ANIMATISMO. - Espressione introdotta in argomenti etnologici e storico-religiosi da R. R. Maaret, e che vorrebbe caratterizzare un supposto gradino cronologicamente precedente l'animismo, ossia un primo stadio dello sviluppo religioso in cui l'umanità avrebbe concepito tutte le cose inerenti dotate di volontà e di forza, ma non ancora di anima. Ricerche più profonde hanno chiarito l'inesistenza di un tal modo di pensare fra i primitivi, ed hanno, quindi, dimostrato trattarsi di un mero apriorismo. Difatti gli atteggiamenti psicologici dei primitivi riguardo alle cose sono quattro: 1) il primitivo vede e prende gli oggetti per quello che sono, cioè realisticamente: mentalità diffusa in senso di ovunque riscontrabile, come provano armi, arnesi, ecc., fatti per un determinato scopo, nonché tutto il complesso dell'agricoltura, degli accorgimenti venatori e dell'allevamento del bestiame; 2) il primitivo concepisce, talvolta, le cose come pervase da uno spirito o da un'anima di un trapassato, cioè animale, ma in questo caso deve parlarsi di un vero e proprio atteggiamento animistico (v. animismo); 3) c'è poi l'attribuzione di forze oscure impersonali ai vari oggetti, forze che F. R. Lehmann denomina «mana», complesso che oggi, ad opera di M. Mauss, H. Hubert e, in parte, di K. Th. Preuss, si chiama invece «Magismo»; 4) abbiamo, infine, il fenomeno della personificazione delle cose senza inquinazioni animistiche e magiche, e lo si trova dappertutto, ma particolarmente presso i popoli più antichi.
Ora, mentre i quattro atteggiamenti su ricordati possiedono larga documentazione, l'a. continua ad esserne tuttora privo. D'altro canto i pochi fatti di preteso a. riferiti da ricercatori recitati sui luoghi, come E. W. Thalbitzer in riferimento agli Esquimesi allevatori di renne e A. A. Popov per la tribù Tawgisi dei Samoiedi orientali, non sono affatto sufficienti a documentare l'esistenza dell'a., tanto più che non è chiaro se gli elementi enucleati non siano da attribuirsi a semplice animismo o personificazione. È facile, quindi, comprendere perché nella bibliografia aggiornata riesca difficile incontrare la parola a. Unico a trattare ancora tematicamente è stato lo svedese N. Söderblom, ma anch'egli resta incerto fra a. ed animismo nell'attribuzione dei fatti specifici. E però in ambito etnologico l'a. rappresenta, ormai, una fase ipotetica completamente superata.
L'aver proposto e sostenuto l'a. fece apparire per molti il Maaret come fondatore di quella corrente, che volle vedere l'origine della religione nella magia. Ma a. torto, poiché alcuni anni prima di lui J. H. King, movendo da tutte le resultanze etnologiche e psicologiche allora note, e in forte polemica con l'animo mismo di Tylor, gettava le basi del magismo pre-nimistico, sicché al King solo va la priorità storica. Ed anche l'opinione che il magismo ed insieme l'aprioristico a. abbiano dato luogo alla religione, non ha potuto trovare alcuna conferma scientifica, perché il maggiore sviluppo della magia non si trova fra i popoli etnologicamente più antichi, ma proprio presso le genti ad economia e società più specializzate; i popoli culturalmente meno specializzati riconoscono, infatti, un Essere Supremo creatore ed etico, e presentano, se mai, solo tracce iniziali di credenze magiche.