AMERICA

AMERICA. - Periodico settimanale, pubblicato a Nuova York da Gesuiti scelti nelle province americane dell'Ordine. Fondato nel 1909 in sostituzione del mensile Messenger, conservò sempre il carattere di «rivista della settimana» sotto l'aspetto cattolico. Per completare l'azione di A., di carattere più giornalistico, i redattori iniziarono nel 1925 l'edizione di una rivista trimestrale di alta volgarizzazione, Thought (passata poi alla Fordham University) e l'America Press si fece editrice di un certo numero di libri di pietà, formazione religiosa e storia ecclesiastica americana. A. si è mostrato uno degli organi più influenti sull'opinione cattolica negli Stati Uniti.

Bibl.: W. Parsons, The Story of twenty-five years, in America, 14 apr. 1934; F. Talbott, Richard Tierney S. I., Nuova York (1930 (biografia d'uno dei principali redattori). Emondo Lamalle.

AMERICA. - Uno dei cinque massimi continenti della terra, suddiviso in tre parti: settentrionale, centrale, meridionale.

SOMMARIO: I. GEOGRAFIA: I. America settentrionale e centrale; 2. America meridionale. - II. ETNOGRAFIA. - III. STORIA ECCLESIASTICA: I. Epoca precolombiana; 2. America del nord; Canada; Stati Uniti; 3. America spagnola; 4. America portoghese.

I. GEOGRAFIA

I. AMERICA SETTENTRIONALE E CENTRALE

All'A. settentrionale si attribuisce, convenzionalmente, non solo la grande massa boreale del Nuovo Mondo, dal Polo al Tropico, ma anche la lunga sottile regioni istmica e gli archi insulari (A. centrale) che la collegano alla analoga massa continentale protesa a S. dell'equatore. Entro questi limiti (dal 72° al 60° N., cioè fino all'istmo di Darien) e comprendendovi anche come di regola, la Groenlandia (che si spinge a N. fino ad 83° 23'), l'A. settentrionale misura 24 milioni di kmq., dei quali oltre 1/4 spetta alle articolazioni (il 17% alle isole; e di queste il 9% all'isola Groenlandia), per lo più localizzate, tuttavia in zone di scarso significato antropico o addirittura anecumeniche (Arcipelago circumpolare). Le parti del continente più vicine al Mondo Antico sono le settentrionali, dove la massa assume (dall'Alasca al Labrador), la sua maggior lunghezza (ca. 6000 km.); verso mezzodì invece, mentre questa si restringe (nell'istmo di Panama il ponte fra i due Oceani misura poco più di 50 km.), si accrescono d'assei le distanze così verso l'Europa (3200 km. fra l'Islanda e Terranova invece dei 1500 tra la Groenlandia e la Norvegia), come verso l'Asia (92 km. nello stato di Bering). Tra il 30° e il 10° N. s'apre, sul lato occidentale del continente, un ampio mediterraneo che gli archi insulari frazionano in due bacini (il Golfo del Messico a N. ed il Mar Caraibico a S.) e che esercita una decisiva influenza su tutta la vita del Nuovo Mondo.

L'A. settentrionale ha, fra tutte le parti del Mondo, la più alta percentuale di coste in rapporto alla superficie: dei due lati volti agli oceani aperti, è di gran lunga più accessibile e frequentato l'orientale, che si fa nondimeno piatto a S. del Capo Cod, paludoso oltre il Capo Hatteras e soprattutto lungo il Golfo del Messico. Sul lato occidentale incombe dovunque la montagna; a S. della California mancano più di due del tutto porti di una certa importanza.

L'architettura del continente poggia su linee relativamente semplici. Ad occidente si allunga, dall'Alasca alla regione istmica, una serie di rilievi che si possono riunire, schematizzando, in un triplice ordine di Cordiglie, due esterne prossime e parallele al Pacifico (e di queste una costiera separata per mezzo di un seguito di depressioni da una subcostiera, che ha nomi diversi da zona a zona) ed una interna (Rocciose), che ne diverge tanto più, quanto più si avvicina al suo termine, intorno al 35° N. Tra queste le due prime s'interpongono altopiani e bacini chiusi, spesso aridi, percorsi da fiumi profondamente incassati (Alasca, Gran Bacino, Bacino del Colorado), che assumono la loro massima ampiezza in corrispondenza al territorio degli Stati Uniti. Tutte queste montagne, sebbene localmente più elevate delle Alpi (M. Mac Kinley, 6187 m.), presentano nelle stesse aree culminanti forme meno aspre di quelle alpine, ed anche minor ricchezza di ghiacciai, di acque e di boschi, eccezion fatta per le sezioni più settentrionali, dove le Cordiglie esterne assumono la tipica morfologia glaciale e allineano un notevole numero di apparati vulcanici.

Struttura e carattere assai diversi presenta il rilievo orientale (Allegari, o Appalaci), molto meno sviluppato d'ampiezza (1500 km. di lunghezza, 80-100 di larghezza) e costituito da fasci di pieghe e di altopiani che rappresentano i residui di più antichi sollevamenti; con dorsali e vette arrotondate, forme e pendenze dolci, e paesaggio perciò più collinare che montano (altezze inferiori di regola ai 2000 m.).

Tra le due masse rilevate si apre, dalla Baia di Hudson al Golfo del Messico, un'ampia zona pianeggiante, nella sua parte settentrionale lavorata dai ghiacciai e perciò incavata in numerosi bacini lacustri (1° più meridionali di questi formanti un vero e proprio mediterraneo, che comunica con l'Atlantico per mezzo del S. Lorenzo), ed in quella meridionale frangata dalle alluvioni della massima fra le correnti fluviali che la percorrono, il sistema Missionari-Mississippi.

A S. del Rio Grande do Norte struttura e caratteri mutano: un grande altopiano (il Messico), la cui altezza oscilla tra i 1000 ed i 1500 m., è chiuso sui lati da due baluardi montani (Sierra Madre dell'O. e Sierra Madre dell'E.), che trovano la loro continuazione da una parte nella regione degli istmi, dall'altra in quella insulare delle Antille, nell'un caso e nell'altro con frequenti interruzioni e largo sviluppo di vulcanismo, massime sul versante volto al Pacifico.

Con la struttura del continente stanno in chiaro rapporto i caratteri fondamentali della sua idrografia. Zone areiche ed endoriche sottraggono appena il 15% del territorio alla circolazione superficiale; nel resto pochi, ma ampi bacini fluviali si organizzano in corrispondenza alla grande zona delle basse terre interne, data la disposizione dei rilievi e la loro vicinanza alle opposte sponde dei due oceani.

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Ma mentre il versante settentrionale di questa zona, più ampio e accidentato, divide le sue acque tra i bacini del Mackenzie (1,7 milioni di kmq.; 4600 km. di corso), del S. Lorenzo (1,2 e 700 rispettivamente) del Nelson (1,1 e 650) e dello Yukon (0,9 e 3290), quello meridionale le convoglia nell'unico grande plesso del Missouri-Mississippi (3,2 e 6300), nel quale tuttavia il ramo sorgentifero più cospicuo è senza dubbio l'Ohio, meno lungo (1560 km.) del Missouri (4800 km.), ma dotato di una portata più che doppia di quest'ultimo. I fiumi canadesi hanno acque copiose e costanti, alimentati come sono da laghi, dei quali alcuni figurano tra i maggiori della terra. I cinque che tributano al S. Lorenzo coprono tra 41° e 49° N. (ad una latitudine come da Napoli a Parigi) una superfice pari al doppio di quella dell'Adriatico, che compensa largamente la scarsa utilità dei grandi sistemi fluvio-lacustri delle regioni a N. del 50°: non va tuttavia dimenticato che il loro sbocco commerciale corrisponde meno alla foce del S. Lorenzo, gelata per 5 mesi in media l'anno, che a quella dello Hudson, verso la quale è stato avviato artificialmente per mezzo di canali.

