ROSARIO. - È la preghiera mariana che si compone di 15 decadi di Ave Maria intercalate dal Pater e dal Gloria. Alla preghiera vocale si aggiunge quella mentale, con la meditazione di 15 Misteri riguardanti i gaudì, i dolori e le glorie di Gesù e di Maria. litanie (v.) lauretane si usano aggiungere alla recita del R.
Il R. s'inserisce in quel rigoglioso rifiorire in manifestazioni nuove della devozione verso la Vergine, nei suoi aspetti più popolari ed ingenui, che è caratteristico già sul finire del sec. XII; vi contribuirono largamente i Cistercensi e poi, sin dal principio del secolo seguente, i grandi Ordini mendicanti nelle loro strenue lotte contro le eresie. Pii racconti del tempo informano con sicurezza che nel sec. XIII si costumava ripetere spesso una sequela di 50 o di 150 Ave Maria accompagnate anche da genuflessioni ed intercalate spesso dal Pater noster. La recita infatti del Pater e del Credo era stata ripetutamente imposta ai fedeli nelle età precedenti; in seguito venne diffusa anche quella della Salutazione angelica nella sua forma più breve (v. AVE MARIA); così accanto alla recitazione del Salterio davidico proprio dei monaci, dei
ROSARIO - Il R. Silografia tedesca del 1515.
1351
ROSARIO
(1st. Anderson)
ROSARIO - Un risorto che aiuta due compagni a salire in Paradiso porgendo loro il R. Particolare del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina (1536-41).
pp. 236 sgg., 511 sgg.; D. Mozart, Etude sur les origines du Rosaire, Lione 1911; L. Fanfani, De R. B. M. V.: hist. legal, exercitia, Torino 1930; M.-M. Gorce, Le Rosaire et ses antécédents histor. Parigi 1931; id. Rosaire, in DTHC, XIII, 11, coll. 2902-11; F. D. Joret, Le Rosaire, Juvisy 1934; D. Zago, Il R., Torino 1948; F. M. William, L'hist. du Rosaire (trad. del tedesco), Mulhouse 1949 (recensione di St. Orlandi, in Mem. domenic., nuova serie, 25 [1949], pp. 278-84). V. ENOCH. Cat., VIII, col. 101.
FESTA DEL R. - Sacratissimi Rosarii B. Mariae V., doppio di II classe, 7 ott.
La festa liturgica del R. trae la sua origine dalla grandiosa vittoria della flotta cristiana sopra i Turchi presso Lepanto (7 ott. 1571), fatto che allora impressionò enormemente tutta la cristianità (v. PASTORE, VIII, p. 65 sgg). S. Pio V. ascrisse la vittoria all'intervento della Madonna, invocata non solo a Roma, ma in tutto il mondo cristiano per mezzo soprattutto del R. Quindi l'anno seguente, 17 marzo 1572, istituì in perpetuo ricordo la festa liturgica della Commemoratio B. Mariae V. Victoria, con rito semplice e il formulario comune delle feste mariane, senza alcun accenno al R. La pietà dei fedeli si abituò poi ad aggiungere nelle litanie laureate l'invocazione Auxilium Christianorum (Pastor, loc. cit.). Gregorio XIII con la bolla Monet Apostolus (1° apr. 1573), istituì una festa liturgica propria del R., da celebrarsi la prima domenica d'ott. con rito doppio; detta festa era concessa a tutto l'Ordine domenicano e a tutte le chiese ed oratori ove fosse eretta la Confraternita del S. R. e che avessero un altare proprio sub invocazione B. Mariae V. ROSARIO. Promosse anche le solenni processioni del S. R. la sera della prima domenica di ott. (celebre quella della chiesa di S. Maria sopra Minerva di Roma, alla quale spesso parteciparono anche i papi fin verso il 1870), che furono poi celebrate in tutto il mondo cattolico.
