CONTEMPLATIVA, VITA

CONTEMPLATIVA, VITA. - contemplazione (v.), mediante l'esclusione delle attività e preoccupazioni esteriori, non solo peccaminose o disipanti («mondane») ma anche solo distraenti dalla meditazione o dall'orazione. Comparando la V. c., la vita attiva e la vita mista, Alvarez de Paz (De Perfectione vitae spirit., I. 2. cap. 13) scrive: «In activa incipimus, in contemplativa proficuimus, in mixta perficimur et consummamur».

Il concetto di V. GRECIA. Platone distingue due scienze, la γνωστική e la πρακτική (Polit., 2-3, 258 e 259) e in Philob. 61c, accenna alla vita mista di studio sapienziale e di attività (A. Festugière, Contemplation et vie contemplatives selon Platon, Parigi 1936); Aristotele (Ethic. ad Nicom., I, 3, 1095; X, 7-8, 1177) distingue tre forme di vita morale: quella dell'ἀπολαυστικός

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del voluttuoso, quella del πολιτικός o πρακτικός dedito agli affari sociali, quella del contemplativo θεωρητικός.

Questa distinzione si ritrova in s. Tommaso sia in III Sent., dist. 35, q. 1, a. 1, come nella Sum. Theol., 2ª-2ª, q. 179, a. 1, e nel Commento all'Etica di Nicomaco (I, lez. 5, n. 58-59).

Nella S. Scrittura sono dati dai Padri come testi basilari Gen. 29, 16 sgg. e Lc. 10, 38 sgg. (C. Buttler, op. cit., p. 135 sgg.; P. Zanfrognini, Azione e contemplazione. Vie orientali e vie occidentali, Bari 1931; G. Bardy, La vie spirituale d'après les Pères des trois premiers siècles, Parigi 1935). Origene è forse il primo che, a proposito di Lc. 10, 31 sgg., identifica Maria come simbolo della V. c. e Marta dell'attiva (In Ioan., 11, 18 frgm. 80; Klostermann, IV, p. 547): «Εἰπερ δὲ σὺνθριδὸν ἐστι Μαρία μὲν τοῦ θεωρητικοῦ βίου, Μάρθα δὲ τοῦ πρακτικοῦ». S. Tommaso utilizza vari testi scritturali: Mt. 5, 8; 6, 21; Rom. 1, 20; II Cor. 3, 18, ecc. (G. Turbessi, pp. 102-117).

Presso i Padri, Clemente Alessandro (Strom., IV, 6: PG 8, 1249) riconosce una duplice via che conduce alla perfezione; della azione e della contemplazione, ἔργα καὶ γνῶσις (M. Viller, Spiritualité des premiers siècles chrétiens, Parigi 1930, p. 47). Trattano della V. c. e attiva Evagrio e Massimo Confessore (I. Hausherr, Les grands courants de la spiritualité orientale, in Orientalia christiana periodica, I [1935], p. 121 sgg.). S. Agostino formula la dottrina del triplice genere di vita: c., attiva, mista: «Ex tribus illis vitae generibus, otioso, actuoso, et ex utroque composita» (De Civ. Dei, XIX, 19: PL 41, 647), che verrà accettata dal pensiero teologico posteriore.

Prendendo lo spunto dalle figure bibliche di Lia e Rachele e da quelle evangeliche di Maria e Marta, s. Agostino precisa la sua dottrina sulla V. c. e attiva in Contra Faustum Manich. XXII, 57 sgg.: PL 42, 436, e in Serm. 103, n. 5, e 104, n. 4: PL 38, 615, 618 (H. Pope, The teaching of St. Augustine on prayer and the contemplation life, Londra 1935). S. Gregorio Magno (Moralia, 1. 6. C. 37: PL 73, 764, e Hom. in Ezech., II, 2: PL 76, 54, 953-56), è la fonte principale e il maestro indispensabile a cui ricorrono i teologi medievali per lo sviluppo della dottrina intorno alla V. c. e attiva. Notevolissimo il suo influsso su s. Tommaso: «nessun autore vien citato tanto frequentemente nelle qq. 179-182 come s. Gregorio M.» (G. Turbessi, p. 124).

