ROSARIO

ROSARIO. - È la preghiera mariana che si compone di 15 decadi di Ave Maria intercalate dal Pater e dal Gloria. Alla preghiera vocale si aggiunge quella mentale, con la meditazione di 15 Misteri riguardanti i gaudi, i dolori e le glorie di Gesù e di Maria. litanie (v.) lauretane si usano aggiungere alla recita del R.

Il R. s'inscrive in quel rigoglioso rifiorire in manifestazioni nuove della devozione verso la Vergine, nei suoi aspetti più popolari ed ingenui, che è caratteristico già sul finire del sec. XII; vi contribuirono largamente i Cistercensi e poi, sin dal principio del secolo seguente, i grandi Ordini mendicanti nelle loro strenue lotte contro le eresie. Pii racconti del tempo informano con sicurezza che nel sec. XIII si costumava ripetere spesso una sequela di 50 o di 150 Ave Maria accompagnate anche da genuflessioni ed intercalate spesso dal Pater noster. La recita infatti del Pater e del Credo era stata ripetutamente imposta ai fedeli nelle età precedenti; in seguito venne diffusa anche quella della Salutazione angelica nella sua forma più breve (v. AVE MARIA); così accanto alla recitazione del Salterio davidico proprio dei monaci, dei

frati e delle persone devote delle classi più colte, il popolo dei semplici borghesi ebbe il Salterio della Beata Vergine, che insieme con le Laudi spirituali si recitava nelle Compagnie e Confraternite. Per la più facile e corona (v.), che era già in uso per divozioni consimili. Ben presto si introdusse in tale recitazione il ricordo dei Misteri della vita di Maria e di Gesù; se ne temperava in tal modo la monotonia e si richiamavano alla mente i punti basilari della credenza soprannaturale. Tale ricordo si metteva quasi a modo di giaculatoria come aggiunta all'Ave Maria, mutandola opportunamente; oppure se ne faceva oggetto di brevissima considerazione al termine di ogni decina e si ebbe la serie dei quindici Misteri distinti in gaudiosi, dolorosi e gloriosi. È perciò una devozione originariamente di popolo, regolata però costantemente dallo spirito della Chiesa, ed acquistò la sua consistenza a gradi, entro un tempo certamente non lungo. S. Domenico ed i suoi frati, predicatori popolari per missione, non potevano rimanere estranei a questo movimento, ma non è facile determinare sotto quale forma precisa lo abbiano sul principio praticato e diffuso. Una sanzione, si può dire ufficiale, si ebbe quando s. Pio V rese fissa ed uniforme la formola dell'Ave Maria. Le Confraternite del S. R. già diffuse in tutta la cristianità, mantenute sotto l'assistenza dei Domenicani ed arricchite d'indulgenze, ebbero molta parte nel mantenere vivo l'amore per il R. Il p. Alano de Rupe (v.), domenicano, aveva molto contribuito alla loro diffusione oltr'alpe.

Recentemente la recitazione del R. assunse aspetti nuovi come il « R. perpetuo », il « R. vivente », il « R. dei fanciulli », il « R. dei malati ». Tra i papi che hanno patrocinato la devozione del R. con Encicliche o lettere si ricordano: Leone XIII (1883, 1891, 1895, 1896), Pio X (27 giugno 1908), Pio XI (1937), e Pio XII che il 15 sett. 1951 ha mandato alla cristianità l'encicl. Ingruentium malorum per implorare dalla Vergine la fine di tanti mali che affliggono l'umanità.

BIBL.: per i documenti antichi: Annales Ord. Praed., Roma 1756, pp. 316-35. Per la storia: H. Thurston, Our popular devotions: The Rosary, in The Month, 66 (1900), p. 407 sgg.; 97 (1901), p. 67 sgg.; H. Holzapfel, S. Dominicus und der Rosenkranz, Monaco 1903 (recensione in Anal. Bolland., 24 [1903], p. 305 sgg.); St. Beissel, Geschichte der Verehrung Marias in Deutschland während des Mittelalters, Friburgo in Br. 1909.

