PERUGIA, ARCIDIOCESI DI

PERUGIA, ARCIDIOCESI di. — Città e arcidiocesi, capoluogo della provincia omonima nell'Umbria.

Ha una superfice di 1600 kmq. ma nel maggior tratto collinosa, solcata in parte dal Tevere e bagnata dalle acque del Lago Trasimeno. Confina con le diocesi di Assisi, Foligno, Todi, Orvieto, Città della Pieve, Cortona, Arezzo, Città di Castello e Gubbio; comprende i comuni di P., di Castiglion del Lago, Tuoro sul Trasimeno, Passignano, Lisciano Niccone, Magione, Torgiano, Marsciano, Deruta. Ha una popolazione di 166.200 ab. tutti cattolici, se si eccettua una esigua minoranza israelita. Conta 194 parrocchie distribuite in 16 vicariati forane, con 228 sacerdoti secolari e 65 regolari, un seminario minore, 19 case religiose maschili e 49 femminili. È sede del Tribunale regionale ecclesiastico. La Cattedrale è dedicata al martire s. Lorenzo.

Nell'Umbria, data la vicinanza con Roma, dovettero formarsi ben presto comunità cristiane, e una delle località che divenne per tempo diocesi regolarmente stabilita è P. (Perusium). Anch'essa ebbe i suoi martiri, fra cui è noto Costanzo, segnato nel Martirologio geronimiano (29 genn.) Attorno al suo corpo, sepolto nel luogo dove oggi sorge la chiesa a lui dedicata, si raccolse la particolare venerazione dei Perugini, che lo proclamarono poi patrono della città. È tradizione attendibile che s. Costanzo fosse vescovo di P. (Lanzoni, I, p. 548 sgg.).

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Perugia, arcidiocesi di - Urna cineraria con grifo che atterra un uomo ( 1 sec . a. C.) - Perugia, ipogeo dei Volumni.

orge la chiesa a lui dedicata, si raccolse la particolare venerazione dei Perugini, che lo proclamarono poi patrono della città. È tradizione attendibile che s. Costanzo fosse vescovo di P. (Lanzoni, I, p. 548 sgg.).

Fissata stabilmente nei suoi limiti l'autorità ecclesiastica del vescovo, questi esercita pure quei poteri pubblici che gli aveva riconosciuti la legislazione romana e perveniva. Durante la guerra gotica, mentre P. è stretta dall'esercito di Totila, il vescovo Ercolano è a capo della resistenza della città. Espugnata questa, dopo lungo ed estenuante assedio, egli viene fatto decapitare dal Re goto sulle mura da cui aveva animato la difesa. La salma, poi riesumata e solennemente sepolta, diventa come un palladio della libertà e della grandezza cittadina; ed il vescovo Ercolano, venerato come martire, è assunto quale altro protettore della città e i Perugini sequiteranno nell'età di mezzo a porgergli una particolare devozione.

Nel sec. v il culto cristiano è in pieno rigoglio anche nelle sue espressioni esteriori: lo attesta il tempio di S. Michele Arcangelo, ancora nella sua tipica struttura architettonica a pianta circolare, che sorse fuori dell'abitato, a nord della città, distante dalla cerchia cruscocromana, entro cui P. era ancora contenuta; mentre a sud, parimenti fuori delle mura, sul Monte Capraro, nel luogo dove poi fu eretto il monastero di S. Pietro, era la primitiva Cattedrale, che venne trasferita nel sec. x dal vescovo Ruggeri sul colle di Porta Sole, al centro della città, nell'antichissima chiesa di S. Lorenzo; onde pure questo santo diventò uno dei protettori cittadini. Lì nel sec. xv fu posto mano alla costruzione del Duomo che oggi esiste ed è a lui intitolato.