Data la sua estensione in latitudine (65°), l'A. settentrionale presenta notevoli varietà di climi. Loro carattere generale, in confronto di quelli europei, è in primo luogo la maggior continentalità, da cui rimangono esclusi solo più o meno sottili margini costieri. A parte la zona periaritica (che ha inverni lunghi e crudissimi), estati brevi e scarse precipitazioni, regimi termici eccessivi con forti escursioni annue e stagionali sono comuni alle stesse zone temperate: Nuova York, che è pressa poco alla latitudine di Napoli, ha una media invernale di -1° ed una estiva di 23°, (Napoli 9°, 2° e 23°, rispettivamente), che diventano -4,6 e 22,4 a Chicago (alla latitudine di Roma), -13,4 e 17,7 a Duluth, Minn. (alla latitudine di Bolzano). Tali condizioni dominano il versante atlantico sotto l'influenza della corrente fredda del Labrador e le pianure centrali, dove han libero gioco così le correnti fredde del N., come quelle calde del S. Lungo il Pacifico invece (dal 50° al 35° all'incirca) si realizza un tipo climatico simile a quello del Mediterraneo, con inverni miti, estati fresche e piogge prevalentemente invernali. Le altre terre occidentali hanno clima asciutto e aspro; l'aridità, che in genere aumenta dai due oceani verso l'interno, raggiunge il suo massimo nei bacini chiusi fra le propaggini delle Cordigliere meridionali (Valle della Morte, Deserto del Colorado e del Gila). Clima arido, ma mite, con deboli escursioni termiche, domina nell'interno del Messico; sulle coste atlantiche come nell'A. centrale e nelle Indie Occidentali si passa già al clima tropicale oceanico, con temperature medie elevate e piogge abbondanti, che localmente superano i 4 mila mm. annui. Dove l'altitudine tempera gli eccessi termici (tierras templadas) l'insediamento trova condizioni favorevoli, anche per i bianchi, che invece mal tollerano il clima caldo umido malsano delle regioni costiere (tierras calientes).

La stessa zonatura, da settentrione a mezzogiorno, si trova nel paesaggio vegetale. Al deserto glaciale delle alte latitudini (compatto nell'uniforme altopiano della Groenlandia), segue prima la tundra subarctica (mushi, licheni, arbusti nani; più estesa verso S. che nel continente antico) e quindi il bosco di conifere, che riveste larga estensione di terreno nel Canada e sulle Cordigliere Occidentali, mentre quello di latifoglie, che copriva un tempo tutti gli Stati Uniti ad E. del 90°, ha quasi dovunque ceduto il posto alle culture. Ma la maggior parte della regione mediana pianeggiante è nel dominio della steppa, che dalle vere praterie a graminacee senz'alberi trapassa a forme diverse e via via più povere procedendo verso occidente e mezzodi. Finalmente dalla Florida al Darien si sviluppa rapidamente la caratteristica vegetazione tropicale, prima con la savana, poi con la foresta: boschi rigogliosi, con largo sviluppo di sottobosco, si mantengono anche nelle regioni delle tierras templadas.

La popolazione dell'A. settentrionale nei limiti sopra fissati è oggi di oltre 200 milioni di ab.; la densità in media (8 ab. a kmq.) che ne risulta, tradisce un forte squilibrio fra estesissime plaghe del tutto (isole artiche, Groenlandia) o quasi del tutto (Alasca, Canadà settentrionale, altopiani aridi occidentali) disabitate e assai più ristrette regioni abbastanza (Stati Uniti fra il 37° e il 44° N.) od anche molto fittamente (Antille) popolate. I massimi di densità (Portorico 200, Barbados 500 ab. a kmq.) sono tuttavia lontani dalle cifre dei paesi eurasiatici, anche perché le densità stesse sono in rapporto con la diversa antichità del popolamento e col progresso della colonizzazione.

Sotto questo riguardo vi è una fondamentale differenza fra l'A. settentrionale temperata (anglosassone), dove la colonizzazione europea ha sostituito le rosee genti precolombiane, del resto assai rade e ormai quasi del tutto scomparse, e favorita da condizioni ambientali quanto mai opportune, ha accresciuto enormemente la densità del popolamento, e la tropicale (latina), che già in epoca anteriore alla scoperta aveva conosciuto notevoli civiltà e complesse organizzazioni politiche. Qui nella terra ferma gli aborigeni, più numerosi e ben protetti dal clima, finirono con l'assorbire, per via d'incroci (generale propensione degli spagnoli ad unirsi con indigeni), i nuovi arrivati: perciò sui bianchi prevalgono quasi dovunque i meticci. Nelle isole, invece, le popolazioni originarie hanno ceduto del tutto il posto agli immigrati europei o di colore (negri), i quali si sono poi variamente mescolati fra di loro (mulatti). Immuni da ogni infiltrazione si sono conservati nell'estremo N. gli Esquimesi, che dall'Alasca sciamano a piccoli gruppi fino all'estremità settentrionale della Groenlandia. I Negri, discendenti dagli schiavi condotti a forza nel continente, tendono ad avanzare dalle regioni meridionali di piantagione verso quelle industriali e commerciali a latitudine più elevata. Sebbene dati statistici precisi difettino, si può

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(da Thres conturtes of Messican colonial archit.)
Amrrica - Portale scolpito (sec. XVI) - Puebla (Messico).

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grosso modo ritenere che oltre 4/5 della popolazione del continente sieno costituiti da bianchi, e il resto per metà da meticci e per metà da negri e mulatti, trascurabile essendo il numero degli altri gruppi razziali.

Anche nella religione si rispecchia palese il contrasto fra la civiltà neolatina cattolica e l'anglosassone prevalentemente (ma non esclusivamente) protestante. E poiché l'area di quest'ultima corrisponde alle regioni temperate di maggior densità demografica, contro 1/3 di cattolici (soprattutto Messico ed America centrale), l'A. del Nord registra ca. 2/3 di aderenti a confessioni cristiane non cattoliche (Canada e Stati Uniti; in questi

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America - Portale della chiesa del convento francescano (sec. xvi) - Xochimilco (Messico).

ultimi suddivise in un numero grandissimo di sètte). Gli ebrei sono relativamente numerosi ( 1,4 % ) specie nelle regioni orientali degli Stati Uniti; ridotti a pochi gli animisti (Indiani, Esquimesi, Negri;
co il prospetto politico odierno dell'A. settentrionale:

