PERUGIA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi, capoluogo della provincia omonima nell'Umbria.
Ha una superficie di 1600 kmq. ma nel maggior tratto collinosa, solcata in parte dal Tevere e bagnata dalle acque del Lago Trasimeno. Confina con le diocesi di Assisi, Foligno, Todi, Orvieto, Città della Pieve, Cortona, Arezzo, Città di Castello e Gubbio; comprende i comuni di P., di Castiglion del Lago, Tuoro sul Trasimeno, Passignano, Lisciano Niccone, Magione, Torgiano, Marsciano, Deruta. Ha una popolazione di 166.200 ab. tutti cattolici, se si eccettua una esigua minoranza israelita. Conta 194 parrocchie distribuite in 16 vicariati foranei, con 228 sacerdoti secolari e 65 regolari, un seminario minore, 19 case religiose maschili e 49 femminili. È sede del Tribunale regionale ecclesiastico. La Cattedrale è dedicata al martire s. Lorenzo.
Nell'Umbria, data la vicinanza con Roma, dovettero formarsi ben presto comunità cristiane, e una delle località che divenne per tempo diocesi regolarmente stabilita è P. (Perusium). Anch'essa ebbe i suoi martiri, fra cui è noto Costanzo, segnato nel Martirologio geronimiano (29 genn.) Attorno al suo corpo, sepolto nel luogo dove

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Fissata stabilmente nei suoi limiti l'autorità ecclesiastica del vescovo, questi esercita pure quei poteri pubblici che gli aveva riconosciuti la legislazione romana seriore. Durante la guerra gotica, mentre P. è stretta dall'esercito di Totila, il vescovo Ercolano è a capo della resistenza della città. Espugnata questa, dopo lungo ed estenuante assedio, egli viene fatto decapitare dal Regoto sulle mura da cui aveva animato la difesa. La salma, poi riesumata e solennemente sepolta, diventa come un palladio della libertà e della grandezza cittadina; ed il vescovo Ercolano, venerato come martire, è assunto quale altro protettore della città e i Perugini seguiranno nell'età di mezzo a porgergli una particolare devozione.
Nel sec. v il culto cristiano è in pieno rigoglio anche nelle sue espressioni esteriori: lo attesta il tempio di S. Michele Arcangelo, ancora nella sua tipica struttura architettonica a pianta circolare, che sorse fuori dell'abitato, a nord della città, distante dalla cerchia etruscoromana, entro cui P. era ancora contenuta; mentre a sud, parimenti fuori delle mura, sul Monte Capraro, nel luogo dove poi fu eretto il monastero di S. Pietro, era la primitiva Cattedrale, che venne trasferita nel sec. x dal vescovo Ruggeri sul colle di Porta Sole, al centro della città, nell'antichissima chiesa di S. Lorenzo; onde pure questo santo diventò uno dei protettori cittadini. Lì nel sec. xv fu posto mano alla costruzione del Duomo che oggi esiste ed è a lui intitolato.
In P., prima circoscrizione amministrativa dell'Esarcato, dopo breve parentesi longobarda divenuta Ducato bizantino, e con la caduta dell'Esarcato passata alla Chiesa, mentre il vescovo fino al costituirsi del Comune proseguiva il suo intervento negli affari civili, anche senza avere il governo della città, l'episcopio dove essere pure sede di studio e di insegnamento. Si è voluto arguire che nella scuola vescovile si imparasse ancora il diritto, dal fatto che da tempo immemorabile nell'Archivio capitolare si trovava, insieme ai testi sacri, la Summa codicis, nota con il nome di Summa Perusina, compilazione giuridica a scopo forense ed anche didattico, anteriore al Mille. Ma ad accrescere importanza e prestigio alla Chiesa perugina dove aver contribuito il fatto delle frequenti ve-
nute dei pontefici, a cominciare dalla prima, storicamente accertata, di papa Zaccaria, il quale con l'autorità della sua parola, nell'anno 749, riuscì a far togliere l'assedio posto alla città dal re longobardo Rachi.
P. è guelfa, non lontana da Roma, ed in posizione sicura: i pontefici vi soggiornano volentieri; ed anzi il Comune, pur sempre geloso e guardingo della propria libertà anche di fronte alla Chiesa, fa premure ed offerte perché vi fissino stabile dimora. A P. si tengono i Conclavi da cui riescono eletti Onorio III (1216), Clemente IV (1265), Onorio IV (1285), Celestino V (1294) ed ultimo Clemente V (1305). Nella scuola episcopale si è creduto altresì di scorgere il primo impulso di quel moto culturale cittadino che portò nel Duecento alla formazione dell'Università perugina, dichiarata Studio generale da Clemente V nel 1308, e a cui Giovanni XXII aggiunse il diritto di conferire il dottorato in diritto civile e canonico nel 1318, in medicina ed arti nel 1321; mentre la Facoltà di teologia vi venne istituita da Gregorio XI nel 1371, e conservò il nome all'ateneo anche dopo il declino di quella di diritto che aveva già avuto i grandi giuristi Bartolo e Baldo.
