ROSONE. - Finestra circolare decorata a traforo
situata generalmente sulla fronte delle chiese.
L'uso di aperture circolari fortemente strombate, dette
«oculi», nei fianchi e nell'abside delle chiese, si nota già
in epoca carolingia; ma solamente all'inizio del sec. XII
vengono adottate nelle facciate dell'Italia settentrionale in-
sieme con grandi finestre bifore o monofore, così che la loro
importanza risulta secondaria, sia agli effetti compositivi,
che a quelli dell'illuminazione (S. Michele Maggiore,
S. Pietro in Ciel d'Oro a Pavia, duomo di Chieri). Nella
seconda metà dello stesso secolo incomincia a delinearsi
il tipo del r. con la raggiera di colonnine, di cui il primo
esempio è forse quello di S. Maria Maggiore in Assisi,
la cui cornice reca la data 1162, di poco precedente quelli
delle chiese cistercensi (Fossanova, Casamari, Valvisciolo,
Chiaravalle della Colomba), nelle quali il r. costituisce
uno degli elementi caratteristici della facciata. Questo tipo
continua all'inizio del Duecento, talora inserito nella lu-
netta del portale (basilica inferiore di S. Francesco in As-
sisi) o collegato strutturalmente e decorativamente con il
finestre (chiesa abbaziale di S. Martino al Cimino) e
conserva la forma originaria a semplice giro di colonnine.
Nelle cattedrali pugliesi le dimensioni aumentano note-
volmente mentre nella decorazione viene introdotto il mo-
tivo degli archetetti intrecciati (Troia, Altamura) o trilobi
(Ruvo) e così pure le cornici divengono più ricche per
l'aggiunta di elementi decorativi (cattedrale di Bari). Tal-
volta il r. è contenuto in un grande arco di scarico con
gli archivioli in vista, così che associa alla funzione de-
corativa anche quella statica (cattedrale di Bovino e di
Troia); sistema di indubbia derivazione francese.
Ma già nella prima metà del secolo, soprattutto nelle
chiese, anche la forma primitiva diviene più complessa;
si accresce il numero di giri delle colonnine, spesso tortili,
e si complicano i motivi decorativi, come cerchi e poli-
lobi ricorrenti, mentre all'esterno vengono posti i
simboli degli Evangelisti a formare riquadrature (basi-

lica superiore di S. Francesco in Assisi, S. Pietro e S. Maria Maggiore di Tuscania, cattedrali di Assisi, di Foligno e di Spoleto). Così pure nelle chiese a più portali è frequente l'uso di sovrastare ciascuno di essi con un r., per lo più con quello centrale di maggiori dimensioni e collocato più in alto (S. Pietro di Assisi, cattedrali di Assisi e di Foligno, già citate, di S. Miniato, di Volterra e di Todi); caratteristico il duomo di Spoleto, nella cui facciata, lateralmente al r. principale se ne aprono due minori e tre altri lungo gli spaventi del timpano. Questo elemento si diffonde anche nell'Italia settentrionale, non solo nelle chiese cistercensi (S. Andrea di Vercelli), ma anche nelle altre raggiungendo grandi dimensioni, ma sempre con semplice giro di colonnino (duomo di Modena, duomo e S. Antonino di Piacenza), talora binate in alcune chiese veronesi (S. Fermo Maggiore, S. Zeno). Caratteristica anche la sovrapposizione di r. sulla stessa verticale in facciata (S. Paolo di Pistoia) e la loro adozione anche nelle absidì e nel transetto (S. Andrea di Vercelli, duomo di Piacenza). Su questa diffusione e su questo accrescimento delle dimensioni influisce la tendenza generale dell'architettura gotica ad aumentare le superfici finestrate per ridurre la muratura delle pareti alla sola ossatura resistente. Ciò avviene particolarmente in Francia ove il r. acquista allora il valore di elemento dominante nell'organismo architettonico della facciata: duomo di Poitiers, di Carcassonne, di Chartres, di St-Remy, di Amiens, d'Orléans e Notre-Dame di Parigi.
Il Trecento continua in genere le forme e le disposizioni del secolo precedente, con maggiore eleganza nei trafori quasi ad intaglio e prediligendo gli archetti poliboli caratteristici del gotico fiorito. Così a S. Maria di Collemaggio all'Aquila e nel duomo di Cremona appaiono i tre r. in facciata, con quello centrale più ricco a giri molteplici nella prima chiesa, a semplice giro nella seconda; nelle cattedrali di Lanciano e di Bitetto il r. è inserito in un grande arco con cornici fortemente aggettati e sostenuto da pilastrini. Singolare la disposizione della cattedrale di Teramo, nella quale il r. è inserito nella cuspide del portale. Una disposizione particolare di alcune chiese umbre e toscane (S. Caterina di Pisa, cattedrali di Orvieto e di Carrara) è quella del r. iscritto in un quadrato decorato da formelle e da figure di santi o simboli a tutto rilievo negli angoli, disposizione che, tranne quest'ultimo motivo, si ritrova anche nella Collegiata di Monza.
Nel Quattrocento l'uso del r. diviene in Italia più sporadico, persistendo soprattutto in Abruzzo, ove più a lungo sussiste la tradizione gotica (S. Maria Assunta di Assergi, S. Maria della Tomba a Sulmona, S. Lucia a Magliano dei Marsi), mentre è ormai quasi eccezionale nelle altre regioni (S. Luca di Cremona, cappella Colleoni di Bergamo); scompare poi quasi totalmente nella seconda metà del secolo con il deciso prevalere delle forme rinascimentali che vi sostituiscono un semplice occhio con cornice. Forse la più tarda espressione si trova in S. Maria dei Miracoli a Venezia (1483), dove il motivo del cerchio interno e delle due croci intrecciate denota un ritmo più calmo in confronto del vorticoso decorativismo gotico.
Si può ricordare come del tutto eccezionale il Palazzo comunale di Piacenza, esempio forse unico di adozione del r. nell'architettura civile. - Vedi tav. LXXXIV.
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