In P., prima circoscrizione amministrativa dell'Esacato, dopo breve parentesi longobarda divenuta Ducato bizantino, e con la caduta dell'Esacato passata alla Chiesa, mentre il vescovo fino al costituirsi del Comune proseguiva il suo intervento negli affari civili, anche senza avere il governo della città, l'esposito dove essere pure sede di studio e di insegnamento. Si è voluto arguire che nella scuola vescovile si imparasse ancora il diritto, dal fatto che da tempo immemorabile nell'Archivio capitolare si trovava, insieme ai testi sacri, la Summa codicis, nota con il nome di Summa Perusina, compilazione giuridica a scopo forense ed anche didattico, anteriore al Mille. Ma ad accrescere importanza e prestigio alla Chiesa perugina dove aver contribuito il fatto delle frequenti ve

nute dei pontefici, a cominciare dalla prima, storicamente accertata, di papa Zaccaria, il quale con l'autorità della sua parola, nell'anno 749, riuscì a far togliere l'assedio posto alla città dal re longobardo Rachi.

P. è guelfa, non lontana da Roma, ed in posizione sicura: i pontefici vi soggiornano volentieri; ed anzi il Comune, pur sempre geloso e guardingo della propria libertà anche di fronte alla Chiesa, fa premure ed offerte perché vi fissino stabile dimora. A P. si tengono i Conclavi da cui riescono eletti Onorio III (1216), Clemente IV (1265), Onorio IV (1285), Celestino V (1294) ed ultimo Clemente V (1305). Nella scuola episcopale si è creduto altresì di scorgere il primo impulso di quel moto culturale cittadino che portò nel Duecento alla formazione dell'Università perugina, dichiarata Studio generale da Clemente V nel 1308, e a cui Giovanni XXII aggiunse il diritto di conferire il dottorato in diritto civile e canonico nel 1318, in medicina ed arti nel 1321; mentre la Facoltà di teologia vi venne istituita da Gregorio XI nel 1371, e conservò il nome all'ateneo anche dopo il declino di quella di diritto che aveva già avuto i grandi giuristi Bartolo e Baldo.

Uno studio critico sui vescovi perugini è ancora da farsi. Personalità ragguardevoli hanno salito la cattedra perugina, segnalati per la pietà, per la cura degli studi, per l'interesse ai monumenti cittadini. Più vicini ai nostri tempi son da ricordare Fulvio della Corgna, vescovo nel 1550, salito poi anche al cardinalato, che fondò un seminario prima ancora che venisse prescritto dal Concilio di Trento; Napoleone Comitoli, eletto nel 1591; Lucalberto Patrizzi, insigne giurista, eletto nel 1669; Anton Fellec Marsigli, dotto nelle leggi, nelle lettere, nelle scienze, eletto

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(Int. Emit)
Penidia, Arcidiocesi di - Interno della Rocca Podina con la Via Baglioni e le case della stessa famiglia incorporate nella costruzione della Rocca (sec. xvi) - Perugia.

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nel 1701; Gioacchino Pecci, poi papa Leone XIII, dal 1846 al 1878, dopo esservi stato dal 1841 al 1843 come delegato apostolico della provincia dello Stato pontificio. Il seminario, che già vantava una illustre tradizione umanistica, avendo ai suoi inizi contato, come insegnante, dopo averlo avuto allievo, Marco Antonio Bonciario, uno dei maggiori esponenti della cultura perugina, dovette al Pecci, circondato da clero coltissimo, un rifiorire di studi religiosi, filosofici, letterari. Il Pecci fece anche di P., con l'Accademia di S. Tommaso, l'antisegna nella rinascita della filosofia tomistica. Attualmente nel seminario si compiono gli studi liceali; gli alunni di filosofia e teologia frequentano il seminario regionale per l'Umbria in Assisi.

La diocesi fu elevata a sede arcivescovile dal papa Leone XIII il 27 marzo 1882, senza suffragazione.

