PERÙ. -
I. Geografia
È il più vasto (1,25 milioni di kmq.), ma non il più popolato (8,2 milioni di ab.; 7 a kmq.) degli Stati andini.Il territorio comprende una regione costiera lunga ca. 2000 km., con clima secco e a sud aspetto addirittura desertico; la Sierra, che è la parte più importante del paese, costituita da allineamenti di elevati rilievi (6765 m. nel Nevado de Huascarán), separati da altopiani e valli profonde, e la Montana, declinante al bassopiano amazzónico, rivestita dalla impenetrabile foresta equatoriale. Il 70% della popolazione vive nella Sierra, dove i centri maggiori si trovano ad altezze varianti dai 2300 ai 3360 m. (Cerro de Pasco, a 4300 m., è uno dei più alti del globo), il 25% sulla costa, vivificata dal crescente sviluppo della irrigazione; il resto nella Montana. Di questa popolazione, metà sono Amerindi, il resto meticci, creoli, negri e mulatti. Numerosi, relativamente, gli asiatici (23 mila giapponesi e 7 mila cinesi); gli Italiani sono ca. 15 mila.
Il P. è paese di larghe possibilità agricole e minerarie, ma soffre da tempo per difetto di capitali, di braccia e di stabilità politica, sebbene di recente avviato verso una certa ripresa economica, alla quale gli Italiani hanno contribuito e contribuiscono in misura cospicua. L'agricoltura dà prodotti svariati (cotone, canna da zucchero, riso, caffè, agrumi, vite, frutta, ecc.), ma i cereali non bastano al consumo interno. Il caucciù è in decadenza; notevole la coltura della coca (da cui si estrae la cocaina). Dalla foresta si ricava ancora poco (difficoltà delle comunicazioni); discreto l'allevamento (ovino soprattutto, lama ed alpaca); in continuo sviluppo la pesca sulle coste, ricche di plancton e perciò di pesce (recente impianto di stabilimenti per il prodotto scatolato). Dal sottosuolo si estrae petrolio (2 milioni di tonn. nel 1949), rame, argento, piombo, ferro, carbone, vanadio, bismuto, ecc.; lungo la costa sono i celebri depositi di guano. Le industrie hanno ancora proporzioni del tutto inadeguate alle prospettive; così è anche del commercio.
La capitale Lima (750 mila ab.) è l'unico centro con popolazione superiore ai 100 mila ab.; Callao (90 mila).
La religione ufficiale dell'Impero peruviano consisteva principalmente in un culto solare. Il Sole, la divinità del clan degli Incas, era rappresentato sulla terra dall'Imperatore. Al sole venivano tributati i principali onori con un solenne cerimonia che si svolgeva, soprattutto, ai solstizi e agli equinozi.
Del culto solare facevano parte alcune divinità che impersonavano i corpi celesti. Le più importanti erano la Luna, moglie e sorella del sole; Pitua, il figlio maggiore del sole, il quale rappresentava il pianeta Giove, ritenuto soggiorno dei beati; Chasca, corrispondente al pianeta Venere, raffigurato come un giovane dalla lunga chioma ricciuta, in qualità di paggio del sole che ora precedeva, era seguiva nel cielo. Le Pleiadi, ritenute regolatrici dell'umidità, erano venerate particolarmente in dicembre: a loro era rivolta la preghiera di far cadere piogge sui seminati. Il dio del fulmine, Catequil, ritorneo per i suoi tre aspetti di lampo, tuono e folgore, era rappresentato come un serpe, con o senza penne, ed era uno dei ministri del sole. Questo dio apparteneva ad uno strato
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**1- CHACHAPOYASENSIS**
**2- DE S GABRIELE A VIRGINE PERDOLENTE DE MARANON**
| km | 0 | 100 | 200 | 300 | 400 |
| 0 | 80 | | | | |
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**Perù - 1) Confine di Stato; 2) confine di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovia.**
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**Talara (15 mila) e Mollendo (14 mila) i porti principali. Il P. è una repubblica unitaria, con governo rappresentativo a rappresentanza bicamerale; il presidente è eletto ogni 6 anni. Il paese è diviso in 24 dipartimenti. Religione di Stato la cattolica; numerosi ancora, nell'interno, i pagani.**
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II. RELIGIONE
I conquistatori Incas subirono nella religione l'influsso dei paesi conquistati e assi-milarono buona parte della loro cultura. Si ebbe, perciò, come naturale conseguenza della fusione con le varie civiltà preincaiche, una specie di sincretismo religioso.**---
**molto antico della religione peruviana; probabilmente il suo culto aveva richiesto nei tempi più lontani sacrifici umani.**
**Ad un'epoca molto antica, certamente preincaica, risale l'origine del culto di due divinità, Viracocha e Pachacamac, culto così profondamente sentito dagli indigeni che gli Incas conquistatori non solo li ammiserono a far parte della religione ufficiale, ma riconobbero agli dèi stessi grande importanza. Un mito narrava che dal sole e dalla luna erano nati tre figli, Viracocha, Pachacamac, e Manco Capac: i primi due ottennero dal padre il dominio celeste, il terzo ed i suoi discendenti ebbero l'impero del mondo. Secondo la critica, Pachacamac in origine sarebbe stato l'Essere Supremo dei Chimu, una popolazione che si stabilì in epoca molto remota nella regione peruviana. Al dio non veniva tributato culto: era l'indefinibile o, semplicemente, «Colui che è». Il suo nome si poteva pronunziare solo a bassa voce, chinando la testa.**

PERÙ - Cintura peruviana in piume donata al S. Padre.