A. SETTENTRIONALE E CENTRALE

| Stati e possedimenti | Area (in Kmq.) | Popolazione |
| Costa Rica | 49 827 | 746 500 |
| Cuba | 114 524 | 4 779 000 |
| Dominicana (Repubbl.) | 50 070 | 1 970 000 |
| Guatemala | 109 724 | 3 457 000 |
| Haiti | 27 844 | 3 500 000 |
| Honduras | 115 570 | 1 201 000 |
| Messico | 1 963 677 | 22 227 000 |
| Nicaragua | 118 453 | 1 381 000 |
| Panama | 74 010 | 678 000 |
| Salvador | 34 126 | 1 997 000 |
| Stati Uniti | 7 997 000 | 141 229 000 |
| Stati indipendenti | 10 654 825 | 183 355 000 |
| Alasca | 1 518 717 | 134 000 |
| Portorico | 8 896 | 2 083 000 |
| Canal Zone | 1 422 | 48 350 |
| Isole Vergini | 344 | 25 000 |
| Dipendenze varie | 133 | 1 000 |
| Possedimenti statunit. | 1 529 512 | 2 291 000 |
| St.-Pierre et Miquelon | 241 | 4 300 |
| Guadalupa e dipendenze | 1 780 | 310 000 |
| Martinica | 1 106 | 255 000 |
| Possedimenti francesi | 3 127 | 569 000 |
| Antille olandesi | 76 | 4 200 |
| Possedimenti olandesi | 76 | 4 200 |
| Groenlandia | 2 175 000 | 18 000 |
| Possedimenti danesi | 2 175 000 | 18 000 |
| Dominio del Canadà | 9 569 289 | 12 307 000 |
| Terranova | 110 677 | 300 000 |
| Labrador | 306 800 | 5 000 |
| Honduras britannico | 21 268 | 64 300 |
| I. Bermude | 49 | 34 400 |
| I. Bahama | 11 405 | 73 000 |
| Giamaica e dipendenze. | 12 225 | 1 250 000 |
| Piccole Antille britann. | 3 651 | 600 000 |
| Possedimenti britannici | 10 035 000 | 14 633 700 |
| TOTALE A. SETTENT. | | |
| E CENTRALE | 24 397 540 | 198 859 900 |

AMERICA - Portale della chiesa del convento francescano (sec. XVI) - Xochimilco (Messico).

Ultimi suddivise in un numero grandissimo di sètte). Gli ebrei sono relativamente numerosi (1,4 %) specie nelle regioni orientali degli Stati Uniti; ridotti a pochi gli animisti (Indiani, Esquimesi, Negri; in tutto 1,1 %).

Dal punto di vista politico, mentre i paesi settentrionali sono unificati in due soli grandi organizzazioni federative (Canadà e Stati Uniti), vaste ognuna poco meno dell'intera Europa, quelli meridionali han visto disgregare l'originario dominio spagnolo in numerose mappe piccole unità, più o meno indipendenti (di fatto) o soggette ad altri Stati, quando se ne eccetti l'esteso complesso, pur esso federativo, del Messico. I territori di dipendenza europea si riducono, prescindendo dal Dominion canadese, quasi esclusivamente ad isole; di queste solo le britanniche (Terranova, Giamaica, Bermude, Antille) conservano un valore economico considerato. La Spagna fu del tutto eliminata da questi possessi; Francia e Olanda ne conservano appena qualcuno, alla Dominarca spetta la vastissima, ma gelida Groenlandia.

Il continente nordamericano non ha ormai rivali quanto a sviluppo economico. Le sue inesauribili ricchezze naturali vi hanno stimolato l'impiego dei mezzi più moderni e razionali di valorizzazione. La grande industria vi è rappresentata da concentrazioni fra le più gigantesche ed efficienti del mondo. D'altro canto, mentre lo sfruttamento delle sue riserve è ancora suscettibile di largo sviluppo (tutte le zone fredde del N. e quelle aride dell'O.), la sua popolazione è ben lontana dall'esaurire la produzione, della quale un margine più o meno largo alimenta, in ogni settore, correnti esportatrici.

L'agricoltura fornisce, della complessiva produzione mondiale (media 1934-38): 16,6 % di grano; 48,8 % di granotubo; 29,3 % di avena; 43,7 % di cotone; 29,5 % di zucchero di canna; 22,5 % di tabacco; 12,4 di orzo e considerevoli quantità di patate, riso, soja, arachidi, ecc. Questa produzione è concentrata soprattutto negli Stati Uniti e nel Canadà meridionale. Agli stessi Stati (regioni dell'O. e del N.) spetta la quasi totalità delle ricchissime riserve forestali del Continente (35,3 % della superficie territoriale nel Canadà; 26,1 % negli Stati Uniti). Canadà e Stati Uniti da soli contribuiscono per 1/3 all'esportazione mondiale del legname.

Anche l'allevamento è praticato su larghissima scala; la dotazione del continente comprende (in milioni di capi con accanto, in parentesi, le cifre percentuali rispetto alla consistenza mondiale 1934-38): 92,8 (14,8) bovini; 63,7 (8,6) ovini; 16 (6,8) caprini; 69,3 (20,9) suini; 16 (19,2) equini. Regioni di allevamento sono soprattutto le estese praterie statunitensi e canadesi, nelle quali prevalgono, ad E., l'economia mista (con agricoltura) nelle farms, e, ad O., l'allevamento all'aperto di bovini a N. e di ovini a S. nelle aride montagne meridionali. Anche la pesca assume considerevole importanza, sia la marittima - sulle coste del Pacifico (N. O.), come su quelle dell'Atlantico (Canadà e Stati Uniti) - sia la fluviale (tributari del Pacifico) e lacustre. Almeno 2/8 dei prodotti della pesca marittima mondiale sono dovuti all'A. del N.

L'A. settentrionale, e specialmente gli Stati Uniti tengono il primato per quasi tutti i prodotti minerari, con, alla testa, i combustibili; e danno il 70% del petrolio (Texas, Pennsylvania, California; le riserve assorbono oltre il 50% del totale mondiale), e, il 50% del carbone fossile (Allegari, Canadà occid.), il 4/8 dello zolfo (Texas, Louisiana), poco meno dei 2/5 del minerale di ferro (Allegari, Grandi Laghi), la metà del piombo, dello zinco e dell'alluminio, più della metà del rame, 3/4 dell'argento (Messico, Alaska, Rocciose), 1/3 dell'oro (Canadà, Alaska, California) prodotti su tutta la terra.

Favorite da queste immense ricchezze, le industrie nordamericane (ma quasi esclusivamente negli Stati Uniti e nel Canadà) hanno compiuto progressi decisivi in ogni ramo, imponendosi per la modernità e grandiosità dell'attrezzatura tecnica, per la larga e razionale utilizzazione dei macchinari, per la lavorazione specializzata ed in serie, per l'aderenza dei prodotti alla domanda, per l'alto livello di vita consentito alle maestranze, e per la loro concentrazione in distretti e grandi centri, ciò che ha determinato di pari passo attive correnti commerciali verso ogni parte della terra. Tale sviluppo è stato possibile anche in grazia dell'impulso dato ai mezzi di comunicazione con le ferrovie (525.000 km.; circa 2/5 dell'intera rete mondiale; otto grandi transcontinentali permettono di portarsi dall'Atlantico al Pacifico in 3-4 giorni di viaggio), con i servizi automobilistici (l'A. settentrionale produce oltre i 4/5 dei veicoli a motore di tutto il mondo), e con le comunicazioni aeree, per le quali del pari il continente gode di un primato mondiale (oltre 100.000 km. di linee regolarmente gestite). Quanto al commercio estero, basti ricordare che l'A. settentrionale possiede oggi più della metà delle navi di tutto il mondo (40,5 milioni di tonn. di stazza alla marina mercantile dei soli Stati Uniti); tra i suoi porti, tanto sull'Atlantico (Nuova York, Nuova Orleans, Boston, Philadelphia, Baltimora, Montréal, Québec, La Havana, ecc.), quanto sul Pacifico (Los Angeles, S. Francisco, Seattle, Portland, Panama) - figurano compresi tra i più attivi e frequentati del mondo.

I calcoli fatti dagli studiosi prevedono possibile un aumento di popolazione che ne accresca 4-6 volte la consistenza attuale.

BIBL.: R. Jones - B. Bryan, North America. An historical, economic and regional geography, Londra 1924; F. Machatschek, Allgemeine Länderkunde von Nordamerika, Hannover 1928; O. Schmieder, Länderkunde Nordamerika, Lipsia-Vienna 1933; H. Baulig, Amérique septentrionale, Parigi 1935-36; J. R. Smith, North America, Nuova York 1940; G. Wirsing, Der masslose Kontinent: Amerikas Kampf um die Weltherrschaft, Jena 1942.