Ad opera di frate Raniero Fasani ebbe principio in P., verso il 1260, il movimento dei Disciplinati, da cui trassero origine numerose confraternite cittadine, alle quali son dovute tante opere di beneficenza e tante opere d'arte; così come nelle loro Laudi drammatiche si possono ricercare gli albori del teatro italiano. In P., come lo testimonia la sua scuola pittorica, tutta di ispirazione sacra, i sentimenti religiosi riacquistarono fervore per la predicazione di s. Bernardino da Siena, che rinnovò leggi, riformò costumanze pubbliche e private; ed in suo onore la città elevò alcuni dei suoi più bea monumenti artistici. Pur nei più acuti contrasti politici con lo Stato della Chiesa, nel quale la città, con il suo territorio, venne definitivamente assorbita nel sec. XVI e rimase fino al 1860, vi è restata sempre operante la fede religiosa: nel 1631, con decreto del magistrato cittadino, la città venne consacrata alla Vergine del Rosario. Martiri dell'epoca romana, eremiti dell'alto medioevo, quali s. Bevignate, a cui rimane anche dedicata una chiesa, cenobiti come s. Pietro Vincioli fondatore, nel sec. X, del monastero di S. Pietro e altri cittadini di P. hanno raggiunto la santità. Rimane in particolare evidenza storica la figura della b. Colomba che, se oriunda di Rieti, è tutta perugina di vita. Con il suo ardore e la sua austerità, con la sua azione pacificatrice nelle fazioni cittadine degli Oddi e dei Baglioni, essa ricalca gli esempi della grande consorella senese. Di fronte ad Alessandro VI seppe mantenere un rispetto severo, non ribelle né accomodante; dovette però soffrire per la malevolenza di Lucrezia Borgia. Fu la fondatrice del monastero di S. Caterina, delle Terziarie de- menicane, dette le Colombe. Morì a 34 anni, il 20 maggio 1501.

Gli Ordini benedettino, francescano, domenicano, tra gli altri, hanno costruito in P. insigni cenobi, luoghi di

III, Viaggi fatti in P. da XXVII pontefici, Perugia 1866; S. Siepi, Memorie spettanti alle gesta, martirio e culto di s. Costanzo, 1825; A. Scaramucci, Leggenda e miracoli di s. Ercolano, 1880; E. Ricci, Storia della b. Colomba da Rieti, 1901; E. Sol, Les archives épiscopales de Pérouse, 1903; P. F. Kehr, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, pp. 61-79; G. Cernicchi, L'Arco poli sacra di P., Perugia 1911; M. Faloci-Pulignani, Le origini del Cristianesimo nell'Umbria, in Archivio per la storia eccles. dell'Umbria, 1921, V. indice; S. Mochi Onory, Ricerche sui poteri civili dei vescovi nelle città umbre durante l'alto medioevo, Roma 1930; Cottincau, II, coll. 2253-55; A. Fantozzi-B. Bughetti, Il Terzo ordine francescano in P. dal sec. XIII al XIX, in Arch. franciscanum historicum, 33 (1940), p. 56 sgg.; F. Duranti, L'Accademia perugina di S. Tommaso d'Aquino e il tomismo perugino, in Bollettino della Deputazione di storia patria per l'Umbria, 43 (1946); G. Ermini, Storia dell'Università di P., Bologna 1947.

Raffaele Belforti

« STRAGI » di P. – La campagna contro l'Austria e i conseguenti moti nelle Legazioni e nell'Italia centrale, portarono il 14 giugno 1859 a costituire anche in P. un governo provvisorio.

Ispiratore ne era stato il dittatore sardo a Firenze Carlo Boncompagni su istigazione del marchese Filippo Gualterio, connivenuti un centinaio di novatori locali e l'aiuto di ca. 800 volontari toscani ben armati. La grande maggioranza della popolazione urbana e rurale rimase al solito affatto estranea, ma per la scarsità delle forze dell'ordine l'energico delegato apostolico mons. Luigi Giordani fu costretto a ritirarsi a Foligno. Rimase, invece, al suo posto il card. arcivescovo Gioacchino Pecci, poi papa Leone XIII, che aveva sin dall'ap. precedente ripetutamente avvertito la Segreteria di Stato di quanto s'andava preparando.