ed eseguendo gesti particolari. Le cose umane erano da lui regolate con leggi eterne, cui nessuno poteva sottrarsi. Nei tempi antichi aveva distrutto l'umanità; ne aveva poi creata una migliore. Altre divinità di origine molto remota erano: Mamapacha, la madre terra; Waku, l'acqua; Nina, il fuoco; Uayra, il vento. Erano anche venerate le grandi montagne, i grandi fiumi e varie piante ed animali. Oltre alle divinità di ordine superiore gli Incas veneravano alcune cose, oggetti, località, chiamati genericamente huacas (o anche huilicas). Vi erano huacas immobili e mobili. Le prime comprendevano templi, tombe di antenati, luoghi cui si collegavano ricordi di personaggi mitologici o di imperatori Incas morti, campi di battaglia, colline, caverne, palazzi, prigioni, case, luoghi di incontro, ponti, cave; le huacas più comuni erano le sorgenti e le rocce. Un tipo speciale di huaca era l'Apacita, un cumulo di pietre che indicava qualche punto critico lungo le strade (ad es., i passi) e innanzi al quale i viaggiatori si soffermavano per fare offerte e pregare. Tra le huacas mobili v'erano immagini ed amuleti adibiti a differenti scopi: alcuni rappresentavano esseri umani, altre animali. Erano huacas anche i cadaveri e le cose insolite ed eccezionali, come spighe di mais speciale, pietre di forma o colore insoliti, cristalli, ecc.; i gemelli, le persone con sei dita e quelle nate per i piedi. Ogni imperatore Incas aveva un guardiano personale, che chiamava fratello: questi era considerato generalmente una huaca mobile. Forse anche gli altri uomini potevano avere guardiani personali. Non è del tutto chiaro se gli Indiani credessero nell'esistenza di esseri soprannaturali distinti dall'oggetto nel quale risiedevano o se considerassero l'oggetto stesso un essere soprannaturale. Questa seconda ipotesi è, però, la più probabile.
La più alta autorità nel campo religioso era il sovrano (chiamato Inca), dio vivente e capo dei sacerdoti. Nelle sue funzioni religiose, egli era coadiuvato dal vila Huma, scelto tra i suoi parenti più stretti (in genere fratelli o zii). Gli altri sacerdoti si dividevano, secondo le loro mansioni, in sacrificatori, indovini, eremiti, medium, ecc. Non erano riuniti in collegi. Solo alcune donne, le huas a o vergini del sole, erano raccolte in una particolare organizzazione. Venivano scelte fra le fanciulle nobili e tra quelle del popolo di particolare bellezza. All'età di otto anni erano rinchiusi in conventi dove rimanevano tutta la vita. Un voto, solennemente pronunciato, le obbligava alla castità e a non vedere uomini eccetto i figli del sole; chi infrangeva il voto, caso che non si verificava quasi mai, era soggetta alla pena di morte, pena estensibile all'amante e ai parenti. Le huas si occupavano del servizio del tempio di Cuzco e, in particolare, alimentavano il fuoco sacro, che doveva ardere perennemente; tessevano le stoffe per l'imperatore, impastavano il pane sacro e preparavano la sora per le cerimonie di culto. Tra le huas l'imperatore poteva scegliere qualche concubina. Le pratiche religiose, oltre che nei prescritti rituali, consistevano in preghiere, singole o collettive, in digiuni e pellegrinaggi, e nella confessione dei peccati. Molto sentita era la fede in una vita ultraterrena. In rapporto a tale credenza, si deponevano nella tomba, accanto al defunto, oggetti, spesso anche di valore, che avrebbero servito a lui nella vita futura. Nel regno dei morti, nobili e popolo avevano sedi distinte. Molti templi, tra cui famoso quello di Cuzco, si ergevano in tutto l'Impero.
BIDI: A. Oliva, Hist. de la Comp. de Jesús en el Perú, I, Lima 1895; R. E. Latcham, Creencias religiosas de los antiguos Romanos, Santiago del Chile 1920; J. Imbelloni, L'antico P., in R. Biasutti, Razze e popoli della terra, III, Torino 1941; Hand-book of South American Indians, II, Washington 1946 (v. in particolare il cap. di J. H. Rowe, Inca Culture at Time of Spanish Conquest); P. Tacchi, Venturi, Storia delle religioni, I, 3ª ed., Torino 1949, pp. 159-77.
Tullio Tentori
III. STORIA
Carlo V nel 1529 concedeva a P. Pizarro (v.) di esplorare, occupare, popolare nuove terre a sud del Panamà, oltre il rio Biru (o Piru), poco più a sud della baia di S. Miguel (7° 34 N.), lasciando al conquistatore la più ampia libertà di movimento in quelle zone inesplorate.La storia del P. prima dell'arrivo di Pizarro e dei suoi sfugge a qualsiasi indagine, causa la mancanza delle fonti, le distruzioni operate dagli occupanti e la parzialità dei primi cronisti spagnoli che si accompagnarono con il Pizarro, o che gli furono immediatamente successori. Fra questi, unica eccezione, non però superiore del tutto ad una rigorosa critica, la cronaca di Girolamo Benzoni, milanese, pervenuto in quelle terre verso il 1541. Gli Spagnoli vennero così in contatto con l'Impero degli Incas il cui nome, nella lingua locale, era quello di Tahuantinsuyu ossia delle «Quattro Regioni»: l'occidentale (Cuntisuyu), la settentrionale (Chinchaysuyu), la meridionale (Col-latsuyu), l'orientale (Antisuyu) abbraccianti un'estensione molto superiore a quella presente del P.