Uno studio critico sui vescovi perugini è ancora da farsi. Personalità ragguardevoli hanno salito la cattedra perugina, segnalati per la pietà, per la cura degli studi, per l'interesse ai monumenti cittadini. Più vicini ai nostri tempi son da ricordare Fulvio della Corgna, vescovo nel 1550, salito poi anche al cardinalato, che fondò un seminario prima ancora che venisse prescritto dal Concilio di Trento; Napoleone Comitoli, eletto nel 1591; Lucalberto Patrizi, insigne giurista, eletto nel 1669; Anton Felice Marsigli, dotto nelle leggi, nelle lettere, nelle scienze,

(fot. Fotocciere, Torino)
La diocesi fu elevata a sede arcivescovile dal papa Leone XIII il 27 marzo 1882, senza suffraganee.
Ad opera di frate Raniero Fasani ebbe principio in P., verso il 1260, il movimento dei Disciplinati, da cui trassero origine numerose confraternite cittadine, alle quali son dovute tante opere di beneficenza e tante opere d'arte; così come nelle loro Laudi drammatiche si possono ricercare gli albori del teatro italiano. In P., come lo testimonia la sua scuola pittorica, tutta di ispirazione sacra, i sentimenti religiosi riacquistarono fervore per la predicazione di s. Bernardino da Siena, che rinnovò leggi, riformò costumanze pubbliche e private; ed in suo onore la città elevò alcuni dei suoi più bei monumenti artistici. Pur nei più acuti contrasti politici con lo Stato della Chiesa, nel quale la città, con il suo territorio, venne definitivamente assorbita nel sec. XVI e rimase fino al 1860, vi è restata sempre operante la fede religiosa: nel 1631, con decreto del magistrato cittadino, la città venne consacrata alla Vergine del Rosario. Martiri dell'epoca romana, eremiti dell'alto medioevo, quali s. Bevignate, a cui rimane anche dedicata una chiesa, cenobiti come s. Pietro Vincioli fondatore, nel sec. X, del monastero di S. Pietro e altri cittadini di P. hanno raggiunto la santità. Rimane in particolare evidenza storica la figura della b. Colomba che, se oriunda di Rieti, è tutta perugina di vita. Con il suo ardore e la sua austerità, con la sua azione pacificatrice nelle fazioni cittadine degli Oddi e dei Baglioni, essa ricalca gli esempi della grande consorella senese. Di fronte ad Alessandro VI seppe mantenere un rispetto severo, non ribelle né accomodante; dovette però soffrire per la malevolenza di Lucrezia Borgia. Fu la fondatrice del monastero di S. Caterina, delle Terziarie domenicane, dette le Colombe. Morì a 34 anni, il 20 maggio 1501.
Gli Ordini benedettino, francescano, domenicano, tra gli altri, hanno costruito in P. insigni cenobi, luoghi di

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Nell'ambito della diocesi, tra i santuari del contado, verso cui più converge la devozione dei fedeli per fatti prodigiosi che si pongono alla loro origine, è da rammentarsi quello di Castel Rigone e quello di Ponte della Pietra. Meta di pellegrinaggi fu da più secoli la stessa cattedrale di S. Lorenzo, per la custodia del S. anello, che la tradizione voleva fosse quello nuziale della Vergine. Con il culto di questa, sotto il titolo delle Grazie, nella bella immagine, opera di uno scolaro del Perugino, esistente nel Duomo, ha la sua più viva espressione il sentimento religioso della città.
III, Viaggi fatti in P. da XXVII pontefici, Perugia 1806; S. Siepi, Memorie spettanti alle gesta, martirio e culto di s. Costanzo, ivi 1825; A. Scaramucci, Leggenda e miracoli di s. Ercolano, ivi 1880; E. Ricci, Storia della b. Colomba da Rieti, ivi 1901; E. Sol, Les archives épiscopales de Pérouze, ivi 1903; P. F. Kehr, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, pp. 61-79; G. Cernicchi, L'Acropoli sacra di P., Perugia 1911; M. Faloci-Pulignani, Le origini del Cristianesimo nell'Umbria, in Archivio per la storia eccles. dell'Umbria, 5 (1921), V. indice; S. Mochi Onory, Ricerche sui poteri civili dei vescovi nelle città umbre durante l'alto medioevo, Roma 1930; Cottincau, II, coll. 2253-55; A. Fantozzi-B. Bughetti, Il Ters'ordine francescano in P. dal sec. XIII al XIX, in Arch. franciscanum historicum, 33 (1940), p. 56 sgg.; F. Duranti, L'Accademia perugina di S. Tommaso d'Aquino e il tomismo perugino, in Bollettino della Deputaz. di storia patria per l'Umbria, 43 (1946); G. Ermini, Storia dell'Università di P., Bologna 1947.
« STRAGI » di P. - La campagna contro l'Austria e i conseguenti moti nelle Legazioni e nell'Italia centrale, portarono il 14 giugno 1859 a costituire anche in P. un governo provvisorio.
