BÀNTU

BÀNTU. - Sotto questa denominazione si comprendono molte tribù della parte meridionale dell'Africa non culturalmente e razzialmente omogenee. Trattasi, infatti, di un raggruppamento esclusivamente linguistico (ba-ntu è il plurale di mu-ntu, uomo).

Le lingue dei popoli in questione hanno una struttura comune. Dividono i nomi in classi caratterizzate da prefissi preposti alle radicali, prefissi che in forma intera o contratta stanno ad esprimere le diverse relazioni grammaticali. Ogni classe fa uso di pronomi suoi propri. Mancano o quasi le preposizioni, mentre le relazioni di tempo e spazio si caratterizzano col disporre i sostantivi nelle apposite classi. Assente è pure il genere. Scarsi gli aggettivi ed i rispettivi concetti sottolineati attraverso i verbi. Le forme causative, applicative, iterative ecc. delle diverse azioni si esprimono per via di suffissi verbali. L'intero patrimonio lessicale delle lingue b. malgrado salienti differenziazioni fonetiche le cui leggi di trapasso sono oggi in buona parte note, lascia intravedere notevoli comunanze di radici, richiamandoci con molta probabilità ad una origine comune. I linguaggi del gruppo si parlano, ad eccezione delle zone dell'estremo mezzodì abitate dai Boscimani e dagli Ottenotti, nonché del tratto sud-occidentale dell'Africa, sino alla linea equatoriale con superamento della medesima al centro e più ancora nella porzione occidentale. Focolai importanti di idiomi bantoidi si trovano in Nigeria e sulle coste della Guinea. All'unità linguistica dei B. non corrisponde, dicevamo, una unità culturale. Riassumeremo brevemente i relativi tratti etnologici più interessanti.

Tutte quelle genti praticano il sistema dell'agricoltura con la zappa, o a culture alternate o valendosi della combustione dei vegetali spontanei come fertilizzante. Alcune tribù meridionali ed orientali allevano anche il bestiame, che costituisce la migliore forma di capitalizzazione, tanto vero che appunto del bestiame si servono per l'importante pagamento del prezzo della sposa ai futuri suoceri, mentre gli altri versano preferibilmente zappe.

Dal punto di vista sociale i B. tollerano il matrimonio poliginico, benché i più siano di fatto monogami. La legalizzazione del matrimonio, e quindi della prole, dipende generalmente dal totale versamento del prezzo sopra menovato, ed infatti i figli nati prima di detto pagamento risultano illegittimi. Presso molte tribù, poi, la famiglia rappresenta una vera e propria unità economica anche nel senso che produce quello che consuma. Sempre la famiglia non manca di provvedere alla prima educazione dei figli sino a quando, e questo accade presso parecchi, non interviene la stessa tribù attraverso le iniziazioni giovanili. La famiglia, infine, rappresenta quasi per tutti il centro delle cerimonie connesse con nascita, matrimonio e morte, nonché dell'insieme dei sacrifici, che si sogliono offrire, sui campi o nelle capanne, ai cari defunti in occasione delle semine e della raccolta.

Politicamente vi sono tribù, che non presentano un nucleo centrale di governo, ma si scindono in gruppi in grembo ai quali i più anziani prendono di volta in volta le necessarie decisioni. Altre, viceversa, son giunte a federarsi sotto determinati capi riuscendo a farsi tributarie anche genti a loro vicine (Zulu e Basuto nel mezzodì, Hehe verso oriente). Nel Congo e nel Sud-Africa (Monomotapa), nella stessa regione dei Grandi Laghi non hanno mancato di sorgere persino veri e propri regni. La carica di capo di federazione o di monarca è quasi sempre ereditaria nella stessa famiglia, e ad essa spetta una parte importante nell'organizzazione economica (spartizione delle terre, condotta superiore dell'attività agraria e pastorale ecc.), ed inoltre il governo delle tribù e l'esercizio della giustizia. In alcune tribù tali autorità avevano anche funzioni religiose specialmente in rapporto alla prosperità generale,

alla fertilità dei campi, all'incremento del bestiame ecc., mentre presso altre genti figurano al riguardo speciali ministri del culto, ufficiali od uffeiosi, ministri da cui dipendono i maghi, gli stregoni, gli indovini ecc., cui specialmente in Africa occidentale si deve lo sviluppo delle società segrete.