Nel primo centenario della vittoria di Lepanto, la regina Maria di Spagna impetrò da Clemente X, per tutti i paesi della Corona spagnola, la festa del R. senza la limitazione posta da Gregorio XIII (26 sett. 1671). La S. Congr. dei Riti seguitò poi a concedere detta festa senza i suddetti limiti a molte altre diocesi. Finalmente, in seguito alle grandiosi vittorie sopra i Turchi che si susseguirono dal 1683 (assedio di Vienna) fino alla battaglia di Pietrovaradino (5 ag. 1716) e l'abbandono dell'assedio di Cipro (22 ag. 1716, ottava dell'Assunta). Carlo VI ottenne da Clemente XI (13 ott. dello stesso anno) l'estensione della festa del R. a tutta la Chiesa, sotto il rito doppio maggiore. Benedetto XIII vi aggiunse (10 e 19 marzo 1725) le lezioni storiche proprie del secondo Notturno. L'intensa ripresa della devozione del R. ai tempi di Leone XIII ebbe i suoi riflessi anche nella liturgia. Fu aggiunta alle litanie laureate l'invocazione Regina sacratissimi Rosarii (24 dic. 1883), fu elevata la festa al rito doppio di II classe (11 sett. 1887) ed esteso nel 1888 (5 ag.) a tutta la Chiesa l'Ufficio e la Messa propria dei Domenicani, ad essi concessa sin dal 1834, conservando però le lezioni storiche del 1725.
Nel riordinamento generale sotto il b. Pio X (decreto del 23 ott. 1913) la festa mobile del R. fu fissata alla data storica del 7 ott.
La festa primitiva di S. Maria de Victoria invece sopravvisse in vari propri e in molti luoghi; celebre quella nella omonima chiesa di Roma, dove il ven. p. Domenico di Gesù e Maria, carmelitano scalzo, depose l'immagine della Madonna portata da lui nella battaglia del Monte Bianco presso Praga, l'8 nov. 1620, nella quale la Lega cattolica riportò una vittoria decisiva sopra la parte calvinista e protestante. Il servo di Dio Bartolo Longo, fondatore del santuario di Pompei, propagò la devozione al S. R. soprattutto sotto il titolo della Madonna e delle Vittorie, appunto in ricordo di tanti fatti gloriosi delle armi cristiane.
CONCORDIA. - Se anche ci sono pervenute alcune raffigurazioni trecentesche della corona del r. come, p. es., quella di Digione, dove si vedono sulla tomba di Filippo l'Ardito di Borgogna figure piangenti che tengono r., oppure quella sulla lastra tombale del Delfino Umberto II (morto nel 1353) a Parigi, e quella sul sepolcro del conte di Pieterkin (morto nel 1366) nella chiesa dei Domenicani a Gand, nondimeno le più antiche Madonne del R., concepite come pale d'altare, datano solo della fine del sec. XV. Quale primizia di un definito modello iconografico della Madonna del R. si ammette il trittico, dipinto nel gusto gotico fiorito, della chiesa di S. Andrea in Colonia, databile proprio del 1474, anno nel quale il b. Alano della Rupe fondò la prima confraternita del R. In questo trittico, la Madonna, raffigurata nel centro, tiene in braccio Gesù Bambino, il quale porge un r. alla famiglia dei rosariani; negli sportelli sono delle grandi figure di s. Domenico e di s. Pietro Mariate, ed in basso, lungo tutto il trittico, in piccole proporzioni, si vedono inginocchiati il vescovo di Colonia, l'imperatore Federico, l'imperatrice Eleonora, diversi principi, nonché molti religiosi e fedeli, che tutti insieme formano la famiglia dei rosariani stretti intorno alla Vergine. Tale modello di raffigurazione sacra si diffuse presto nell'Europa centrale, come illustrano, se anche in modo sintetico, diverse sfolgorate popolari provenienti ancora dal tardo Quattrocento, p. es., quella del 1495 che adorna il Salterio tedesco «Unser Lieben Frauen Psalter». In un quadro, databile del 1520, già di proprietà del Rudolfinum a Praga, Alberto Dürer espresse però un diverso concetto della Madonna del R., raffigurando il Bambino Gesù nelle braccia della Madonna in atto di mettere una corona di rose sulla testa del Papa, mentre la Vergine ne mette un'altra sulla testa dell'Imperatore.
L'arte italiana del tardo Quattrocento e degli albori del Cinquecento non lasciò abbondanza di raffigurazioni complete della Madonna del R. Del tardo Quattrocento si ricorda la Madonna in trono con il Bambino Gesù di Antonello da Messina, nel Museo civico di Messina, dove un r. si vede posto ai piedi della Vergine. Poi nel 1539 Lorenzo Lotto dà una splendida raffi