Da Foligno, per tempestive istruzioni del card. Antonelli, il Giordani diresse l'opera di sottomissione della città, avvalendosi di 1700 svizzeri comandati dal colonnello Antonio Schmidt, di mezza batteria d'artiglieria, e di ca. 60 gendarmi e 30 guardie di finanza. Il consigliere di Stato Luigi Lattanzi, altro prezioso testimonio, persona ben nota in P. per la sua dirittura e grata agli stessi novatori, fu invano inviato per impedire, il 20 e il 21 giugno, una resistenza inutile. Sicché, poco dopo le 3 pomeridiane del 21, la città venne presa d'assalto e gli Svizzeri riuscirono a superare le difese esterne del Frontone e del monastero di S. Pietro.

Proprio allora il comandante degli insorti, Carlo Bruschi, fuggendo con i colleghi della Giunta provvisoria verso il confine toscano, entrò nell'abitato gridando ad alta voce a coloro che erano stati appostati sui tetti ed alle finestre delle case di continuare la resistenza sino all'ultimo sangue, sparando e gettando sulla truppa quanto

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Perugia, arcidiocesi di - S. Francesco in gloria tra s. Ercolano, s. Antonio da Padova, s. Ludovico da Tolosa, s. Costanzo, Politico di Taddico di Bartolo (ca. 1395) - Perugia, Pinacoteca.

PERUGIA, ARCIDIOCESI di - Interno della Cattedrale (1354-1490). Perugia.

tudio, e nel loro aspetto monumental. L'abbazia be-nedettina di S. Pietro si è abbellita per più secoli nel suo tempio e nei suoi chiostri di tesori artistici; e nelle sue vaste terre della Valle del Tevere si rese benemerita della bonifica agraria della regione. I Predicatori, venuti in P. nel 1220, elevarono il grandioso convento di S. Domenico, oggi destinato ai Musei civici, con il suo tempio sempre imponente, pure nel rifacimento secentesco. I Minori hanno avuto due conventi; quello dei Conventuali di S. Francesco al Prato, la cui chiesa, oggi dirutta, fu cominciata a costruire l'anno stesso della basilica superiore di Assisi ed era divenuta il Pantheon dei perugini illustri; l'altro, degli Osservanti di Monte Ripido, sorto sul colle dove ebbe il suo eremo e morì il b. Egidio d'Assisi. Anche gli Olivetani edificarono nel '700 un mestoso cenobio, destinato dal governo napoleonico e confer-mato poi da Pio VII, nel 1815, come sede dell'Università degli Studi.

Nell'ambito della diocesi, tra i santuari del contado, verso cui più converge la devozione dei fedeli per fatti prodigiosi che si pongono alla loro origine, è da rammen-tarsi quello di Castel Rignone e quello di Ponte della Pietra. Meta di pellegrinaggi fu da più secoli la stessa cattedrale di S. Lorenzo, per la custodia del S. anello, che la tradizione voleva fosse quello nuziale della Vergine. Con il culto di questa, sotto il titolo delle Grazie, nella bella immagine, opera di uno scolaro del Perugino, esi-stente nel Duomo, ha la sua più viva espres-sione il sentimento religioso della città.

BIBL.: C. Baglioni, Annali della Chiesa peru-gina, ms. del sec. xvii (nella Biblioteca comun. Augusta); L. Jacobilli, Vita de' santi e beati del- l'Umbria, Foligno 1647; F. Riccardi-O. Lancellotti, Memorie storiche delle Chiese perugine, 6 voll., ms. del sec. xvii (nella Cancelleria arcivescovile); G. Belforti-A. Mariotti, Serie dei vescovi perugini, ms. del sec. xviii (nella Biblioteca comun. Au-gusta); A. Mariotti, Saggio di memorie storiche ecc.,

venisse loro alle mani, e ciò proprio mentre sul municipio si alzava bandiera bianca.

