POLITEISMO

POLITEISMO. - Dal gr. πολίς = molto e θεός = dio, è la credenza e il culto di più divinità indipendenti l'una dall'altra, al contrario del monoteismo. Si noti però che la credenza in molti esseri soprannaturali, che dipendono da un unico Essere Supremo, è una credenza conciliabile per sé con il monoteismo. Il p. è chiamato anche paganesimo e, meno rettamente, idolatria; questa significa il culto di oggetti materiali che spesso, ma non necessariamente, è congiunto con il p. Nel Vecchio Testamento la contrapposizione religiosa tra gli adoratori del vero Dio e i politeisti era anche contrapposizione nazionale del popolo d'Israele rispetto ai popoli stranieri. Nel Nuovo Testamento gli adoratori del vero Dio, a seconda della rivelazione di Gesù Cristo, sono contrapposti a tutte le altre comunità religiose, considerate come pagane, eccettuati i Giudei. L'accentuazione di questa distinzione di massima e l'ignoranza delle altre religioni nel medioevo portò a considerare pagani anche i seguaci dell'islam, ritenuti quindi politeisti.

Il p. dominò realmente in quasi tutte le antiche alte civiltà, in quella dei Greci, dei Romani, dei Semiti, degli Egiziani, in India, in Cina (secondo alcuni), nel Giappone, nelle alte civiltà dell'America antica, e domina attualmente anche nella maggior parte delle civiltà fuori di Europa e presso i popoli senza scrittura, aventi però una progredita cultura esterna, come i Polinesiani e i Sudanesi occidentali. Dal fatto della vasta diffusione del p. la vecchia storia delle religioni, orientata evoluzionisticamente, prese il pretesto per considerare il p. come uno stadio generale di transizione di ogni religione secondo questo processo evolutivo: polidemonismo-politeismo-monoteismo. Spesso questo processo evolutivo fu esteso all'indietro: prima del polidemonismo (animismo) si pose un altro stadio, p. es., quello in cui la religione era legata ad oggetti puramente materiali (feticismo) o congiunta con forze semplicemente impersonali. In verità presso le religioni politeiste si manifestano non di rado certe tendenze al monoteismo, come, p. es., nel sincretismo del periodo posteriore dell'Impero romano. Queste tendenze tuttavia limitano ordinariamente il loro influesso alla ristretta cerchia dei filosofi, oppure elevano per ragioni politiche una determinata divinità su tutte le altre. Ciò però dura finché non cambiano le condizioni politiche, come avvenne appunto in Egitto e in Babilonia.

Recenti indagini hanno dimostrato l'esistenza del monoteismo presso popoli molto primitivi, specialmente presso i popoli cacciatori e raccoglitori: i Pigmei, gli

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POLITI, LANCELLOTTO - Siena protetta dalla Vergine, Silografia di L. P. premessa a La sconficta di Monte Aperto, Siena 1502. Exemplare della Biblioteca nazionale - Roma.
(fot. Enc. Catt.)
Australiani sud-orientali, i Fueghini, ecc., nonché presso i popoli pastori nomadi: i Turchi, i Camiti, i Camitoidi, i Niloti. In molti casi si è potuto dimostrare, con ricerche comparative, anche l'alta età etnologica di questo monoteismo.

L'origine del p. nelle religioni già monoteiste si spiega: 1) dalla separazione e dalla formazione delle ipostasi, cioè dal fatto che qualità e funzioni dell'unico Dio vengono rese indipendenti e trasformate in figure personali poste accanto a lui, p. es., il fulmine e il tuono, e talvolta anche il suo stesso dominio sopra determinati esseri naturali, come animali selvaggi, pesci; 2) dalla personificazione delle singole parti della natura, p. es., i corpi celesti; dalla sublimazione degli spiriti della natura a divinità, come quella degli spiriti dell'acqua, dell'aria, dei monti, ecc.; 3) dalla divinizzazione degli uomini defunti e delle persone mitologiche, come gli antenati, specialmente il capostipite, i re, gli eroi, nonché particolarmente gli eroi culturali o i salvatori; 4) in una cultura materialmente più progredita e specializzata, dall'origine delle divinità di spettanza o di giurisdizione per le singole attività (p. es., caccia, guerra, mestieri), e quelli che le esercitano); 5) nelle culture miste, risultanti dalla dominazione dei popoli pastori nomadi sugli agricoltori, dalla congiunzione del Dio del cielo con la Madre Terra; 6) dalla centralizzazione politica: quando cioè molte città-Stato, aventi ognuna il proprio dio locale, vengono riunite in un grande Stato, si raccolgono anche le divinità locali in un pantheon, in cui si costituiscono le relazioni genealogiche, per lo più artificiali, tra le varie divinità. In tutti questi sei processi di formazione del p. il previo Gran Dio unico si oscura e svanisce per divenire un deus otiosus, senza influsignaturei nella vita pratica, specialmente morale. In molte religioni politeiste vi sono tracce di un Gran Dio di un tempo, che ha perduto il suo significato.

BIBL.: W. Schmidt, Der Ursprung der Gottesidee, 9 voll., Münster in V. 1926-49; id., Manuale di storia comparata delle religioni, 4ª ed., Brescia 1949; W. Keilbach, Die Problematik der Religionen, Paderborn 1936; P. Tacchi Venturi, Storia delle religioni, 2 voll., 4ª ed., Torino 1949, passim (v. indice).

Giuseppe Henninger

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“POLITEISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 1008. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/politeismo.