Giuseppe Caraci

2. A. MERIDIONALE. - Nonostante costituisca una unica massa continentale con l'A. del N., alla quale rassomiglia sotto molteplici aspetti, l'A. meridionale costituisce un continente ben individuato: il più isolato da tutti gli altri, quello che attinge la più alta latitudine australe; di tutti il meno articolato ed in pari tempo quello in cui è più accentuato il contrasto fra lo sviluppo in longitudine (massimo di 5100 km. fra Perù settentrionale e Brasile), che va restringendosi via via verso S., ed il molto più considerevole sviluppo in latitudine (dal 120 al 560 S.; 7500 km.). Estesa 18 milioni di kmq., l'A. meridionale si spinge solo per poco più di 1/4 a S. del tropico: il resto, cioè il 73% del suo territorio, rimane compreso nelle zone intertropicali, di cui la più vasta (56%) è quella a S. dell'Equatore.

Come nell'A. settentrionale, una depressione mediana separa due settori marginali rilevati, di carattere.

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America - California. Missione del Carmelo (sec. xvut).

tere ed aspetto assai diverso, dei quali l'occidentale si distende compatto lungo il Pacifico, senza far luogo a pianure costiere. Continuandosi dal Mar Caraibico alla Terra del Fuoco, questi rilievi occidentali (Ande o Cordigliere) risultano
- California, Missione del Carmelo (sec. XVIII).

Tere ed aspetto assai diverso, dei quali l'occidentale si distende compatto lungo il Pacifico, senza far luogo a pianure costiere. Continuandosi dal Mar Caraibico alla Terra del Fuoco, questi rilievi occidentali (Ande o Cordigliere) risultano di più fasci di cimali addossati l'uno all'altro; dapprima disposti a ventaglio, e racchiudenti valli longitudinali (Ande della Colombia), poi allargantisi in modo da comprendere più o meno estesi ed elevati (fino a 3-4 mila m.) altopiani (Ande dell'Ecuador, del Perù e della Bolivia), ed infine assumendo figura di un'unica massa (Ande argentino-cilene e patagoniche). Le Ande sono quasi dovunque fronteggiate sulla costa da minori rilievi, i quali, pur discontinui, assumono localmente notevole importanza, massime nel Cile, dove, fra essi e le Cordigliere, trova posto una lunga depressione longitudinale, sommersa nella sua estremità meridionale. Anche verso l'interno alle Ande vere e proprie si affiancano (Argentina di NO.) precordigliere che isolano bacini chiusi e valli fluviali. Più strette delle

ranà-Paraguay) in una unica larga pianura (non sempre tuttavia d'origine alluvionale), elevata non più di 200 m., in media, sul livello del mare. Dei tre fumi l'Amazzoni ha il bacino di gran lunga maggiore (oltre 7 milioni di kmq.), anzi il più vasto della terra; tutti e tre insieme occupano da soli i 2/3 dell'A. meridionale, e formano, con i loro affluenti - molti dei quali superiori ai massimi fiumi europei - magnifiche vie navigabili, che permettono di passare dall'Atlantico nel cuore del continente e fino al piede delle Ande. Minore, ma non trascurabile importanza presentano anche gli altri tributari dell'Atlantico (Madeira, Uruguay, S. Francisco, Magdalena, ecc.), ed i loro affluenti, ancorché interrotti da rapide in corrispondenza all'altopiano orientale. Le zone senza deflusso al mare si riducono a meno di 1/4 del continente, e sono tutte localizzate a mezzodì del 15° S. e ad O. del 60° O. Greenwich.

I laghi non sono né frequenti, né cospicui. I due maggiori (Titicaca e Poopò), d'origine tettonica, trovan posto sull'altopiano andino; degli altri, i più notevoli interessano la sezione terminale dello stesso sistema (Ande meridionali).

Quantunque compresa per oltre i 2/3 nella zona torrida, e perciò nel dominio di climi caldi, l'A. meridionale gode di temperature non eccessive, grazie soprattutto alla disposizione del rilievo che permette largamente il libero giuoco delle influenze oceaniche. Nelle regioni a N. del tropico, l'aliseo atlantico determina il regime delle piogge, che sono in genere molto copiose (dai 2000 ai 4000 mm. annui lungo la costa di NE. e nel medio bacino dell'Amazzoni) e si concentrano o in una stagione unica (diversa a seconda che ci si trovi a N. o a S. dell'Equatore), o in due periodi separati da un breve intermezzo asciutto (veranillo). Oltre il tropico le temperature decrescono; aumentano i contrasti stagionali e si inverte la provenienza delle correnti aeree umide. I venti occidentali spiranti dal Pacifico inondano di pioggia il versante volto a questo oceano, mentre poco o nulla ne beneficia il lato che guarda alla pianura interna.

L'estrema cuspide meridionale ha clima assai rigido, con lunghi inverni; ma, mentre le precipitazioni oscillano dai 2000 ai 4000 mm. annui sulla frangia insulare cilena, decrescono a meno di 300 mm. in tutta la Patagonia. L'aridità va poi aumentando, anche lungo il Pacifico, dal Cile mediano (27°-28° ca.) al Perù settentrionale, ed interessa, insieme con i territori che sul rovescio delle Ande si estendono dalla punta boliviana all'Argentina di NO., un'area vasta nel senso della latitudine, ma relativamente ristretta. I deserti dell'A. meridionale (Atacama) hanno perciò proporzioni mal paragonabili con quelli africani. Nelle Ande l'eccezionale elevazione degli interposti altopiani tempera, in piena zona torrida, gli eccessi termici: i paesi di questo settore godono di un clima che ha minime oscillazioni stagionali, e furono in un'epoca precolombiana sedi di popoli progrediti, alle stesse latitudini del Congo e della Guinea.

Le piaghe in cui le piogge si mantengono, in media, sui 2000 mm. annui, o li superano sono caratterizzate dalla foresta equatoriale (selvas) che penetra anche nelle basse valli orientali e riveste il litorale atlantico dall'Orinoco al tropico. Alle piogge zenitali periodiche corrisponde la foresta rada, spoglia di verde nella stagione asciutta (catingas brasiliane), che trapassa a poco a poco nella savana, spesso in forma di bosco con ampie radure (campos), e più o meno rigogliosa di cespugli (carracos) o di erbe (llanos vene-

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(da C. Hentes, Objects rituels ... de la
Chine antiqua et de l'Amerique)

solani), le quali ultime si fanno magre o scompaiono affatto con l'accentuarsi dell'aridità (sertao del Brasile). Il passaggio ai climi temperati è segnato dalle praterie (chaco), che a poco a poco cedono alle tipiche pampas dalle alte graminacee (Argentina), e queste alla loro volta da un lato alle forme via via più povere e aperte della Patagonia, dall'altro alle salinas del pedemente interno delle Ande. In queste ultime vegetazioni, culture e insediamento umano si ordinano in fasce altitudinali all'ingrosso di 1000 in 1000 m.: tierras calientes, templadas e frias; le tierras frias, talvolta, rivestite di foreste. Oltre i 3000 m. comincia di regola l'alta steppa di erbe e di cespugli (paramos).

