ASCETICA, TEOLOGIA

ASCETICA, TEOLOGIA. - ASCESI (v.).

La formula «t. a.» sembra risalire solamente al sec. XVII (presso il francescano C. Dobrosielski, Summarium asceticae et mysticae theologiae, Cracovia 1655, e il gesuita C. Schorrer, Theologia ascetica, Roma 1658) accanto alla molto più comune e antica di «Teologia mistica». Limitata poi la mistica ad un settore della vita spirituale, si trattò delle due anche separatamente (G. B. Scaramelli, v.). Oggi si va facendo strada la denominazione Teologia spirituale, che esprime la loro fondamentale unità d'oggetto e di scopo: la perfezione spirituale.

Nell'accezione più comune, l'a. è la parte della teologia spirituale che studia la perfezione cristiana conseguita con i mezzi comuni della grazia. Scienza teologica della perfezione cristiana, l'a. studia i problemi attinenti alla natura e al conseguimento di essa.

SOMMARIO: I. Natura. - II. Fonti. - III. Metodo. - IV. Storia.

I. NATURA

L'oggetto proprio della teologia è Dio nell'ordine soprannaturale di essere e di conoscibilità.

L'a. considera Dio come primo soprannaturale conseguibile, sommo bene finalizzante soprannaturalmente l'attività dell'uomo. In tale campo dell'azione morale, il lungo «ritorno» della creatura ragionevole a Dio (s. Tommaso, Sum. Theol., 1a, q. 2, proemio) comporta due aspetti: o limitarsi a ciò che è prescritto (il semplicemente buono e lecito) o spingersi con libera iniziativa verso il meglio e il perfetto. Il primo momento circoscrive la teologia morale, il secondo l'a.-mistica. Questa riceve dalla teologia dogmatica i fondamenti della vita soprannaturale e dalla teologia morale le basi della vita morale; al di sopra di ciò, quanto riguarda lo sviluppo dell'organismo soprannaturale nell'uomo, le cause produttive, i mezzi, gli ostacoli, le varie tappe e vicende nell'attuazione della virtù, costituisce l'oggetto caratteristico della t. a.-mistica, che viene ad essere un punto di confluenza della dogmatica e della morale, partecipando della sublimità speculativa dell'una e dell'interesse pratico dell'altra.

Sui rapporti e i confini tra a. e mistica le opinioni sono molto disparate, e molte le sfumature tra i rappresentanti di una stessa corrente. V'è anche oggi chi sotto a. o mistica abbraccia tutta la dottrina spirituale (F. Murawski, S. Louismet). Generalmente però si due nomi rispondono trattazioni distinte: l'elemento passivo caratterizza la mistica. Per passività s'intende l'azione libera di Dio che influisce esclusiva sull'anima, mentre l'attività abbraccia il complesso degli sforzi immediati e diretti dell'anima sotto l'influsso della grazia. Si attribuisce all'a. l'elemento attivo in tutta l'estensione della vita spirituale, alla mistica il passivo, che predomina nella vita unitiva. In questa concezione i rapporti fra a. e mistica sono strettissimi, passando i due elementi quasi come complementi (F.-X. Mutz, F. Cayré).

Si possono considerare i due elementi più direttamente in rapporto all'intrinseco sviluppo della vita spirituale verso la perfezione. Alcuni considerano l'elemento passivo solo in senso carismatico e straordinario, tendono quindi a considerare l'a. e la mistica come adeguatamente e specificamente distinte (A. Poulain, A. Farges, Crisogono di Gesù Sacramentato); altri l'intendono come universalmente necessario alla santità, non precisamente straordinario, e riallacciano intrinsecamente la mistica all'a., pur riconoscendo che la passività è dei gradi superiori (A. Saudreau, R. Garrigou-Lagrange, J. Schryvers). Altri badano più al momento in cui predomina la passività: chi estende l'a. fino alla soglia della contemplazione infusa (A. Tanquerey), chi più nettamente le riserva le vie purgative e illuminative (J. Zahn). Per questi la scienza spirituale è fondamentalmente una, come per coloro che propongono soluzioni medie del problema circa l'unità della vita spirituale (J. Heerinckx, J. de Guibert, Gabriele di s. Maria Maddalena).