Nella maggior parte delle tribù il culto dei defunti appare preminente. Alcuni considerano i morti alla maniera dei mani latini, ossia limitatamente ai consanguinei stretti; altri, invece, sembra che vi comprendano in genere tutti gli antenati, attribuendo loro vigile sollecitudine per la sorte morale e materiale dei discendenti. I B., inoltre, credono all'esistenza di un Essere Supremo (Mulungu, Unkulunbulu, ovvero Niambi, Leza, ecc.), che dai più non viene posto animisticamente in relazione con i trapassati. L'Essere Supremo non è oggetto di culto regolare. Certe tribù si sforzano di renderselo cerimonialmente benigno in periodi di forti sciagure collettive. Lo si concepisce come creatore del mondo, od anche come signore del cielo che, però, avendo ceduto ai trapassati il governo ed il contatto diretto con gli uomini, s'è solo riservato la decisione suprema su vita e morte, su felicità e dolore (ad es. sulla fecondità o sterilità della donna). Non manca, poi, il medesimo Essere Supremo di tutelare i principi morali, reagendo a determinati trascorsi con punizioni collettive (siccità, epidemie ecc.), mentre contro il suo preciso volere nulla possono i mani e gli antenati.

BIBL.: Per quanto riguarda le questioni antropologiche connesse coi B., cf.: J. Deniker, Les races et les peuples de la Terre, 2e ed., Parigi 1926, pp. 566-82; C. G. Seligman, Races of Africa, Londra 1930, pp. 181-232. - Sui problemi economici e sociali: D. Kidd, Savage Childhood, A Study of Kafir Children, Londra 1906; E. Franke, Die geistige Entwicklung der Negerbinder, Lipsia 1915; J. Roscoe, The Northern B., Cambridge 1915; G. Spanaus, Züge aus der politischen Organisation afrikanischer Völker und Staaten, Lipsia 1929; E. Schultz-Ewerth-L. Adam, Das Eingebornenrecht, 2 voll., Stoccarda 1929-30 (cf. Ostafrika, Kamerun, Herrero); E. Earthy, Valenge Women, Londra 1933;

I. Schapera, The B

Speaking Tribes of South Africa, ivi 1937; Lord Hailey, An African Survey, ivi 1938, pp. 18-26; D. M. Goodfellow, Principles of Economic Sociology, The Economics of Primitive Life as illustrated from Peoples of South and East Africa, ivi 1939. - Dal punto di vista religioso: H. Callaway, Religious system of the Amaculu, 3 voll., Londra 1879; W. Schneider, Die Religion der afrikanischen Naturvölker, Münster 1891; C. Meinhof, Afrikanische Religionen, Berlino 1912; B. Ankermann, Totenkult und Seelengaube bei afrikanischen Völkern, in Zeitschrift für Ethnologie, 2 (1918), pp. 89-133; H. A. Junod, The life of a South African tribe, II, parte 6a, 2e ed., Londra 1927, pp. 301-548; W. C. Willoughby, The Soul of the B., Nuova York 1928; P. Fr. Bösch, Les Banyamnesi, peuple de l'Afrique orientale, Münster 1930; W. C. Willoughby, Nature Worship and Taboo, Hartford 1932; H. Baumann, Schöpfung und Urzeit des Menschen im Mythos der afrikanischen Völker, Berlino 1936; L. Bittremeux, La société secrète des Bakhimba au Mayombe, Bruxelles 1936. - Riguardo alla linguistica, per lo sviluppo delle relative indagini fra i B., cf. P. W. Schmidt, Die Sprachfamilien und Sprachenkreise der Erde, Heidelberg 1926, pp. 85-92, 110-13. Sulle leggi fonetiche, struttura grammaticale e legami di parentela tra le diverse lingue del gruppo: W. H. I. Bleck, A Comparative Grammar of South African Languages, 2 parti, Londra 1862 e 1869; J. Torrend, A Comparative Grammar of the South-African B. Languages, ivi 1891; C. Meinhof, Grundzüge einer vergleichenden Grammatik der Bantusprachen, Berlino 1906; F. N. Finck, Die Verwandtschaftsverhältnisse der Bantusprachen, Gottling 1908; L. Homburger, Etude sur la phonétique historique du B., Parigi 1914; A. Werner, Introductory sketch of the B. Languages, Londra 1919; H. H. Johnston, A comparative study of the B. and semi-B. Languages, 2 voll., ivi 1919-22; L. Homburger, Languages B., in A. Meillet e M. Cohen, Les langues du Monde, Parigi 1924, pp. 561-89; N. J. V. CARMELO, Introduction to the Phonology of the B. Languages, Berlino 1932. Quanto al significato dei prefissi: J. Torrend, op. cit.; W. Wanger, Comparative Study of Sumerian and Ntu (=Bantu+), Stoccarda 1935; J. Wils, De nominale klassificatie in de afrikaansche Negertalen, Nimega 1935. Per la ricostruzione del patrimonio lessicale base, H. H. Johnston, op. cit. Circa la ricostruzione del B. originale, C.

Meinhof, op. cit. - Per l'eventuale provenienza del B., W. Wanger, op. cit. - In genere cf. anche le raccolte delle seguenti riviste: Africa (Londra), Anthropos (Mödling-Vienna), Bantu Studies (Città del Capo), Congo (Bruxelles), Journal of the African Society (Londra), The Journal of the R. Anthropological Institute (Londra), Zeitschrift für Eingebornen-Sprachen (Amburgo).

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“BÀNTU.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 470. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/bantu.