Capitale di questo Stato, su cui dominava il Sapa Inca, cioè a dire il «solo signore», era Cuzco, costruita, secondo la leggenda indigena, da Manco Capac.
Da Cuzco, attraverso vicissitudini diverse, l'Impero si spinge fino al Pacífico e poi, a mano a mano, fino all'at-tuale Pasto (nella Columbia) ed al mezzodì nell'Argentina, all'epoca dell'Inca Huayna Capac. Questa la tra-dizione, ma la critica odierna opina che la fondazione di Cuzco e la preminenza alla quale giunse l'Impero degli Incas si debba ascrivere alla coesione di alcuni membri della casta privilegiata, dai quali si sarebbe sviluppato il movimento espansionista della intera nazione. I motivi poi del disfacimento dell'Impero incaico, oltre che all'attività guerriera dei conquistatori, sono dovuti alla guerra di successione fra i due ultimi Incas, Huascar ed Atahualpa, figli di Huayna Capac, lotta che diede buon gioco agli Spagnoli sopraggiunti. Da Cuzco i Sapa Incas estesero la loro dominazione sulle tribù circostanti vincendole e trasferendo le varie popolazioni soggette in località differenti da quelle originarie, facendo affluire in queste tribù di differenti regioni. In tal modo fu possibile agli Incas (cioè allo ayllu che darà i capi, civili e militari, all'Impero) pervenire da un lato all'ampliamento del territorio controllato, dall'altro al potenziamento del ceppo imperiale, dal quale il potere passò più tardi al ramo di Hanan-Cozco, in conseguenza di una rivoluzione di palazzo. Si può ritenere che la durata dell'Impero incaico sia stata di due secoli e mezzo ca., Pizarro avendogli posto fine, con l'uccisione di Atahualpa, nel 1533.
I maggiori ritrovamenti archeologici del P. vanno dalla zona compresa fra il 4° ed il 17° parallelo sud, dal bacino del Marañon (nord) al corso del Rio Desaguadero.

ed eseguendo gesti particolari. Le cose umane erano da lui regolate con leggi eterne, cui nessuno poteva sottrarsi. Nei tempi antichi aveva distrutto l'umanità; ne aveva poi creata una migliore. Altre divinità di origine molto remota erano: Mam
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PERÙ
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(per cortesia del prof. i. /a/la)
Perù - Chiostri del collegio del pp. Gesuiti. Arte ispano-indigena (1738) - Lima.
(sud), dal che si può concludere che l'espansione territoriale s'era verificata in tutte le direzioni. Se pure non si può stabilire come si sia giunti al livello culturale e sociale dell'intero complesso imperiale incaico, certo è che la civiltà rinvenuta nella zona centrale risultò assai superiore a quella delle popolazioni circostanti: e prova se ne ha nel sistema delle strade che si irradiava da Cuzco nelle varie direzioni; nella successione dei posti di tappa; nell'organizzazione dei messaggeri; nei ponti fatti di corde sui quali era possibile varcare burroni spagnoli e corsi d'acqua rapidissimi; nelle costruzioni di pietre lavorate a secco o con malta; nell'organizzazione dell'esercito; nel culto dei trapassati; nella venerazione del Sole, al quale erano stati eretti templi di incomparabile ricchezza e sontuosità; nelle costumanze agricole del Sapa Inca; nell'obbligo, per tutti, di lavorare i campi e nella ripartizione dei raccolti; nella ceramica e nella tessitura. Esistevano però vere e proprie zone grigie di rilevante importanza: la mancanza di animali da trasporto più forti dei llama; la non conoscenza di carri e rumore; l'assenza del ferro e, quello che più importa, della scritura non sostituita dal quipu, sistema mnemonico di registrazione mediante nodi su corde all'uopo preparate.
La popolazione era organizzata in una specie di coltivismo agricolo per cui, dagli appartenenti alla casta dominante fino all'ultimo dei sudditi, tutti lavoravano la terra, fattore primo della ricchezza nazionale, e poi si dedicavano alle arti, ai mestieri, o servivano nell'esercito. Il grande merito della organizzazione agricola incaica fu di aver ideato e costruito sistemi di terrazze, di gradanti, per sfruttare al massimo ogni zolla di terreno. La vita privata o politica della vasta organizzazione incaica si fondava sull'organizzazione dello ayllu costituito da un complesso di famiglie dirigenti, poste sotto lo stesso comando ed aventi un totem comune ed una determinata estensione di terreno da coltivare. L'unione dei diversi ayllus, a causa dell'aumento del territorio coltivabile e lo sviluppo dei lavori agricoli, porterà alla tribù, che, unita ad altre, darà vita al distretto, governato da un capo; la sottomissione di questi ultimi all'Inca porterà, necessariamente, alla confederazione delle quattro regioni rette ognuna da un legato dell'Inca di sangue reale e dipendente direttamente dal Sapa Inca. Annualmente si regolava la distribuzione della terra agli ayllus, e al momento del raccolto, questo veniva ripartito fra le famiglie dopo che erano state tolte le parti spettanti ai templi del Sole, all'Inca, allo Stato; mentre prati e boschi appartenevano agli ayllus, gli armenti e le miniere erano di pertinenza dell'Inca; i lavori di pubblica utilità venivano compiuti in comune da tutti gli ayllus della regione.