Uno degli aspetti caratteristici della produzione recente è la discussione sul problema dell'«unità della vita spirituale». Si domanda, cioè, se l'a. e la mistica siano due vie distinte alla perfezione cristiana; in altre parole: se la mistica, con la contemplazione infusa, sia necessaria alla santità. Accanto alle estreme sono state proposte anche soluzioni medie (cf. J. de Guibert, Theol. spir. asc. et myst., nn. 423-29; Gabriele di s. Maria Maddalena, Mistica Teresiana, p. 125 sgg.). I teologi difendono le varie opinioni indipendentemente dall'appartenenza a questa o a quella scuola. Il problema non ha finora trovato una soluzione soddisfacente, perché non perfettamente delimitato; le nozioni sono spesso confuse, nè vi è accordo sulla terminologia. Esso coinvolge delicatissime questioni di teologia e di psicologia soprannaturale: operazioni dei doni dello Spirito Santo, contemplazione infusa, cognizione affettiva, questioni non chiaramente definite dalla dottrina scolastica (F. V. BAINVEL, VINCENT, Introduction à la 1re éd. des «Grâces d'Oraison» du r. p. Poulain, Parigi 1923, pp. XXXII-XXXVI e XLVI-LXX).

Le linee generali della materia trattata dall'a. sono:
1) La perfezione cristiana, meta da raggiungere, tema

fondamentale di cui svela la natura, gli elementi integranti, la conseguibilità, la causalità in tutta la vita spirituale. 2) Le forze atte a sospingerci o a respingerci, entro e sopra dell'uomo. Nell'uomo esamina con i sussidi della psicologia i vari elementi dell'attività umana, la loro collaborazione e il loro contrasto (indole, carattere, passioni, rapporti tra i sensi e lo spirito); con criteri dogmatici analizza la costituzione dell'organismo soprannaturale e il dinamismo che lo vivifica (grazia, virtù infuse, doni dello Spirito Santo). Fuori dell'uomo la molteplice causalità divina e il nefasto intervento dinbolico, rapporti tra attività divina e l'umana, discernimento degli spiriti, direzione spirituale. 3) Movimento verso la perfezione: delineata la via secondo cui si evolve l'organismo soprannaturale, analizza i molteplici mezzi ed esercizi per i quali si attua il progresso spirituale: mezzi dall'efficacia perfettiva insita (Sacramenti), mezzi purificativi e correttivi della deficienza umana, mezzi elevativi delle facoltà spirituali all'unione con Dio (mortificazione, orazione, esame di coscienza, apostolato). Segue poi le tre successive tappe tradizionali del cammino: via purgativa o degli incipienti, via illuminativa o dei proficienti, via unitiva o dei perfetti, lasciando alla mistica in genere la «passività», specialmente la contemplazione infusa e certi fenomeni speciali, come estasi, rivelazioni, visioni. Distingue i diversi stati della vita: contemplativo e attivo, verginale e coniugale, onde indicare le norme più appropriate per ciascuno.

II. FONTI

1. Fonti teologiche comuni: la rivelazione della vita soprannaturale è contenuta nella S. Scrittura e nella tradizione. a) La S. Scrittura propone tutta la nervatura dell'a. e per le verità e per i principi di azione, dalla giustificazione che rinnova interiormente, alla necessità del completo distacco, dal precetto dell'amore all'unione con Dio in Cristo (v. ASCESI). b) La tradizione ha speciale importanza, poiché il soprannaturale vissuto diviene materia di molteplici osservazioni ed analisi, raccolte attraverso i secoli. c) Il magistero ecclesiastico solenne si è occupato quasi esclusivamente delle verità dogmatiche (cf. però J. Heerinckx, n. 56). Invece nel magistero ordinario l'insegnamento ascetico abbonda (elenco di soggetti presso J. Heerinckx, n. 62). Spessissimo la Chiesa è intervenuta contro gli errori e le stravaganze degli eretici, quali euchiti, albigesi, quietisti. Inoltre interviene con molte leggi disciplinari del Codice; nell'approvazione definitiva delle leggi degli istituti religiosi, dichiarate appunto norma sicura di perfezione morale; nella canonizzazione dei santi, dei quali rifà come l'itinerario delle virtù eroiche (cf. Heerinckx, n. 64 sg.).