La popolazione dell'A. meridionale oltrepassa di poco i 100 milioni di ab. Ne risulta una densità media di circa 6 ab. a kmq., ma la relativa distribuzione è assai ineguale, in rapporto non tanto con le differenti possibilità offerte all'attività umana, quanto con il progresso della colonizzazione, che qui, diversamente da quanto si riscontra nell'A. settentrionale, è ancora in pieno sviluppo. Più fittamente abitate sono solo alcune aree marginali, nel

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diresse alle regioni temperate, dove ormai prevale anche numericamente.
Brasile meridionale, nell'Uruguay, nell'Argentina orientale, nel Cile centrale e sugli altopiani andini; ma la maggior parte del continente rimane ancora pressa poco priva di popolazione, o con popolazione estremamente rada. Di questi 100 milioni di ab., più di metà sono bianchi (creoli e immigrati 57-60 milioni), ma almeno un quarto (25 milioni) meticci ed oltre 1/10 Amerindi, discendenti degli Indios precolombiani. Il resto (8 milioni) è rappresentato da negri e da mulatti. La forzata immigrazione negra ebbe inizio nel sec. XVIII e termine appena nel 1851. Più tardi vennero nell'A. meridionale, con i bianchi, Cinesi e Giapponesi negli Stati del Pacifico, Indù e Malesi nelle Guayana: ma il loro numero è relativamente modesto. Giova tuttavia ricordare che le statistiche relative, condotte con criteri diversi da Stato a Stato, non sono né sempre attendibili, né in ogni caso fra di loro confrontabili. In genere, la popolazione indigena si è mantenuta, ad onta del contatto con i bianchi, nelle Ande tropicali; gruppi di Indios indipendenti nella foresta brasiliana e nella Terra del Fuoco. Popolazioni creole, spagnole, e portoghesi, assai mescolate di sangue indigeno, occupano una buona parte delle regioni orientali, anch'esse a N. del tropico; i negri vi compaiono numerosi nei lembi un tempo destinati alla coltura della canna da zucchero ed ai settori minerari. Alla colonizzazione creola primitiva, densa soprattutto nella zona intertropicale, tenne dietro, alla fine del secolo scorso (sviluppo della grande navigazione a vapore), l'immigrazione europea, che si

dresse alle regioni temperate, dove ormai prevale anche numericamente.

L'A. meridionale è nel dominio quasi assoluto dei popoli neolatini; la sua civiltà è quindi essenzialmente latina e cattolica. Anche tra gli immigrati recenti predomina il contributo di spagnoli, portoghesi e soprattutto italiani, questi ultimi attualmente in numero superiore ai 4 milioni. Notevole, in alcuni Stati (Brasile meridionale, Cile centrale), l'afflusso dei tedeschi. Lingua parlata è dovunque lo spagnolo, eccetto che nel Brasile, dove la lingua ufficiale è il portoghese. Sopravvivono tuttavia, localmente (Brasile interno, regione andina), talune lingue indigene (guarani, aymarà, quechua, tupi, ecc.).

La religione è rimasta dappertutto la cattolica (96% della popolazione del continente), la quale continua a far proseliti fra gli Indios. Questi (Brasile amazzonico, Chaco, Patagonia) sono tuttavia per larga parte feticisti (2,6% del totale sudamericano). I protestanti (0,8%) si limitano in sostanza ai tedeschi immigrati. Gli Ebrei sono in numero assolutamente insignificante, meno ancora dei pochi che risultano censiti come senza religione (0,1%).

Dopo la scoperta, l'A. meridionale venne ricercata soprattutto per la sua ricchezza di metalli preziosi (altopiani entroandini a N. del tropico); e solo relativamente tardi conobbe prima l'economia di piantagione (canna da zucchero, tabacco, caffè, ecc.) e poi, ancora più tardi (sec. XIX), la vera e propria colonizzazione agricola. Le sue enormi risorse sono perciò ben lontane dal potersi dire completamente e razionalmente sfruttate.

Nel campo minerario, più dell'oro (Colombia), in forte diminuzione, hanno importanza l'argento (Perù, Bolivia: 10% della produzione mondiale), il 1/4 della produzione mondiale (Perù, Bolivia); lo zinco (Perù, Bolivia), i nitrati (Cile), l'alluminio (Guayana) e soprattutto il petrolio, la cui estrazione (Venezuela, e, a grande distanza, Trinidad, Argentina e Colombia) è in forte aumento (12% del totale mondiale).

Assai maggiore risulta oggi, nell'economia continentale, il peso della produzione agricola e dell'allevamento. Oltre i 3/4 del raccolto mondiale del caffè provengono dall'A. meridionale, che fornisce fra l'altro grandi quantità di cacao (26%), di zucchero di canna (13%), di cotone (9%), di tabacco (5%), di cereali, ecc. I bovini (oltre 100 milioni di capi) rappresentano il 15% del totale mondiale, il 14% gli ovini (100 milioni di capi), il 20% i cavalli, l'11% i suini, ecc.; cospicuo è il quantitativo di carni congelate e conservate, di estratti di carne (il 70% della esporta-

zione mondiale di carni bovine, il 17% delle ovine, l'11% delle suine, e via dicendo), di pelli, di lana greggia (18% della esportazione mondiale), di lattini, ecc. che l'A. meridionale produce e, grazie al suo modesto consumo, può destinare all'esportazione.

Le risorse forestali sono imponenti (Brasile) e tuttora appena intaccate (caucciù, legnami, essenze medicinali).

Con tutto ciò, l'economia sudamericana rimane ancora imperniata sull'eccedenza di materie prime di largo consumo, che consente di bilanciare la richiesta

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(Ivi, Frasker)
America - California, Missione di San Michcle (fondata nel 1797) - Campanile.

istmi. Neppure le vie fluviali, veramente magnifiche, sono così largamente sfruttate come potrebbero, e nelle regioni dell'interno il trasporto delle merci è spesso affidato ad animali. Le zone periferiche beneficiano della navigazione marittima (resa più attiva dall'apertura del canale di Panama) che ha sviluppato buoni porti (Rio de Janeiro, Recife, Bahia, Santos, Buenos Aires, Valparaíso, Callao sono tra i più frequentati); linee aeree regolari collegano ormai tutti i maggiori centri fra loro nonché con l'A. del Nord e con l'Europa.

Eccetto le tre Guayane, le Falkland, l'isola Trinidad e le Antille olandesi, tutta l'A. meridionale è indipendente (97,5% del territorio; 99% degli ab.). Dei dieci Stati che la costituiscono nove debbono la loro origine alla frammentazione del vasto territorio spagnolo; uno, senza confronto il maggiore di tutti (Brasile), continua l'unità realizzata, sul versante atlantico, dal Portogallo. Tutti questi Stati hanno forma repubblicana, con costituzione federale in tre casi (Brasile, Argentina, Venezuela), unitaria negli altri; nessuno ha possedimenti esterni. Per quanto modellate sulla statunitense, le costituzioni ne differiscono di fatto, diverse essendo le condizioni etniche, sociali e civili. Economicamente e politicamente, le unità più solide corrispondono a quelle in cui l'elemento bianco è più numeroso e tiene nelle proprie mani le redini dello Stato. Nondimeno tutte le repubbliche hanno veduto intralciata o ritardata la loro evoluzione moderna da ripetute, rovinose rivoluzioni interne e guerre civili, che denunciano un assetto politico ancora non del tutto stabile.

La capacità di popolamento dell'A. meridionale è ancora larghissima. È stato calcolato ch'essa sia da 15 a 40 volte l'attuale, cioè superiore a quella di tutti gli altri continenti (l'Australia sola ne ha una maggiore in senso relativo, però, non assoluto).