L'organizzazione militare era simile alla civile; il Sapa Inca, od un suo strettissimo parente, era il comandante generale dell'esercito che, per il tramite di ufficiali via via degradanti, trasmetteva gli ordini alle truppe; le armi adoperate, tutte di legno con estremità di metallo, erano fionde, frecce, lance, clave, spade, mazze ferrate. Le maggiori cure vennero dedicate alle truppe: se il bottino era severamente vietato, una sapiente dislocazione di magazzini era stata predisposta fino ai limiti estremi del territorio, mentre, oltre alle vie, ai ponti ordinari, erano stati approntati e venivano sempre tenuti in perfetta transitabilità strade e ponti militari.
Il 24 sett. 1532 termina l'epoca incaica e ha inizio la storia peruviana propriamente detta, Pizarro (v.). A un primo periodo, caratterizzato dai conquistatori avventurieri, subentrò quello dell'organizzazione ispano-coloniale. Essa riconobbe come minuscole città le sedi di distaccamenti militari, divisi il territorio in re-partimenti e, dopo la conferma agli eredi del primo possessore spagnolo, in encomiendas. Per queste si fece costantemente ricorso a masse di indigeni per i lavori agricoli di pubblica utilità, con grave loro danno. Carlo V, anche per interessamento ecclesiastico, emanò nel 1542 le Naveas Leyes, che, applicate arbitrariamente, ebbero una notevole portata dopo la scoperta di importanti giacimenti di oro, argento e mercurio (1544-1545).
Lo sviluppo rapidissimo delle industrie, oltre a dar vita a nuove città, come Potosí e Huancavelica, aumentò la richiesta di mano d'opera indigena la quale, nonostante le rimostranze di alcuni viceré e di molti autorevoli elementi del luogo, fu sfruttata in modo barbaro fino al 1742, quando soppressi i corregidores (sorta di impiegati amministrativi) si ripartì il P. in otto intendenze, ponendo a capo di ognuna di esse funzionari spagnoli dipendenti direttamente dal viceré. Il commercio fu esercitato monopolisticamente dalla Universidad de mercatores di Lima, mentre in Spagna gli unici ad essere autorizzati ai traffici con il P. furono prima i Castigliani e dal 1775 tutti gli Spagnoli: solo nel 1808 si avrà la piena libertà di commercio fra la madre patria ed il P.

PERÙ - Contadino con lama.
Il movimento ideologico derivante dal sorgere degli Stati Uniti e dalla Rivoluzione Francese influendo sulle classi liberali e colte dell'America latina provocava intanto quella serie di moti che porteranno al distacco delle varie colonie ispaniche. Ma nel chiuso e pressoché inaccessibile P. le ideologie novatrici tatcherono solo dopo che una colonna di Argentina - Cileni, agli ordini del Liberatore generale San Martin, sbarcò sulle coste della regione e si impadronò di proclamazione della indipendenza (28 luglio).
Nominato San Martin - dittatore supremo - il 3 agosto, questi nel mese seguente demandò i suoi poteri al Congresso, che si affrettava ad eleggere José de la Riva Aguerro primo presidente della nuova Repubblica. La reazione degli Spagnoli contrastò lo sviluppo degli avvenimenti peruviani tanto che soltanto con le battaglie di Ayachuco (vinta dal generale Sucre, luogotenente del Bolívar, il 9 dic. 1824 contro le truppe del viceré La Serna) e del Callao (22 genn. 1826) essa verrà definitivamente infranta; Madrid si piegherà ai fatti compiuti solo più tardi. Caduto il desiderio di portare i confini della nuova Repubblica alla sua antica unità storicocografica comprendendo anche l'alto P. boliviano, nonché l'aspirazione di Bolívar di costituire una confederazione fra P., Bolivia e Columbia con unica capitale, si ebbero nella regione anni confusi e drammatici per ripetuti disordini e sopraffazioni, che si protrassero fino al 1845, quando la nuova Repubblica poté procedere decisamente sulla via del progresso economico e civile: si inaugurarono i primi tronchi ferroviari, si organizzò il servizio telegrafico, venne dato notevole impulso ai lavori di pubblica utilità, si consolidò il debito interno. Il 10 nov. 1860 fu emanata la nuova Costituzione con la quale si distinsero nettamente i poteri economico, legislativo, giudiziario, si abolì la pena di morte, si soppressero decime e fuero ecclesiastici e militari.
La prosperità ed il progresso del P. furono interrotti in parte da una guerra contro la Spagna, cui partecipò anche il Cile (1866) e poi dalla più grave «guerra del Pacifico» combattuta dal P. insieme con la Bolivia contro il Cile dal 1879 al 1884 e conclusa solo il 30 apr. 1895. Dopo questi fatti la vita nazionale riprese quel ritmo ininterrotto con il quale raggiunse i tempi nostri.