2. Fonti teologiche particolari dell'a. sono le opere degli scrittori ascetici, sia singolarmente considerati sia raggruppati nelle cosiddette «scuole spirituali». L'autorità deriva loro dalla competenza che hanno in materia, più ancora dalla vita spirituale eminente, quando si tratti di santi, a volte da particolare approvazione della Chiesa — ad es., per s. Teresa — o dall'unanime approvazione dei secoli, come per l'Imitazione di Cristo. Tra essi alcuni, per la scienza, la santità, l'esperienza di molte anime, per l'approvazione solenne della Chiesa e dei fedeli sono autorità eccezionali: s. Giovanni della Croce, s. Francesco di Sales, s. Alfonso de' Liguori (Heerinckx, n. 80 sgg.; J. de Guibert, op. cit., nn. 21-28).

3. Le fonti sperimentali sono richieste dalla natura stessa dell'a., scienza eminentemente pratica, il cui oggetto è il soprannaturale da vivere. Abbracciano: a) La psicologia del soggetto umano: il soprannaturale penetra e vi-

vifica intimamente la vita spirituale naturale rispettandone le leggi fondamentali. Il funzionamento dell'organismo psichico illumina moltissimi problemi ascetici, fa capire lo sviluppo delle passioni e i rapporti di queste con la vita morale, l'influsso delle impressioni sensibili, l'educazione del carattere oltre diversi stati psichici morbosi che simulano esternamente fenomeni mistici. I grandi maestri dell'a. hanno sempre coltivato l'osservazione psicologica, e i moderni sfruttano i risultati della psicologia sperimentale. b) L'esperienza religiosa generale, studiando fatti comuni a religioni profondamente diverse, non ha notevole importanza diretta; ma può confermare tesi generali sul valore di determinati fattori spirituali e negativamente da argomenti per ribattere arbitrarie asserzioni di critici scattolici che scambiano volentieri per identità sostanziali accidentali somiglianze. c) Lo studio della esperienza religiosa cattolica, per mezzo dell'agiografia o di biografie di persone di eminente pietà, è di capitale importanza: supposte le condizioni di veridicità, richieste dalla critica storica, ci fa vedere la vita ascetica o mistica in atto, in individui diversi per sesso, indole, condizione, cultura, tempo, ambiente. Con l'osservare molti fatti soprannaturali, catalogarli, confrontarli, inquadrarli nell'ambito delle verità ascetiche rivelate, si dà una base sperimentale alla scienza spirituale. d) L'esperienza personale (propria e altrui) è di ottimo aiuto, in quanto agevola il giudizio sul soprannaturale, un po' come il gusto e l'iniziazione artistica rendono capaci di giudicare le opere d'arte. Infatti essa ispira largamente le opere dei grandi maestri (s. Giovanni della Croce, Fiamma viva d'amore, proemio).

III. METODO

Nella trattazione sistematica dell'a. l'unico metodo efficace è insieme deduttivo e sperimentale (A. Tanquerey, Compendio di teologia a. e mistica, Roma 1928, nn. 25-33; J. Heerinckx, nn. 158-68; R. Garrigou-Lagrange, Perfezione Cristiana e Contemplazione, Torino 1933, I, a. 1; J. de Guibert, op. cit., nn. 13-15). Lo esige il carattere eminentemente pratico di questa scienza.

