PERVERZIONE

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PERVERZIONE. - È l'azione o l'effetto del pervertire, cioè del corrompere, indurre a fare quello che non conviene. Genericamente si dice del distrarre dalla retta via; nel campo psicologico p. è il disordine o alterazione di qualche funzione psichica; nella patologia si dice del ricercare soddisfazione lussuriosa all'infuori dell'ordine naturale (v. LUSSURIA); nel campo morale p. è qualunque aberrazione dal buon costume o dal retto sentire in materia religiosa.

Perciò forme di p. APOSTASIA (v.), l'eresia (v.) e lo scisma. Diretti ad impedire la p. nel campo della fede e dei costumi sono i provvedimenti presi dalla Chiesa riguardo ai libri perversi ed immorali (v. IMPRIMATUR; INDICE DEI LIBRI PROIBITI).

Per la stessa ragione intercede la partecipazione almeno attiva dei cattolici alle cerimonie sacre (preghiere, funzioni, prediche, riti) compiute dagli acattolici (eretici, scismatici, infedeli) dentro o fuori i loro templi (v. COMUNICAZIONE NELLE COSE SACRE). Ed è ancora in parte questa la ragione, per cui è Sacramenti (v.) ad un ministro indegno ed ai ministri eretici o scismatici, anche quando sarebbero in grado di conferirli validamente.

Riguardo al matrimonio, la Chiesa sconsiglia apertamente l'unione tra cattolici e acattolici, anche soltanto eretici o scismatici (cann. 1060, 1070; cf. cost. apost. Arcanum di Leone XIII del 10 febbr. 1880). E anche quando concede dispensa, la Chiesa esige le debite cauzioni (cann. 1061 § 2) e non permette solennità liturgiche nella celebrazione del matrimonio (cann. 1102 § 1, 2; 1109 § 3).

Bibl.: I. Bande. Et cux qui ne pratiquent plus l', in Nouve. rev. théologique, 66 (1930), pp. 973-82; G. B. Buzzetti, La perdita delle fede nei cattolici, Roma 1940, passim; P. Hayoit, Les relations des fidèles avec les acatholiques, in Rev. diocés. de Namur, 4 (1940), pp. 110-26.