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ROSARIO - Il R. Silografia tedesca del 1515.
(per cortesia del dott. B. Degenhart)
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ROSARIO - Un risorto che aiuta due compagni a salire in Paradiso porgendo loro il R. Particolare del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina (1536-41).
(fot. Anderson)
pp. 236 sgg., 511 sgg.; D. Mozard, Etude sur les origines du Rosaire, Lione 1911; L. Fanfani, De R. B. M. V.: hist. legisl., exercitia, Torino 1930; M.-M. Gorce, Le Rosaire et ses antécédents histor., Parigi 1931; id., Rosaire, in DThC, XIII, II, coll. 2902-11; F. D. Joret, Le Rosaire, Juvis 1934; D. Zago, Il R., Torino 1948; F. M. Willam, L'hist. du Rosaire (trad. dal tedesco), Mulhouse 1949 (recensione di St. Orlandi, in Mem. domenic., nuova serie, 25 [1949], pp. 278-84). V. ENOCH. Catt., VIII, col. 101. Pio Paschini

FESTA DEL R. - Sacratissimi Rosarii B. Mariae V., doppio di II classe, 7 ott.

La festa liturgica del R. trae la sua origine dalla grandiosa vittoria della flotta cristiana sopra i Turchi presso Lepanto (7 ott. 1571), fatto che allora impressionò enormemente tutta la cristianità (v. Pastor, VIII, p. 605 sgg). S. Pio V ascrisse la vittoria all'intervento della Madonna, invocata non solo a Roma, ma in tutto il mondo cristiano per mezzo soprattutto del R. Quindi l'anno seguente, 17 marzo 1572, istituì in perpetuo ricordo la festa liturgica della Commemoratio B. Mariae V. de Victoria, con rito semplice e il formulario comune delle feste mariane, senza alcun accenno al R. La pietà dei fedeli si abituò poi ad aggiungere nelle litanie lauretane l'invocazione Auxilium Christianorum (Pastor, loc. cit.). Gregorio XIII con la bolla Monet Apostolus (1° apr. 1573), istituì una festa liturgica propria del R., da celebrarsi la prima domenica d'ott. con rito doppio; detta festa era concessa a tutto l'Ordine domenicano e a tutte le chiese ed oratori ove fosse eretta la Confraternita del S. R. e che avessero un altare proprio sub invocazione B. Mariae V. ROSARIO. Promosse anche le solenni processioni del S. R. la sera della prima domenica di ott. (celebre quella della chiesa di S. Maria sopra Minerva di Roma, alla quale spesso parteciparono anche i papi fin verso il 1870), che furono poi celebrate in tutto il mondo cattolico.

Nel primo centenario della vittoria di Lepanto, la regina Maria di Spagna impetrò da Clemente X, per tutti i paesi della Corona spagnola, la festa del R. senza la limitazione posta da Gregorio XIII (26 sett. 1671). La S. Congr. dei Riti seguì poi a concedere detta festa senza i suddetti limiti a molte altre diocesi. Finalmente, in seguito alle grandiose vittorie sopra i Turchi che si

susseguirono dal 1683 (assedio di Vienna) fino alla battaglia di Pietrovaradino (5 ag. 1716) e l'abbandono dell'assedio di Cipro (22 ag. 1716, ottava dell'Assunta). Carlo VI ottenne da Clemente XI (13 ott. dello stesso anno) l'estensione della festa del R. a tutta la Chiesa, sotto il rito doppio maggiore. Benedetto XIII vi aggiunse (10 e 19 marzo 1725) le lezioni storiche proprie del secondo Notturno. L'intensa ripresa della devozione del R. ai tempi di Leone XIII ebbe i suoi riflessi anche nella liturgia. Fu aggiunta alle litanie lauretane l'invocazione Regina sacratissimi Rosarii (24 dic. 1883), fu elevata la festa al rito doppio di II classe (11 sett. 1887) ed esteso nel 1888 (5 ag.) a tutta la Chiesa l'Ufficio e la Messa propria dei Domenicani, ad essi concessa sin dal 1834, conservando però le lezioni storiche del 1725.

