Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Ascetica e mistica

CONSIGLI EVANGELICI

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CONSIGLI EVANGELICI. - Inviti, contenuti nel Vangelo, a forme stabili di virtù nella rinunzia a beni naturali che ostacolano l'unione con Dio. Fra le norme di vita date da Gesù Cristo, alcune sono obbligatorie per tutti, altre sono solo raccomandate, quali mezzi efficaci per giungere a più alta perfezione spirituale in questa vita e a maggior premio nel cielo: le prime costituiscono i precetti (v.) o comandamenti, le altre i c. e., di cui i principali, chiamati tali per antonomasia, sono tre, che, adottati generalmente in forma di voti, costituiscono la base dello « stato religioso » (can. 487): la povertà volontaria, la castità perpetua e l'obbedienza perfetta, in opposizione alle tre sollecitudini che nella natura umana viziata diventano fornite di peccato (I Io. 2, 16). I c. e. furono limitati a tre nel medioevo, con richiamo a s. Gregorio Magno (In Ezech. hom., II, 8, 18).

Con la parola e con l'esempio Gesù Cristo inculcò la pratica di questi c. La povertà (v.) è consigliata al giovane ricco: « Se vuoi essere perfetto, va', vendi ciò che hai e donalo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi » (Mt. 19, 16-21; Mc. 10, 17-22; Lc. 18, 18-23); la castità perpetua (v.) nella risposta data ai discepoli circa la rinunzia al matrimonio per il Regno dei cieli (Mt. 19, 10-12; cf. I Cor. 7, 7 sg., 25-40); l'obbedienza perfetta (v.), o spontanea subordinazione della volontà a quella di altri, nelle parole che esprimono l'abnegazione (v.): « Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua » (Mt. 16, 24; Lc. 9, 23); e così pure in quelle che invitano alla fedele sequela (Mt. 19, 21), essendo il discepolato un conformarsi alle direttive del maestro, o inculcano il volontario servire (Mt. 20, 26; Lc. 22, 26). La vita terrena di Gesù Cristo ci diede perfetto esempio di povertà (II Cor. 8, 9), di castità (Hebr. 7, 26), di obbedienza (Phil. 4, 8).

S. Tommaso dimostra quanto convenientemente Gesù Cristo nella legge nuova, legge di libertà e di perfezione, ai precetti abbia aggiunto i c., per mezzo dei quali si può più facilmente conseguire l'ultimo fine. L'uomo infatti - egli dice - posto fra i beni mondani e i beni spirituali quanto più aderisce agli uni, tanto più si allontana dagli altri; e benché non sia necessario, per giungere alla beatitudine eterna, che abbandoni del tutto la cose terrene, potendone pure usare secondo ragione, nondimeno vi giungerà meglio e più speditamente col rinunciare ad esse.

Orbene, con la pratica dei c. e. si rinunzia a tutti i beni del mondo, che sono oggetto della concupiscenza degli occhi, della concupiscenza della carne e della superbia della vita (I Io. 2, 16). Con la povertà volontaria infatti si rinunzia alle ricchezze; con la castità perpetua, ai diletti della carne; con l'obbedienza perfetta, agli onori (Sum. Theol., 1a-2a, q. 108, a. 4). Così l'uomo si libera dalle sollecitudini terrene che lo ritardano nell'amore di Dio, rivolte all'amministrazione dei beni di fortuna, al governo della famiglia, alla disposizione dei propri atti. E nel tempo stesso la sacrificio a Dio di quanto possiede: nella roba, nel corpo e nell'anima (Sum. Theol., 2a-2a, q. 186, a. 7).

Ne consegue l'eccellenza dello stato religioso, nel quale si promette a Dio con voto l'osservanza dei c. e.

I protestanti, che ammettono solo precetti e non c., sostengono, adducendo vari testi della S. Scrittura, che qualunque opera buona è comandata (a Lutero rispose K. Schatzgeyer [v.], a Chemnitz s. R. Bellarmino). Citano le parole di Gesù: « Siate perfetti, com'è perfetto il Padre vostro che è nei cieli » (Mt. 5, 48), deducendone che ogni perfezione possibile ci è prescritta. Ma la perfezione (v.) qui comandata consiste nell'amare i propri nemici (Mt. 5, 44), come spiega s. Luca in un passo parallelo (6, 36). In Mt. 22, 37 è comandata la carità perfetta, in cui consiste la perfezione; ma tale obbligo riguarda la carità (v.) appetitive summa. In Mt. 19, 17-21 è chiara la distinzione tra la via comune dei Comandamenti (v. 17), necessaria per la salvezza, e la via più alta e ardua, facoltativa per chi vuole (v. 21) tendere al più perfetto.

La pratica dei c. e. fu in vigore fin dai primi tempi del cristianesimo. Gli Atti degli Apostoli descrivono la povertà volontaria dei fedeli di Gerusalemme (4, 34), menzionano le 4 figlie del diacono Filippo vergini (Act. 21, 9), ossia consacrate alla verginità (cf. Eusebio, Hist. eccl., III, 31; PG 20, 279). Gli apologisti dei secc. II-III, s. Giustino (Apol., I, 14-15; PG 6, 348-49), Atenagora (Supplicatio, 33), Minucio Felice (Octavius, 31, 36; PL 351-52; 366-67), parlano di molti cristiani che per amore di Gesù Cristo serbavano perpetua continenza. Questi asceti dapprima vivevano in seno alle loro famiglie, poi cominciarono a ritirarsi nelle solitudini, per dedicarsi più tranquillamente al servizio di Dio. Ebbe così origine il monachesimo cristiano, che si è andato poi sempre più sviluppando, fino a darci larga fioritura d'istituti religiosi maschili e femminili.

Oltre che con l'approvazione di questi istituti religiosi, la Chiesa ha sempre difeso e rivendicato i c. e. e la loro pratica contro quanti tentarono di deprezzarla; ad es., contro i Valdesi (Denz-U, n. 426); contro Guglielmo di S. Amore (ivi, n. 458 sgg.), Wieliff (ivi, nn. 600 sgg.; 624, 680), i gansenisti (ivi, n. 1310 sgg.), il Sinodo di Pistoia (ivi, nn. 1580-90), i positivisti (ivi, nn. 1692, 1752 sgg.) l'americanismo (n. 1973).

Bibliografia8 opere
BIBL.: S. Tommaso, Opuscula 17-19; In Matthaeum, 19, 21; Sum. Theol., 2a-2a, q. 184; 3a, q. 186; s. R. Bellarmino, De controversiis christianae fidei, II, 1-2; De Monachis, 7-13; A. Ballerini - D. Palmieri, Opus theologicus morale, 3a ed., IV, Prato 1901, pp. 2-8; E. Dublanchy, Conseils évangéliques, in DThC, III, coll. 1176-82. Dal punto di vista protestante: H. Rust, Räte (Evangelische), in Die Religion in Geschichte und Gegenwart, IV, coll. 1681-84, con bibl. circa la controversia del sec. XVI.

Giacinto del S.mo Crocifisso

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 413–414.

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Giacinto del S.mo Crocifisso. “Consigli Evangelici.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 413–414. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/consigli-evangelici.

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Giacinto del S.mo Crocifisso. “Consigli Evangelici.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 413–414. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/consigli-evangelici.

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