PRIMITIVI

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PRIMITIVI - Coltelli di pietra (a destra e a sinistra), finemente schematizzati e con i margini dentellati, usati per la subincisione, soprarrati dagli indigeni Boorungoo di Kimberley, Australia nord-occidentale; al centro; schegge litiche taglienti usate per circondiere i giovani, raccolte presso i Peedong, Alto Murchinson, Australia occidentale - Roma, Museo preistorico etno-grafico - L. Pigorini.

(du. A. Zanelli)

De quibusdam praelatis Romanae Curiae, in Apollinaris, 8 (1935), pp. 64-67; A. van Hove, De rescripsi, Malines-Roma 1936, pp. 13-15, nn. 9-11; H. Leclercq, Primicier, in DACL, XIV, coll. 1179-81. Giuseppe Palazzini

PRIMITIVI - Fin verso il 1860 era ancora viva la questione del «regresso» o «degenerazione», ossia se i popoli primitivi, che allora si chiamavano «selvaggi», dei quali si avevano ormai documenti così abbondanti, si dovessero considerare come resti di popoli decaduti (teoria della degenerazione) oppure come popoli il cui sviluppo culturale aveva subito un arresto (teoria della stasi).

Sommario: I. Le culture primitive. - II. La cultura ori-ginaria. - III. Le culture primarie. - IV. Le culture secondarie. - V. TERZIARIE. - VI. La diffusione delle culture nelle diverse parti del mondo.

I. Le culture primitive

Da vari decenni J. Boucher de Perthes faceva scavi nella valle della Somme dove aveva trovato resti di manufatti litici (coltelli, asce ed altri utensili) anteriori a qualsiasi in formazione scritta sugli abitanti di quelle regioni, resti che gli considerava appartenenti ad un uomo preistorico.

Visti inutili i tentativi di convincere i geologi francesi dell'importanza dei suoi risultati, nella primavera del 1859 inviò Sir Charles Lyell, che era allora la più grande autorità in geologia, a visitare i suoi scavi. Questi riconobbe l'importanza dei risultati del Boucher de Perthes e si schierò dalla sua parte. Un così autorevole appoggio decise l'accettazione nel campo scientifico dei risultati del Boucher de Perthes e diede impulso a numerosi scavi in tutti i paesi d'Europa dai quali uscì sempre più confermata l'esistenza dell'uomo preistorico. Così era risolta la questione dei p. Essi si dovevano considerare come popoli che avevano subito una stasi nel loro sviluppo. A maggior conferma di tale conclusione, nei numerosi scavi, fatte rare eccezioni, non si sono trovate, tra i p., tracce di culture più elevate. E non poteva nemmeno ammettersi l'obiezione che si trattasse di civiltà regredite per causa di un ambiente geografico poco favorevole, come la mancanza di metalli, di piante adatte alla confezione delle stoffe, di animali domestici, perché spesso l'ambiente sarebbe stato favorevole allo sviluppo.

Più tardi l'archeologia e la linguistica avrebbero ancora confermato l'esistenza dell'uomo preistorico. Anche nelle

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(da M. Guisinde, Die Yamaná, Mödläng presso Vienna 1937, fig. 15)
PRIMITIVI - Esterno della capanna dove avvengono le iniziazioni - Yamana.

gliori condizioni, i resti di antiche civiltà non risalgono più indietro del v millennio a. C. ma quasi sempre scendono dal III al I e anche più sotto. Al di là di questi limiti cronologici gli scavi forniscono solo una documentazione preistorica.

Si conoscono ora le fasi di sviluppo delle lingue dei popoli giunti ad un alto grado di civiltà (Indo-Europé, Semiti, Camiti, Uralo-Altaici e altri ancora) almeno dai primi documenti della scrittura in poi; ma nessun punto di questo sviluppo può essere posto come base delle lingue dei popoli primitivi. Anche quando si può stabilire una parentela sicura tra lingue dei p. e lingue dei popoli con grande civiltà - come per le lingue carmitiche dell'Africa settentrionale e orientale rispetto all'antica lingua egiziana o come le lingue dei popoli del Tibet e della Birmania rispetto al cinese - le lingue primitive hanno sempre forme più arcaiche delle più antiche forme delle lingue dei popoli di grandi civiltà, oppure le due forme sono tali che possono essere solo derivate da una forma comune, più antica dell'una e dell'altra. Onde si vede che anche in questi casi il punto di irradiazione delle lingue parenti è anteriore alla formazione delle grandi culture. L'ipotesi delle degenerazioni diventa ancora più insostenibile se si pensa alle molte lingue di popoli primitivi le quali non hanno la più lontana relazione con le lingue dei popoli giunti a una grande civiltà.