Ne nacque una mischia sanguinosa per le vie e nelle case, e ne furono vittime occasionali anche alcuni innocenti. I pontifici in tre ore di lotta ebbero, in gran parte per colpi proditori, ca. 90 uomini fuori combattimento; i novatori ca. 70 morti, un centinaio di feriti e 120 prigionieri. Il fatale equivoco del proseguire il fuoco anche dopo il segno di resa, equivoco imputabile esclusivamente ai capi rivoluzionari, cui si aggiunsero i danni materiali subiti, per sua imprudenza, dalla famiglia americana Perkins alloggiata nella locanda Storti dal cui tetto si sparava sui soldati, venne largamente e tendenziosamente sfruttato dalla diplomazia e dalla stampa liberale italiana ed estera, e le pretese «stragi» di P. costituirono per lunghi anni uno dei «pezzi forti» della polemica anticlericale.

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Bibl.:** Giornale di Roma, 21, 24, 27, 28 giugno; 5, 11 luglio 1859; H. Ganter, Histoire du service militaire des régiments suisses à la solde de l'Angleterre, de Naples et de Rome, Geneva 1893, p. 480; H. Nelson Gay, Uno scrivio diplomatico fra il governo pontificio e il governo americano e la condotta degli Svizzieri a P. il 27 giugno 1859, in Arch. stor. del Risorgimento Umbro, (1907), pp. 113-201; G. Leti, Roma e lo Stato Pontificio dal 1849 al 1870, Note di storia politica, I, Ascoli Piceno 1911, pp. 385-80; L. F. Stock, United States ministers to the Papal States, Instructions and despatches (1848-68), Washington 1933, pp. xxviii e 143-82, 157, 158, 171; P. Mencacci, La rivoluzione. Mem. documentate, II, Roma s. a., parte 2, pp. 242-43; III, parte 1, pp. 269-88; P. Pirri, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, II, Roma 1951, parte 1, pp. 104-106; parte 2, pp. 281-94. Paolo Dalla Torre

**Archeologia.** — Nel Museo archeologico di P. si conservano parecchie iscrizioni cristiane provenienti da cimiteri romani: una ha la data del 364; ma la più notevole è quella di un bambino Eutichiano che termina con «Dei Servus» (Ἱσχὸς χριστός ΙΧΘΥΣ; Fr. J. Dölger, Das Fischsymbol in frühchristlicher Zeit, Roma 1910, pp. 192-97, n. 4). Un sarcofago cristiano del sec. IV fu riadoperato per la sepoltura del b. Egidio di Assisi e trovato in S. Francesco nel sec. XIV. Noto fin dal sec. XVIII, venne edito da G. B. De Rossi (Spicilegio d'archeol. crist. nell'Umbria, in Bull. di arch. christ., 2a serie, 2 [1871], p. 127 e tav. 8; G. Elisei, Di un sarcofago cristiano del sec. IV trovato a P. nel sec. XIV e servito di sepolcro al b. Egidio di Assisi, in N. Bull. di arch. crist., 4 [1898], pp. 9-23); venne ripreso in esame da G. Wilpert (Beiträge zur christlichen Archäologie, in Römische Quartalschrift, 20 [1906], p. 1 sgg. e in Sarcofagi, I, pp. 35, 126 e tav. 28, 3). È diviso da colonne in sette scomparti; G. Cristo docente è nel centro, ai lati Santi, nel coperchio due scene di Gloria e nel titulus l'iscrizione (sec. XV): «bati Egidi sepulchrum».

Nella zona orientale di P. nel 1717 si trovò, tra ruderi d'un edificio, un tesoro con 61 monete d'oro dell'Imperatore Giustino e 77 aurei di Giustiniano insieme con fíbule, anelli e un disco argenteo con l'iscrizione «De donis Dei et Domini Petri utere felix cum gaudio» (CIL, XI, 2089). G. B. De Rossi suppose che fosse un dono offerto dal papa Vigilio a Belisario (Bull. arch. crist. cit., p. 147). In S. Prospero a P. è un ciborio sostenuto da 4 colonne datato alla fine del sec. VIII con le quattro facce decorate di intrecci e rosette e sulla faccia principale una croce e due pavoni. Nell'interno era un altare con mensa munita d'una cavità per accogliere reliquie (Ph. Rohault de Fleury, La Messe, II, Parigi 1883,

V. indice)

Vedi tav. LXXXI. Enrico Jasi

**Perugino, Pietro Vannucci** detto il. — Pittore, n. a Città di Castello nel 1445. Malgrado il fiorire di studi intorno a questo artista il problema della sua formazione non è stato ancora chiarito, ed ogni soluzione rimane tuttora nel campo delle ipotesi; tanto più che mancano opere giovanili di sicura attribuzione.