Ecco il prospetto dell'attuale suddivisione politica:

### A. MERIDIONALE

| Area (in Kmq.) | Popolazione |
| Argentina | 2 797 113 |
| Bolivia | 1 085 000 |
| Brasile | 8 511 189 |
| Chile | 741 767 |
| Colombia | 1 139 155 |
| Ecuador | 256 000 |
| Paraguay | 404 444 |
| Perú | 1 421 864 |
| Uruguay | 186 926 |
| Venezuela | 912 050 |
| Stati indipendenti | 17 455 508 |
| 1. Trinidad e Tobago | 5 117 558 |
| Guayana britannica | 231 749 |
| 1. Maluine o Falkland | 11 960 |
| Possedimenti britannici | 248 826 |
| Antille olandesi dell'A. Mer. | 918 |
| Guayana o. Suriname | 156 141 |
| Possedimenti olandesi | 157 059 |
| Guayana francese | 91 000 |
| Possedimenti francesi | 91 000 |
| TOTALE A. MERIDIONALE | 17 952 313 |
| Vedi Tavv. LXXXV-LXXXIX. | 102 109 300 |

BIBL.: J. Bruce, South America, Nuova York 1914; P. Denis, Amérique du Sud, Parigi 1927; E. W. Shanahan, South America, an Economic and Regional Geography, with an Historical Chapter, Nuova York 1929; C. F. Jones, South America, Nuova York

1930: O. Schmiedcr, Länderkunde Südamerika, Lipsia 1932; M. W. Williams, The People and Politics of Latin America, Boston 1938; R. Riccardi, L'A. meridionale in generale (in Geografia Universale), Torino 1938; P. E. James, Latin America, London-Toronto-Melbourne-Sydney, s. d. [1942]. Giuseppe Caraci

II. ETNOGRAFIA.

La questione del primo popolamento antropologico-culturale del duplice continente americano sembra ormai pacifica nel senso che tale popolamento sarebbe avvenuto per immigrazione dall'Asia attraverso lo stretto di Bering. L'epoca è imprecisata.

1. - I gruppi razziali che si possono enumerare sono i seguenti: 1) il gruppo esquimese; 2) il gruppo nordico dai tipi molteplici, a carattere mongolico; 3) il gruppo centrale con caratteri eurasiatici; 4) il gruppo meridionale dalle variazioni assai rimarchevoli sempre a carattere mongolico; 5) il gruppo fueghino e patagone.

2. - I gruppi linguistici settentrionali e centrali sono: 1) il nadene (Athapasca); 2) l'algonchino; 3) il selish; 4) il sioux; 5) il sonoro azteco; 6) il maya; 7) gruppi isolati. I gruppi meridionali sono: 1) il cibcia e il kicuo; 2) il caribo; 3) il ges-tapuya; 4) il tupi-guarani; 5) l'arauko; 6) il cion; 7) il fueghino; 8) gruppi isolati.

3. - Il quadro storico-culturale dell'A. non è meno ricco. 1) La cultura primordiale si ritrova nel N. presso le tribù antiche e alcuni paleocalfiorinani: nel S. presso i Ges-Tapuya e i Fueghini. 2) La cultura totemistica è particolare delle tribù sud-occidentali e nord-orientali dell'A. del Nord (Sioux, Paui, ecc.); nell'A. del Sud, lungo le Cordiglie, fino al Chaco (Arnachi, Caribi, Guarani-Tupi). 3) La cultura matriarcale fiorisce nelle tribù nord-occidentali e sud-orientali dell'A. del Nord, nel S. presso le tribù del bacino delle Amazzoni e dell'Orinoco. 4) Tra queste culture corrono zone di maggiore o minore mescolanza. 5) Le culture di elevata specializzazione degli Aztechi, Maya, Cibcia e Kicua.

Quest'ultime culture, differentemente dalle grandi culture miste dell'Asia, con le quali peraltro hanno evidenti affinità, non hanno ricevuto alcun nuovo impulso dall'incontro con la civiltà occidentale, ed essendo quasi completamente obliterate, rientrano nel dominio di un particolare ramo dell'archeologia.

Bibl.: I. - G. Buschau, Illustrierte Völkerkunde, Stoccarda 1923; J. Deniker, Races et peuples de la terre, Parigi 1926; A. Hrdlicka, Man's antiquity in America, in Congr. Intern. Americ., XXX, Rio de Janeiro 1928; G. L. Sera, America (antropologia), in Enc. Ital., II, pp. 903-906; R. Basetti, Rasse e Popoli della Terra, 3 voll., Torino 1941.

II. - W. Schmidt, Die Sprachfamilien und Sprachenkreise der Erde, vol. I e Atlante, Heidelberg 1942.

III. - W. Schmidt, Kulturkreise und Kulturschichten in Südamerika, Z. f. E., XLV, 1913; E. Nordenskiöld, Comparative ethnographica studies, Göteborg 1919-22; W. Schmidt e W. Koppers, Völker und Kulturen, Ratisbona 1924; W. Schmidt, Der Ursprung der Gottesidee, II, V, VI, VIII, Münster 1929-40. Bernardo Bernardi

III. STORIA ECCLESIASTICA DELL'A.

1943. EPOCA PRECOLOMBIANA

È opinione sostenuta da alcuni che, prima della scoperta dell'A. da parte di Cristoforo Colombo nel 1492, vi fosse stato predicato il Vangelo. Esclusa la diocesi di Groenlandia, della quale parleremo in seguito, tale opinione non ha solido fondamento. È del tutto leggendario il supposto viaggio dell'apostolo s. Tommaso, che alcuni vollero riconoscere nel misterioso Quetzalcoatl messicano; la celebre croce del Palenque non ha niente a che fare con il segno della nostra redenzione. Consta però certamente che la Groenlandia fu evangelizzata prima del 1492. Quivi si erano stabiliti i Normanni, quando erano ancora pagani. Uno dei loro capi, Leif, visitò nel 990 la Norvegia e fu convertito dal re Olaf Trygverson. Ritornato in patria con alcuni missionari cattolici, questi vi convertirono quasi tutti gli abitanti, e nel 1112 fu eretta la diocesi di Gurdar, suffraganea successivamente delle metropolitane di Amburgo-Brema, di Lund e di Trondhjem. Il Gams dà una lista di 17 vescovi dal 1112 al 1440. Sembra che da quest'anno la Groenlandia rimanesse separata dall'Europa, e quei cristiani, abbandonati a se stessi e unitisi in matrimonio con gli Esquimesi, ritornarono al paganesimo e solo alcuni secoli più tardi vi fu introdotto il luteranesimo.

Prescindendo dalla Groenlandia, la storia ecclesiastica d'A. si può dividere in quattro parti, a seconda dei quattro centri dai quali si propagò la Chiesa cattolica nel continente americano, cioè l'A. del Nord con due centri, Canadà e Stati Uniti, l'A. colonizzata dagli Spagnoli e l'A. colonizzata dai Portoghesi (Brasile).