I popoli primitivi sono dunque popoli che hanno subito una stasi nel loro sviluppo. Ma ciò non significa che non abbiano avuto uno sviluppo e siano assolutamente senza storia. Anch'essi hanno elementi culturali (utensili, armi, uso del fuoco, lingua, istituzioni familiari, sociali, etiche e religiose) che dimostrano intelligenza, pensiero, sviluppo, forza creatrice, ossia civiltà: i p. sono popoli di scarsa civiltà, poveri di storia, relativamente primitivi, ma non senza civiltà, senza storia, assolutamente primitivi. Nessun popolo è allo stato puramente naturale, tutti hanno avuto una forza creatrice e formato una certa civiltà ma ad un dato punto si sono fermati nel loro sviluppo (per le condizioni che hanno favorito tale arresto, V. ETNOLOGIA. Per una trattazione più profonda del progresso e regresso dei p., cf. W. Schmidt e W. Koppers, Volker und Kulturen, Ratisbona 1924, p. 41 sgg.).

Il concetto di p. assume così un valore molto diverso da quello che gli è attribuito comunemente. Non è facile, anzi è impossibile, formulare un criterio assoluto in base al quale si possa includere una popolazione o una cultura nel concetto di p.». Però forse nessuna invenzione ha avuto un'influenza così profonda sul pensiero dell'uomo e sullo scrittura (v.). Questa invenzione ha avuto un'influenza decisiva nella storia dell'umanità ed ha portato le culture ancora povere al grado di grandi culture. Perciò la scrittura è la divisione più comprensiva che si possa fare della civiltà umana. Al primo periodo appartengono i popoli senza la scrittura, che chiameremo «p.», caratterizzati da un pensiero antico e riflessivo (v. ETNOLOGIA).

Prima di esporre le caratteristiche delle varie culture si ricordi che il concetto base dell'etnologia moderna è il metodo storico, il quale cerca in un primo tempo di raccogliere il maggior numero di informazioni sui p., raggruppati quindi le popolazioni che hanno un fondo culturale uguale in aree o cicli culturali che sono chiamati culture e finalmente si domanda se popolazioni spesso separate da grandi distanze ma con un fondo culturale simile non siano state una volta unite. Le somiglianze non sono più spiegate accettando senz'altro la convergenza, per cui oggetti o istituzioni uguali sarebbero sorti indipendentemente in diverse parti del mondo, ma si cerca di scoprire se non ci siano state emigrazioni dei diversi popoli o almeno degli elementi culturali che presentano somiglianze. Difatti il metodo storico ha dimostrato che anche nelle società primitive molti mutamenti sono avvenuti in seguito a immigrazione e non per uno sviluppo intrinseco. Il contatto fra tribù diverse ha dato origine a mescolanze diverse di culture (v. ETNOLOGIA).

II. LA CULTURA ORIGINARIA

La denominazione di «cultura originaria» va intesa non nel senso assoluto di cultura primordiale - cultura che non è accessibile direttamente ma solo per induzione - ma nel senso della cultura più arcaica etnologicamente constatabile. A questa appartengono i popoli che vivono per lo più in regioni difficilmente accessibili, come i Pigmei che abitano ai margini delle foreste del Congo.

Vivono in piccoli gruppi, lontani gli uni dagli altri, con ciò che offre loro la natura: caccia e raccolta. Non praticano l'agricoltura e non allevano il bestiame; si riparano dalle intemperie costruendo capanne oppure semplici paraventi o ripari di frasche. Il vestito si riduce a

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(da M. Guisinde, Die Yamaná, Mödläng presso Vienna 1937, p. 861)
PRIMITIVI - Iniziandi con il volto dipinto - Yamaná.

un perizoma. L'arco a sezione trasversale rotonda è la loro arma; vivendo nella foresta utilizzano il legno per fabbricare gli utensili che servono alla loro vita quotidiana; onde si può parlare di un'età del legno anteriore all'età della pietra. Riconoscono un Essere Supremo creatore del mondo, concepito come padre e protettore della morale. Questo Dio abita generalmente in cielo e riceve sacrifici di primizie. La magia, l'animismo e il culto dei morti sono poco sviluppati. La famiglia è fondata sulla monogamia, con parità di diritti tra l'uomo e la donna. Riconoscono la proprietà privata degli utensili, delle armi, degli ornamenti e degli attrezzi, ossia di tutto ciò che è frutto del lavoro individuale. Il terreno su cui vanno a caccia, pescano e raccolgono appartiene invece al gruppo. Non hanno capi tribù, non tirannia; la vera autorità è quella del padre di famiglia; c'è già una forma di Stato, ma ancora molto debole, tanto che in caso di omicidio, se le famiglie non giungono ad un accordo, la vendetta di sangue spetta ai parenti dell'ucciso e non allo Stato.