I principi di moralità rivelati e le verità teologiche sono indipendenti da ogni esperienza personale (ad es., il precetto della carità, la necessità della grazia attuale), come le verità etiche e psicologiche di valore universale. La sintesi dottrinale ascetica ricorre a tali verità e principi nello stabilire i canoni per l'attività morale tendente alla perfezione. Tale metodo deduttivo pone in evidenza le verità di valore assoluto, da cui promanerà il criterio normale pratico. D'altra parte la vita soprannaturale acquista tanta varietà di forme che non è possibile per i singoli casi ricorrere ai principi universali. Solo mediante osservazione accurata dei fenomeni vari si riesce a pesare esattamente ogni fatto e a rintracciarne l'origine e la portata: con tale metodo sperimentale e induttivo (che è impropriamente chiamato descrittivo), la t. a. dispone di una base positiva. Dall'armonia dell'uno e l'altro metodo risulta la fecondità dello studio ascetico. L'esclusività del primo mena a uno schematismo irreale e arbitrario; l'esclusività del secondo minora l'a. come scienza e genera facili confusioni tra l'accidentale e l'essenziale.

IV. STORIA

1. Epoca antica (sec. I-VII). L'a. si trova nell'ambito del rimanente insegnamento sacro, contenuto nella multiforme produzione letteraria che va dalle omelie al genere epistolare, alla biografia, alle regole monastiche, ad alcuni trattati sistematici. Particolare menzione meritano Origene, Tertulliano, Cipriano (v.) per la loro dottrina sulla preghiera. Clemente Alessandrino (v.), nel cui ideale ascetico dominano l' «apatheia», la carità e specialmente la «gnosi». Il monachismo, accanto ad opere d'indole biografica (tipico documento la Vita Antonii di s. Atanasio), a raccolte di sentenze (Apophthegmata), produce veri trattati. Emergono tre gli scrittori Evagrio Pontico (PG 40), Nilo Sinaita (PG 79), Marco Eremita (PG 65). Delle regole, le più celebri sono le due Regulae di s. Basilio (PG 31), la cosiddetta Regola di s. Agostino (PL 33), la Regola di s. Benedetto.

Copiosi sono gli insegnamenti ascetici in tutti i grandi Padri della Chiesa, specialmente nel MAGOG (v.). S. Agostino, come negli altri rami della teologia, è un insigne maestro: suo merito più grande, forse, è l'avere messo in piena luce l'importanza essenziale della carità come sostanza della perfezione e misura dei suoi gradi; e analizzando l'impotenza dell'uomo, affetto dal peccato, delinea il largo travaglio purificativo necessario per restaurare nell'uomo l'immagine di Dio, insistendo sui mezzi di tale rinnovamento: preghiera e cooperazione alla grazia.

Originali opere sistematiche sono quelle di Cassiano e di s. Giovanni Climaco, i quali hanno riassunto rispettivamente, per l'Occidente e per l'Oriente, la dottrina ascetica monastica. Essi si diffondono sugli ostacoli interni ed esterni e sui mezzi della perfezione, fino alle vette della contemplazione e della pace inturbabile, frutto della carità perfetta. Allo pseudo-Dionigi l'Arcopagita, che interessa più direttamente la mistica, è stata attribuita la distinzione delle tre tappe della vita spirituale. Chiude quest'epoca s. Massimo il Confessore (m. nel 662).

2. Epoca media (sec. XI-XV). Il medioevo è pervaso da fervore ascetico. Ai problemi spirituali si interessano anche i grandi scolastici, e sorgono le cosiddette «scuole spirituali». Queste nascono da potenti personalità, i cui discepoli, pur nello sfondo della comune spiritualità, danno risalto a caratteristiche forme di vita ed ai connessi problemi. L'intensa vitalità origina un'abbondantissima produzione letteraria. Alla descrizione dell'esperienza ascetico-mistica si accompagna l'impostazione teologica dei relativi problemi. Le diverse scuole presentano varietà di materia e di tono: si alternano lirici a trattatisti, teologi pratici ed affettivi a teorici e speculativi.