Nel riordinamento generale sotto il b. Pio X (decreto del 23 ott. 1913) la festa mobile del R. fu fissata alla data storica del 7 ott.

La festa primitiva di S. Maria de Victoria invece sopravvisse in vari propri e in molti luoghi; celebre quella nella omonima chiesa di Roma, dove il ven. p. Domenico di Gesù e Maria, carmelitano scalzo, depose l'immagine della Madonna portata da lui nella battaglia del Monte Bianco presso Praga, l'8 nov. 1620, nella quale la Lega cattolica riportò una vittoria decisiva sopra la parte calvinista e protestante. Il servo di Dio Bartolo Longo, fondatore del santuario di Pompeo, propagò la devozione al S. R. soprattutto sotto il titolo della Madonna «delle Vittorie», appunto in ricordo di tanti fatti gloriosi delle armi cristiane.

BIBL.: Maroni, LIX, pp. 150-58; St. Bessel, Gesch. der Verehrung U. L. Frau in Deutschl. während des M. A., Friburgo 1909, pp. 228-50, 210-67; K. Kastner, Praktisch. Reviewkommentar, II, Breslavia 1924, pp. 299-302; F. G. Hollweck, Calend. liturg. fest. Dei et Dei Matris Mariae, Filadelfia 1925, passim; Martyr. Romanum, p. 440. Giuseppe Löw

ICONOGRAFIA. - Se anche ci sono pervenute alcune raffigurazioni trecentesche della corona del r., come, p. es., quella di Digione, dove si vedono sulla tomba di Filippo l'Addio di Borgogna figure piangenti che tengono r., oppure quella sulla lastra tombale del Delfino Umberto II (morto nel 1353) a Parigi, e quella sul sepolcro del conte di Pieterkin (morto nel 1366) nella chiesa dei Domenicani a Gand, nondimeno le più antiche Madonne del R., concepite come pale d'altare, datano solo della fine del sec. xv. Quale primizia di un definito modello iconografico della Madonna del R. si ammette il trittico, dipinto nel gusto gotico fiorito, della chiesa di S. Andrea in Colonia, databile proprio del 1474, anno nel quale il b. Alano della Rupe fondò la prima confraternita del R. In questo trittico, la Madonna, raffigurata nel centro, tiene in braccio Gesù Bambino, il quale porge un r. alla famiglia dei rosarianti; negli sportelli sono delle grandi figure di s. Domenico e di s. Pietro Martire, ed in basso, lungo tutto il trittico, in piccole proporzioni, si vedono inginocchiati il vescovo di Colonia, l'imperatore Federico, l'imperatrice Eleonora, diversi principi, nonché molti religiosi e fedeli, che tutti insieme formano la famiglia dei rosarianti stretti intorno alla Vergine. Tale modello di raffigurazione sacra si diffuse presto nell'Europa centrale, come illustrano, se anche in modo sintetico, diverse silografie popolari provenienti ancora dal tardo Quattrocento, p. es., quella del 1495 che adorna il Salterio tedesco «Unser Lieben Frauen Psalter». In un quadro, databile del 1520, già di proprietà del Rudolfinum a Praga, Alberto Dürer espresse però un diverso concetto della Madonna del R., raffigurando il Bambino Gesù nelle braccia della Madonna in atto di mettere una corona di rose sulla testa del Papa, mentre la Vergine ne mette un'altra sulla testa dell'Imperatore.