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Possono ancora esser inclusi in questa cultura, secondo la scuola storico-culturale, i Negriti, i Boschmani e gli abitanti della Terra del Fuoco benché abbiano già un'organizzazione sociale più complessa, in quanto che i giovani e le ragazze, prima di entrare a far parte della società, devono subire un'iniziazione, la quale ha un carattere pedagogico e morale, durante la quale sono insegnati agli iniziandì i precetti che devono osservare (v. INIZIAZIONE DELLA GIOVENTU). I Tasmaniani, ora estinti, gli Indiani della California centrale, le popolazioni più primitive dell'Australia, gli Eschimesi delle regioni antiche rappresentano ancora un ulteriore sviluppo perché, pur vivendo di raccolta, di caccia e di pesca, cominciano a utilizzare anche la pietra come strumento e anzi le popolazioni dell'Australia e della Tasmania la lavorano. Anche l'inizio della lancia appartiene a questo periodo; quest'arma è dapprima molto semplice; nelle culture più primitive dell'Australia si usa il bumerang, arma da getto, e lo scudo, di forma molto rozza, chiamato scudo-bastone perché, più che uno scudo vero e proprio, è un semplice bastone che serve a parare i colpi della clava. Cominciano le prime manifestazioni del tatuaggio fatto con cicatrici; le capanne hanno la forma di un alveare rotondo. Comincia pure la poligamia.

III. LE CULTURE PRIMARIE

Dalle culture originarie si formano culture più complesse note con il nome di culture primarie. Questo sviluppo avviene in due forme diversissime che si differenziano soprattutto nell'aspetto sociologico: se la donna ha la parte più importante nella società si origina il matriarcato, se passa in seconda linea di fronte all'uomo sorge il patriarcato. La prima forma è caratteristica delle popolazioni che passano dallo stato primitivo all'agricoltura, la seconda si svolge tra i popoli la cui economia è fondata sulla caccia e sul bestiame.

Una delle più antiche manifestazioni del matriarcato è, sotto l'aspetto sociologico, il sistema di due classi matrimoniali tra le quali vige l'esogamia. La donna comincia a lavorare la terra con un piccolo, la casa è ad angolo retto, la clava, nelle forme più diverse, è l'arma caratteristica di questa cultura, lo scudo assume dimensioni più larghe. La ceramica a orlatura è fatta dalle donne e i primi scisti sono intrecciati nello stesso modo. I tessuti sono di scorta d'albero, le barche di assi, i tamburi di legno spaccato. Altre caratteristiche di questa cultura sono il flauto a più canne e l'arco musicale. Oltre la divisione della tribù in due classi matrimoniali esogamiche, si ricordano ancora, fra le caratteristiche di questa cultura, la derivazione della discendenza in linea matriarcale e, forse, anche il cannibalismo. Nella religione si sviluppano

(1. F. Fetici) — Fetici in pietra raffiguranti la divinità della caccia: Kalive il Piccolo cacciatore - Missione francescana di Lulua-Katanga, Congo belga.

La mitologia lunare, il culto dei teschi e dei morti, i balli durante i quali sono portate maschere e la sepoltura a due fasi. Sempre dalle culture originarie si sviluppano due altre culture nelle quali predomina il patriarcato.