a) La Scuola benedettina, che sospinge a serena contemplazione attraverso la preghiera liturgica, il ritiro, il lavoro, la moderata austerità e sviluppa un tenero amore per i misteri di Cristo, è rappresentata da s. Anselmo e s. Bernardo (PL 182-83), come dalle alte mistiche Ildegarda (m. nel 1179) e Gertrude la Grande (m. nel 1301).

b) La Scuola di San Vittore unisce lo spirito speculativo-affettivo di s. Agostino col platonismo dello pseudo-Dionigi mirando alla più alta contemplazione e crea il metodo di una meditazione superiore, contemplativa. I più insigni maestri sono Ugo (m. nel 1141), De modo orandi, De vanitate mundi, De laude caritatis (PL 176), e Riccardo (m. nel 1173), De statu interioris hominis; Beniamin minor (o Liber de prereparatione animi ad contemplationem) (PL 196); Beniamin maior (o De gratia contemplationis) (PL 195).

c) La Scuola domenicana unisce spiritualità contemplativa ed apostolica a una fisionomia dottrinale. L'Aquinate illumina press'a poco tutte le questioni attinenti alla teologia spirituale, dall'analisi delle passioni ai doni dello Spirito Santo e alla contemplazione (cf. F. Cayré, Patrologia e Storia della Teologia, II, Roma 1938, pp. 614-16). Importante per la sua esperienza s. Caterina da Siena (Il Dialogo). Alla scuola, benché con fisionomia propria e dionisiana, appartiene la triade: Maestro Eckart, G. Taulero, E. Susone, che inculcano l'abnegazione più completa e il conoscimento negativo di Dio.

d) La Scuola francescana è affettiva tanto nella prassi che nell'insegnamento; è caratterizzata dal culto della povertà e semplicità evangelica e da un amore appassionato per l'umanità di Cristo. Questi caratteri spiccano mirabilmente in s. Bonaventura (m. nel 1274), che fissa i lineamenti delle tre tappe della vita spirituale: purgativa, illuminativa, unitiva in quadri accettati dai maestri posteriori (Itinerarium mentis in Deum, Incaudium amoris). Nel campo sperimentale da ricordare Angela da Foligno (m. nel 1309).

e) La Scuola della «Decozione moderna» (v.), sorta a metà del sec. XIV, presenta slancio mistico e regolamentazione accurata della vita interiore. Oltre l'alto maestro Giovanni Ruysbroeck (m. nel 1381), che persegue soprattutto la completa rinuncia in vista dell'intima unione mistica, vi appartiene Tommaso da Kempis (m. nel 1471), e vi si può accostare Giov. Gerson (m. nel 1429).

f) Nella Scuola certosina predomina l'intento ascetico col metodo affettivo. Suo principale rappresentante è Dionigi il Certosino (m. nel 1471), che compendia l'intera spiritualità ascetico-mistica medievale.

3. Epoca moderna e contemporanea (sec. XVI-XX). L'a. compie decisi progressi: nel metodo e nella divulgazione con s. Ignazio, s. Francesco di Sales, s. Alfonso; nell'orientamento mistico con s. Teresa e s. Giovanni della Croce; nell'approfondimento del dogma con la dottrina cristologica della scuola francese, con la pratica della riparazione e il culto del Sacro Cuore. La ricca tradizione di esperienze e d'insegnamento viene sottoposta a definitive valutazioni e precisazioni nella lotta contro quietisti e semiquietisti. Nasce così la trattazione indipendente e organica dell'intera teologia spirituale. Si determinano i confini tra a. e mistica, si dedica nuova attenzione al processo dell'orazione e della contemplazione; donde nasce il problema che appassiona i contemporanei: della sufficienza, o no, della sola ascesi alla perfezione cristiana.