IV. EVANGELIZZAZIONE
Alla prima ricognizione militare del P. nel 1524 partecipò, insieme con Pizarro e Almagro, il sacerdote secolare Fernando de Luque; nel 1527 Pizarro esplorò il paese insieme con il franciscano Marco da Nizza e con il chierico Alfonso di Molina. Nella sua campagna del 1523 per la consuata del territorio, egli condusse con sé dalla Spagna, sotto la guida di Reginaldo di Pedrazza (v. PANAMA), 6 domenicani, fra cui il p. Vincenzo Vavrelde, il quale, nominato vescovo di Cuzco (1536), fu consacrato in Spagna e nel ritorno portò con sé altri domenicani. Carlo V lo nominò "protettore degli Indi". Nel 1541 fu massacrato dagli Indi nell'isola di Puna (Ecuador). I Domenicani nel 1534 fondarono a Cuzco il loro primo convinto nel tempio del sole, loro regalato da Pizarro dopo la conquista della città. Nel 1553 fu eretta la provincia domenicana di Lima, con 18 conventi: nel 1565 si contavano in P. più di 100 domenicani.Ugualmente operosi i 12 francescani, che con il superiore Marco da Nizza, compagno di Pizarro nel 1527, si recarono in quella terra. Fra i missionari francescani si distinsero il fratello laico Matteo di Xumilla e S. Francesco Solano. Nel 1555 fu eretta la custodia francescana del P., che nel 1550 ebbe 15 case. Nel 1553 fu trasformata in provincia, contando 18 case. Il loro lavoro si svolgeva fra colonizzatori e indiani. I Mercedari sostengono che i loro confratelli, verso il 1534, in numero di 24 siano stati i primi ad evangelizzare il P. Dopo aver dato alla Chiesa del P. alcuni buoni vescovi, cessò nel paese la loro attività. Anche gli Agostiniani predicarono il Vangelo ai Peruviani dal 1550. Fra questi si distinsero i pp. Garcia e Ortiz, quali dall'ultimo principe degli Incas ottennero il permesso di predicare, erigere cappelle, aprire scuole, ed ebbero alfine la gioia di battezzarlo con il nome di Filippo. Dopo Cuzco, anche Lima fu eretta in diocesi nel 1541 ed il 20 genn. 1545 in arcidiocesi, che il 12 marzo 1546 fu trasformata in sede metropolitana, e nel 1572 in primaziale. Primo vescovo, poi arcivescovo, fu il domenicano Girolamo da Loaysa. Tra i suoi successori va segnalato specialmente S. Toribio da Mogrovejo (1579-1606), per l'attività sia pastorale, sia missionaria, che gli procurò il titolo di apostolo del P. Tene 10 sinodi diocesani e concili provinciali; tre volte visitò la sua diocesi, inoltrandosi fino nelle foreste delle Ande; fondò una tipografia e pubblicò un catechismo.
Nel 1551 fu fondata l'Università di Lima, la prima sul continente americano. Il P., con S. Rosa da Lima, ha dato alla Chiesa la prima santa americana. I Gesuiti si aggiunsero agli altri missionari nel 1568, fondando subito chiese e scuole in quasi tutte le città, e nel 1577 un seminario per le missioni a Juli, sulle sponde del lago di Titicaca. Nel 1582 la provincia del P. già contava 1333 Gesuiti. Nel 1572 i Gesuiti accettarono la missione fra gli Indi. I pp. Samaniego e Martinez eressero la famosa missione di S. Cruz de la Sierra, dove in breve tempo più di 10.000 furono i battezzati. Nel 1580, dopo soli 3 anni dall'inizio delle missioni, 50 gesuiti predicarono nelle lingue indiane, mentre ordinariamente nelle altre missioni dell'epoca si predicava spesso per mezzo di interrotti. I Gesuiti, molte volte con pericolo della loro vita, cercavano di attirare gli Indi dalle foreste nei centri cristiani. Nel 1690 e 1710 riuscirono ad ottenere dai viceré il divieto del mercato degli Indi. Con la missione fra i Moxi, i quali furono riuniti in 6 riduzioni, portarono il cristianesimo sino ai confini del paese. Verso la fine del 1620, S. Viti si trovavano nel P. i gesuiti Arlet e Borin, i quali evangelizzarono i Caniciani. Dopo l'esplosione dei Gesuiti (1767), le loro missioni passarono al clero secolare, ma andarono sempre più decadendo. La lotta per l'indipendenza contro la Spagna prima, le guerre intestine poi e il dominio della massoneria nel sec. XIX furono nefasti per la Chiesa e le missioni. Nel 1849 i Francescani poterono richiamare a nuova vita la loro missione di Ocopa. Ma solo nel 1900, dopo l'invito di Leone XIII nel 1895, su domanda dei vescovi della regione e di pieno accordo con il governo, Propaganda creò 3 nuove preteature apostoliche per gli Indi delle regioni montagnose dell'interno: cioè quella di Ucayali, lasciata ai Francescani, quella di Urubamba, affidata ai Domenicani, e quella di S. Leone delle Amazzoni, agli Agostiniani.
V. ORGANIZA-ZIONE ECCLESIASTICA.
– È costituita secondo l’Annuario Pontificio, 1952 (p. 1217), da 4 sedi metropolitane, 11 sedi suffraganee, 4 vicariati apostolici, 2 prefetture apostoliche, 1 prelatura nullius.
1. Metropolitane: 1) AREQUIPA (15 apr. 1577; metr. 23 maggio 1943), con le suffragane: PUNO (7 ott. 1861); TACNA (18 dic. 1944); 2) CUZCO (5 sett. 1536; metr. 23 maggio 1943), con la suffraganea: AYACUCHO HUAMANGA (20 luglio 1609); 3) LILA (14 maggio 1541; metr. 12 feb. 1546), con le suffragane: HUANCO (17 marzo 1856); HUARAZ (8 maggio 1899); HUANCAVELI (18 dic. 1884); HUANCAYO (18 dic. 1884); ICA (18 dic. 1946); 4) TRUJILLO (15 giugno 1577; metr. 23 maggio 1943), con le suffragane: CAJAMARCA (5 apr. 1908); CHACHAPOYAS (già MAYNAS 1805; nome odierno 4 luglio 1943); PIURA (20 feb. 1940) e prelatura nullius: MOYOBAMBA (7 marzo 1948).