Secondo il Vasari avrebbe completato la sua educazione presso Piero della Francesca a Borgo S. Sepolcro, passando poi a Firenze dove, nel 1472, è iscritto alla matricola dei pittori ed è alla bottega del Verrocchio. Ma anche di questo periodo mancano, eccettuati i due

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**Perugino, Pietro Vannucci** detto il. — S. Ansano — Assisi. Oratorio dei Pellegrini.

**Santi nell'Oratorio dei Pellegrini ad Assisi (1468), opere sicure o di sicura datazione. Recentemente si è tentato di togliergli la paternità delle Storiette di s. Bernardino (1473) nella Pinacoteca di Perugia. Per l'Adorazione dei Magi, nella stessa Pinacoteca, la datazione oscilla tra il 1470 e, e il 1475 e il S. Cristoforo della Galleria Pinturicchio (v.). È quindi dal S. Sebastiano di Cerqueto (1472) che si può far iniziare la sua cronologia esatta e lo svolgimento della sua arte basandosi su opere certe e datate. Con questo dipinto si è al momento ancora fiorentino o, meglio, pollaiolesco del P. quando la forza plastica, che nulla toglie all'eleganza del modellato, lo rivela artista già formato e sicuro delle sue capacità. Del resto l'elenco delle precedenti opere perugine e fiorentine andate perdute — affreschi nel Convento di Porta a Pinti per Firenze, la decorazione del Palazzo dei Priori a Perugia, e altri — sono buona testimonianza della fama raggiunta. È da aggiungere a dette piture la decorazione absidale della vecchia basilica di S. Pietro in Vaticano (1479), distrutta nel rifacimento della chiesa. Già durante questo primo soggiorno a Roma il P. era venuto a contatto con Melozzo da Forlì, il cui influsso è palese in alcune opere del periodo seguente; periodo di ascesa per l'artista che avrà il suo acme nell'ultimo decennio del secolo. Sono del 1481 i lavori nella Cappella Sistina, dove esegue da solo la Consegna delle chiavi e in collaborazione con il Pinturicchio la Circoncisione dei figli di Noè e il Battesimo di Gesù; del 1488-89 la Annunciazione di Fano e l'Apparizione della Vergine a S. Bernardo del Museo di Monaco, cui fanno seguito il trittico Albani con il Presepio, i due dipinti raffigurati da Vergine col Bambino a Vienna ed agli Uffizi, la Resurrezione di Cristo della Pinacoteca Vaticana (1495), una Orazione nell'Orto e una Pietà agli Uffizi. In tutte queste opere vi è come un crescendo di quegli elementi essenziali della sua arte che culminano nel grande affresco fiorentino in S. Maria Maddalena de' Pazzi: la solitaria, scultorea figura del Cristo Crocifisso, le figure della Vergine e dei Santi, così distaccate e raccolte in devota contemplazione e che esprimono un senso di mistica religiosità, trovano riscontro nel paesaggio che si apre profondo e luminoso, permeato di serena e pacata atmosf

PERUGINO PIETRO – PERUZZI BALDASSARRE

al primo piano, anche notevoli saggi della sua pittura. Nel 1516 ornava di pitture la Cappella Ponzetti in S. Maria della Pace, poi nel 1520 era nominato architetto della Fabbrica di S. Pietro, nomina che gli veniva confermata nel 1530 dopo che, in seguito al sacco di Roma del 1527, durante il quale era stato preso e tagliato, s'era rifugiato a Siena, accolto con grande onore da quella Repubblica. Ed a Roma, dopo cinque anni di permanenza a Siena, ove lavorò soprattutto come architetto militare e pittore (tavola nella chiesa di Fontegusta, con Augusto e la Sibilla, ed affreschi nel Castello di Belcarlo) egli tornò, per dirigere i lavori della Fabbrica di S. Pietro e per costruire fra lo scorcio del 1532 e 1536 quello che è il suo capolavoro: il Palazzo Massimo alle Colonne.