Nel totemismo la caratteristica sociologica essenziale è che la tribù deriva da un animale (questo è il caso più comune) o da una pianta, talvolta anche da un corpo (luna, acqua) il quale perciò diventa tabu. Nella tribù totemista la caccia è molto più sviluppata che nelle culture originarie, si organizzano grandi cacce alle quali partecipano tutta la tribù e le armi sono molto più perfezionate. Esse sono soprattutto a punta (lance, spade, pugnali). La lancia è gettata con una fornobola, la casa è rotonda con il tetto a comignolo. Il vestito consiste in una cintura larga e dura e in un fodero attorno al pene. I totemisti si colorano tutto il corpo o almeno alcune parti di rosso e portano molti ornamenti, soprattutto collane, orecchini e dischi rotondi. L'ascia è caratterizzata dal fatto che la lama è inserita direttamente nell'estremità più grossa di un ramo. I totemisti lavorano molto il legno facendo piatti ovali, appoggiatesi, su cui scolpiscono figure, specialmente di animali. L'ornamentazione è rettilineare disposta a fasce; il canotto è costruito svuotando un tronco d'albero e i remi sono a forma di lancetta. Come strumento musicale va ricordato il flauto semplice. La sociologia delle popolazioni totemiste è caratterizzata dal legame sociale con il totem e dalla iniziazione nelle tribù riservata solo ai giovani e accompagnata da pratiche dolorose. La discendenza è regolata soltanto in linea patriarcale; i membri dello stesso clan, che hanno quindi lo stesso totem, non possono sposarsi. La religione è soprattutto mitologia solare con un forte sviluppo della magia. Sembra che i morti non siano sepolti ma esposti al sole; con il totemismo incomincia forse la mummificazione.

Anche nella cultura dei nomadi pastori la casa ha originariamente una forma rotonda. La pietra è poco usata e gli oggetti sono soprattutto di legno e di osso. L'economia è fondata sull'allevamento del bestiame; il latte e il sangue costituiscono il nutrimento essenziale di queste popolazioni. I recipienti, e originariamente anche le barche, sono per lo più di cuoio; l'arco è riflesso e viene anche chiamato, dalla sua provenienza, arco asiatico; si adopera anche la lancia con la punta di osso e fornita di uncini. Si formano grandi famiglie in cui si rafforza sempre più l'autorità del capo. Il monoteismo delle culture originarie si mantiene relativamente puro.

IV. LE CULTURE SECONDIARIE

A un terzo gruppo, risultante dalla mescolanza di culture primarie, appartengono le culture secondarie.

L'economia, la sociologia e la religione si svi

luppano e si trasformano. Nel matriarcato, a contatto con altre culture, sorgono grandi famiglie ma la discendenza resta in linea matriarcale. La casa è ancora rettangolare ma assume dimensioni più grandi per raccogliere tutta la discendenza; spesso è appoggiata su pali (palafitte). Le armi di questa cultura sono l'arco a sezione trasversale piatta e lo scudo che è appeso alla spalla; si usano anche piccoli archi e piccole frecce per estrarre sangue dalle bestie. Comincia l'uso del tabacco e del betel. Il canotto, sempre costruito con assi, si perfeziona; si usano remi che somigliano a grucce; per passare da un posto all'altro delle palafitte, si costruiscono ponti pensili. In questa cultura sono caratteristici piccoli tamburi di legno che hanno la forma di un orologio a polvere, e pettini; nel tatuaggio si usano sostanze colorate. Si formano regolari ginecocrazie. Alla prima mestruazione le ragazze sono iniziate dalla madre. Si sviluppano sempre più la magia e il feticismo; gli antenati e gli spiriti sono rappresentati in posizione rannicchiata.

Le culture patriarcali sembrano più portate alla specializzazione e, almeno nelle manifestazioni della loro cultura materiale, sono spesso differenti. Si ricorda specialmente il ciclo culturale austroussiano o malese-polinesiano e il sudanese. Hanno in comune la formazione di classi sociali, la tendenza a una monarchia assoluta e al politeismo. La cultura materiale invece è molto diversa poiché i malesi-polinesiani abitano su isole e sono quindi navigatori mentre i sudanesi abitano all'interno di un continente.

I nomadi pastori hanno la tendenza a sovrapporsi ad altri popoli e dominarli.

V. LE CULTURE TERZIARIE

Base delle grandi civiltà svoltesi nelle diverse parti del mondo, sono dovute a mescolanze di culture primarie e secondarie e si differenziano da queste perché hanno sviluppato la scrittura e la letteratura. Si possono distinguere tre grandi complessi culturali: l'asiatico, l'americano e l'europeo. Il primo comprende il ciclo culturale cinese, giapponese e indiano, il secondo le culture dell'America centrale (Nahua e Maya) e meridionale (Cauca, Chibcha, Juha, Aymara). Il terzo sta all'inizio della nostra civiltà e si spinge anche in tempi storici.

VI. LA DIFFUSIONE DELLE CULTURE NELLE DIVERSE PARTI DEL MONDO

I. Regioni artiche

Il ciclo culturale artico è diffuso nell'America (Groenlandia) e nell'Asia settentrionale. Era in origine una cultura originaria alla quale si sono mescolati molti elementi estranei. L'am-biente richiede una larga utilizzazione delle ossa nella fabbricazione delle armi e degli utensili (v. ETNOLOGIA).