2. Vicariati apostolici: IQUITOS (1 ag. 1945); PORTO MALDONADO (10 marzo 1949); S. GABRIELE DELL’ADOLORATA DI MARAÑON (3 giugno 1936); UCAYALI (14 luglio 1925).
3. Prefetture apostoliche: S. FRANCESCO SAVERNO (11 gen. 1946); S. GIUSEPPE DELLE AMAZZONI (13 luglio 1945).
VI. CONDIZIONI GIURIDICHE DELLA CHIESA
L’art. 232 della Costituzione del 9 apr. 1933 dichiara che i prestiti e i sentimenti della maggioranza popolare, lo Stato protegga la religione cattolica, apostolica e romana, mentre le altre religioni godono della libertà per l’esercizio dei loro rispettivi culti. L’art. 233 ricorda l’esercizio del diritto di patronato. Tale diritto, che molti paesi nati dallo smembramento dell’Impero spagnolo invocano dalla S. Sede, richiamandosi non troppo giustamente a quello concesso già ai Re spagnoli dal papa Giulio II con la bolla dell’8 dic. 1498 e con la Universalis Ecclesia del 28 luglio 1508, il P. lo deriva invece dalle lettere apostoliche del 3 marzo 1874. Con tali lettere, infatti, Pio IX concesso al Presidente della Repubblica ed ai suoi successori il godimento del diritto di patronato, a condizione che i beni ecclesiastici vengano lasciati al clero e distribuiti con diligenza e fedeltà e che il governo peruviano favorisca e protegga la religione cattolica. Pertanto, la designazione di arcivescovi e vescovi si effettua come segue: da una doppia terna di sacerdoti che si vogliono promuovere (tre della diocesi od arcidiocesi) da provvedere e tre di altra diocesi: legge del 1874), che debbono essere peruviani di nascita (art. 235 della Costituzione), ne viene scelto uno da presentare al Papa.L’art. 234 prevede la stipulazione di un concordato con la S. Sede: concordato che, probabilmente, viene ritardato da due fatti: dalla impossibilità di mantenere il diritto di patronato, almeno nell’attuale forma, in quanto oramai è principio sancito nel diritto concordato che la Chiesa scelga liberamente i suoi Pastori; e dall’esistenza del divorzio, instaurato nel P. nel 1931.
Le relazioni diplomatiche sono mantenute attraverso il nunzio apostolico a Lima e l’ambasciatore accreditato presso la S. Sede.
VII. LETTERATURA: V. ISPANO-AMERICANA, LETTERATURA.
VIII. Arte
Il territorio del P. possiede le più importanti testimonianze archeologiche delle culture della regione andina; sia dell’epoca preistorica americana, che dell’epoca protostorica. Nella qualità esse, se si eccettua la scultura, non sono inferiori a MAGIA (v.), cui si collegano idealmente, sebbene i contatti siano stati scarsi e rari, e sembri più giusto parlare di analogie e di somiglianze dovute ad identità e contemporaneità di svolgimento.L’area delle culture andine interessa tutto il vasto territorio su cui gli Incas estesero il loro dominio, e si allarga quindi, oltre gli attuali confini del P., alla zona boliviana intorno al lago Titicaca. Anzi, i resti delle località di Tihuanaco, Pirapi e Sallustani non possono essere separati da quelli della regione peruviana dello stesso lago e della vallata del fiume Hurubamba, poiché appartengono all’identico sistema e svolgono i medesimi temi tentoni e decorativi. Per comodità espositiva, senza entrare nel vivo delle vivaci polemiche che hanno diviso il campo degli studiosi intesi a stabilire la priorità delle culture della costa su quelle della Serra e della Montana, o viceversa, si accetterà la distinzione tradizionale, analizzando i monumenti dalla cosiddetta civiltà Chimu, svoltasi nella parte settentrionale della regione costiera. Secondo i cronisti spagnoli, il Regno del Gran-Chimu cessò, per l’invasione degli Incas, ca. un secolo prima della conquista. Di esso rimangono i resti imponenti della città di Chanchan, eretta nella fertile pianura fra i fiumi Chicanama e Moche, in prossimità dell’attuale città di Trujillo, in un periodo che va dall’800 al 1000 d. C.
La grande estensione delle rovine, che occupano oltre 15 kmq., fa ritenere che essa fosse la capitale del Regno. È divisa con perfetta distribuzione topografica in quattro quartieri recinti da robuste mura con basse case rettangolari, alle quali si alternano vasti terrapieni sulle cui terrazze sono situati templi e abitazioni di dignitari e sacerdoti, con fronti larghe molte decine di metri ed alte anche cinque.
Il materiale di costruzione impiegato è l’argilla secca al sole, che nel clima arido consegue una durezza petrigna. Le devastazioni operate dal tempo e dai cercatori di tesori, che hanno letteralmente sbriciolato molte costruzioni, impediscono di farsi un’idea adeguata del suo insieme. Il genio costruttivo di queste popolazioni si rivela, oltreché nella perfezione geometrica con cui sono squadrati e livellati muri, accessi e fastigi, nei complessi e progrediti sistemi di irrigazione, con cui si alimentarono giardini ed orti tutto intorno alla città. Delle ornamentazione originaria rimangono scarse tracce. Stucchi e affreschi decoravano esterni ed interni. Il gusto prevalente è per le figurazioni minute, con modelli geometrici simili a quelli della ceramica e dei tessuti, o con pesci e uccelli stilizzati. La monotonia delle ripetizioni è evitata con una abilissima alternanza asimmetrica.