2. A. DEL NORD. - a) Canadà. - Il Canadà, detto un tempo anche Nuova Francia, benché visitato da vari naviganti, non cominciò propriamente ad essere evangelizzato se non dal tempo della fondazione di Québec (1608), fatta dal francese Samuele di Champ-lain. La colonia e la Chiesa cattolica si svilupparono a poco a poco, vari Ordini (Francescani recoltetti, Gesuiti, Sulpiziani, ecc.) vi svolsero la loro attività. Questa ebbe per campo non solo tutte le regioni intorno ai grandi laghi, tra le tribù degli Algonchini, degli Uroni e dei feroci Irochesi, ma si estese anche alla valle del fiume Illinois e del Mississippi, nella cui scoperta si resero famosi il recoltetto belga Hennequin e il gesuita francese G. Marquette. Non pochi missionari incontrarono il martirio nell'ardua impresa, ma anche il Vangelo produsse fra quei neofiti frutti di santità, quale la vergine irochesse Caterina Tekakwitha. Tutta la Chiesa del Canadà dipese un tempo dal vescovo di Rouen, finché nel 1659 vi giunse il primo vescovo Francesco Laval-Montmorency (1659-74), prima con il titolo di vicario apostolico poi con quello di vescovo di Québec, che stabilì su solide basi la Chiesa del Canadà. La diocesi di Québec si prolungava dal Canadà lungo le sponde del Mississippi fino alla foce di questo gran fiume, dove si fondò la città di Nuova Orleans. Per evangelizzare questa parte meridionale della diocesi vennero anche missionari direttamente dalla Francia. La cessione dell'Acadia all'Inghilterra per il trattato di Utrecht (1713) fu un avvenimento infausto per la Chiesa del Canadà. Difatti i protestanti inglesi vi perseguitarono i cattolici e, non potendo ridurli al protestante-simo, dopo alcuni anni, con inaudito esempio di crudeltà, li esiliarono in massa, disperdendoli nelle colonie inglesi; alcuni pochi poterono rifugiarsi nei dintorni di Nuova Orleans dove rafforzarono quella missione cattolica. Nel 1763 per il trattato di Parigi tutto il Canadà passava sotto il dominio inglese e cominciò per quella Chiesa un periodo di lotta e di oppressione. Eppure i cattolici del Canadà si mantennero fedeli, durante la guerra d'indipendenza delle colonie americane, alla nazione che li perseguitava. (Per ulteriori vicende della storia ecclesiastica V. CANADÀ).

b) Stati Uniti. - La storia ecclesiastica degli Stati Uniti bisogna seguirla secondo le differenti direttive della penetrazione cattolica in ciò che fu dapprima un agglomerato di colonie olandesi, spagnole, inglesi e francesi, e adesso forma la repubblica degli Stati Uniti d'A. Difatti l'evangelizzazione vi penetrò dal Messico, dall'isola di Cuba, dal Canadà, direttamente dalla Francia e perfino dall'Inghilterra. Dal Messico nei secc. XVI, XVII e XVIII missionari cattolici - tra i quali sono ri-

masti celebri il gesuita E. Chino e il francescano G. Serra — predicarono il Vangelo nelle regioni del SO., cioè nel Texas, Nuovo Messico, Arizona, Colorado e California; dall'isola di Cuba partì nel sec. XVI la prima spedizione missionaria che arrivò alla Florida e fu annientata sulla costa della Carolina, e alla quale seguirono altre nei secoli seguenti; i missionari francesi scendendo dal Canadà, come si è detto, e seguendo il corso del Mississippi, giunsero fino alla foce del fiume; per coltivare le cristianità ivi stabilite giunsero anche nuovi missionari direttamente dalla Francia; finalmente alcuni gesuiti inglesi, accompagnando Lord Baltimore nel sec. XVII, si stabilirono nel Maryland, e in varie occasioni penetrarono anche nei vicini territori protestanti. Ad eccezione delle colonie del Maryland, di Rhode Island e della quacchera Pennsylvania, i cattolici non godettero di nessuna libertà religiosa nelle colonie inglesi. Difatti i puritani del Massachusetts, i calvinisti olandesi della colonia di Nuova York, gli anglicani della Virginia, ed altri sempre perseguitarono i cattolici che capitavano fra loro; eppure avevano il vicino l'esempio del cattolico Maryland, tollerante con tutti i protestanti e che, precisamente per essere cattolico e tollerante, ebbe molto a soffrire dai protestanti delle altre colonie. Tutti questi diversi campi di evangelizzazione avevano i loro centri ecclesiastici molto lontani: le missioni del Messico dipendevano dalle diocesi di questo vicereame, prima da quella di Guadalajara (1552), poi dal vescovo di Guadiana o Durango (1620) e da quello di Sonora (1779), fino all'erezione della diocesi di Monterrey (1840), alla quale appartenero le California. Le missioni della Florida disperò e furono alle volte visitate dai vescovi di Santiago di Cuba (fondata nel 1522) e di Avana (1787); quelle del Mississippi ebbero per centro Québéco fino all'erezione della diocesi di Nuova Orleans (1793), e finalmente i cattolici del Maryland riconoscevano come superiore ecclesiastico il vicario apostolico di Londra. Quando le colonie inglesi si proclamarono indipendenti dall'Inghilterra nel 1776, i 13 Stati primitivi, rinchiusi tra il Mississippi e l'Atlantico, tra il Canadà e la Florida, furono tutti posti sotto la giurisdizione della diocesi di Baltimore (1789). (Per le ultime riformazioni, vedere della storia ecclesiastica V. STATI UNITI (U.S.A.).)

3. A. SPAGNOLA. — La storia ecclesiastica dell'As pagnala cominciò con lo sbarco di Cristoforo Colombo nel 1492. Scoprironi e conquistatori spagnoli erano sempre accompagnati da missionari e sacerdoti, e cominciava il culto dovunque essi si stabilivano. Dalla Spagna e quasi esclusivamente dal porto di Siviglia salparono tutti i missionari spagnoli e stranieri destinati all'A., ed alla metropolitana di Siviglia appartennero le prime missioni e le prime diocesi stabilite nelle Antille, nell'A. Centrale (Panamà), nel Messico o Nuova Spagna, nella Colombia (Popayan) e nel Perù. Le nuove diocesi erano troppo lontane da Siviglia; le scoperte e le conquiste si estendevano sempre più, cosicché nel 1546, staccandole da Siviglia, vennero fondate tre province ecclesiastiche americane che, con le loro diocesi suffragane, furono centri di vita religiosa per i coloni, di missioni per gli Indiani e di ulteriore sviluppo in nuove diocesi e province ecclesiastiche. Le tre prime arcidiocesi erette nel 1546 furono: S. Domingo, con giurisdizione su tutte le Antille e su parte del continente bagnato dal mare delle Antille; Messico, la cui giurisdizione si estendeva da Honduras fino al N. del fiume Bravo nell'attuale repubblica degli Stati Uniti; e Lima, la più grande di tutte, con giurisdizione da Nicaragua in giù per tutta la costa del Pacifico fino agli Araucani del Cile e, penetrando dentro nel continente, dall'alto Perù (Bolivia) fino al Paraguay e Argentina. Queste province ecclesiastiche sviluppando normalmente furono più tardi suddivise in altre nuove, che costituirono gli arcivescovi di Santiago di Cuba (1802), di Guatemala (1743), Charcas (1609), Bogotà (1564), così che all'epoca dell'indipendenza esisteva nell'A. spagnola 7 metropoli con più di 30 diocesi suffragane.