Pittore inizialmente legato ai modi punturistici e perugineschi, ma presto incline a Roma a forme raffaelle, e quindi ad accenti lombardeggianti, quali poté conoscere attraverso il Sodoma, giunto appunto a Roma nel 1515, il P. lega la propria fama maggiore all'attività di architetto. Orientato dapprima sulle orme di Francesco di Giorgio Martini, durante la permanenza romana fu attratto nell'orbita culturale di Raffaello e come l'Uribante seppe intendere e ridurre a propri accenti le forme dell'arte antica con libertà e grazia spontanea. Tale appare nel Palazzo della Farnesina che il Vasari dice «condotto con quella grazia che si vede, non murato ma veramente nato», nel completamento della cupola raffaellesca di S. Eligio degli orfei e in altre opere molto che gli vengono assegnate. Ma nel Palazzo dei Massimo la grazia ancora timida di quegli edifici cede ad un senso nuovo e rigoglioso di forme rinascimentali. Qui in breve spazio, nella fronte ricurva, nel profondo portico a terreno, nell'androne, nei cortili, il fine linearismo delle prime costruzioni del P. cede di fronte ad un nuovo gusto chiaro-scurale. Esso si attua nel forte contrasto d'ombre e luci, nei liberi giuochi prospettici e scenografici, nella ostentata grevezza di alcuni elementi tratti dall'antico, posti accanto ad altri ancora nutriti di sottile eleganza quattrocentesca.

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sfera, al di là delle arcate costruite con vigore ed eleganza.

Vi è nei colori, nella composizione, nei personaggi, nel paesaggio, un equilibrio che il P. non riuscirà più a raggiungere per quanto nelle opere che seguono fino al 1500 (Vergine col Figlio nella Pinacoteca di Bologna; trittico per la Certosa di Pavia, ora a Londra; Assunta degli Uffizi; l'ancora, smembrata, per S. Pietro a Perugia) ancora si mostrò pienamente padrone dei suoi mezzi. Ma già in quello che avrebbe dovuto essere il capolavoro della maturità, la decorazione del Collegio del Cambio a Perugia, ha inizio con la ripetizione dei vecchi schemi, ripetizione che si farà sempre più stanca e superficiale, la decadenza del pittore: egli continuerà a lavorare fino alla fine della vita secondo i modi ormai superati della pittura del Quattrocento. Ne sono testimoniata anche i migliori tra gli ultimi dipinti: un'Adorazione dei Magi a Città della Pieve, un S. Sebastiano a Panicale, una Crocifissione a Siena, un'Adorazione dei pastori a Montefalco ed infine gli affreschi di Fontignano, la Vergine col Figlio e l'Adorazione dei Magi interrotta alla sua morte (1523).

Altre numerose opere gli vengono variamente attribuite. Il suo modo piacevole, elegante e sereno gli conquistò una larga schiera di seguaci i quali, eccezion fatta per Raffaello, rimasero in genere inferiori al maestro. A lui, grande artista specie nel periodo della sua prima maturità, va il merito di aver favorito il rinnovarsi dell'arte umbra alimentandone i caratteri specifici con le più recenti scoperte del Rinascimento fiorentino. - Vedi tav. LXXXII.

BIBL.: Venturi, VII, II, Milano 1913, p. 453 seg.; W. Bombe s. V. in Thieme-Becker, XVI, 1932, p. 450 seg. (con bibl.); A. Bertini Calosso, s. V. ENOCH. Ital., XXVI, pp. 911-913; F. J. Mather, Two peruginesque drawings, in Museum of hist. art Princeton, 1914, p. 6; C. G. mba, Pittura un'ebola del Rinascimento, Nuova 1949, pp. XXVIII-XXXVIII (con bibl.).

Maria Donati