Ispiratore ne era stato il dittatore sardo a Firenze Carlo Boncompagni su istigazione del marchese Filippo Gualterio, conniventi un centinaio di novatori locali e l'aiuto di ca. 800 volontari toscani ben armati. La grande maggioranza della popolazione urbana e rurale rimase al solito affatto estranea, ma per la scarsità delle forze dell'ordine l'energico delegato apostolico mons. Luigi Giordani fu costretto a ritirarsi a Foligno. Rimase, invece, al suo posto il card. arcivescovo Gioacchino Pecci, poi papa Leone XIII, che aveva sin dall'apr. precedente ripetutamente avvertito la Segreteria di Stato di quanto s'andava preparando.
Da Foligno, per tempestive istruzioni del card. Antonelli, il Giordani diresse l'opera di sottomissione della città, avvalendosi di 1700 svizzeri comandati dal colonnello Antonio Schmidt, di mezza batteria d'artiglieria, e di ca. 60 gendarmi e 30 guardie di finanza. Il consigliere di Stato Luigi Lattanzi, altro prezioso testimonio, persona ben nota in P. per la sua dirittura e grata agli stessi novatori, fu invano inviato per impedire, il 20 e il 21 giugno, una resistenza inutile. Sicché, poco dopo le 3 pomeridiane del 21, la città venne presa d'assalto e gli Svizzeri riuscirono a superare le difese esterne del Frontone e del monastero di S. Pietro.
Proprio allora il comandante degli insorti, Carlo Bruschi, fuggendo con i colleghi della Giunta provvisoria verso il confine toscano, entrò nell'abitato gridando ad alta voce a coloro che erano stati appostati sui tetti ed alle finestre delle case di continuare la resistenza sino all'ultimo sangue, sparando e gettando sulla truppa quanto

Ne nacque una mischia sanguinosa per le vie e nelle case, e ne furono vittime occasionali anche alcuni innocenti. I pontifici in tre ore di lotta ebbero, in gran parte per colpi proditori, ca. 90 uomini fuori combattimento; i novatori ca. 70 morti, un centinaio di feriti e 120 prigionieri. Il fatale equivoco del proseguire il fuoco anche dopo il segno di resa, equivoco imputabile esclusivamente ai capi rivoluzionari, cui si aggiunsero i danni materiali subiti, per sua imprudenza, dalla famiglia americana Perkins alloggiata nella locanda Storti dal cui tetto si sparava sui soldati, venne largamente e tendenziosamente sfruttato dalla diplomazia e dalla stampa liberale italiana ed estera, e le pretese « stragi » di P. costituirono per lunghi anni uno dei « pezzi forti » della polemica anticlericale.
ARCHEOLOGIA. - Nel Museo archeologico di P. si conservano parecchie iscrizioni cristiane provenienti da cimiteri romani: una ha la data del 364; ma la più notevole è quella di un bambino Eutichiano che termina con « Dei Servus » (Ἰησοῦς γρᾶν Ἰχθύς; Fr. J. Dölger, Das Fischsymbol in frühchristlicher Zeit, Roma 1910, pp. 192-97, n. 4). Un sarcofago cristiano del sec. IV fu riadoperato per la sepoltura del b. Egidio di Assisi e trovato in S. Francesco nel sec. XIV. Noto fin dal sec. XVIII, venne edito da G. B. De Rossi (Spicilegio d'archeol. crist. nell'Umbria, in Bull. di arch. christ., 2° serie, 2 [1871], p. 127 e tav. 8; G. Elisei, Di un sarcofago cristiano del sec. IV trovato a P. nel sec. XIV e servito di sepolcro al b. Egidio di Assisi, in N. Bull. di arch. crist., 4 [1898], pp. 9-23); venne ripreso in esame da G. Wilpert (Beiträge zur christlichen Archäologie, in Römische Quartalschrift, 20 [1906], p. 1 sgg. e in Sarcofagi, I, pp. 35, 126 e tav. 28, 3). È diviso da colonne in sette scomparti; G. Cristo docente è nel centro, ai lati Santi, nel coperchio due scene di Gloria e nel titulus l'iscrizione (sec. xv): « beati Egidi sepulchrum ».
Nella zona orientale di P. nel 1717 si trovò, tra ruderi d'un edificio, un tesoro con 61 monete d'oro dell'imperatore Giustino e 77 aurei di Giustiniano insieme con fibule, anelli e un disco argenteo con l'iscrizione « De donis Dei et Domini Petri utere felix cum gaudio » (CIL, XI, 2089). G. B. De Rossi suppose che fosse un dono offerto dal papa Vigilio a Belisario (Bull. arch. crist. cit., p. 147). In S. Prospero a P. è un ciborio sostenuto da 4 colonne datato alla fine del sec. VIII con le quattro facce decorate di intrecci e rosette e sulla faccia principale una croce e due pavoni. Nell'interno era un altare con mensa munita d'una cavità per accogliere reliquie (Ph. Rohault de Fleury, La Messe, II, Parigi 1883,