PERTINACIA

PERTINACIA. - In quanto è costanza in qualunque operazione o in quanto si manifesta in chi non si lascia smuovere dalle difficoltà, non perseveranza (v.) esercitata in modo eminente; ma in senso specifico, nel senso di caparbietà ed ostinazione, viene concepita come vizio opposto alla perseveranza per eccesso, cioè, secondo s. Tommaso, Sum. Theol., 2ª-2ª, q. 138, a. 2, come «il perseverare nel proprio parere più che non convenga».

Ciò avviene con il non voler consentire al parere altrui, anche se migliore, e questo per non apparire meno saggio. P. è anche l'insistenza nel fare il male, mentre la perseveranza è la costanza nel fare il bene. Generalmente la p. nasce dalla superbia, mentre la incostanza deriva dalla leggerezza, vizio contrario alla perseveranza per debolezza.

La p. nel negare una o più verità rivelate da Dio e proposte dalla Chiesa a credere, entra come elemento essenziale eresia (v.).

BIBL.: V. ERESIA e i comuni trattati di teologia morale, dove trattano de fortitudine et de vitis oppositi. E inoltre: M. A. Janvier, Esposizione della morale cattolica, N. La virtù della fortezza, Torino-Roma 1938, pp. 198-99, 298. Andrea Gennaro
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“PERTINACIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 747. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/pertinacia.