza sessuale. Questa più o meno cosciente identificazione della concupiscenza con il peccato originale è stata sviluppata nella Chiesa antica sulla base di dottrine giudaiche secondo le quali la radice (per l'immagine della radice V. H. Ch. Puech, Le Manichisme, Parigi 1949, p. 160) del male verrebbe «sigillata» nei tempi escatologici (IV Esd. 3, 22) nel senso che il Battesimo o la Cresima sarebbero il «sigillo» della radice del male. Ma quando il concetto di sigillo (ἀφραγίς) fu interpretato soltanto nel senso di un segno escatologico, la cancella-

zione del peccato originale nel Battesimo fu negata e si arrivò alla conclusione dei m., che il sacramento del Battesimo è effettivo solo nella maniera di un rasoio, che taglia i capelli, ma che non li sradica (Teodoreto, Haeret. fab., IV, 11). Lo sradicamento del peccato e cioè della concupiscenza, diventa così opera dell'asceta stesso, che, rinunciando completamente ad ogni forma di concupiscenza, arriva all'«apatheia». La conseguenza è l'encratismo e l'affermazione di una presenza dello Spirito Santo nell'anima non in concomitanza con l'atto battesimale, ma con la venuta dello Spirito sugli Apostoli, a Pentecoste. Da qui risulta l'interesse degli encratiti e dei m. per gli Apostoli che per loro diventano modelli per la vita dei perfetti. La presenza dello Spirito deve essere sentita sensualmente, dato che anche la concupiscenza è un fatto sensuale e così si spiega lo psicologismo della dottrina dei m. Tutto il resto nella dottrina dei m. si può interpretare da questi presupposti: la visione sensuale delle persone della S.ma Trinità, che non sono distinte, il profetismo, la divinizzazione (purificazione) dell'uomo che ha raggiunta l'«apatheia», la rinuncia al lavoro dei perfetti e l'indifferenza verso i precetti morali che valgono solo per gli imperfetti, come del resto anche i precetti ascetici ed i Sacramenti. Per quanto il messalianismo sia comprensibile nelle sue linee generali, per noi è tuttavia impossibile trarre le linee di demarcazione fra l'encratismo antico ed il messalianismo in Mesopotamia. È molto probabile che il messalianismo si sia propagato dalla Mesopotamia in Asia Minore e nella Siria occidentale (anche in Egitto esistevano m.) ma le singole fasi di questo sviluppo storico rimangono oggi oscure come anche l'attività delle singole persone che vengono menzionate: Adelfo, Lampetio, Eusebio di Edessa, Simeone di Mesopotamia, ecc. Si può ricostruire fin a un certo punto il messalianismo per mezzo delle omelie dello Pseudo Macario o del Liber graduum, ma bisogna rendersi conto che qui si ha già da fare con attenuazione della dottrina ascetica dei m. Dagli avversari poi del messalianismo come Diadoco o Marco Eremita si può trarre solo qualche elemento per la ricostruzione delle idee dei m. Più utile sarebbe forse la raccolta delle immagini usate negli scritti che hanno subito l'influenza dei m. Si potrebbe forse constatare che all'infuori della dottrina del peccato esistono anche contatti con la mistica giudaica (Merkābhāh-speculazione delle omelie dello Pseudo Macario. Tecnica della mistica: tenere in giù la testa durante la meditazione; V. G. Scholem, Les grands courants de la mystique juive, Parigi 1950, p. 63 ed i κατακαραλλίται presso i m. a Costantinopoli, V. Chronique de Michel le Syrien, II, ed. Chabot, ivi 1900-10, p. 261). Nelle immagini usate nelle omelie dello Pseudo Macario si riscontrano contatti con quelle della letteratura pseudo-clementina. È certo che i m. facevano largo uso degli Atti apocrifi degli Apostoli. Se avessero veramente una cristologia del tipo dei Giudeo-cristiani, come suppone uno dei testi di accusa, non è sicuro. L'influenza del movimento spirituale del messalianismo è stata considerevole. Ciò non solo va detto per la spiritualità della Chiesa bizantina, che anche negli avversari dei m. riflette ancora lo psicologismo dei m., né soltanto per l'influenza sulla mistica islamica, ma anche per il pietismo europeo che con il presupposto della dottrina di Lutero sulla concupiscenza si è dimostrato in personaggi come Wesley o C. Arnold molto sensibile alla spiritualità dei m. come la conobbero nelle omelie dello Pseudo Macario. Con il manicheismo i m. hanno in comune solo i presupposti dell'encratismo in Mesopotamia.

BIBL.: Le fonti principali per la storia e la teologia dei m. sono state raccolte da M. Kmosko nella prefazione alla sua edizione del Liber graduum, in Patrologia Siriaca, III, Parigi 1926, p. CLXXI SSE. Della ricca letteratura moderna cf.: I. Hausherr, L'erreur fondamentale et la logique du messalianisme, in Orientalia Chr. periodica, 1 (1935), p. 328 sg.; C. M. Edsman, Le baptême de feu, Uppsala 1940, p. 147 sg.; H. Dorries, Symeon von Mesopotamien (Texte und Untersuchungen, 55, 1), Lipsia 1941, p. 425 sg.; H. Ch. Puech-A. Vaillant, Le traité contre les bogomiles de Cosmas le prêtre, Parigi 1945, passim: A. Voobus, Les messaliens et les réformes de Barçauma de Nisibé dans l'Église Perse (Contributions of Baltic University, 34), Pinneberg 1947. Erik Peterson
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“MESSALIANI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 507. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/messaliani.