All’estremità sud del regno Chimu, in località oggi chiamata «La Fortaleza», sulla sommità di una collina squadrata a terrazze secondo le curve di livello, e ciascuna circondata da un alto muro di argilla secca, si erge la fortezza di Paramonqa. Quattro bastioni molto aggettati proteggono gli angoli. La tecnica difensiva si rivela, nel complesso delle costruzioni (il forte è circondato da piccole abitazioni, collegate da stretti camminamenti), straordinariamente evoluta, rispetto a quella di tutti gli altri popoli.

Perù - Stele figurata - Casma, Costa Nord.
primitivi; la fortezza resistente all'urto degli Incas, e solo il grande Pachacutec poté averne ragione al principio del sec. XV. A sud del regno Chimu, lungo la costa peruviana, altre culture si sono svolte da tempi molto remoti, fino all'incontro con la civiltà degli Incas. Rinvenimenti interessanti furono operati nelle valli di Ancon, Chancay e Rimac: ivi le maggiori rovine di Pachacamac hanno mura che recavano anticamente splendidi disegni polinomi a fresco, di cui sono rimaste insignificanti tracce. Più a sud, nel territorio dell'antica confederazione Chincha, si pone la sede della cultura conosciuta con il nome di Ica o Nasca, fiorita fra il 900 e il 1400. Essa fu la prima ad essere investita dai conquistatori Incas. I ruderi di La Centinela, i più importanti della zona, chiaramente testimoniano il succedersi delle culture Pre-Inca e Inca e i frequenti scambi fra la costa e l'altipiano. La presenza di nicchie all'esterno e all'interno delle strutture murarie avvicina queste costruzioni a quelle della valle dell'Uru-bamba.
È inutile spingersi più a sud, perché, se pure si hanno notizie di culture anche antichissime fiorite lungo tutta la costa fino al confine cileno, le restituzioni archeologiche non hanno potuto finora rivelare nulla di artisticamente interessante, all'infuori dei manufatti fittili o tessili, particolarmente della penisola di Paracas.
L'altipiano peruviano possiede, intorno al lago Titicaca e nell'alta valle dell'emissario Urubamba, ad altezze eccezionali, che rasentano i 4000 m., una delle zone archeologiche più interessanti e suggestive del mondo.
In territorio boliviano, Tiahuanaco ha la mirabile Porta del sole, disegnata e tagliata con eccezionale senso delle proporzioni, la cui decorazione costituisce il capolavoro della scultura inca. Viracocha, il dio creatore, è rappresentato ieraticamente circondato dai simboli stilizzati delle sue manifestazioni terrene. Sempre in territorio boliviano, a Pirapi e Sallustani, sono i più belli esemplari delle caratteristiche Chulpas, le circolari torri funerarie degli Incas costruite con blocchi di basalto perfettamente squadrati e coronate da una cornice aggettante di lastroni; alla cella interna immettono porte senza architravi e stipiti, e prive di qualsiasi decorazione.
Capitale delle civiltà inca fu la città di Cuzco. Ivi le costruzioni antiche sono servite di basamento agli edifici eretti dai conquistatori spagnoli; le vie cittadine presentano oggi un aspetto pittoresco, per il contrasto fra gli antichi lastroni a bagnato senza cemento, e il bianco intonaco delle sopraelevazioni.
L'antica città aveva una planimetria regolare, con strade strette e lastricate. Sulle costruzioni religiose di cui rimangono tracce, esistono favolosi racconti dei cronisti spagnoli. Il tempio del Sole, il maggiore della città, aveva una sontuosa decorazione in cui era profuso l'oro. Altri templi erano dedicati alla luna, alle stelle, al tuono, al lampo e all'arcobaleno. Vicino a Cuzco si ergono le rovine di Tampumachay. A Kenko si sono trovate le rovine, semicircolari, di un anfiteatro. Il centro è segnato da una grossa pietra scolpita con la figura di un puma. A nord di Cuzco, rovine di una fortezza a sproni angolari, in terrazze degradanti, esistono a Sacsahuaman; la sommità del colle è occupata dalla celebre e misteriosa scalinata ricavata nella viva roccia, nota con la denominazione impropria di «Trono degli Incas». La bontà delle strutture e i bastioni ad angolo acuto, distribuiti con magistrale intuito militare, ne fecero una delle roccheforti durante la guerra civile fra i conquistatori. Un'altra fortezza, a protezione della valle sacra dell'Urabamba, sorge a Ollantaytambo, caratteristica per le nicchie, simili a quelle di La Centinela.
A Pisac, 80 km. a nord est di Cuzco, il complesso delle fortificazioni semicircolari e dei templi attesta il grado di perfezione raggiunto dagli architetti incas, nel periodo più splendido della loro civiltà, fra il sec. XIV e il principio del XV. I grandi blocchi sono affiancati con meticolosa precisione: nonostante siano stati tolti i graffi di rame che anticamente li tenevano uniti, i muri risultano perfettamente a piombo. Quantunque gli Incas ignorassero l'uso del ferro e non possedessero carrucole ed altri strumenti, comuni alle maestranze europee, le finestre e le pietre smussate degli angoli sono a livello esattissimo. Uno dei più singolari edifici di questo complesso è l'Intiuhatana, a pianeta ellittica, che si presume dovesse servire da osservatorio astronomico.