Nella Scuola benedettina, Garcia de Cisneros (m. nel 1510) tratta per primo dell'orazione metodica, precorso da Ludovico Barbo (m. nel 1443); emerge fra tutti Ludovico Blosio. La Scuola domenicana produce i trattati del Granata (m. nel 1588) e la sintesi speculativa di Tommaso di Vallgornera (m. nel 1665); è studiata la retta nozione dell'amor di Dio da A. Massoulié e da A. Piny. La Scuola francescana è rappresentata da s. Pietro d'Alcantara, Francesco di Osuna, Alfonso di Madrid, il card. Brancati di Lauria.

Tre nuove scuole si affermano rapidamente:

a) Scuola ignaziana, con spiritualità spiccatamente ascetica, attiva, conquistata con metodico sforzo, apostolica. Tra i molti discepoli di s. Ignazio (m. nel 1556), che negli Esercizi spirituali dà particolare rilievo al metodo della meditazione, spiccano Alfonso Rodriguez, L. Lallemand, P. Segneri, che per primo insorse contro Molinos (Concordia tra la fatica e il riposo nell'orazione), G. B. Scaramelli che nettamente divise l'a. dalla mistica in Direttorio ascetico, Direttorio mistico.

b) Scuola carmelitana; spiritualità profonda, decisamente orientata verso l'unione mistica, il cui ascetismo caratteristico è nella totale rinuncia e nudità spirituale attraverso la vita austera, il silenzio, l'interno raccoglimento e l'orazione. Ne è fondatrice s. Teresa di Gesù (m. nel 1582), con s. Giovanni della Croce (m. nel 1591). La loro dottrina ha trovato autorevoli interpreti che dal sec. XVII insegnarono in modo sistematico la teologia spirituale: Giovanni di Gesù Maria, Tommaso di Gesù, Filippo della Trinità con la classica Summa theologiae mysticae, Baldassarre di s. Caterina, Giuseppe dello Spirito Santo col suo Cursus theologiae mystico-scholasticae.

c) Scuola francese; «la sua spiritualità deriva dai domini della fede e specialmente dal domma dell'Incarnazione; incorporati col Battesimo a Cristo e ricevendo quindi lo Spirito Santo che viene ad abitare nell'anima nostra, dobbiamo, unendoci al Verbo Incarnato, glorificare Dio che vive in noi e imitare le virtù interiori di Gesù, vigorosamente lottando contro le avverse inclinazioni della carne o dell'uomo vecchio» (A. Tanquerey, op. cit., p. LIV). Fondatore della scuola è il card. de Bérulle (m. nel 1629) col Discours de l'Etat et des Grandeurs de Jésus; gli fanno seguito: P. di Condren, J. J. Olier, s. Giovanni Eudes, s. Lud. Grignion de Montfort. A questa scuola possono collegarsi s. Francesco di Sales e Bossuet; tra i recenti mons. C. Gay.

S. Alfonso de' Liguori (m. nel 1787) con i suoi molti trattati diffuse largamente la pietà cristiana nel popolo.

Dalla fine del sec. XIX si nota un risveglio di studi spirituali, dovuto al generale rinnovamento della scienza ecclesiastica, al contatto con i secoli aurei della spiritualità attraverso gli studi storici.

Nessun aspetto dell'a. viene trascurato, ma è posto generalmente più in evidenza il lato dogmatico. Gli studi storici e critici ristabiliscono il contatto con la ricchissima e poco conosciuta tradizione cristiana, e preparano più vaste sintesi e la soluzione dei nuovi problemi. S'impone ancora un mistica (v.).

Recentemente sono apparsi inoltre numerosi «manuali» di teologia spirituale. Oltre che al bisogno di sintesi e di cultura, rispondono allo scopo dell'insegnamento, che è raccomandato e imposto dall'autorità ecclesiastica (cf. Ordinationes della Congregazione dei Seminari, 1931).