Tra i teologi medievali notevole apporto alla dottrina della V. S. Vittore nel suo Beniamin maior. Nell'Explicatio in Cantica Canticorum, al cap. 8 (PL 196, 427) scrive: «D’une quippe sunt vitae, activa scilicet et contemplativa, quae designantur per Martham et Mariam» ed ivi sostiene la precellenza della V. c. sulla attiva: «Interior sollicitudo et oratio sublimis atque dignis officium est» poiché la vita attiva «servit, dum ministerium exhibet», la c. «apud Deum meritis et familiaritate obtinet». Pietro Lombardo (In III Sent., d. 35) distingue la vita attiva al cui sviluppo è indirizzato il dono della scienza dalla vita a cui è indirizzato il dono della sapienza; similmente s. Bonaventura (In III Sent., dist. 35). S. Tommaso tratta della V. c. e suoi rapporti con la attiva, nel Comment. Sent. III, dist. 35 q. 1, e assai più perfettamente in Sum. Theol., 2ª-2ª, q. 179, 180, 181, 182. La q. 179 è introduttoria; la q. 180 in 8 articoli esamina la V. c. nell'intelletto o nell'affettività, in relazione alle virtù morali, alla contemplazione di Dio e di altre verità, in ordine alla visione della divina essenza, nei suoi tre moti, «circolare, retto e obliquo», nel suo diletto e durata. La q. 181 tratta le relazioni delle virtù morali con la vita attiva. La q. 182 studia i rapporti tra V. c. e attiva in 4 articoli: la V. c. è più elevata e più meritoria della vita attiva, la quale però non impedisce necessariamente la c.

Con s. Agostino, l'Angelico ne ammette una «mediam inter activam vitam et contemplativam» (q. 181, a. 2 ad 3), genere di vita che deve essere caratteristico dei prelati e dei predicatori. L'utilità di tale distinzione è «non quantum ad diversitatem

vitae, sed magis quantum ad diversitatem viventium
(In III Sent., dist. 35, q. 1, al ad. 5); onde teoricamente parlando « vita sufficienter dividitur per acti-
vam et contemplativam» (Sum. Theol., 2a-2ae, q.
179, a. 2).

La dottrina intorno alla vita mista, cioè ad un terzo
genere di vita che fonda insieme le esigenze della
vita attiva e c. trova il suo naturale sviluppo nei teo-
logi posteriori specie col diffondersi degli ordini
mendicanti (sec. XII e XIV). Secondo tale insegnamento
si chiamano Ordini di vita mista quelli che alla con-
templazione congiungono il ministero apostolico in
bene spirituale delle anime (« vita apostolica »).

Intorno alla superiorità della V. ATTILA, il pen-
siero di s. Tommaso, universalmente accettato, è che la
vita attiva, se è rivolta al bene spirituale del prossimo, è
più utile della V. c., ma questa è più nobile e degna
in se stessa. « Vita contemplativa simpliciter melior est
quam activa, in quantum magis assimilatur illi vitae, ad
quam per activam et contemplativam nititur pervenire ».
Ma « activa quantum ad hanc partem quae saluti proxi-
morum studet est utilior quam contemplativa » (Sum.
Theol., 3a, 35, q. 1, a. 4). La superiorità della V. c. sulla
attiva è provata con nove argomenti desunti di Aristotele,
pensiero patristico, S. Scrittura. La vita attiva poi di-
spone alla c. in quanto ordina le varie passioni dell’anima
(op. cit., 2a-2ae, q. 182, a. 3).

Suárez precisa che la « contemplatio theologica est
finis humanae vitae », il che si deve intendere della contem-
plazione che si gode nella vita futura (lumen gloriae);
nella vita presente la contemplazione, pur avendo carat-
tere di mezzo per accrescere la carità e la grazia, è molto
più perfetta della vita attiva, che ha solo valore di mezzo
(De Religione, IV, t. 2, cap. 9, n. 6).