La storia ecclesiastica dell'A. spagnola ebbe caratteristiche speciali. Prima di tutto il patronato reale, largito dai sommi Pontefici ai re di Spagna, per il quale era loro concessa l'elezione dei vescovi, la delimitazione e divisione delle diocesi e molti altri privilegi; l'istituzione canonica con le bolle, però, doveva venir da Roma. Dal patronato derivavano molti benefici; basti citare l'evangelizzazione di tutti quegli immensi territori, aiutata dal governo, lo stabilimento di diocesi e province ecclesiastiche, l'erezione di cattedrali e case religiose, l'unione tra le autorità civili ed ecclesiastiche. Ne derivarono anche inconvenienti, come la mancanza di comunicazione diretta tra il capo della Chiesa ed i vescovi, l'elezione di prelati quasi tutti spagnoli, pochi eredi e nessuno indiano, l'esplosione dei Gesuiti nel 1767 con danni irreparabili per le missioni. INQUISIZIONE (v.). Qui basterà dire che fu un tribunale misto ecclesiastico civile, il quale con meno di 200 condanne a morte seppe conservare la pace religiosa durante tre secoli in tutto l'immenso territorio coloniale. Si paragoni questo numero di vittime con le decine di migliaia fatte dalle guerre religiose in Europa. Le leggi delle Indie (Leyes de Indias) sono un'altra particolarità dell'A. spagnola. Se tra i conquistatori si trovarono alcuni spietati e crudeli, la presenza di sacerdoti nelle conquiste e lo stabilimento di tanti Ordini religiosi, pur non potendo sopprimere del tutto gli abusie e le crudeltà, diedero modo di elevare fino al trono del monarca spagnolo rimostranze e proteste, che produssero le famose Leyes de Indias di tenore veramente paterno verso gli Indiani, purtroppo non sempre osservate. Finalmente le Riduzioni del Paraguay dimostrarono fino a che punto di civiltà e di efficacia si può arrivare quando la Chiesa e lo Stato lavorano d'accordo per il bene di un popolo che esce dalla barbarie. Non mancarono però difficoltà, che alle volte ostacolarono la tranquilla propagazione del Vangelo; tali furono: le ricchezze del clero, le quali, benché quasi sempre impiegate in bene degli Indiani e dei poveri, in fondazioni di nuove parrocchie e missioni, pure, quando venne meno lo spirito religioso, diedero occasione a vari abusi; la questione dell'alternativa tra i superiori religiosi, i quali si dovevano scegliere alternativamente tra spagnoli e creoli; qualcuno dissidio scandaloso tra i viceré ed i vescovi, come quello del Messico al principio del sec. XVII; o tra vescovi e religiosi, come quello del Palafox nel Messico e del Cardenas nel Paraguay. Ma tutto questo non fu d'ostacolo allo sviluppo potente della Chiesa. Si fondarono missioni bene organizzate tra gli Indiani del Messico settentrionale, del fiume Orinoco, dell'Araucania, del Paraguay, ecc.; si celebrarono concili provinciali rimasti celebri nella storia, come nel Messico e nel Perù, e maturarono frutti opimi di santità, come s. Filippo di Gesù, s. Rosa di Lima, la beata Marianna di Quito, ecc. (Per le ulteriori vicende della storia ecclesiastica delle diverse nazioni diventate indipendenti, V. le voci rispettive: MESSICO, PARAGUAY, ecc.).

4. A. PORTOGHESE. — a) Prima dell'indipendenza. — Esiste un parallelismo notevole tra la storia ecclesiastica.

stica coloniale spagnola e quella portoghese. I re del Portogallo, come quelli di Spagna, godevano del patronato reale con gli stessi vantaggi ed inconvenienti indicati per l'A. spagnola. Nelle colonie americane portoghesi come nelle spagnole, le prime diocesi che si eressero, S. Salvador di Bahia (1551), S. Sebastian de Rio de Janeiro (1575) e la prelatura di Olinda e Recife (1622) formarono parte di una provincia ecclesiastica (Lisbona) della madre patria, finché, eretta l'arcidiocesi di Bahia (1676), incominciò la provincia dello stesso nome con le diocesi suffragane di Rio de Janeiro e di Olinda-Recife, elevate a diocesi lo stesso anno. Le altre diocesi che si fondarono nel sec. XVIII, Goyaz, Cuiabá, S. Paolo e Marianna (1745), entrarono a far parte di detta provincia di Bahia, e solamente quelle di Belem do Pará (1719) e di S. Luigi del Maragnone (1677) rimasero annesse alla provincia di Lisbona fino al tempo dell'indipendenza. Nell'A. lusitana, come nella spagnola, sacerdoti e missionari accompagnavano gli scopritori ed i conquistatori; la loro presenza frenava almeno la crudeltà, quando non poteva proteggere gli Indiani contro gli abusi dei bianchi; anch'essi ottennero la promulgazione di leggi favorevoli agli Indiani, ed alcuni si resero celebri per le loro imprese e per il loro amore agli Indiani, come i padri Anchieta, Nóbrega e Antonio Vieira. Aranda, ministro di Carlo III, re di Spagna, espulse i Gesuiti dall'A. spagnola; alcuni anni prima, Pombal, ministro di Giuseppe I, re di Portogallo, li aveva cacciati dall'A. portoghese, con grande detrimento dell'educazione della gioventù e delle missioni tra gli Indiani. In alcune cose però il parallelismo vien meno. Nel Brasile si formarono varie razzie per fare schiavi non solo Indiani idolatri ma anche cristiani, come quelle dei paulisti o mancellechi contro le Riduzioni cristiane del Paraguay. Così pure, per essersi opposto alla schiavitù degli Indiani, il P. Antonio Vieira fu preso e mandato in Portogallo dai coloni del Maragnone nel 1661. Niente di somigliante successe mai nelle colonie spagnole. Inoltre nell'A. spagnola nessuna nazione straniera protestante poté fissarvisi, mentre nel Brasile si dovettero riconquistare i territori occupati dagli ugonotti francesi, stabilitisi a Rio de Janeiro (1555-67) e dai protestanti olandesi, fatti forti prima a Bahia, e dopo a Olinda (1624-25 e 1630-54).

5. Per le ulteriori vicende della storia ecclesiastica delle diverse nazioni diventate indipendenti, ve le voci relative: BRASILE, ecc.

Per la religione dei primitivi, V. PRIMITIVI, religione dei.

BIBL.: P. B. Gams, Series Episcoporum Ecclesiae Catholicae, Ratisbona 1873; C. Crivelli, La religione dei popoli che abitarono il Messico e l'America Centrale (in Storia delle Religioni, diretta dal P. P. Tacchini, V. T. Torino 1943; P. Wittman, Greenland, in The Cath. Enc., VI, pp. 777-79.

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The religious denominations in the United States, Their past history, present condition and doctrines, Filadelfia 1859; P. Guilday, Life and Times of John Carroll, Nuova York 1922; The official Catholic Directory for the year 1933, Nuova York; D. C. Schearer, Pontificia americana. A documentary history of the Catholic Church in the U. S., 1784-1884, Washington 1933; The Catholic Encyclopedia, artt. delle singole diocesi; Annuario pontificio 1948, Città del Vaticano.

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genes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dió genes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dióges de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dió genes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dióges de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dió genes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dióges de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dió genes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dióges de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Dió genes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de las Diógenes de 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Esso mirava ad agevolare e intensificare le conversioni alla fede, attraverso una vasta opera di conciliazione e di sintesi fra l'antica tradizione cattolica e il nuovo pensiero e le nuove aspirazioni della religiosità moderna. Questo movimento, di cui si era fatto protagonista il missionario p. BEECHER (v.) fondatore della Congregazione religiosa dei Paolisti, e già discusso negli stessi ambienti nei quali era sorto, ebbe vasta risonanza e suscitò reazioni di natura varia, quando fu portato a conoscenza negli ambienti religiosi d'Europa, specialmente francesi. Le più vivaci polemiche sorsero infatti in Francia. L'avvenimento che le motivò fu la pubblicazione di una vita del p. I. T. Hecker scritta da W. Elliott, tradotta in francese (Parigi 1897) da F. Klein che in pochi mesi ebbe cinque edizioni.

Effettivamente gli americanisti, pur partendo dal nobile e lodevole intento d'una più estesa e rapida diffusione del cattolicesimo, mettevano a repentaglio l'unità della Chiesa romana. Per questo Leone XIII intervenne con grande tempestività, condannando l'errore con la lettera Testem benevolentiade del 22 genn. 1899, diretta al card. Gibbons, ammiratore e fautore dei Paolisti. Le buone intenzioni e la perfetta ortodossia dei promotori delle nuove teorie sono dimostrate inequivocabilmente dalla loro pronta e incondizionata sottomissione alle parole del Sommo Pontefice.