BIBL.: Lavori d'insieme: P. Pourrat, La spiritualité chrétienne, 4 voll., Parigi 1918-28; A. Portaluppi, Dottore spirituali attraverso la storia della religiosità cristiana, Milano 1929; M. Viller, La spiritualité des premiers siècles chrétiens, Parigi 1931. - Fonti e sussidi: J. de Guibert, Documenta ecclesiastica ad historiam spiritualitatis spectantia, Roma 1930; M.-J. Rouët de Journel-J. Dutilleul, Enchiridion asceticum, Friburgo in Br. 1930; J. de Guibert, s. V. in DSp. I, coll. 1910-17; J. Heernicke, Introductio in theologiam spiritualem, Torino 1931. - Trattati e manuali: C. Gay, De la vie et des vertus chrétiennes, 2 voll., Parigi 1887; A. Saudreau, Les degrés de la vie spirituelle, Angers 1904; F.-X. Mutz, Christliche Aszetik, Paderborn 1907; J. Schryvers, Les principes de la vie spirituelle, Parigi 1913; A. Tanquerey, Précis de théologie ascétique et mystique, ivi 1924; id., Les dogmes généraux de la piété, ivi 1926; F. Naval, Theologiae asceticae et misticae cursus, 2e ed., Torino 1925; A. Farges, Les voies ordinaires de la vie spirituelle, Parigi 1925; F. Murawski, Die aszetische Theologie, Monaco 1928; J. et R. Maritain, De la vie d'oraison, nuova ed., Parigi 1933; F. Olgiati, La pietà cristiana, Milano 1935. - Benedettini: V. LEHODEY, VITAL, Les voies de l'oraison mentale, Parigi 1908; C. Marmion, Le Christ vie de l'âme, Abbazia di Maredsous 1914; id., Le Christ dans ses mystères, Parigi 1919; id., Le Christ idéal du moine, ivi 1922; S. Louismet, The mystical Life, Londra 1918; A. Stolz, L'ascesi cristiana, Brescia 1943. - Domenicani: A. M. Meynard, Traité de la vie intérieure, Parigi 1885; R. Garrigou-Lagrange, L'ascétique et la mystique: leur distinction et l'unité de la vie spirituelle, in La Vie Spirituelle, 1 (1920), pp. 145-65; id., Perfection chrétienne et contemplation, St. Maximin 1925; id., L'amore de Dieu et le Croix de Jésus, Juvisy 1929. - Riviste della scuola: La Vie Spirituelle, La Vida sobrenatural, Vita Cristiana. - Francescani: A. de Denderwindeke, Compendium theologiae asceticae, Hong-Kong 1921, trad. tedesca Abriss der aszetischen Theologie, 2 voll., Paderborn 1930-31; G. Piccioli, Manuale di teologia ascetica, Torino 1932. - Gesuiti: A. Poulain, Des grâces d'oraison, Parigi 1901, 10e ed., ivi 1922; R. de Maumigny, Pratique de l'oraison mentale, Parigi 1905; M. Meeschler, Aszese und Mystik, Friburgo in Br. 1917; O. Zimmermann, Lehrbuch des Aszetik, ivi 1929; L. M. von Hertling, Lehrbuch der aszetischen Theologie, Innsbruck 1930; J. de Guibert, Theologia spiritualis ascetica et mysticae, Roma 1937; id., Lecons de théologie spirituelle, I, Tolosa 1946 (con bibliografia esaustente). - Riviste della scuola: Revue d'ascétique et mystique; Zeitschrift für Aszese und Mystik. - Carmelitani scalzi: Aureliano del S.mo Sacramento, Manuale cursus ascetici, Ernakulam (India) 1927; Crisogono di Gesù Sacramento, Compendio de ascetico y misticae, Salamanca 1933; Gabriele di s. Maria Maddalena, La Nittica Teresiana, Firenze 1935; id., La contemplazione acquisita, ivi 1938. - Riviste della scuola: Etudes Carmelitae: Vita Carmelitana; Rivista de Espiritualidad; Rivista di Spiritualità.

Roberto di S. Teresa del B. Gesù

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“ASCETICA, TEOLOGIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 79. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ascetica-teologia.