L'arte italiana del tardo Quattrocento e degli albori del Cinquecento non lasciò abbondanza di raffigurazioni complete della Madonna del R. Del tardo Quattrocento si ricorda la Madonna in trono con il Bambino Gesù di Antonello da Messina, nel Museo civico di Messina, dove un r. si vede posto ai piedi della Vergine. Poi nel 1539 Lorenzo Lotto dà una splendida raffi-

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ROSARIO - La Crociata per il R. in famiglia - Victoria British Columbia (Canada).
gurazione del soggetto nella pala d'altare della chiesa di S. Domenico a Cingoli (Marche). In questa pala, i quindici Misteri sono rappresentati in quindici tondi, nella parte alta della pala ove angoli tengono cesti con petali di rose, allusione al r., per spargerli davanti al trono della Madre di Dio.

Nella seconda metà del Cinquecento si moltiplicano le pale d'altare che raffigurano la Madonna col Bambino Gesù in braccio, datrice del r. a s. Domenico, assistito spesso da altri santi domenicani e talvolta circondato da umili fedeli rosarianti. Come esempi di questo periodo possono citarsi: la pala di Giorgio Vasari in S. Maria Novella a Firenze, quella di un seguace del Tintoretto, conservata ora nella Pinacoteca di Ferrara, e quella dipinta a suo tempo per la Confraternita del R. in S. Pietro Martire a Murano, opera della bottega di Paolo Veronese, ora all'Accademia di Venezia. Improntata di uno squisito sentimento patetico è la Madonna del R., dipinta tra il 1588 e il 1591 dal Barocci per la chiesa di S. Rocco a Senigallia; in essa si vede s. Domenico solo sulla terra, inginocchiato in estasi davanti alla Madonna datrice del r., che circondata da gerarchie angeliche gli appare nei cieli con il Bambino Gesù.

Nel Seicento alcuni capolavori hanno come soggetto la Madonna del R. Tra essi il grande quadro del Caravaggio, dipinto a Napoli nel 1608, ora conservato nella Galleria di Vienna. In esso la Madonna appare alla famiglia dei rosarianti, ai quali s. Domenico in presenza di s. Pietro Martire sta distribuendo corone. Un secondo capolavoro è la pala dell'oratorio del R. a Palermo, dipinto da Antonio van Dyck nel 1627 a Genova. Del 1640 è la Madonna del R. nella chiesa di S. Sabina a Roma, opera graziosissima del Sassoferrato, nella quale si vedono ai lati del trono della Vergine i ss. Domenico e Caterina da Siena, che ricevono r. dalla Madonna e dal Bambino Gesù. Da notare che ad un tale concetto iconografico del Sassoferrato si avvicina assai quello della venerata Madonna di Pompei.

In una splendida decorazione affrescata sul soffitto della chiesa dei Gesuiti a Venezia, G. B. Tiepolo lasciò una grandiosa composizione settecentesca, dove si vede la Madonna con il Bambino Gesù in cielo, s. Domenico ed in basso gruppi di fedeli rosarianti.

Si sono anche viste talvolta raffigurazioni della Madonna con il Bambino Gesù nelle braccia che porge un r., senza che alcuna altra figura intervenga nel quadro. Tale semplice modello della Madonna del R. sottintende che la corona sia offerta a tutti coloro che stanno raccolti in preghiera davanti all'immagine sacra; un esempio di questo semplice modello è fornito dal moderno quadro di Niccolò Barabino nella chiesa dell'Immacolata a Genova. - Vedi tav. LXXXIII.

BIBL.: M. D. Chapotin O. P., Les quinze mystères du St Rosaire, Parigi 1900; K. Künste, Ikonogr. der christl. Kunst, I, Friburgo in Br. 1928, p. 638 1922; S. Rossi, Piccola stor. del r., Roma 1943; F. M. Willam, Gesch. und Gebetsschule des Rosenbranzes, Vienna 1948. Witold Wehr
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“ROSARIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 805. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/rosario.