2. -America. — Solo nella California ci sono ancora culture originarie, mentre tutta l'America settentrionale è il risultato di una mescolanza di matriarcato e di totemismo che è forte specialmente a nord-ovest. A sud comincia a farsi sentire l'influenza della cultura messicana che si è sviluppata nell'America centrale, mentre nelle isole accanto si è fatto sentire fortemente il matriarcato posteriore. Nella parte più meridionale dell'America del sud sono gli abitanti della Terra del Fuoco i quali appartengono ancora a una cultura originaria. Procedendo verso il nord, seguono culture del matriarcato anteriore e del totemismo, e, a nord-est, del matriarcato posteriore. A nord e a nord-ovest, si estendono le grandi culture del Perù e della Colombia.

3. Melanesia

Nella Melanesia è una grande mescolanza di culture. La maggior parte della Melanesia settentrionale è occupata da popolazioni con matriarcato posteriore. Nel sud ci sono culture totemiste in mezzo alle quali si sono incuneate culture matriarcali anteriori.

4. Polinesia, Micronesia e Indonesia

Queste isole formano in un certo senso un complesso culturale unito, che è chiamato austroussiano ed è il risultato della fusione di culture patriarcali e matriarcali.

5. Australia e Tasmania

Nel sud-est dell'Australia ci sono culture originarie o almeno ad esse molto vicine; nella parte orientale una cultura del matriarcato anteriore e a nord il totemismo. I Tasmaniani sono scomparsi da parecchi decenni; sembra che la loro cultura fosse molto vicina alle culture originarie.

6. Africa

Nell'Africa ci sono diversi gruppi di popolazioni che hanno conservato molti elementi arcaici; i Pigmei ai margini delle foreste dell'Africa centrale i quali sono i rappresentanti più genuini della cultura originaria; a sud (regione Kalahari) i Boscimani che rappresentano già una fase più evoluta. Le popolazioni situate lungo il Nilo (Nilotici) e altre ancora hanno conservato elementi culturali arcaici. Il matriarcato ha una parte preponderante nel Congo e nell'Africa occidentale. A nord-est ci sono nomadi pastori (Somali, Galla e altre tribù) mentre a nord ci sono lineamenti di matriarcato. Nel Sudan e nell'Abbissinia si sono sviluppate grandi culture.

7. Asia

Come in tutte le altre parti del mondo a sud ci sono culture originarie (i Semang di Malacca e gli abitanti delle isole Andamane). Nell'India ulteriore e anteriore e nella Cina meridionale ci sono popolazioni matriarcali; nel centro e ad occidentale culture di pastori. Il resto del grande continente, fuorché le popolazioni artiche già ricordate, è occupato da popoli che hanno sviluppato grandi culture (India, Cina, Giappone).

BIBL.; si rimanda alla copiosa bibliografia di ESOGAMIA; ETNOLOGIA; FAMIGLIA, II. Nell'etnologia, e in modo particolare alle opere ricordate nei sotto paragrafi «Autori storico-culturali» e «Monografie, manuali, trattati, enciclopedie». Cf. anche: G. Schmidt, Critères pour établir la position ethnologique des cercles culturels les plus anciens, in Settimana internazionale di etnologia religiosa (IV Sess., Milano 1925). Parigi 1926, p. 126. S. e la buona appendice: Les cercles culturels (con carte) nella stessa Settimana, p. 341. S. Per un'illustrazione più particolare della degli elementi culturali che si riferiscono prevalentemente all'economia e all'arte: V. R. Boccassino, Il Regio Museo preistorico-etnografico «Luigi Pigorini» di Roma (con 162 illustrazioni), in collaborazione con P. Barocelli e M. Carelli, Roma 1937. La diffusione delle culture etnologiche e preistoriche è tracciata nell'Atlante che correva l'opera del p. W. Schmidt, Die Sprachfamilien und Sprachenkreise der Erde, Heidelberg 1926 (carta VIII, Die ethnologischen Kulturtheorie). Come carta storico-culturale è ancora la migliore benche in vari punti dovrebbe essere rivista ed aggiornata. La distribuzione geografica delle tribù è indicata nelle carte etnografiche dell'Africa, dell'America e dell'Asia alle voci corrispondenti dell'Enc. Ital. (I e II). Le carte furono delineate da R. Biasutti. Per l'Australia V. la carta riprodotta da R. Pettazzoni, Mitti e leggende, Torino