Poiché l’uomo viator non può mai del tutto prescin-
dere dalla vita attiva, perché le necessità della vita gra-
vano anche sugli anacoreti, tuttavia quanto più la V. c.
si avvicina alla perfezione, tanto più la vita attiva le sarà
fedele ancella. Il fattore capace di mantenere l’equilibrio
nelle svariate interferenze tra azione e contemplazione
è l’amore (v.) o carità soprannaturale.

Bibl.: Suárez, De Religione, tr. XX, I, I, capp. 5-7; Alvarez de Paz, De perf. vitae spiritualis, t. I, I, 2, cap. 13, pp. 40-44; P. M. Passerini, De statibus vitae relig., q. 188, a 6; C. Buttler, Western Mysticism, Londra 1927, parte 2; H. Bérard, Action de contempla- tion, in Vie spirituelle, 20 (1929), p. 129 sq.; J. Maritain, Action et contemplation, in Revue thomiste, 43 (1937), pp. 18-50; J. De Guibert, Theologia spiritualis. Ascetica et mystica, 3a ed., Roma 1946; G. Turbessi, La V. c., dottrina tomista, e sue relazioni alle fonti, 11, 1944, cap. 3, p. 76-87. Umile Bonzi da Genova

NELLE MISSIONI. – L’enciclica di Pio XI Rerum
Ecclesiae (1926) raccomandava che nei paesi di mis-
sioni fossero eretti monasteri di vita contemplativa.
L’instaurazione, però, della V. c. nelle missioni si pre-
senta, secondo degli ambienti, sotto aspetti diversi. Nei
luoghi dove il paganesimo è ancora preponderante, il
monachesimo sul principio deve di necessità limitarsi
a opere di utilità immediata; tra popoli già cristianiz-
zati, invece, esso può saldamente impiantarsi perché
risponde a un bisogno già desto. Vi sono regioni, poi,
come l’India, in cui la V. c. è il mezzo più efficace per
una profonda penetrazione cristiana. La situazione
delle fondazioni monastiche dopo la guerra è, limi-
tatamente alle missioni più importanti, la seguente.

In Giappone fioriscono la Trappa di Hokkaidō e i
monasteri di Clarisse nel vicariato apostolico di Sapporo
e a Tokyo, dove esiste pure un carmel. A Morioka nel
1936 le Domenicane di Betlemme aprirono un altro mo-
nastero. In Cina i Trappisti dell’abbazia di Yang kia-p’ing
sono stati dispersi dai comunisti e quelli dell’abbazia
di N. S. di Liesse hanno inviato molti religiosi in luoghi
più sicuri. Il monastero di Si-chan è stato trasferito a
Tehngtou. Carmeli femminili fioriscono a Stanley
(Hong-Kong) e a Yunnanfu. Nel 1947 dall’Italia sono
partiti dieci Carmelitani. Carmeli esistono pure a Hanoi,

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(1st. Anari)

CONTEMPLATIVA, VITA – Statua di Rachele, simboleggiante
la Vita C., nel monumento a Giulio II. Scultura abbozzata
da Michelangelo e finita da allievi – Roma, basilica di S. Pietro
in Vincoli.

Phat-Diem, Phom-Penh, Hué, Saigon, Bangkok. A Vinh
vi sono le Clarisse. Anche nell’Indonesia e nel Borneo
vi sono vari carmeli olandesi come pure nella Papuasia
e in Birmania. L’India ha i carmeli di Calcutta, Ban-
galore, Mangalore, Colombo, in pieno sviluppo. Nel Tibet
la missione del Gran S. Bernardo occupa i posti di Wei-si
e Siao ed altri posti nell’India sono occupati dalla mis-
sione dell’abbazia di St-Maurice. Nell’Africa francese si
trovano ad Algeri le Clarisse e nel Sahara i Piccoli Fra-
telli di Gesù di recente fondazione.

Bibl.: AAS, 18 (1926), pp. 78-79; Contemplation et Apo- tolat, suppl. al Bulletin des Missions, 1939 e 1947; S. Paventi, La Chiesa missionaria Manuale di missionologia dottrinale, Roma 1949, pp. 346-48. Saverio Paventi