COMUNIONE SPIRITUALE

COMUNIONE SPIRITUALE. - I. Pratica eucaristica consistente, come dice il Concilio Tridentino (sess. XIII, c. 8: Denz-U, n. 88) in voto Sacra-menti: è unirsi a Gesù Cristo presente nell'Eucaristia, non già ricevendolo sacramentalmente, ma per un vivo desiderio procedente dalla fede animata dalla carità. Nell'ordine soprannaturale il desiderio può sostituire talvolta (quando è impossibile riceverli) certi Sacramenti, sino a causare la giustificazione, come il desiderio, almeno implicito nell'atto di carità o di contrizione, del Battesimo e della Confessione. Così il desiderio della C. sacramentalmente ha un'efficacia che s'avvicina a quella del Sacramento.

La C. s. è costituita da tre atti: 1) dalla fede nella presenza reale di G. C. nell'Eucaristia; 2) dal desiderio (che qui dev'essere esplicito) della Comunione sacramento; 3) dal ringraziamento per il dono che Gesù fa di sé, come nella Comunione sacramente. Essa può ripetersi quante volte si voglia: ma è consigliata particolarmente nella Messa alla Comunione del sacerdote; il Concilio di Trento, dando questo consiglio, ne trae la prova che tutte le Messe, anche quelle in cui si comunica il solo sacerdote, sono il sacrificio offerto dai fedeli, perché si comunicano spiritualmente (sess. XXII, c. 6: Denz-U, n. 944).

Per la C. s. non si richiede la Confessione: qualora il fedele fosse in peccato, deve premettere l'atto di contritione al desiderio di comunicarsi, altrimenti gli mancherebbe una disposizione essenziale, cioè la carità; ma non è obbligato a premettere la Confessione come per la Comunione sacramente.

Gli effetti poi della C. s. sono identici a quelli della sacramente, cioè aumento di grazia e di abiti virtuosi, ossia nutrimento spirituale; ma sono certamente meno intensi, poiché essi non si producono ex opere operato (ossia in virtù della istituzione divina), ma solo ex opere operantis (ossia in virtù delle disposizioni dell'individuo, e sono a questo proporzionato). Dice s. Tommaso «Sacramentalis manducatio plenius inducit Sacramento effectum» (Sum. Theol., 3ª, q. 8, a. 1, ad 1). Sono sempre però effetti assai preziosi, tra i quali è quello di ravvivare immensamente la fede e l'amore al S. M. Sacramento e di spingere alla Comunione sacramente.

II. In tutt'altro senso si dà il nome di C. s. ad un particolare modo d'orazione, insegnato dal ven. Olier e da lui promosso nel seminario di S. Sulpizio a Parigi (Catéchisme chrétien pour la vie intérieure, lez, 8ª). Secondo l'Olier il processo dell'orazione, oltre la preparazione e il colloquio, quale finale, consta di tre atti distinti, che si debbono sempre fare, qualunque sia il passo della vita di Cristo che si medita, cioè l'adorazione, la comunione e la cooperazione. Dopo l'adorazione (pensando con fede e amore Gesù presente in quel dato punto), la comunione (o meglio comunicazione) consiste nell'applicare a sé l'insegnamento di Gesù, sforzarsi di conformarsi a lui nelle idee e negli affetti. È seguita dalla cooperazione, fatta di propositi pratici secondo i lumi avuti, per ordinare santamente la vita. Si tratta d'un metodo di meditazione in cui si bada piuttosto agli effetti che allo svolgimento della materia; e la C. s. è conformazione psicologica e morale, non desiderio della unione sacramente.

Bibl.: Oltre alle opp. cit., V. BADIA, TOMMASO, Opusc., 31, cap. 19; P. Luigi Sidereo (pseudonimo del p. V. Carafa), Cammino del cielo, ed. corretta, Roma 1654, pratica 2ª, cap. 8.

A. M. Fiocchi