La città morta di Machu-Picchu, 80 km. a nord-ovest di Cuzco, situata a oltre 3000 m. dal livello del mare, su una delle numerose montagne tagliate a gomito dall'Urabamba, inaccessibile in altri templi, e scoperta solo nel

nel 1911 da Hiram Bingham, offre, per la conservazione perfetta dei monumenti, non offesi dai cercatori di tesori, l'esempio più alto dell'arte e dell'urbanistica inca. La città è cos
1911 da Hiram Bingham, offre, per la conservazione perfetta dei monumenti, non offesi dai cercatori di tesori, l'esempio più alto dell'arte e dell'urbanistica inca. La città è costruita seguendo le accidentali del terreno e divisa in compartimenti, sembra secondo una precisa gerarchia che si è cercato di determinare. In direzione nord-ovest il centro religioso occupava la parte più eminente. Le abitazioni private sono sistemate all'esterno; e, in tutte le direzioni, mediante terrazze, muri, recinti, si cercò di guadagnare spazio sugli strapiombi del monte per erigere case, giardini, orti. Nessuna cultura primitiva mostra, come questa degli Incas, tanta sapienza nell'adattamento al terreno, e una così alta capacità di sfruttamento e d'organizzazione. Ma a differenza degli artisti delle civiltà atzkea e maya, i costruttori degli Incas non elaborano fantastiche decorazioni: sembrano solo preoccupati della soluzione di problemi pratici e di strutture: legati alla terra, come dice uno studioso, non si preoccupano di comunicare il proprio sentimento: l'anima degli Incas, come la loro arte, rimane ermetica, nonostante gli infiniti tentativi che si sono fatti per penetrarla e comprenderla.
La scultura andina è povera. I ritrovamenti più importanti sono il monolito di Cerro Sechin (alto P.) e la stele Raimondi di Chavin de Huántar (P. centrale), che offrono esempi di elaboratissima e fine decorazione ad intaglio su temi antropomorfici. La stilizzazione riporta gli elementi figurativi al piano di superficie, con una tecnica analoga a quella della ornamentazione vasaria.
La ceramica andina, per contro, non ha rivali nel continente americano per originalità di forme e per finezza di disegno e di esecuzione: essa forse può reggere il confronto con la migliore produzione greca ed italica. Non è possibile, qui, distinguere le infinite varietà di stili dal Mochica, al Chimu, al Nasca, al Tiahuanaco, a quelli della costa meridionale e dell'altopiano. Ci si può limitare a fornire alcuni esempi fra i più singolari dello stile Mochica (dal 500 al 800 d. C.), caratterizzato dagli originali e realistici ritratti, e dell'Inca classico (XIV-XV sec.), di cui si pubblica un'abbazia dalle tipiche fasce verticali. Tessitori e orefici forniscono manufatti di ottima qualità, prodotti principalmente nella zona costiera del centro, e largamente diffusi in tutto il territorio dell'Impero.
Nell'epoca della conquista, gli Spagnoli costruirono edifici a Trujillo e a Cuzco, secondo gli orientamenti dell'arte nella madre patria. Ma ben presto la suggestione della tenace tradizione indigena influì su artigiani ed artisti, specie nella creazione di motivi decorativi, talvolta di buona fattura, come quelli della sede dei Gesuiti a Cuzco (seconda metà del sec. XVI) o del convento di S. Domenico, nella stessa città. Nei secoli successivi l'arte ispano-coloniale ebbe il suo svolgimento regolare,
con prestiti e scambi tra tutte le nazioni del Sud-America, ma qui non produsse nessun monumento di eccezionale rilievo.
IX. ORDINAMENTO SCOLASTICO
L'art. 25, tit. III della Costituzione peruviana stabilisce che tutti coloro che offrono le garanzie di capacità e di moralità prescritte dalla legge possono dirigere gli stabilimenti d'inserimento d'ogni grado o insegnare in essi. Allo Stato spetta il diritto di controllo d'ogni attività educativa tramite il Consiglio nazionale d'educazione, riorganizzato nell'anno 1907 e dipendente dall'Ufficio centrale d'educazione. È dover dello Stato, in base alla riforma di José Pardo (1905), di provvedere gratuitamente tutti gli scolari delle scuole elementari, di libri, quaderni e matite. Ogni scolaro deve essere indirizzato alla ricerca della bellezza, verità, bontà e giustizia.L'intero sistema scolastico, basato sulla psicotecnica e sulla medicina scolastica, comprende scuole elementari, secondarie e superiori. Queste ultime comprendono: l'Università di Napoli del Gran Padre S. Augustin Arequipa, fondata nel 1821, l'Università di Marca, con la Lina, fondata nell'anno 1571, l'Università di S. Antonio Abad a Cuzco, fondata nel 1598, l'Università di S. Tomás y Santa Rosa a Trujillo, fondata nel 1835 e l'Università cattolica di Lima, fondata nel 1917 ed eretta canonicamente nel 1942.
Le scuole dipendenti dalle missioni cattoliche sono le seguenti: 9 scuole di catechismo e preghiere, 103 scuole elementari, 3 scuole medie inferiori, 9 scuole professionali e 1 scuola magistrale. L'istruzione del clero cattolico si svolge in 1 scuola preparatoria, in 2 Seminari minori e in 8 Seminaria plena. — Vedi tav. LXXX.